Gibba: 80 anni nella Cinecittà di cartone

Gibba
80 Anni nella Cinecittà di Cartone

di Mario Verger

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Gibba. Il nome già suona in modo goliardico e accattivante. Ma chi è questo artista della cinematografia a Passo Uno, entrato giovanissimo nella storia del cinema mondiale per un film d’animazione che realizzò ancora ventenne, tutt’oggi conservato al MoMA di New York? Nato ad Alassio, in Liguria, nel lontano 1924 del secolo scorso, all’anagrafe “Francesco Maurizio Guido”, nomi e cognome piuttosto generici, nonostante già ai tempi dei severi studi dai Padri Salesiani, durante le lezioni di latino e greco, facesse caricature ai professori celandosi dietro lo pseudonimo di “Gibba”.

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(Gibba bambino)

Francesco Maurizio Guido in arte Gibba, infatti, ha mantenuto – per tutta la vita – due lati della personalità fra loro distinti, esattamente corrispondenti al significato del proprio nome e del suo pseudonimo; uno, relativo alle sue generalità anagrafiche: sobrio, serio, quasi anonimo; l’altro, più originale, inerente al suo nom de guerre: geniale, artistico e teatrale. Se si pensa alla sua comicità goliardica, dosata da uno sprazzo di malinconia simile a quella del conterraneo Gilberto Govi, unita ad un’originalità, una mancanza di pregiudizi e ad un tocco di blasfemo cinismo, ci si può fare dunque un’idea immediata della personalità artistica di Gibba.
Terminati gli studi classici, a 18 anni Francesco Guido partì per Roma accompagnato da un biglietto da visita con una missiva indirizzata al M° Alessandro Derevitsky (1), il quale stava curando un “balletto animato” con protagonista Pulcinella presso la Macco Film. Visti i buoni esiti della prova offerta a due famosi disegnatori dell’epoca, Carlo e Vittorio Cossio (2), il giovanissimo Gibba venne assunto come aiuto-animatore, apprendendo il mestiere assieme ai principali pionieri dell’animazione italiana, quali Luigi Giobbe (3), Luigi Liberio Pensuti (4) e la sua figlia dodicenne Luciana, Antonio Attanasi (5) ed altri, oltre agli stessi C. e V. Cossio che coordinavano l’equipe impegnata nella realizzazione di short, ricordati come due “gemme” della cinematografia italiana a Passo Uno: Pulcinella nel bosco e Pulcinella e il temporale.

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(Pulcinella, schizzo a matita, 1942)

Gibba vi rimase per diversi mesi, fin quando un memorabile incendio avvenuto durante la ripresa mise fine al loro “sogno”, tanto da distruggere gran parte del materiale di celluloide ancora in lavorazione. Chiusa la Macco Film, il giovane ligure seppe dall’amico Niso Ramponi, in arte Kremos, che questi aveva da poco lavorato alla Incom, sita vicino Via Veneto (la via della Dolce Vita), ad una fiaba musicale diretta dal celebre illustratore del “Corriere dei Piccoli” Antonio Rubino. Gibba arrivò alla Incom quando Nel paese dei ranocchi era quasi terminato, ma l’anziano Rubino, viste anche le origini liguri comuni, prese in simpatia il giovane Gibba apprezzandone le doti artistiche, tanto da metterlo alla guida di un cortometraggio la cui regia era affidata allo stesso Kremos: La Trombetta d’oro. L’animazione fu soddisfacente, al punto che anche il pioniere Ugo Amadoro, allora dirigente del reparto Passo Uno della Incom, affidò al giovane di Alassio diversi grafici e animazioni per documentari animati didattici e di propaganda bellica destinati alle “Riviste Luce”, tra i quali sono stati rinvenuti: Giustizia è fatta, e Conquiste nel Sud.

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(Gibba alla Incom)

Ma il lavoro alla Incom cessò dopo l’8 settembre e Gibba, trovandosi nuovamente “a spasso”, andò a trovare Kremos (6), nel frattempo passato alla Nettunia Film, il quale, tramite i capitali della Contessa Politi, stava realizzando un divertente film patriottico e filo-atlantico intitolato Hello Jeep!. Alla sede Nettunia Gibba incontrò nuovamente il professor Giobbe, nonché il noto umorista del Travaso Federico Fellini, allora magrissimo, che si apprestava a schizzare, sceneggiandola, ogni sequenza che vedeva la piccola Jeep italiana lottare contro il potente carrarmato tedesco Hermann, aspettando patriottisticamente l’avvento dei liberatori.

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(Hello Jeep!)

Gibba lavorò alle prime sequenze animate e ai lay-out, assieme a Kremos, Achille Panei, nonché a Fellini, il quale veniva ogni mattina alla Nettunia prima di recarsi a Cinecittà per le riprese di Roma Città Aperta; ma il destino volle che Giobbe si sparò un “colpo” di pistola con conseguenze drammatiche per la sua vita, tanto che il cartoon venne proseguito da Kremos e Fellini, mentre Gibba, per i magri salari relativi alla fine della guerra, preferì andare in provincia di Milano dove sorgeva una piccola Hollywood del cartone animato italiano. Dal Commendator AntonGino Domeneghini (7) non si trovò a suo agio: la vita a Bornato era a dir poco di “clausura”. Soprattutto per un giovane artista poco più che ventenne. Tale esperienza si rivelò da un lato impossibile per il carattere aperto del giovane alassino, costretto a vivere in una celletta assieme agli altri collaboratori all’interno del complesso IMA Film (Idea – Metodo – Arte). Domeneghini gli affidò diverse animazioni de La Rosa di Bagdad riguardanti i tre Saggi, il pifferaio Amin e la principessa Zeila, ma il suo nome non comparirà nei credits del film in quanto, dopo qualche mese Gibba preferì lasciare la IMA poiché, nel frattempo, si era fatto vivo il suo ex compagno di liceo, il Conte Giannetto Beniscelli, il quale gli propose l’immediato ritorno ad Alassio per mettere in piedi uno studio di cartoni animati. Fu così che Gibba e Beniscelli, tennero a battesimo, assieme ai loro amici, concittadini e personalità del mondo ligure, una graziosa palazzina nel centro della città del muretto recante la vistosa insegna: “ALFA CIRCUS produzione disegni animati italiani”.

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(Gibba al lavoro alla Alfa Circus)

Gibba vi radunò diversi animatori come Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Mario Poma, Gino Zunino, Domenico Caratti e Fabrizio Angelozzi, ai quali insegnò i rudimenti in precedenza appresi alla Macco Film, tanto che ben presto ebbero le prime commissioni: per la ditta Cora di Torino, quella dell'aperitivo e dei concerti radiofonici, diedero buona prova imbastendo un piccolo soggetto pubblicitario giostrato su di un personaggio uscito durante l'ultimo inverno di guerra. "Bello questo pinco pallino, mi sembra un pescatore", disse Antonio Rubino a Gibba quando il maestro sanremese lo venne a trovare nella mansarda della casa di Alassio nella quale si rifugiò con la famiglia a seguito dei bombardamenti. Da qui l'idea di adattare l'intuizione di Rubino al soggetto animato di Gibba, che venne intitolato Pallino pescatore.

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(Pallino pescatore)

Le celluloidi, vista l'epoca dell'immediato dopoguerra, non erano però più reperibili; Gibba e Beniscelli partirono per Genova, dove acquistarono un’enorme valigia colma di lastre radiografiche usate da cui togliere l'emulsione. Terminata la bobina di 100 mt., la pubblicità venne anche programmata al cinema Vittoria di Alassio, dove ricevettero unanimi consensi, raccogliendo l'interesse della ditta Brown. Dove aver avuto alcune direttive seguendo un'affiche nella quale comparivano dei gustosi nanetti, cerbiatti e scoiattoli, Gibba ideò un secondo short di carattere spettacolare a cui diede il titolo di Temporale d'estate.

