Introduzione di Mario Verger
Durante la mia ventennale esperienza come regista e autore di film d’animazione, molti mi hanno chiesto – viste ancor oggi le notizie lacunose e carenti – di scrivere una prima e definitiva Storia del Cinema di Animazione Italiano.
Da piccolo disegnatore, mi formai inizialmente con Walt Disney, ma amavo ugualmente i Fleischer e Hanna e Barbera e, dalla seconda metà degli anni ’70, con gli Anime giapponesi. Grazie alle neonate TV private ebbi modo di acquisire, sin da subito, una notevole conoscenza di diverse scuole dell’animazione relative a diversi paesi come, ad esempio, quella francese di Jean Image e Paul Grimault, quella sovietica di Ivanov Vano e di Jiří Trnka, e anche di quella italiana, avendo già visionato gran parte del nostro cinema disegnato: Calimero di Nino e Toni Pagot, La Linea di Osvaldo Cavandoli, Il racconto della giungla di Gibba, West and Soda di Bozzetto, La Rosa di Bagdad di Domeneghini e, soprattutto il lungometraggio del grande animatore italiano Giuliano Cenci, Un burattino di nome Pinocchio, il capolavoro dell’animazione italiana del XX secolo tradotto in tutto il mondo che ha scatenato un vero e proprio culto negli Stati Uniti d’America.

(Giuliano Cenci)
Giuliano Cenci fu anche il primo in assoluto a realizzare Carosello alla fine degli anni ’50. E pochi sanno che è grazie a Cenci se per vent’anni l’animazione italiana è potuta vivere con Carosello. Fu lui, per primo assoluto in Italia, ad escogitare l’idea di aggiungere ad uno spettacolo a cartoni animati il prodotto da reclamizzare, realizzando i primissimi caroselli per le pubblicità Philco.

(Anton Gino Domeneghini)
Formatosi dopo aver visto al cinema il lungometraggio La Rosa di Bagdad, il capolavoro del grande pioniere dell’animazione italiana Anton Gino Domeneghini, dotato di uno straordinario talento artistico il giovanissimo Giuliano Cenci realizzò diversi film animati, fra l’altro è da ricordare che insieme al fratello Renzo fu anche il primo in Italia a realizzare il film a tecnica mista, accoppiando la ripresa dal vero all’animazione.
Cosicché, nel lontano 1957, servendo urgentemente un piccolo spettacolo animato per una pubblicità Rai, il venticinquenne Giuliano Cenci grazie al manager di Corrado Mantoni ebbe occasione di stringere conoscenza col trainer Attilio Giovannini, il quale, rimanendo affascinato dall’ingegno del giovanissimo animatore fiorentino, lo invitò a Milano dai più anziani Nino e Toni Pagot per mostrare le sue innovative invenzioni nel settore della cinematografia a Passo Uno.

