Azul oscuro casi negro

Azul oscuro casi negro
di Daniel Sánchez Arévalo

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Jorge lavora come portiere, lavoro ereditato dal padre affetto da demenza senile che deve accudire, suo fratello Antonio conosce in prigione una donna che vorrebbe mettere incinta perché possa essere trasferita nella sezione maternità e non subire più angherie da parte delle compagne, Israel, che ama farsi chiamare Sean in quanto assomiglia a Sean Penn, fotografa gli incontri omosessuali del padre e dubita della sua stessa sessualità.
In questo film tutti cercano un destino migliore ma per trovarlo dovranno conoscere i loro limiti e trasformarli in punti di forza.
Il regista osserva i suoi personaggi con affetto, e robuste dosi di ironia, nei loro difficili cambiamenti. Ottimamente sceneggiato e diretto (la sceneggiatura è opera del regista stesso) e benissimo interpretato.
Un piccolo gioiello di questa Mostra (sezione Giornate degli autori).

(Roberto Rippa)

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Azul oscuro casi negro
(Spagna, 2006)
Regia, sceneggiatura: Daniel Sánchez Arévalo
Musiche: Pascal Gaigne
Fotografia: Juan Carlos Gómez
Montaggio: Nacho Ruiz Capillas
Interpreti principali: Quim Gutiérrez, Raúl Arévalo, Marta Etura, Antonio de la Torre, Héctor Colomé, Eva Pallarés
35mm
105'

Sur la trace d'Igor Rizzi

Sur la trace d'Igor Rizzi
di Noël Mitrani

Un ex calciatore, finito sul lastrico a causa di un investimento sbagliato e trasferitosi a Montréal dove è morta la sua compagna, accetta l'incarico di uccidere un uomo.

In questo film, presentato come un'opera che riprende le atmosfere dei Coen, non accade assolutamente nulla. Per 91 minuti.

Sur la trace d'Igor Rizzi
(Canada, 2006)
Regia, sceneggiatura: Noël Mitrani
Fotografia: Christophe Debraize-Bois
Montaggio: Denis Parrot
Interpreti principali: Laurent Lucas, Pierre-Luc Brillant, Isabelle Blais, Emmanuel Bilodeau, Yves Allaire
35mm
91'

Gedo Senki

Gedo Senki
di Goro Miyazaki

Gedo Senki01

Il talento per il cinema Goro Miyazaki deve averlo ereditato dalla madre.

Gedo Senki
Regia: Goro Miyazaki
Sceneggiatura: Goro Miyazaki, Keiko Niwa
Musiche: Terashima Tamiya
Scenografia: Takeshige Yoji
Voci: Oakada Junichi, Teshima Aoi, Tanaka Youko, Kagawa Teeruyuki, Fubuki Jun
35mm
115'

Private Fears in Public Places

Private Fears in Public Places (Coeurs)
di Alain Resnais

Private Fears in Public Places01

Resnais torna a basarsi su un testo teatrale di Alan Ayckbourne dopo Smoking/No Smoking e lo fa per aggiungere un nuovo capitolo alla sua esplorazione delle relazioni umane.
Come da alcuni film a questa parte, i suoi personaggi non sono troppo spiegati (sta allo spettatore coglierne le caratteristiche e gli elementi per farlo non mancano) e le scene più a rischio di didascalia (la neve come metafora del gelo nella coppia, i palazzi ripresi dall'alto a suggerire il senso di prigionia di un personaggio) in mano sua diventano poetiche.
Il fatto che il film si basi su un testo teatrale e sia girato prevalentemente in interni non lo fa sembrare "teatrale" nemmeno per un momento.
Alain Resnais è un maestro del cinema e il fatto che da alcuni anni a questa parte i suoi film non siano Nuit et brouillard (come dicono i denigratori) nulla toglie a questa etichetta.

(Roberto Rippa)

P.s.: ancora non si è capito quale sarà il titolo definitivo scelto da Resnais per il film, anche se pare che il più quotato sia Coeurs.

Private Fears in Public Places (Coeurs)
(Francia, Italia, 2006)
Regia: Alain Resnais
Sceneggiatura: Alain Resnais, Jean-Michel Ribes (dall'opera teatrale di Alan Ayckbourn "Private Fears in Public Places")
Musiche: Mark Snow
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Hervé de Luze
Interpreti: Sabine Azéma, Lambert Wilson, André Dussollier, Pierre Arditi, Laura Morante, Isabelle Carré, Claude Rich
35mm
120'

Sept ans

Sept ans
di Jean-Pascal Hattu

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Opera prima che racconta di una donna che si rende conto che sette anni, il tempo di carcerazione del marito, sono tanti da passare senza godere dell'intimità matrimoniale. Cadrà tra le braccia di un secondino del carcere in cui è ospitato il marito. Ciò che non sa è che è stato proprio quest'ultimo a convincere il secondino a incontrarla perché registrasse i loro incontri intimi per poi portargli le registrazioni in carcere. Finirà, ovviamente, male per tutti.