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(Temporale d'estate)

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(Il coniglio musicista, 1948)

Ma ora più che mai il pioniere ligure era intenzionato a produrre in proprio disegni animati. Gibba e Beniscelli passarono in esame diverse idee cercando di evitare i soliti clichés. Maturò così l’idea di un piccolo sciuscià costretto a vendere sigarette all’angolo della strada, confortati dal riferimento di quanto aveva fatto da poco Vittorio De Sica. A questo proposito Gibba dichiarò: Ci sembra sia giusto fare presa sui sentimenti e denunciare in qualche modo lo stato di abbandono e di indifferenza in cui versa certa popolazione giovanile d’oggi. Dopo aver acquistato a Genova una vecchia cinepresa d’occasione modello Tek a manovella, messa a punto con alcune modifiche dal fotografo Pilade Pastore, si presentò anche il problema dei colori. Visto che le tempere dei tubetti non davano grigi compatti, Gibba fabbricò da solo tutte le tonalità necessarie ottenendole da colori in polvere commistionati a colla di pesce. La lavorazione durò per ben un anno, e il film costò all’epoca ben 1 milione di vecchie lire.

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(L'ultimo sciuscià)

Terminata la lunga lavorazione, L’ultimo sciuscià divenne immediatamente un classico dell’animazione italiana ed il nome del giovanissimo Gibba, da allora, affiancato ai suoi anziani maestri: Luigi Giobbe, Carlo e Vittorio Cossio, Luigi Liberio Pensuti, AntonGino Domeneghini, Antonio Rubino (8).
A nostro parere, bisogna riconoscere che Gibba, giovanissimo, seppe d’un colpo intuire le enormi capacità del cartoon classico abbinandole per la prima volta a temi d’attualità; come anche l’animazione, la sceneggiatura e la struttura generale del film, benché rievochino lo stile antico dei suoi maestri, è di certo, rispetto al loro, da considerarsi molto più moderno ed efficace.
Trasferitosi definitivamente nella Capitale nel secondo dopoguerra, Gibba venne chiamato da Pietro Garinei e Sandro Giovannini per realizzare assieme a Kremos un quadro a disegni animati per la rivista di Renato Rascel, Attanasio cavallo vanesio.

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(Attanasio cavallo vanesio)

Garinei e Giovannini pensarono ad una scena vera di Rascel a cavallo da far sfilare sul palcoscenico; cosa impensabile da affrontare al Teatro Sistina: fu così che gli ideatori della celebre rivista pensarono di realizzare Rascel a cavallo con la tecnica del cartone animato. Come per Ugo Tognazzi, col quale si incontrò al Café de Paris di Via Veneto per azzeccarne la caratterizzazione per i titoli del film di Mattoli, Tipi da spiaggia. Per Los Caballeros, di Xavier Cugat, Gibba realizzò un suggestivo inserto animato; come i due pubblicitari in animazione per l’Alka-Seltzer che videro Amadoro e Degan in qualità di producers di Gibba. Sempre nel dopoguerra, ritrovò l’amico della Macco Film Antonio Attanasi, un’altra straordinaria figura del cinema disegnato dei primordi, il quale iniziò in realtà a lavorare nel settore già dal lontano 1934. Attanasi nel frattempo aveva messo in piedi uno studio, l’Alfabeta Film, per realizzare il lungometraggio La montagna tonante, composto di alcune parti dal vero miste a sequenze animate, ma la trama era così strana che, con tutta la collaborazione di Gibba come aiuto regista, il film non riuscì a trovare una distribuzione. L’anno dopo, paradosso, venne imbastito nientemeno che un ipotetico seguito al mancato film precedente, nel lungometraggio Le avventure di Rompicollo, realizzato alla Fax Film e firmato dal trio Raccuglia, Zucchi e Salvatori, anche se il vero ideatore e regista rimase Gibba coadiuvato dai vecchi animatori di Alassio dell’Alfa Circus e dallo staff dell’Alfabeta Film di Attanasi, con a fianco Kremos in qualità di capo animatore e il giovanissimo Sergio Minuti, apprezzatissimo autore di cartoon Rai degli Anni ’70.

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(Le avventure di Rompicollo - o Dan e Pamela)

E qualche anno dopo Gibba tornò ad affiancare Attanasi nel film dal vero Pulcinella cetrulo d'Acerra interpretato da Carlo Croccolo e Pietro De Vico, per il quale realizzò assieme a Kremos la sequenza di Pulcinella nello spazio.
Sempre in quegli anni, Gibba venne chiamato nuovamente dalla Incom per contribuire alla realizzazione della favola C'era una volta un soldatino, prodotta dall’allora dirigente della sezione commerciale dott. Alberto Chimenz, firmato da Vittorio Cossio e sua moglie Luciana Pensuti, per muovere il personaggio del drago sputafuoco da assemblare ai personaggi in pupazzo animato realizzati in fil di ferro e rivestiti di panno Lenci, attraverso il sistema Cartoonplastic messo a punto dallo stesso Cossio.
Nel frattempo, per il nostro artista di celluloide era venuto il momento di pensare anche ad altro oltre ai cartoni animati: il caso volle che si innamorò della capo reparto coloritura della Incom diretto da Osvaldo Piccardo (9), Elena Boccato, con la quale, dopo un lungo fidanzamento durato anni, convogliò a nozze.
Nel 1960 entrò in contatto alla Corona Cinematografica col prof. Ezio Gagliardo (10), ritenuto unanimemente un genio nel riconoscere i veri talenti: in breve lo affiancò a suo fratello minore Elio col proposito di mettere Gibba a capo di un reparto animazione, dal momento che la “Gamma Cinematografica” ora divenuta Corona aveva già prodotto con discreto successo diversi documentari a Passo Uno. Il primo film cui partecipò Gibba fu Centomila leghe nello spazio, un mediometraggio a tecnica mista per la regia di Marcello Baldi interpretato dal giovane Roberto Chevalier.

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(Centomila leghe nello spazio)

Qui il pioniere ligure fa dono di due nuove garbate creazioni gibbiane, la Maga Fantasia e Teorema Pitagorino. Nel 1961 ottenne una nuova affermazione stavolta nel campo del fumetto: il suo Cucciolino – definitomi più volte dallo stesso Gibba affettuosamente come il ‘nipotino’ di Matteo – occupava con sempre maggior successo le colonne del “Corrierino”, tanto che il cartoonist ligure ne propose la versione animata al prof. Gagliardo. In due mesi, grazie ai validissimi collaboratori della Corona, quali Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli, vennero girati due short ad animazione ridotta, di cui uno intitolato Le avventure di Cucciolino, unificati in un unico, grazioso cortometraggio intitolato Cucciolino cerca guai, basato sulle peripezie del cucciolo dispettoso.

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(Cucciolino cerca guai)