(Nino e Toni Pagot)
Da qui, il primo Carosello animato di Giuliano Cenci fu una grossa novità e, grazie a lui, tutti conoscono il successo che ebbe per venti anni il più fortunato programma della TV italiana permettendo di esprimere l’estro creativo a talenti dell’animazione italiana, quali: Gavioli, Pagot, Campani, Bozzetto, Jacovitti, Cavandoli, Zac, Gibba, Herry Hess, Lodolo, Kremos, Pascali, Cingoli, Biassoni, De Mas, Testa, Misseri.
Più specificamente, cominciai ad occuparmi del nostro cinema disegnato a 14 anni quando, in vacanza al mare, ebbi occasione di leggere un estratto del libro del documentarista Filippo Paolone, Il Film Documentario in Italia, riguardante proprio l’animazione italiana dagli inizi fino all’epoca bellica. Lo trovai interessantissimo ma, non certo io all’asciutto di notizie, mi accorsi che esso conteneva diverse inesattezze. Ricordo appunto che, indicando i due short su Pulcinella dei Cossio, scrisse: «…in sei mesi ne ultimarono tre e tutti di buon livello…» …quando in realtà erano soltanto due, di cui uno col doppio titolo, e precisamente Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i briganti) e Pulcinella e il temporale, la cui lavorazione impiegò oltre un anno di lavoro, ma entrambi mai rinvenuti a seguito di un memorabile incendio che distrusse completamente i locali della Macco Film.
Successivamente riuscii ad acquistare una rimanenza del libro di Giannalberto Bendazzi, Topolino e poi, ampliato successivamente nel più elegante Cartoons, che si avvaleva della prestigiosa introduzione di Alexandre Alexieff. Qui trovai un intero capitolo dedicato all’Italia con moltissime notizie inedite, così finalmente potei integrarle alle lacunose informazioni già apprese riguardanti la pionieristica storia dell’animazione italiana.
Lo lessi interamente in pochissimo tempo e ciò che mi colpì di più non solo erano le notizie, ma soprattutto, in coda al libro, tutta la parte aneddotica riferita nelle numerose note che corredano le parti. Per quanto il Bendazzi avesse dato risalto principalmente a Bozzetto, Luzzati, Zac e Manfredi, non mancò però altrettanto, con genuino interesse verso il passato, di porre l’accento intuendo le potenzialità classico-moderne di Gibba, sottolineando l’eclettica produzione di Pensuti, la capacità e il genio di Domeneghini e, per primo, diede giusto risalto all’importanza che nel cinema di animazione ebbero Luigi Veronesi e Cioni Carpi, dedicando ad essi ben due distinti capitoli.
Dopo poco trovai anche il libro del critico Giuseppe Maria Lo Duca, Le Dessin Animé, pubblicato nel 1948, il quale trattava gli inizi dell’animazione italiana con diverse foto e curiose notizie.
Successivamente, non avendo compiuto ancora la maggiore età per studiare alla Biblioteca Nazionale, riuscii a consultare al Centro Sperimentale di Cinematografia la maggior parte di quei pochi e vecchi introvabili testi di cui avevo sempre sentito parlare e che trattavano l’animazione italiana. Così fu la volta di Mario Pintus, Piero Zanotto e Fiorello Zangrando, Gec (Enrico Gianieri), Mario Accolti Gil, Ermanno Comuzio e Attilio Giovannini.

(Gibba)
Sempre allora, avendomi molto colpito di “Gibba” (ancora in piena attività) il suo L’ultimo sciuscià – un mediometraggio altamente spettacolare di sapore neorealista oggi conservato al MoMA di New York, che artisticamente legava il passato classico al presente – alla Cineteca Nazionale ne rinvenni copia 35mm e, grazie all’interessamento della dott.ssa Simonetta Castagna e del dott. Lino Micciché (un decennio dopo Presidente della Scuola Nazionale di Cinema), riuscii finalmente a visionarlo presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.
(L’ultimo sciuscià)
Sempre in quell’epoca, a 16 anni, conobbi il grande “Jac”, ovvero Benito Jacovitti, il quale, prendendomi in immediata simpatia per il mio modo estroso e capace nel disegnare, divenne uno dei miei migliori punti di riferimento spirituali, tanto che lo frequentai periodicamente andandolo a trovare a casa per un intero decennio.
Più o meno nello stesso periodo, un giorno, disertando le lezioni al liceo, andai alla Galleria Lazzaro di Via Margutta, dove una mia ex insegnante di Discipline Pittoriche, Leila Lazzaro (sorella di Walter Lazzaro, il Pittore del Silenzio), fermò Fellini che passava di lì, per mostrargli i miei disegni.

(Hello Jeep!)
Federico Fellini, il quale conoscendo la Lazzaro mi prese in immediata simpatia, rimase peraltro stupito dal fatto che cercassi notizie su quello che era stato effettivamente in assoluto il suo primo film: Hello Jeep!, realizzato durante la lavorazione con Rossellini di Roma città aperta. In quel memorabile giorno, Fellini dapprima mi portò a pranzo vicino Via Veneto in un noto ristorante, raccontandomi moltissimi aneddoti riguardanti la rocambolesca lavorazione del patriottico cortometraggio animato, fino a condurmi con lui nel primo pomeriggio a Cinecittà Studios, tanto che, alla fine della memorabile giornata, mi promise di presentarmi a due suoi amici coi quali era rimasto in contatto, collaboratori entrambi all’epoca giovanissimi del suo Hello Jeep!: Niso Ramponi alias Kremos e lo stesso Francesco Maurizio Guido in arte Gibba.