Se la protagonista avesse potuto vedere questo film, le sarebbero volati in un lampo anche sette anni senza cibo o ossigeno.

(Roberto Rippa)

Sept ans
(Francia, 2006)
Regia: Jean-Pascal Hattu
Sceneggiatura: Guillaume Daporta, Jean-Pascal Hattu, Gilles Taurand
Musiche: Franck Delabre
Fotografia: Pascal Poucet
Montaggio: Anne Klotz
Interpreti: Pablo de la Torre, Valérie Donzelli, Nadia Kaci, Bruno Todeschini, Cyril Troley
super 16mm
86'

A Guide To Recognizing Your Saints

A Guide To Recognizing Your Saints
(titolo italiano: Guida per riconoscere i tuoi santi, USA, 2006)
di Dito Montiel

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Dito Montiel dirige questo film tratto dal suo romanzo autobiografico omonimo in cui racconta la sua infanzia e adolescenza nel quartiere dei Queens a New York e la conseguente fuga a Los Angeles per evitare di finire ucciso o in carcere come i suoi amici. Il libro sarà anche bello - non l'ho letto - ma il film è un po' un pasticcio, oltretutto troppo lungo. Il momento del ritorno a New York, dopo anni e anni di assenza, per convincere il padre a curarsi è debolissimo e i continui rimandi al periodo di vita ai Queens sono sconclusionati e impediscono di approfondire i personaggi, che appaiono unidimensionali. La descrizione della vita nel quartiere - allora degradato - funziona ma nulla aggiunge a ciò che, cinematograficamente, abbiamo già visto troppe volte. Il film ha anche il demerito di sprecare attori strepitosi (diciamolo!) come Dianne Wiest, Robert Downey Jr e Chazz Palminteri, riducendoli a figurine prive di anima.

A fine proiezione, fischi misti ad applausi, anche se è lecito supporre che questi ultimi fossero scatenati dalla presenza del co-produttore esecutivo Sting in sala.

(Roberto Rippa)


Dito e Antonio. Antonio e Dito. Un mondo che scorre loro intorno. Scatti, flashback, differenti prospettive, dejà vu. E' un mondo di ragazze e ragazzi che tentano di crescere in un difficile quartiere periferico di Queens, New York, rappresentato alla maniera di Spike Lee. Una violenza sempre latente, la disgrazia dietro l'angolo, ma anche amore, sesso e amicizia.
Due padri. Uno invisibile, di lui si colgono solo una vaga presenza e i segni sul corpo di Antonio. L'altro, sostenuto dall'interpretazione di Chazz Palminteri, pur senza muoversi mai da casa è molto presente nella vita dei due ragazzi e del loro gruppo di amici, come se fosse il genitore di entrambi. Ma forse proprio per questa ragione e a causa della violenza verbale con cui affronta le rimostranze del figlio è a sua volta assente dai veri bisogni percepiti da Dito, facendogli desiderare la fuga.
Il film e il capitolo del libro autobiografico da cui è tratto, riportano, in due fasi, la storia del rapporto conflittuale di Dito Montiel, musicista di insuccesso nonché scrittore e regista
in cerca di affermazione, con il suo amico Antonio e con il padre, oltre che con la sua ragazza e con tutto l'ambiente che gli sta intorno.
A fare da collante all'interno della famiglia allargata una madre amorevole e per nulla apprensiva, che fa anche da collegamento con la seconda parte della pellicola, quando i protagonisti si sono fatti più maturi.
Un'ultima parte che chiude rapidamente, dopo l'ampio spazio lasciato alle vicende giovanili, con la resa dei conti e l'epilogo finale. L'evoluzione dei personaggi a distanza di vent'anni avrebbe forse potuto essere maggiormente approfondita, soprattutto il rapporto con Laurie, interpretata dalla brava e sexy Rosario Dawson, ma per questo ci sarebbe stato probabilmente bisogno di un altro film.

(Sergio Citterio)

A Guide To Recognizing Your Saints
(titolo italiano: Guida per riconoscere i tuoi santi, USA, 2006)
Regia, sceneggiatura: Dito Montiel
Musiche: Jonathan Elias, Jimmy Haun, David Wittman
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Jake Pushinsky, Christopher Tellefsen
Interpreti principali: Robert Downey Jr., Rosario Dawson, Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Eric Roberts
35mm
98'