C’è da dire – ed è triste constatarlo – che Cucciolino fu l’unico documentario Corona bocciato ai premi governativi forse perché, dalla commissione ministeriale, ritenuto troppo “ingenuo”, al contrario di tutti gli altri film di Gibba realizzati per conto di Gagliardo, i quali ottennero decine di Premi di Qualità del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, nonché riconoscimenti nei più importanti Festival Internazionali. Gibba, pertanto, si accorse che l’animazione italiana stava cambiando, visto che si adeguava al consumismo e all’attualità, quella stessa attualità che lo aveva reso precursore – neanche un ventennio prima – del cinema d’animazione contemporaneo. Alla Corona, dopo aver realizzato numerosi documentari animati didattici e scientifici, un po’ alla maniera del suo maestro Pensuti, dall’America arrivarono Gene Deitch e Alfred Kouzel della King Features per commissionare allo studio Cartoni Animati della Corona diversi episodi della serie Popeye e una quindicina di Kresy Kat: il reparto andava a gonfie vele guidato da un veterano come Gibba a fianco di Elio Gagliardo. Gibba e Gagliardo, inoltre, realizzarono una dozzina di cortometraggi animati che fecero la fortuna della Casa di produzione Corona, tra i quali ricordiamo: Menenio e i petrolieri, Anastasio pittore – che vinse tra gli altri anche il Premio MIFED, Gita in campagna, I due sfaticati, Le Papillon e L'appuntamento. In ultimo Gibba, apprese che la legge andata in vigore riconosceva all’autore il 10 %, rivendicando alla Corona il fatto che gran parte delle sue opere erano state ingiustamente firmate da Elio Gagliardo. Licenziatosi dalla scuderia Gagliardo – vi rimarrà lontano in realtà solo per pochi anni – vedendosi fra l’altro accordare la ragione dal Pretore che intimò alla Corona di ristampare le copie col nome vero dell’autore, Gibba venne contattato da un altro caposcuola dell’animazione italiana, Pino Zac, il quale gli chiese un urgente collaborazione per portare a termine assieme a Giorgio Castrovillari un lungometraggio a tecnica mista realizzato sulla falsariga delle sue vignette umoristiche di “Paese Sera” per il film di Daniele D’Anza Gatto Filippo licenza di incidere. Nel frattempo Attanasi lo coinvolse nuovamente come aiuto regista nel lungometraggio che non vide mai una prima cinematografica, L’isola del gabbiano Gregorio, assieme a Kremos, Felice Guidi (fratello del pittore Virgilio), Glauco Coretti, Gianni Giacumatos, Carlo Bachini, Cesare Buffa. Dopo diversi Carosello realizzati con Herry Hess, che gli valsero la collaborazione al lungometraggio Tramby e le avventure di Bobby Trotter, film incompiuto e utilizzato da Hess per una serie di short pubblicitari, Gibba realizzò diversi Titoli per film dal vero, tra cui il più riuscito è Little Rita nel West, nel quale troviamo una scatenata e gibbiana Rita Pavone che si trova a ballare all’entrata di un Saloon. Per il Ministero dei Lavori Pubblici, sul tema dell'educazione stradale ideò diversi short con protagonista la sua nuova creatura: Motorino; mentre per il Ministero delle Poste fu la volta di Pasquale Caramellone, più conosciuto come Dario il rivoluzionario; “intermezzi” i quali, tramite la distribuzione Sacis, alla fine degli Anni ’60 raccolsero sensibili riscontri tra il pubblico infantile della RAI TV. Qualche anno dopo, Gibba riallaccerà i rapporti con la Corona per realizzare, dietro produzione esecutiva di Alberto Chimenz, il lungometraggio Il racconto della giungla, facendo del suo sciuscià il selvaggio Venerdì e di Robinson un navigatore “naufrago” della società; un personaggio con barba incolta, pantaloni a ‘zampa d’elefante’ e chitarra, chiaramente un “figlio dei fiori” dell’epoca della contestazione, nel quale, ancora una volta, Gibba dimostrò il suo spirito critico ed ironico nei confronti della nostra società mettendone in risalto, in modo velato ma evidente, le sue “mode” che hanno segnato un’epoca. Sempre per la Corona realizzò Il merlo assieme a Giorgio Castrovillari, che lo aiutò anche ad animare la serie de I bottoni, intermezzo cinematografico in animazione di Rai 2, distribuito dalla Sacis; idea rielaborata nell’inno alla pace We Must Remember di Gibba e animato da Giorgio Castrovillari accompagnato dalla musica del vecchio maestro Gervasio.
Ma è il successivo lungometraggio a segnare un’ulteriore tappa del Maestro ligure: la realizzazione de Il Nano e la Strega, il mitico cult-movie osé dell’animazione italiana Anni ’70 di Gibba. Prodotto da Carlo Monti anche se la regia, anziché da Gibba, venne attribuita per via di “censura” a Gioacchino Libratti, il film racconta le avventure erotiche tra il Nano Pipolo e la Strega Merlina, segnando, da un lato un ritorno all’ispirazione del passato, dall’altro una ventata di brio e modernismo che si riscontrerà nei successivi spezzoni di animazione erotica gibbiana.

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(Il nano e la strega)

Come in Faust Temptation, cartoon erotico rielaborato nel successivo Bloody Peanuts, inserto per il film …E tanta paura di Paolo Cavara, nel quale il grande Gibba si scatenò in ogni tipo di eccesso fumettistico sado-maso, arrivando ad autorappresentarsi come un grosso nano deforme. E la straordinaria sequenza animata, con gli effetti curati da Castrovillari, realizzata un decennio dopo per il film Scandalosa Gilda di Gabriele Lavia del quale, nel “Dizionario dei film italiani Stracult”, Marco Giusti ha scritto: “Qui Gibba firma il suo capolavoro, forse perché ha qualche soldo in più e l'argomento gli piace. Il cartoon con la Gilda e un cazzullo nanerottolo che cerca di entrarle dentro è assolutamente nuovo e geniale”.

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(disegno per Scandalosa Gilda)

Per SuperGulp!, il fortunato programma per ragazzi di Rai 2 ideato da Giancarlo Governi, Gibba realizzò cinque episodi dell’Uomo Mascherato che furono tra i migliori nella “ricostruzione” e tra i più apprezzati dal pubblico televisivo. Come anche le sigle RAI per programmi quali Serie Omicidio, Teatro di Eduardo, Schegge di Futuro, etc.; o anche la sigla ed episodi animati a découpage col personaggio Semplicino per il programma di Fernando Armati della TV dei Ragazzi di Rai 2, È semplice!. In seguito si occupò di due lungometraggi rimasti allo stato di progetto quali Jubilaeus Story, storia umoristico-didattico-seriosa degli Anni Santi, e Il mago di Oz; mentre ispirandosi alle storie di Rudyard Kipling, in collaborazione con RaiUno agli inizi degli Anni ’90 portò a termine il lungometraggio Kim. Proseguì sostenuto dalla Comunità Europea con il progetto di sviluppo e sostegno all’Africa equatoriale, firmando Lay-Out e Regia della delicata fiaba africana originaria della Guinea, Le village de la joie; e – dopo una permanenza a Roma di oltre mezzo secolo – prima di tornare definitivamente alla sua Alassio, il pioniere ligure ci offrì una sua rivisitazione di Claudia Koll e Nino Manfredi, curando la sigla animata della prima e seconda serie Linda e il Brigadiere, la fortunata fiction televisiva Rai che ha coinciso col cambio della tecnologia dal tradizionale al computer che farà ricordare Gibba come il vero, unico, grande pioniere dell’animazione italiana.

Mario Verger


L’ultimo sciuscià
di Mario Verger

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Tratto da: Grandi Corti Animati. Gibba, Guido Manuli, Walter Cavazzuti, a cura di L. Boledi, Fondazione Cineteca Italiana – Editrice Il Castoro, 2005

Questa è la breve storia di un bimbo
che ebbe per amici solo un cane e le stelle...


Così, con questa frase, che oggi può apparire retorica per alcuni “benpensanti”, cominciava uno dei più grandi capolavori del cinema di animazione italiano, L’ultimo sciuscià, per la regia di quel giovane animatore ligure che si celava sotto lo pseudonimo di Gibba. Tornato ad Alassio dopo l’esperienza con AntonGino Domeneghini presso la Ima Film di Bornato, il pioniere ligure fu intenzionato più che mai a produrre in proprio disegni animati. Coi capitali del suo amico ed ex compagno di scuola, il Conte Giannetto Beniscelli fondò l’Alfa Circus, radunando intorno a sé diversi collaboratori quali Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Mario Poma, Maria Schiavon, Gino Zumino, Fabrizio Angelozzi e Domenico Caratti.

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(Gibba al lavoro all'Alfa Circus)

Gibba e Beniscelli passarono in esame diverse idee cercando di evitare i soliti clichés. Maturarono così l’idea dello sciuscià costretto a vendere sigarette all’angolo della strada, confortati dal riferimento di quanto aveva fatto da poco De Sica. A questo proposito Gibba dichiarò: «Ci sembra sia giusto fare presa sui sentimenti e denunciare in qualche modo lo stato di abbandono e di indifferenza in cui versa certa popolazione giovanile d’oggi». Dopo aver acquistato a Genova una vecchia cinepresa Tek a manovella d’occasione, messa a punto con alcune modifiche dal fotografo Pilade Pastore, il pioniere ligure dovette affrontare anche il problema dei colori. Visto che le tempere dei tubetti non davano grigi compatti, fabbricò da solo tutte le tonalità necessarie, ottenendole da colori in polvere mischiati a colla di pesce (11).