(Gibba con un giovanissimo Mario Verger)
Sempre in quegli anni, inoltre, conobbi molto bene Walter Alberti, uno dei primissimi che trattò il complesso linguaggio del cinema disegnato nel suo libro risalente nientemeno al 1957, intitolato Il cinema di animazione. Fu lui a permettermi di stringere conoscenza e poi amicizia con Attilio Giovannini, il quale, per la mia giovane età rimase sorpreso per la eccezionale competenza – usando le sue stesse parole – che dimostravo nel disegnare nonché sull’animazione italiana dei primordi.
Il Prof. Giovannini, del quale avevo già apprezzato il suo Guida alla pubblicità cinematografica, in più di un occasione mi raccontò gran parte degli aneddoti riguardanti lo svolgersi di mezzo secolo del mondo dell’animazione italiana: dalla sua amicizia e collaborazione con Nino Pagot all’epoca de I fratelli Dinamite, compresi i fatti risalenti all’epoca della guerra, come ad esempio l’aneddoto della bomba che distrusse la Pagot Film in quel periodo, svelandomi che fu in realtà una loro invenzione atta a ritardare la conclusione del cortometraggio ad episodi Tolomeo, poi radunato nel definitivo lungometraggio, passando poi dai primissimi caroselli alla nascita di Calimero e tanti, tanti altri aneddoti, a dir poco unici.
Egli mi invitò nel 1991 a Milano a visionare in moviola alcuni film che facevano parte di una sua collezione personale, poco prima di cederli alla Rai; e precisamente ricordo: alcuni dei primi short del pioniere triestino Gustavo Petronio riguardanti la serie Arrigo e il suo Tigrotto, Zibillo e l’orso di Carlo e Vittorio Cossio, Nel paese dei ranocchi di Antonio Rubino, Barudda è fuggito di Umberto Spanò, ed altri alcuni dei quali passarono anni addietro in TV nella trasmissione di Mario Accolti Gil, Le mille e una sera; come anche, ospite da Giovannini, apprezzai le moltissime celluloidi prodotte su vecchio materiale infiammabile da lui collezionate in cinquant’anni di attività. Purtroppo, pare che la Rai, attualmente, non “ricordi” dove sia finita la “Collezione Giovannini”.

(Arrigo e il suo tigrotto)

(Zibillo e l’orso)

(Nel paese dei ranocchi)

(Barudda è fuggito)
In seguito, nei vari fascicoli bellici di Cinema, la rivista di regime diretta da Vittorio Mussolini, riuscii a recuperare quei numeri citati nei vecchi libri, contenenti inserti ed articoli dedicati ai nostri animatori ante litteram.
Ma anche lì, nonostante le poche ed introvabili foto pubblicate, il discorso non cambiava di molto rispetto ad oggi: grandi enfasi su disegni animati mai andati in porto già allora, con notizie spesso imprecisate e con numerose inesattezze sia sulla tecnica sia, perfino, sui nomi degli autori.
Loro stessi conservavano ancora i ritagli dell’epoca raccontando, come fosse ieri, di quando giovanissimi si presentarono alla redazione della mussoliniana rivista portando con sé le proprie celluloidi e… molte speranze.
Ma torniamo dai proto animatori agli stessi studiosi del cinema disegnato. La vecchia “baronale” generazione dei vari Gromo e Lo Duca, la quale risentiva latentemente dell’epoca bellica, negli anni ’60 si sostituì improvvisamente da quella più “giovane” composta dai trentenni di allora soprattutto Rondolino, Bendazzi e Maisetti.
Fra quelli che si sono occupati specificamente di cinema di animazione dagli anni ’60 in poi ricordiamo: Massimo Maisetti, il quale in quell’epoca fondò la prima importante associazione che riuniva autori, produttori ed esperti italiani di films d’animazione: l’ISCA (Istituto per lo Studio e la Diffusione del Cinema di Animazione) con sede a Milano.