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(Gibba di fronte agli studi Alfa Circus)

Il personaggio dello sciuscià – sempre in compagnia del cane Matteo, suo compagno di sventura e fedele al padrone fino alla fine, ambedue stilisticamente aderenti ai canoni del cartone animato nonostante i riferimenti al neorealismo cinematografico – è una rilettura in chiave intelligente e, per quel tempo, attuale de La piccola fiammiferaia di Andersen, con crudi riferimenti all’emarginazione sociale e alla vita “illegale” – la vendita delle sigarette di contrabbando – che si rendeva necessaria per sopravvivere in un’epoca dove il superfluo (dovremmo dire per fortuna?) non era ancora di moda.
La storia, per quanto piena di situazioni poetiche e sentimentali, è molto semplice (12). Uno sciuscià è costretto a vendere le sigarette all’angolo della strada, in compagnia del suo cane. Si vedono i passanti, tra i quali un militare che si accompagna alla propria fidanzata dialogando con un curioso e divertente accento italo-americano, tipica parlata della coppia Laurel-Hardy (13). Entrambi, nonostante i movimenti morbidi e le caratterizzazioni facilmente riconducibili a forme geometriche tipicamente gibbiane, vogliono essere la caricatura ironizzata della coppia uomo-amante di un’epoca passata: lui, un soldato Usa reduce dal conflitto bellico, con accento italo-americano per essere comprensibile a tutti, durante i giorni di permesso si concede dei momenti di svago con la propria fidanzata, rappresentata volutamente in modo volgare, pesantemente truccata e procacemente vistosa, adornata di una pelliccia regalo del “malcapitato” spasimante. Gibba, nel suo personale e spregiudicato stile, adottò già ventenne un linguaggio stilistico senz’altro più vicino alla mentalità dei Fleischer che a quella di Disney, il quale cercava sempre di contenersi entro determinate censure moralistiche. Gibba rivelò così il suo lato trasgressivo, riscontrabile anche nei suoi film successivi, mettendo in evidenza senza troppi falsi pudori e con sottile ironia situazioni di vita quotidiana italiana dell’epoca, pur servendosi degli stessi canoni stilistici e grafici dei cartoni animati per l’infanzia. In questa maniera egli si pose, inconsapevolmente, come prototipo di regista-autore di cinema d’animazione italiano.
Ma i guai per lo sciuscià non finiscono, perché da una camionetta della polizia, nel frattempo sopraggiunta, esce un poliziotto (14), delineato da un contorno più chiaro (a causa del colore scuro dell’uniforme), anch’esso piuttosto stilizzato e rotondeggiante ma morbido nei movimenti, che cerca di arrestare i “due fuorilegge”, dando vita ad alcune situazioni comiche nell’inseguimento sfrenato attorno al palazzo dove lo sciuscià osava lavorare; alla fine il bambino e il cane riescono a sottrarsi allo zelante poliziotto aggrappandosi all’ultimo momento ad un tram che passava, che si allontana in prospettiva; è interessante notare che dal finestrino posteriore si scorgono sagome in ombra di passeggeri che graficamente preannunciano un Gibba più maturo o, meglio, successivo: il Gibba del Travaso e dei film degli anni Sessanta per la Corona Cinematografica.

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((Gibba mentre controlla una celluloide de L'ultimo sciuscià, 1946)

Sceso dal tram, ormai di sera, il bambino rientra a casa con il cane, accorgendosi di non aver guadagnato il becco di un quattrino. Nella catapecchia senza riscaldamento, lo sciuscià, afflitto ed affamato, cerca di trovare qualcosa da mettere sotto i denti, mentre Matteo assiste stupito all’asportazione di una briciola di cibo, rubata chi sa dove da alcuni topini che, all’insaputa dei nostri amici, sono loro dirimpettai. È l’occasione per dare vita a delle piccole gag ispirate ai cartoon all’americana, accompagnate musicalmente dal maestro Costantino Ferri. Dopo aver frugato dappertutto, invano, in cerca di cibo lo sciuscià preferisce rifugiarsi sotto le coperte interamente rammendate. Accorre nel letto anche il fedele amico cercando di esprimere al padrone tutto il proprio affetto e quella devozione che culminano in un tenero abbraccio: lo sciuscià e Matteo sono due cuori e un’anima. Stremati dalla fatica e dalla fame, i due si addormentano. Il piccolo sciuscià si trova, nel sogno, di fronte a una lunga scala. Incuriosito, il bambino sale fino in cima alla scala, trovandosi in un cielo notturno popolato di stelle lucenti. Ne prende una, due, tre, custodendole gelosamente sotto braccio come giocattoli di un’infanzia mai avuta. Continuando a esplorare questo luogo sereno pieno di stelle, ode la voce del Creatore, il quale, avendo osservato le difficoltà giornaliere del povero sciuscià, gli propone di rimanere. Lo sciuscià, immerso in quell’oasi stellata e liberatosi oramai dalla fame, dal freddo e dalle fatiche terrene, irradiato dalle stelle raccolte, acconsente a restarvi per sempre.
Il fanciullo, ormai felice, sembra essersi dimenticato del povero Matteo che, al mattino, ignaro della morte del padrone, cerca invano di svegliarlo tirandogli il braccio penzolante e scuotendo ripetutamente le coperte. Ma nel volto dello sciuscià, ormai senza vita, traspare un sorriso: un’espressione distesa e serena fa comprendere a Matteo che il suo amico è ormai perduto.
Lo sciuscià, detto nel titolo “ultimo”, come per chiudere definitivamente una triste epoca e guardare ottimisticamente al futuro, appare, specie nelle ultime scene, come un semplice bambino dalle forme talvolta stilizzate e rotondeggianti, mentre in altre ha il volto più affusolato e lo zigomo delineato, per dimostrare la vita difficile cui è sottoposto; la folta capigliatura, ben ideata nella disposizione delle varie ciocche, rende il personaggio caratteristico e familiare, con una pesante ma modulata virgola nera a mo’ di sopracciglio che gli fa assumere un’aria triste e malinconica. Il naso, variamente disegnato – a volte schiacciato, a volte tondo con le narici accentuate – rievoca in quest’ultima forma, quello dei personaggi maschili de La Rosa di Bagdad di Domeneghini, per il quale Gibba, ancora giovanissimo, aveva cominciato a lavorare.
Il cane Matteo (15) è un bastardino dal pelo variamente macchiato ed è rappresentato con lo stile grafico americano, personalizzato però con sopracciglia folte e marcate (caratteristica tipica dei personaggi di Gibba, come ad esempio Cucciolino, Motorino, il primo Robinson Crusoe etc.), le quali donano all’espressione del personaggio un tono forse più triste ma senz’altro più allineato allo stile italiano. Nelle zampe le dita sono due, mentre nei cartoni animati americani, a cui Matteo è ispirato, sono quasi sempre in numero di tre.
Francesco Maurizio Guido in arte Gibba, a soli ventitré anni, nell’epoca della sua maggiore freschezza stilistica, pur servendosi dei canoni più classici dell’animazione tradizionale, riuscì a creare un film pieno di poesia e di situazioni psicologiche complesse, ambientandolo in un tempo ormai passato senza per questo farne un’opera datata, forse perché alla base si pone il sentimento universale, ed eternamente valido, del rapporto di amicizia fra un bambino e un cane.

Note

(1)
Compositore di musiche di film dell’epoca.

(2)
Pionieri del cartone animato italiano e autori di fumetti.

(3)
Umorista del Corriere dei Piccoli.

(4)
Autore di numerosi film didattici e scientifici animati per l’Istituto Luce.

(5)
Pioniere del cartone animato italiano.

(6)
Noto creatore di copertine del Travaso

(7)
Autore del lungometraggio La Rosa di Bagdad presentato al Festival di Venezia nel 1949

(8)
Celebre illustratore del Corriere dei Piccoli

(9)
Pioniere del cartone animato italiano.

(10)
Uno dei più importanti produttori italiani di film d’animazione di quegli anni.

(11)
Il film è in bianco e nero e colorato in vari toni di grigio. Ho avuto modo di vedere anni fa alcune prove a colori su celluloide. I capelli dello sciuscià erano color biondo-miele, la casacca verde-marcio e gli scarponcelli marroni.

(12)
Quando chiesi a Gibba perché mai il film iniziasse, a mio avviso, un po’ bruscamente, l’anziano cartoonist rispose che «una parte iniziale venne in seguito arbitrariamente “amputata”; il film infatti doveva iniziare con lo sciuscià che giocava con dei bambini in una casa, venendo poi allontanato e messo alla porta dal maggiordomo per le sue umili origini». Tale circostanza è stata riportata dal Dizionario dei cartoni animati di Marco Giusti edito da Vallardi (p. 263), ma più recentemente Gibba mi ha fornito una versione più completa: «Il film cominciava in interno. Vi era un gruppo di bambini che, davanti al caminetto acceso, giocava con dei dadi. Interveniva il maggiordomo per comunicare loro che la merenda era pronta e, in dissolvenza incrociata, si passava in esterno all’inquadratura con l’orologio del campanile, sotto al quale si trovava lo sciuscià che, con Matteo, vendeva le sigarette in strada». L’inizio del film che si conosce parte proprio dal primo piano dell’orologio. La copia uscita nel 1946 fu infatti “sforbiciata” per raggiungere il metraggio richiesto per la distribuzione cinematografica.

(13)
Al soldato americano fu affidata la voce di Mauro Zambuto, lo stesso doppiatore che prestava la voce a Stan Laurel.

(14)
Più propriamente sarebbe un vigile cattivo, che era la caricatura della guardia comunale di Alassio, soprannominata “Pimpirinella”. È interessante notare che la figura del vigile, che riporta alla giovinezza dell’autore, tornerà spesso nelle opere successive di Gibba.

(15)
Il nome “Matteo” era quello del cagnolino dell’ammiraglio Bernucci, amico del padre del conte Giannetto Beniscelli, il finanziatore del film.


GIBBA – Filmografia
a cura di Mario Verger

1942 – Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i briganti) – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Vincenzo Gusmini – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti – Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – Prod.: Macco Film

Pulcinella e il temporale – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Alessandro Derevitsky – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – I due famosi cortometraggi su Pulcinella realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale che hanno tenuto a battesimo il pioniere di Alassio Gibba

1943 – Giustizia è fatta – Prod.: Incom – Regia: Ugo Amadoro – Scenegg., Ideaz. personaggi e Dir. Anim.: Gibba – Progettazione e preparazione di uno dei filmati bellici realizzati dalla Incom per conto dell’Istituto Nazionale Luce

Conquiste nel Sud – Prod.: Incom – Regia: Edmondo Cancellieri – Oper.: Lorenzo Fiore – Direz. Prod.: Elio Tarquini – Adatt. mus.: Raffaele Gervasio – Voce: Guido Notari – Fondini: Gibba – La ripresa economica ed edilizia nel Mezzogiorno

La trombetta d’oro – Prod.: Incom – Regia: Kremos – Anim: Gibba – Coll. Anim.: Coarelli – Supervis.: Ugo Amadoro – Un omaggio a La lampada di Aladino diretto da Kremos e animato da Gibba

1944-45 – Hello Jeep! – Prod.: Nettunia Film – Regia: Luigi Giobbe – Sogg.: Federico Fellini – Anim.: Niso Ramponi (Kremos), Achille Panei, Gibba, Coarelli – Interc.: Alvaro Zerboni – Fotogr.: Grassetti; Oper.: Franco Fontana – Ripr.: Ministero della Difesa e dell’Aeronautica – Mitico ed introvabile cartone animato abbinato a Roma Città Aperta, firmato dal giovane Federico Fellini

1946 – Pallino il pescatore – Prod.: Alfa Circus – Pubblicità per la ditta Cora di Torino

Temporale d'estate – Prod.: Alfa Circus – Pubblicità per la ditta Brown

Temporale destate01


1946-47 – L'ultimo sciuscià – Prod.: Alfa Circus – Regia: Gibba – Dir. Prod: Giannetto Beniscelli – Anim.: Gibba – Scomp.: Mario Poma, Carlo Cattaneo, Maria Schiavon, Ninì Gromo, Gino Zunino, Fabrizio Angelozzi, Domenico Caratti – Oper: Pilade Pastore – Musica: Costantino Ferri – mediometraggio – Uno sciuscià in compagnia del suo cane vende le sigarette di contrabbando all’angolo della strada, fin quando, fuggendo alla polizia, riesce a tornare a casa e, addormentandosi, raccoglie in cielo delle stelle venendo così accolto in Paradiso...

1952 – Attanasio cavallo vanesio – una sequenza in disegno animato: Regia, Dis. e Fotogr.: Gibba – Anim.: Gibba e Kremos – Prod.: ERRE PI di Remigio Paone – Quadro a disegni animati per la rivista di Rascel di Pietro Garinei e Sandro Giovannini

Los Caballeros – Regia: Gibba – Inserto animato per un film d Xavier Cugat

ALKA-SELTZER – Regia: Gibba – Due pubblicitari in animazione (Amadoro e Degan producers)

La montagna tonante (o I Picchiatelli) – Prod.: Alfabeta Film – Regia: Antonio Attanasi – Dir. Anim. e Aiuto Regista: Gibba – Anim.: Carlo Bachini, Gianni Giacumatos, Glauco Coretti, Niso Ramponi, Enzo Rotelli, Ermanno Prastaro, Tito Scappini; Oper.: Giovanni Wessely – Scen.: Luigi Ricci – Gli animatori di un cartone animato partecipano alle azioni delle proprie creature fantastiche, offrendo un saggio della fecondità della loro fantasia e della propria capacità tecnica

1953 – Le avventure di Rompicollo (o Dan e Pamela) – Prod.: Fax Film – Regia: Giuseppe Raccuglia, Ettore Zucchi e Roberto Salvatori – Sogg.: Amleto Guidoni, Raniero Marazzi e Giuseppe Raccuglia, Ettore Zucchi, Roberto Salvatori – Direz. Anim.: Gibba e Kremos – Anim.: Glauco Coretti, Giorgio Scudellari, Carlo Peroni – Scomp.: Carlo Cattaneo, Ninì Gromo, Fabrizio Angelozzi, Ermanno Prestaro, Sergio Rosi, Sergio Minuti – Scen.: Luigi Ricci – La storia di Dan (Rompicollo), un ragazzetto che si innamora della giovane Pamela, all'interno di un racconto in cui i due protagonisti si avventurano in una grotta, fin quando il ‘mago buono’ li aiuta a fuggire, e così Dan e Pamela si innamorano, scappando insieme.

1958 – C'era una volta un soldatino (o L'Acciarino magico) – Prod.: Incom – Prod. Esec: Alberto Chimenz – Regia: Vittorio Cossio e Luciana Pensuti – Sistema: Cartoonplastic – Anim. drago: Gibba – La famosa fiaba a pupazzi animati

1961 – Pulcinella cetrulo d'Acerra (lungometraggio con inserti animati) – Regia: Antonio Attanasi – Int: Carlo Croccolo, Otello Tosatto, Antonio e Pietro De Vico – (metà metraggio in animazione) Regia: Gibba – Anim.: Kremos, Gibba, Felice Guidi, Gianni Giacumatos, Cesare Buffa – All’interno del film con attori la nota maschera napoletana Pulcinella, si trova a vivere in un mondo spaziale

Centomila leghe nello spazio – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Marcello Baldi, Attori: Roberto Chevalier, Direz: Anim: Gibba – Scomp: Manfredo Manfredi, Ermanno Prastaro, Bruno Ciniglia, Luigi Ganna, Demetrio Laganà, Elena Boccato – Mus: Franco Potenza – Oper: Elio Gagliardo – Mediometraggio a tecnica mista con due nuove creazioni gibbiane, la Maga Fantasia e Teorema Pitagorino

Il sistema solare; La centrale dei sensi; La nascita della terra; Avventura nella cellula; Magia dell’occhio; Meteorologia; Anatomia del moto; Laboratorio magico; Il prodigio del sangue – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Gibba –Oper.: Elio Gagliardo – Cortometraggi in animazione didattici e scientifici.

1962 – Cucciolino cerca guai – Prod.: Corona Cinematografica – Oper.: Elio Gagliardo – Regia: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Mus.: Sandro Brugnolini – Due short ad animazione ridotta, Le avventure di Cucciolino e Cucciolino cerca guai, riuniti in un unico cortometraggio

I pittori della preistoria – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – con Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Le pitture rupestri e la vita nella preistoria (da Altamira).