(Massimo Maisetti)
Maisetti, che si occupa anche di rapporti fra cinema e psicanalisi, nonché presidente dei FEDIC italiani, si interessò principalmente dell’organizzazione dei primi eventi e festival per intenditori del settore lasciandoci, inoltre, interessantissimi studi sui maestri cecoslovacchi e sovietici in diverse e pregiate pubblicazioni da lui redatte.
Mario Pintus, sassarese, oggi apprezzato costruttore di ville in Sardegna è anche un grandissimo esperto del cinema di animazione, forse il maggiore in Italia; sganciatosi molti anni addietro dalle élite festivaliere per via di una sincera competenza e un amore a tutto tondo, è stato da sempre capace di spaziare, con innata conoscenza del linguaggio del cinema disegnato, dall’animazione italiana a quella ungherese, da quella russa fino a quella del Sol Levante, portando alla luce dopo diversi anni il primo e definitivo studio sulla Storia del cinema di animazione mondiale.
Dapprima con A… come animazione e, in seguito, in collaborazione con Francesco Guido, ha dato alle stampe Il cinema disegnato, comprensivo di apparato iniziale sulla tecnica disegnativa del cartone animato tradizionale scritto dallo stesso pioniere ligure Gibba.

(Mario Pintus)
Piero Zanotto, giornalista specializzato del Gazzettino di Venezia ed esperto conoscitore del fumetto e del cartone animato, collezionò diverse curiosità aneddotiche, relativamente alle quali confezionò diverse pubblicazioni fra cui Disegni e pupazzi animati di ieri e di oggi, a cui seguì il più definitivo L’Italia di cartone, scritto assieme a Fiorello Zangrando, il quale, dopo aver da solo pubblicato qualche anno prima Ombre italiane. Storia dei disegni e pupazzi animati, si occupò riproponendo l’utilissima filmografia in appendice al testo ricavando i dati – per stessa ammissione a chi scrive del Zanotto – dalla rubricazione dei registri del Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

(Piero Zanotto)
Fra quelli che seguirono specificamente a livello critico incontri e manifestazioni sin dall’inizio troviamo Giannalberto Bendazzi, attualmente tra i massimi storici internazionali del cinema d'animazione. Autore di moltissimi libri e saggi sull’argomento, fra i quali, pubblicato da Marsilio, ricordiamo Cartoons, considerato una vera e propria Bibbia del cinema di animazione, tanto che, ristampato in inglese, è diventato un vero e proprio best-seller in America.
Non sono da scordare, però, Il movimento creato, scritto con Guido Michelone, contenente una rara quanto unica documentazione su La Rosa di Bagdad, il monumentale Alexieff, e l’ultimo, che può essere definito una sua “scoperta”, sul pioniere italiano attivo in Argentina Quirino Cristiani, L’uomo che anticipò Disney.

(Giannalberto Bendazzi)
Formatosi negli anni ’60, Bendazzi non mancò di stringere amicizia e scambiare lunghe corrispondenze epistolari con la maggior parte dei maestri mondiali dell’animazione, tanto che, in seguito, divenne professore di Storia del cinema di animazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Gianni Rondolino, critico cinematografico di fama, dopo aver pubblicato per Einaudi l’elegante Storia del cinema d’animazione riuscì ad istituire una cattedra di Storia e critica del cinema con particolare attenzione all’animazione, presso l’Università di Torino, da cui uscirono in particolare due suoi allievi: Alfio Bastiancich e la più giovane Chiara Magri.