Roma anno zero – Prod.: Corona Cinematografica – Regia Paolo Uccello - Dir. animazione.: Gibba –con : - Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – La vita nell’antica Roma

Menenio e i petrolieri – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Silvio Severi – Oper.: Elio Gagliardo – La vita di un contadino a contatto con il petrolio

1963 Oggi sposi – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le prime difficoltà matrimoniali

Anastasio pittore (premio MIFED) – Prod: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le avventure del pittore astratto Anastasio

Gita in campagna – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli –Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Seguito di Anastasio pittore. Le disavventure di Anastasio e di sua moglie

I due sfaticati – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Alberico Vitalini – Le avventure di due scansafatica

1964 – Popeye – Prod.: Corona Cinematografica – Superv.: Gene Deitch – Regia: Alfred Kouzel – Dir. Anim. Frankie Driver (Gibba), Anim: Gianni Giacumatos, Demetrio Laganà, scenografo: Silvio Severi, colori: Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper: Elio Gagliardo – Serie su Braccio di ferro prodotta dalla Corona per la King Features

L’isola del gabbiano Gregorio – Regia: Antonio Attanasi – Aiuto Regia: Gibba – Anim.: Gibba, Kremos, Felice Guidi, Glauco Coretti, Gianni Giacumatos, Cesare Buffa – Lungometraggio di un bambino che su un’isola fa amicizia col gabbiano Gregorio

1965 – Kresy Kat – 15 epis. tra cui: Ignazio e Kresy i magnifici avventurieri, Ignazio e Kresy innamorati e offesi, Topo Ignazio al dodicesimo round e Topo Ignazio all'ultimo round – Prod.: Corona Cinematografica – Superv.: Gene Deitch – Regia: Alfred Kouzel – Dir. Anim.: Frankie Driver (Gibba), Anim: Gianni Giacumatos, Demetrio Laganà, Silvio Severi, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Oper.: Elio Gagliardo – Serie su Kresy Kat prodotta dalla Corona per la King Features

Rapsodia sarda – Prod: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Aldo Raparelli – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Giorgio Nataletti – Una vecchia saga sarda di due raccoglitrici di Asfodelo

Le Papillon – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Franco Potenza – Due uomini litigano a causa di una… farfalla!

L'appuntamento – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Anim.: Demetrio Laganà, Stefano Aimo, Franco Zambelli – Scenogr.: Gianni Giacumatos – Oper.: Elio Gagliardo – Mus.: Sandro Brugnolini – Fine giornata di un uomo d’affari.

Il muro – Prod.: Corona Cinematografica – Regia e Anim.: Gibba – Progetto incompiuto dato che, con questo film, Gibba lascerà la Corona.

Gatto Filippo licenza di incidere – Prod.: Telecinema 21-Studio DV3 – Regia: Daniele D’Anza – Cantanti d’epoca intercalati a scketch in disegno animato – Regia: Pino Zac – Anim: Gibba, Prastaro e Giorgio Castrovillari – Lungometraggio con protagonista il Gatto Filippo, striscia divenuta nota su “Paese Sera”

1966 – Trampy e le avventure di Bobby Trotter – Prod.: Fagi Film – Regia: Herry Hess – Lay-Out e dis.: Herry Hess – Scenogr.: Stelio Passacantando – Anim: Gibba, Demetrio Laganà, Gianni Giacumatos – Lungometraggio incompiuto, utilizzato da Herry Hess per una serie di short

1959 – Titoli di testa in animazione per il film: Tipi da spiaggia di Mario Mattoli; Ti ho sposato per allegria (con Herry Hess) di Luciano Salce; I giovani tigri (con Herry Hess) di Antonio Leonviola; Il profeta (con Herry Hess) di Dino Risi; Little Rita nel West di Ferdinando Baldi

Carosello – Prod.: Sandro Lodolo – con Gibba – 3  short lodoleschi in cui, in veste di... "attore", Gibba si esibisce in veste comica a Piazza Navona, a Fregene per la “ Strega di Benevento” , e in Studio per la Lodolo Film

Carosello – Prod.: Recta Film – Regia: Herry Hess e Gibba – Il mio amico Esso e Black il guastatore,

Dario il rivoluzionario - Prod.: Zodiac Film – Anim: Demetrio Laganà, Giorgio Michelini, Gianni Giacumatos, Nini Boselli – Musica: Raffaele Gervasio – Regia: Gibba
Serie di short animati per il Ministero delle Poste (adozione del CAP)

Motorino – Prod.: Zodiac Film – Anim: Demetrio Laganà, Giorgio Michelini, Gianni Giacumatos, Nini Boselli – Musica: Raffaele Gervasio – Regia: Gibba
Serie di short animati sul tema dell'educazione stradale per il Ministero dei Lavori Pubblici

1969 – Eroicomicon – Prod.: Zodiac Film – Regia: Gibba – lungometraggio incompiuto – Marcus Poponius e il suo schiavo Fabullus, dell'antica Roma, si trovano coinvolti in situazioni paradossali con trafugamenti di tesori, congiure e botte nel circo.

1972 – I bottoni – Regia: Gibba – Anim.: Giorgio Castrovillari – Intermezzo cinematografico in animazione ( SACIS-RAI2)

1973 – Il racconto della giungla (o Robinson Crusoe) – Prod.: Corona Cinematografica – Regia: Gibba – Scen.: Alberto Chimenz –Anim.: Victor Antonescu – Fotogr.: Elio Gagliardo – Lungometraggio sulle avventure di Robinson e i suoi amici in questa coproduzione italo-rumena tra la Corona e l’Animafilm di Bucarest

1974 – Il Nano e la Strega – Lungometraggio – Prod.: Carlo Monti – Regia: Gioacchino Libratti – Personaggi, Scen., Lay-outs e Dir. Anim: Gibba – Anim: Fabio Pacifico, Roberto Vital, Massimo Compagnoni, Massimo Cerasi, colori: Elena Boccato – dialoghi: Enrico Bomba e Oreste Lionello – Fotogr.: Dino De Angeli – Il mitico cult-movie dell’animazione italiana Anni ’70 firmato da Gibba, sulle avventure erotiche tra il Nano Pipolo e la Strega Merlina

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(Il nano Pipolo de Il nano e la strega)

1974 –1977 SACIS-Rai 2 – Serie di INTERMEZZI con MEO FIBBIA – Storia della Civiltà – MOTORINO – Varie Sigle RAI per programmi quali Serie OmicidioTeatro di EDUARDO - Schegge di Futuro - etc.

1976 – Il Merlo – Prod.: Corona Cinematografica – Anim: Giorgio Castrovillari – Regia: Gibba – Storia di un uomo che ricerca la libertà più vera e definitiva attraverso il …volo definitivo.

We Must Remember – Regia: Gibba – Anim: Giorgio Castrovillari – Musica: Raffaele Gervasio – Mediometraggio sulla Pace ispirato alla pubblicità de I bottoni.

Faust Temptation – Regia: Gibba – Cartoon erotico, sceneggiato, (progetto)

Bloody Peanuts – Regia: Gibba – Inserto animato erotico per il film …E tanta paura, regia di Paolo Cavara

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(Il nano di Bloody Peanuts)


1978 – SuperGulp! Fumetti in TV (Giancarlo Governi) – RAI 2 – Regia: Gibba – Anim.: Gibba e Giorgio Castrovillari – 5 episodi de L’Uomo Mascherato contro la Banda Aerea

1981 – 1982 - 1983: - SEMPLICINO – Regia: Gibba – Sigla ed episodi animati (découpage) col personaggio Semplicino per il programma di Fernando Armati: “E’ semplice!”, RAI 2

1982 – Jubilaeus Story – Regia: Gibba – Storia umoristico-didattico-seriosa degli Anni Santi ( progetto )

1985 – Il mago di Oz – Regia: Gibba – Pilota per un lungometraggio animato, nel miglior universo gibbiano

Sigla Ghezzi - Schegge di Futuro - Eccentriche visioni – etc. – Prod.: RaiTre – Regia: Gibba – Diverse sigle per i primi programmi delle notti di RaiTre curati da Enrico Ghezzi

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(sigla per Eccentriche visioni)

1986 – Scandalosa Gilda – Regia: Gabriele Lavia – Regia Anim.: Gibba – eff.: Giorgio Castrovillari – Uno dei pezzi più ghiotti del grande Gibba che anima Cazz…ino un piccolo e simpatico fallo che perde la testa per la Scandalosa Gilda…

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(due scene dall'animazione per Scandalosa Gilda di Gabriele Lavia)

1987 – 1988 -La storia in diretta – e Barzellette Storiche (RAI) – Serie animata per la Rai trasmessa nel programma La macchina del tempo (Munafò)

1991 – Kim – Prod.: Pegaso Audiovisivi/Scik in collaborazione con Rai - Radiotelevisione italiana RaiUno – Regia: Gibba – Sogg.: Alberto Chimenz – Scenegg: M. Castellano, A. Chimenz, F. Guido, D. Leondeff, A. Martinelli – Storyboard e caratterizzazioni personaggi: Gibba, Elena Boccato, Francesco Guido – Direz: Anim: Paolo Di Girolamo, Maurizio Forestieri, Giancarlo Marchesi – Scenog: Madia Cotimbo – Mont: Franco Letti – Musica: Guido e Maurizio De Angelis – Lungometraggio ispirato alle storie di Kim di Rudyard Kipling