(Gianni Rondolino)
A Torino, agli inizi degli anni ‘80 venne infatti da loro fondata la sede italiana dell’Asifa (Associazione Internazionale Film d’Animazione), occupandosi principalmente dell’organizzazione di eventi e rassegne festivaliere. Bastiancich dapprima si occupò di Norman McLaren e, per gli italiani, soprattutto di Bozzetto e Manuli, dando inizialmente più risalto al cinema d’animazione d’autore. Successivamente, entrato in Rai, si è occupato maggiormente dell’animazione commerciale in qualità di funzionario di RaiTrade, nonché direttore del Festival Internazionale Cartoons on the Bay.
Chiara Magri, grande esperta del linguaggio del cinema disegnato sia seriale sia storico che autoriale, invece, dopo esser nominata segretario generale di Asifa Italia è diventata la Direttrice del Dipartimento Animazione della Scuola Nazionale di Cinema.
Nel Notiziario Asifa mi era stata da lei affidata una rubrica specifica sull’animazione italiana e, in seguito, alla GAM (Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea) di Torino, presso cui annualmente Chiara Magri assieme al marito Guy Watts organizzava gli “Incontri Arte Animazione”, più di una volta sempre da lei fui chiamato a presentare retrospettive di film d’animazione. Ne ricordo in particolare una quando, festeggiando il Pioniere di Monte Olimpino Osvaldo Piccardo che compiva 90 anni, lo riuscimmo a far presenziare alla prestigiosa Galleria di Arte Moderna di Torino.
Fra quelli che si occuparono solo parzialmente dell’animazione italiana ricordiamo: Ermanno Comuzio, grande esperto di cinema e colonne sonore dei film, apprezzato giornalista della rivista specialistica Cineforum, dove pubblicò quarant’anni addietro la sua validissima Piccola storia del disegno animato italiano.
Carlo Montanaro, grande appassionato e conoscitore del cinema e del cinema d’animazione dei primordi, da Winsor Mc Kay agli Alice Comedies dei primissimi Disney all’epoca della Laugh-O-Grams, si occupò giovanissimo del Festival dei Ragazzi, l’apposita sezione del Festival del Cinema di Venezia, come anche, sotto la direzione di Maisetti, delle prime manifestazioni del cinema di animazione a Busto Arsizio, Legnano e Milano, organizzando la Mostra-mercato del rodovetro d’animazione e festeggiando da molti anni Le giornate del Cinema Muto di Pordenone.
Enrico Gianieri (Gec), caricaturista e storico della caricatura, pubblicò la sua Storia del cartone animato, con un capitolo dedicato alla produzione italiana.
Mario Accolti Gil, giornalista di Paese sera, per la Rai curò la prima rassegna sul cinema d’animazione italiano, dodici puntate della rubrica Le mille e una sera, andate in onda dal 27 marzo al 12 giugno 1971.
Claudio Bertieri, noto critico cinematografico e teatrale, ha dato spesso risalto all’animazione classica dei conterranei liguri Gibba e soprattutto Rubino, con notevole competenza, eleganza e buon gusto. Nel 1965, a Bordighera, fu tra i fondatori del Salone Internazionale dei Comics, poi di Lucca, del quale rimase uno dei responsabili culturali fino alle ultime edizioni.
Max Massimino-Garniér, giornalista e critico cinematografico, ex collaboratore della Paul Film di Modena, e in seguito autore dei cortometraggi Corona, si occupò negli anni ’70 di contatti e organizzazione, relatore in molteplici convegni specializzati sul cinema di animazione.
Nedo Ivaldi, giornalista e critico cinematografico della Rai-TV, scrisse per l’ISCA nel 1972 Gianini e Luzzati: animazione per due.
Bruno Edera, eclettico critico cinematografico svizzero di origine italiana, fu tra i fondatori del Gruppo svizzero di film d’animazione e consigliere d’amministrazione dell’Asifa internazionale, scrivendo molti studi sul cinema di animazione, soprattutto come corrispondente del Festival di Annecy.
Come fatto intuire, nel corso degli anni ho conosciuto praticamente tutti gli animatori italiani come anche i più importanti autori internazionali, ma soprattutto, fin da ragazzino, ho avuto modo di raccogliere confidenze dirette, e personali aneddoti da parte dei pionieri italiani al tramonto della loro carriera, come altrettanto dai loro discendenti, fra i quali ricordo con maggior affetto: Luciana Pensuti, Raoul Verdini, Glauco Coretti, Giuseppe Sebesta, gli eredi Presepi, i vari fratellastri Attanasi, la figlia di Ugo, Marina Amadoro; l’anzianissimo Mameli Barbara, la nobile famiglia Crisolini Malatesta, i nipoti Cerchio, la straordinaria figlia di Kremos, Anna Maria Ramponi, e tanti, tantissimi altri. Praticamente tutti… Raccogliendo da loro ricordi, confidenze e aneddoti preziosi, oggi a dir poco unici.
A 19 anni conobbi personalmente Luca Raffaelli, un enorme esperto di levatura internazionale che si occupava già da molti anni con successo di cinema di animazione.