1993 – I sogni proibiti di Tommy – Prod.: Alberto Chimenz – Pers., Lay-Out e Regia: Gibba – Anim.: AnimaFilm/Romania – Lungometraggio – I sogni “proibiti” di un uomo normale

1994 – CEE/Guinea – Le village de la joie –Dis., Anim. e Lay-Out: Gibba – Cortometraggio commissionato dalla Comunità Europea per il progetto di sviluppo e sostegno alla Guinea equatoriale

1997 – Linda e il Brigadiere – (prima e seconda serie) – Regia: Gibba – Sigla dell’omonimo sceneggiato RAI con le versioni animate di Claudia Koll e Nino Manfredi

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(Cacasenno il piccolo grande Eroe)

1999 – Cacasenno il piccolo grande Eroe – mediometraggio animato –
Prod.: Corona Cinematografica – Gen.: Animazione – Form.: 35 mm - Anim.: Mario Verger – Scenegg.: Attilio Giovannini – Scenogr.: Gibba (Francesco Maurizio Guido) – Fotogr.: Fabrizio Cerchio – Cons. Tecn.: Marina Amadoro – Dopp.: Alina Moradei, Luciana Pensuti, Leila Lazzaro, Matteo Gazzolo, Fabrizio Mazzotta – Mont.: Lucio De Caro – Musica: Raffaele Gervasio – Suono: International Recording – Sviluppo e Stampa: Cinecittà – Dir. Art.: Elio Gagliardo – Regia: Mario Verger – Lungh.: 600 mt. – Mediometraggio. La storia del piccolo Cacasenno

Mädchen, Machos und Moneten

Mädchen, Machos und Moneten
Die unglaubliche Geschichte des Schweizer Kinounternehmers Erwin C. Dietrich.
di Benedikt Eppenberger e Daniel Stapfer

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Ricostruire la vita e le opere di un personaggio prolifico come Erwin C. Dietrich, considerato il Roger Corman svizzero, produttore, distributore, regista attivo da cinquant’anni, non deve essere un’impresa facile.
Benedikt Eppenberger e Daniel Stapfer hanno accettato la sfida e il risultato è un libro documentatissimo (con una prefazione di Jesus Franco e alla cui stesura ha collaborato lo stesso Dietrich), di grande formato, con una ricchissima iconografia.
Erwin C. Dietrich è un personaggio curioso: attore diplomato, inizia a lavorare come produttore negli anni ’50 con alcuni film di stampo patriottico ambientati nella Svizzera rurale (Der König der Bernina, 1957), capaci di attrarre anche il pubblico tedesco, per poi passare a film musicali a bassissimo costo (Musik ist Trumpf, 1961, di F.J. Gottlieb), al giallo (Die Nylonschlinge, 1963, di Rudolf Zehetgruber), allo spionistico (Ein Sarg aus Hongkong, 1964, di Manfred R. Köhler), giusto per citare alcuni titoli tratti i molti che fanno parte della sua filmografia.

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Alla fine degli anni ’60 è uno tra i primi a intuire il potenziale del genere erotico sfidando la censura. Produce titoli come Champagne für Zimmer 17 con Tamara Baroni come protagonista (famosa in Italia per essere stata accusata di aver fatto uccidere negli anni ’60 il suo amante Bubi Bormioli. Con Dietrich lavorerà anche nel 1975 in Heißer Mund auf feuchten Lippen), diretto da lui stesso nel 1969, Mädchen, die nach Liebe schreien (1973, sempre diretto da lui) e moltissimi altri, per un totale di più di 100 film prodotti e distribuiti in tutta Europa.

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Produce anche La salamandra del deserto (1970) di Freda, Cobra Mission (1985) di Fabrizio De Angelis, Geheimcode: Wildgänse (Arcobaleno selvaggio, 1984) di Antonio Margheriti, alias Anthony M. Dawson, con un cast che comprende Lee Van Cleef, Ernest Borgnine, Klaus Kinski e Mimsy Farmer), The Wild Geese (L'oca selvaggia, 1978) ,di Andrew V. McLaglen, con Richard Burton, Richard Harris, Stewart Granger e Hardy Krüger. È capace di passare nello stesso anno, il 1983, dalla produzione di Storia di Piera di Marco Ferreri a quella di 6 Schwedinnen auf der Alm (6 svedesi sulle Alpi) muovendosi con estrema disinvoltura tra tutti i generi del cinema.

Co-produce diversi film tra cui Porno notti nel mondo di Bruno Mattei (mondo-movie, finto reportage, le cui situazioni sono legate tra loro attraverso la presentazione di Laura Gemser, firmato dal regista con uno dei suoi pseudonimi: Jimmy Matheus).

Ma Erwin Dietrich lavora anche come regista, co-sceneggiatore (soprattutto con Jesus Franco, di cui produce numerosissimi film, tra cui Greta – Haus ohne Männer (Greta, la Donna Bestia, 1977) e Jack the Ripper (1976), e distributore (è lui il responsabile della trasformazione del Nico Giraldi interpretato da Tomas Milian nei film di Corbucci in Tony Marroni), nonché il distributore di commedie come Flotte Teens und die neue Schulmieze, ossia L’insegnante va in collegio di Mariano Laurenti, di Follie di notte, entrambi del 1978, di Arisitide Massaccessi (che si firma, come spesso faceva, come Joe D’Amato) e di alcuni film con Bruce Lee.
Come regista pare operare soprattutto nella commedia erotica, firmandosi spesso come Michael Thomas, con titoli come Die Sexabenteuer der drei Musketiere (1971), Heißer Sex in Bangkok (1973), Mädchen ohne Männer (1975), Sechs Schwedinnen im Pensionat (1979), Sechs Schwedinnen von der Tankstelle (1980), lavorando in diverse occasioni con la pioniera del porno europeo: la francese Brigitte Lahaie.

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Oggi Dietrich è soprattutto un distributore, attraverso la sua Ascot-Elite (tra le principali distribuzioni svizzere) nonché il propritario di alcune sale a Zurigo (la cui prima multisala, il Cinemax, è stata aperta proprio da lui).
Nel libro di Benedikt Eppenberger e Daniel Stapfer, il racconto della vita di Erwin C. Dietrich, ricco di dettagli tecnici e di aneddoti, si trasforma nel racconto di un’epoca avventurosa, di un viaggio all’interno del cinema, di tutto il cinema, che dura da cinquant’anni.
Il volume comprende una filmografia estesa, divisa per competenze (regia, distribuzione, produzione, co-produzione), ricca di note.

(Editore Scharfe Stiefel, 200 pagine, 23.5 X 27 cm., 144 fotografie a colori)
Il libro è disponibile nelle librerie in Svizzera e Germania.

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Gli autori:

Benedikt Eppenberger è uno storico e un fumettista. Vive a Zurigo, dove lavora come giornalista cinematografico. Come disegnatore ha pubblicato: Die Münsters (2001), Der Kleine Bundespräsident. Come autore ha pubblicato: Das Holzer & Meier-Buch (1998), e Kowalski (2002). E co-fondatore della casa editrice Scharfe Stiefel.

Daniel Stapfer, laureato in storia e germanistica, appassionato di cinema, lavora come insegnante a Zurigo.

Cannabis

Cannabis
di Niklaus Hilber

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Trama

Nella vita del reazionario Consigliere federale svizzero Alois Mumentaler tutto sembra andare male: la sua campagna contro le droghe leggere è un fiasco, la neo-presidentessa del suo partito vuole sostituirlo, sua moglie gli ha chiesto il divorzio e il suo oftalmologo gli scopre un glaucoma che potrebbe portarlo in breve alla cecità.
Quando il suo medico gli consiglia di fare uso di canapa per diminuire la pressione sull’occhio in previsione di un intervento chirurgico, Mumentaler rifiuta con decisione, essendo tra l’altro contrario all’uso della canapa anche a scopo terapeutico, ma poi l’incontro fortuito con un sedicenne lo convince a provare.
Il consumo di canapa non cambierà solo lo stato della sua malattia, ma la sua intera vita e Mumentaler dovrà rivedere molte delle sue posizioni.