(Luca Raffaelli)
Luca per me è stato sin da subito il mio punto di riferimento spirituale, un vero e proprio fratello maggiore dell’animazione, nonché un vero e proprio genio del linguaggio del cinema disegnato. Attualmente dirige il Festival Internazionale Castelli Animati reputato al pari di Annecy, e ha tuttora sede a Cinecittà.
Raffaelli è stato il primo ad occuparsi appieno comprendendo la logica registica ed il valore dell’animazione del Sol Levante, nonché dell’animazione americana, confrontando le due scuole con moltissimi ed azzeccati riferimenti.
Giornalista de La Repubblica, ha scritto diversi saggi fra i quali, Le anime disegnate, diventato un vero e proprio classico del genere.
Riguardo invece la mia personale esperienza come autore di film d’animazione, la quale si è spesso intrecciata alla passione per gli animatori del passato, realizzai, ancora studente al liceo, un breve omaggio a Lupin III dipinto a mano fotogramma per fotogramma, per la durata della celebre canzone della sigla della prima serie cantata dai ‘Daisy Daze and the Bumble Bees’, intitolato Planet 0 – Tribute to Lupin III, che trovò l’interessamento di Luca Raffaelli, e di altri due grossi esperti italiani di animazione, Luca Boschi e Federico Fiecconi, tanto da esordire in concorso al Festival di Lucca.

(Monkey Punch, creatore di Lupin e Mario Verger)
Dopo aver prodotto diversi filmati 16mm in animazione e preso parte alla serie di RaiUno Quark, realizzando gli inserti animati per i film di Luca Damiano, fino alle animazioni per il primo videoclip dei Tiromancino, allora agli esordi, riuscii ad entrare in contatto col produttore della Corona Cinematografica Elio Gagliardo.
Gagliardo mi mise a capo del reparto animazione e, oltre a girare gli ultimi Cinegiornali della gloriosa casa di produzione, realizzai come regista e animatore ben tre documentari animati: L’egoista buono, vincitore del Nastro d’Argento, Il Principe Felice, e il terzo, Cacasenno il piccolo grande Eroe, che si avvalse delle scenografie di Gibba e della direzione artistica degli stessi fratelli Gagliardo.

(Il Prof. Ezio Gagliardo)
Sempre Gagliardo, allora, mi permise finalmente di visionare l’intera produzione animata della Corona, comprensiva di oltre 150 titoli tra documentari e cortometraggi animati, fra cui anche Le Favole Europee, la serie che radunava animatori di tutto il mondo alla quale parteciparono diversi autori italiani e prodotta dal prof. Ezio Gagliardo, poco prima della sua scomparsa.
Ultimamente, l’immensa quantità di materiale cinematografico dei Gagliardo, grazie al mio interessamento e della segretaria, sig.ra Adriana De Amicis, all’Anica con un po’ di fortuna si è entrati in contatto col dott. Pier Luigi Raffaelli il quale, a sua volta, ha richiamato l’attenzione di Giuseppe Bertolucci e Gianluca Farinelli tanto che, fortunatamente, oggi l’intera produzione Corona è stata salvata dalla prestigiosa Cineteca di Bologna.
Agli inizi degli anni ’90 conobbi in Rai anche Marco Giusti, studioso appassionato e grande conoscitore della storia dell’animazione italiana, all’epoca autore di programmi cult di RaiTre, quali Blob e Blobcartoon.

(Marco Giusti)
Marco Giusti rimase affascinato dal mio omaggio a Lupin, decidendo di programmarlo in prima serata su Blob. Gli ascolti andarono benissimo, tant’è che subito dopo mi affidò l’intera nuova sigla del programma, animata e dipinta a mano fotogramma per fotogramma con la medesima tecnica del precedente, facendomi, al contempo, anche un contratto per il recupero di alcuni film animati italiani d’epoca; da qui, dai vecchi cartoon Warner si passò a dedicare moltissime puntate del contenitore televisivo pre-serale di RaiTre all’animazione italiana antica, a completamento così di una parte ancora inesplorata del nostro cinema disegnato. Fui io, come Giusti riconobbe in più di un occasione, a presentargli il pioniere di Alassio Gibba del quale aveva sempre sentito parlare, non sapendo invece che gli abitasse a pochi passi da casa.

(Luigi Liberio Pensuti)

(Ahi Hitler!)
Come anche fui io a rinvenire i diversi filmati bellici, scientifici e didattici di Luigi Liberio Pensuti all’interno dell’archivio storico dell’Istituto Luce, quali, ad esempio, Il Dottor Churkill e Ahi Hitler!, più volte inseriti nei programmi Rai riguardanti la Seconda Guerra Mondiale, ritrovando anche diverse pietre miliari come Anacleto e la faina di Roberto Sgrilli e La piccola fiammiferaia di Romano Scarpa, considerati scomparsi nell’oblio da oltre mezzo secolo.

(Anacleto e la faina)

(La piccola fiammiferaia)
Riguardo al cinema di animazione sperimentale, invece, sempre all’epoca di Blobcartoon, mi occupai dei film di Bruno Munari e Marcello Piccardo, tanto che Giusti condusse un’intera puntata del programma sui due eclettici autori, con un’eccezionale ed esclusiva intervista al celebre designer milanese poco prima della sua scomparsa; mentre, di Pino Pascali, autore con Sandro Lodolo e Kremos di varie pubblicità animate, se ne occupò Giusti in proprio, ottenendo notevoli e premiati riscontri.
Mi sono occupato anche di cinema sperimentale, specificamente di Bruno Munari, Luca Patella e Luigi Veronesi, il quale, dopo anni di conoscenza andai a trovarlo ben due volte a Milano, tanto che insieme pensammo ad un ultimo suo filmato in animazione da intitolare Film N.14, una variazione degli altri temi su musica jazz, rimasta al momento incompiuta, della quale conservo ancora gli schizzi originali.
Sempre Marco Giusti, da solo, si occupò a fondo e decisivamente del “fenomeno Carosello”, da cui nacquero diversi interessanti manifestazioni nazionali precedute dal compimento de Il grande libro di Carosello, un’opera di importanza unica sullo straordinario programma cult della televisione italiana. Mentre invece la coautrice di Blobcartoon Guia Croce, aiutata da Giuliana Catamo e Fulvio Toffoli i quali seguirono il programma per brevi periodi, si occupò appieno sempre di Carosello, facendo un decisivo recupero di esso nei magazzini Sipra di Milano.

(Carosello)
Sempre con Blob ancora ventitreenne realizzai il cartoon Forever Ambra, ispirato all’allora minidiva di Non è la Rai Ambra Angiolini, nel quale comparivano anche diversi personaggi di attualità fra cui l’On. Francesco Rutelli, accompagnati dalla musica di Vasco Rossi, cosicché il fenomeno Ambra cartoon divenne ben presto un piccolo cult-movie della televisione italiana. Durante la lavorazione, infatti Blob ne mandava dei brani in anteprima e nel frattempo giornali e TV ne parlarono di continuo, tanto che Marco Giusti e Enrico Ghezzi, una volta ultimato il cartoon, decisero di presentarlo con me nella sala stampa della Rai proiettandolo in 35mm alla presenza della Stampa nazionale.
Del mio cartoon se ne parlò parecchio anche negli anni successivi, tant’è che Pippo Baudo lo ha recentemente riproposto in diretta a Domenica in, ospite la stessa Ambra Angiolini.

(Mario Verger e Ambra Angiolini)
Seguirono i due cartoons su Moana, spesso replicati ed inseriti a brani nelle diverse trasmissioni dedicate alla nota diva dell’hard.
Il primo, Moanaland, realizzato assieme alla stessa Moana Pozzi e firmato da entrambi. Il secondo, I Remember Moana, realizzato su spezzoni ridipinti, promosso in anteprima al Palazzo d