Commento

Sia chiaro subito: qui la canapa è solo un pretesto. Lo è per i politici del film (e non solo del film), che sfruttano il proibizionismo solo per ottenere consensi elettorali, e lo è per il regista, che la utilizza principalmente per smascherare l’ipocrisia e le pastette della politica, di certa politica.
Del resto un film che tratta dell’utilizzo di canapa da parte di un politico di destra fa capire che siamo in zona commedia e, forse, anche cosa ci si possa aspettare. In realtà, tutto il primo tempo, in cui il tema della politica e dei suoi giochi è ben sviscerato e presenta degli efficaci momenti di satira. Anche il rapporto che si crea tra il protagonista e il ragazzo è ben sviluppato. Il resto della storia, invece, soffre di qualche lungaggine e si sfilaccia cadendo spesso nella ricerca della risata facile. I personaggi di contorno (la moglie, il figlio) sono appena accennati e non riescono a entrare a far parte della storia come gli autori sembrerebbero volere.
Il film, alla fine, è sufficientemente divertente e permette di assistere a trame politiche interne che appaiono reali. Certo, il coraggio di rinunciare ad alcune trovate davvero troppo facili e qualche lungaggine in meno nella parte legata alla vita privata del protagonista avrebbero giovato.
Molto bravi Hanspeter Müller-Drossaart e il giovane Joel Basman.

(Roberto Rippa)

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Cannabis
(Svizzera, 2006)
Regia: Niklaus Hilber
Sceneggiatura: Niklaus Hilber, Paul Steinmann
Musica: Diego Baldenweg
Fotografia: Marco Barberi
Montaggio: Michael Schaerer
Interpreti principali: Hanspeter Müller-Drossaart, Joel Basman, Deleila Piasko, Jean-Pierre Cornu, Lilian Steffen, Samir Klipic, Annina Euling, Viviana Aliberti, Max Rüdlinger
83’

Sito ufficiale

Luigi Liberio Pensuti

Luigi Liberio Pensuti
Pioniere del Cartone Animato Italiano

di Mario Verger
(con una presentazione di Gibba)


Presentazione di Gibba

Era il 1942 e avevo compiuto diciassette anni quando conobbi Luigi Pensuti. A distanza di tanto tempo lo ricordo ancora per i suoi tratti caratteriali di uomo schivo, distaccato, teso anima e corpo ad esprimere nel disegno in movimento tutta la sua carica di genialità inventiva e precorritrice.
Con trepidante curiosità, affacciato alla porta della camera di ripresa, osservavo Pensuti mentre metteva a punto la complicata macchina verticale; lo assisteva una solerte ragazzina, Luciana, la figlia quattordicenne. Con i fratelli Cossio aveva “inventato” una sorta di cinescopio a manovella mediante il quale si potevano vedere i disegni di animazione in movimento. Il giorno dell’incendio della Macco film, Pensuti non era presente. Anzi era qualche mese che non lo vedevo nello studio… aveva lasciato tutto nelle mani del giovane operatore Osvaldo Massimi e della figlia Luciana.
L’epoca in cui Pensuti ha incominciato a realizzare i suoi disegni animati è l’epoca in cui anche i futuri grandi Americani balbettano sullo schermo i loro “topolini”… Consideriamo la disponibilità di mezzi degli Statunitensi a fronte delle misere risorse di cui disponeva la nostra cinematografia! Cionondimeno Pensuti per talento e per volontà sua propria – partendo da zero – senza possibilità di equivoco, da autentico fondatore ha dato inizio al nostro Cinema di Animazione.

Gibba
(Pioniere e Maestro del Cartoon Italiano)


Luigi Liberio Pensuti
Pioniere del Cartone Animato Italiano


Luigi Liberio Pensuti01
(Luigi Liberio Pensuti)

Luigi Liberio Pensuti (1) fu un personaggio estremamente importante che apportò un notevole passo in avanti nello sviluppo del cartone animato italiano. Questo grande pioniere, nonché spirito ingegnoso, versatile, liberale, realizzò all'epoca una lunga serie di filmati che costituiscono, ancora oggi, una grande novità per la sofisticatezza e lo spirito nella realizzazione.
Nato a Roma nel 1903, dopo gli studi classici, si iscrisse all'Università alla facoltà di Medicina, ed in seguito passò ad Architettura, senza tuttavia laurearsi perché, innamorato di Vittoria Cuggiani (2), volle sposarsi. Infatti, i due giovani, pazzi d'amore, si sposarono nel 1925 contro il parere delle rispettive famiglie, trasferendosi a Civita Castellana, dove Luigi era stato nominato direttore artistico di una grande fabbrica di ceramiche (1927). Dopo pochi mesi, 1928, Vittoria morì di peritonite e il giovane vedovo affidò la figlia a sua madre Vincenza, trasferendosi a Parigi per dedicarsi alla pittura. Nel 1924 Pensuti aveva conosciuto Vittorio Podrecca, il grande artista che aveva creato la "Compagnia marionettistica dei Piccoli" dando spettacoli usando, come attori, pupazzi snodati in tutti gli arti e col volto "animato", che venivano, come i "pupi" siciliani, azionati con fili da un palco che sovrastava la scena. L'attività con Podrecca andò bene tanto che Pensuti fu assunto in qualità di costumista e scenografo presso lo studio di valle Giulia a Roma (adesso Galleria Nazionale d'Arte Moderna), e fu poi convinto a seguire la Compagnia in Francia, fino al 1930. A Parigi ebbe modo di maturare maggiormente le sue idee; ebbe, infatti, l'occasione di stringere amicizia con Camillo Mastrocinque, che aveva fondato, a Parigi, il Teatro delle marionette italiane. Questa esperienza lasciò traccia profonda nella carriera di Pensuti che gli servirà, non poco, nei suoi indirizzi artistici futuri. Sempre con Mastrocinque, Pensuti conobbe in Francia un altro italiano, Carlo Cossio, pioniere dell'animazione e personaggio di grande spessore, presente nella capitale francese per approfondire le cognizioni sulla tecnica cinematografica del passo uno.

Carlo Cossio01
(Carlo Cossio)

Carlo aveva due fratelli, Gino e Vittorio, con i quali, a Milano, aveva già iniziato a produrre brevi filmati a disegno e a pupazzi tridimensionali. Pensuti fece amicizia con Carlo Cossio, il quale gli attaccò una febbre da cui non si guarisce: la passione per il cartone animato.
Ritengo interessante riportare un brano riferito al 1930 scritto da Luciana Pensuti in un saggio sulla vita di Gerard Landry (3):
«La casa di produzione 'Gaumont' aveva chiamato a Parigi due italiani, pionieri in questo settore, Carlo Cossio e Luigi Liberio Pensuti.
I due italiani erano molto giovani, poco più che ventenni. Cossio, nativo di Udine, s'era fatto le ossa come pittore a Milano. Un buon pittore classico, del gruppo Carpanetto, che aveva abbracciato il 'novecentismo'. Aveva iniziato esperienze di 'cartone animato' a Milano, con Munari. Poi, unita la propria genialità a quella dell'operatore Aldo Torelli, aveva iniziato la produzione di 'pupazzi animati'. Carlo Cossio portava all'industria cinematografica francese un apporto prezioso poiché, proprio in quegli ultimi tempi, un suo fratello che aveva iniziato da poco a lavorare con lui, l'illustratore Antonio Vittorio Cossio, aveva scoperto ed applicato l'uso dei fogli di celluloide nel 'cartone animato' in Italia.
Luigi Liberio Pensuti, romano, ceramista, pittore, scultore, scenografo, dopo aver compiuto esperienze con i burattini di Podrecca, si era dedicato principalmente allo studio degli adattamenti della normale cinepresa alle esigenze del 'cartone animato'. Conobbi i due italiani in una brasserie di Montmartre...».

Interessante è, alla p. 119, la descrizione, sullo stesso libro, di Luigi Pensuti:
«Era un bell'uomo. Bruno. Occhi scuri che prizzavano intelligenza. Naso aquilino, mascella forte. Bocca tagliata netta, decisa. Un tipo spavaldo, forse troppo, forse anche cinico. Non temeva nulla, nessuno. Un ribelle. Un indipendente, con la testa piena di idee geniali, per cui non esisteva niente di sacro. Gli scherzi con cui si divertiva a disturbare il mondo erano, spesso, feroci...», e prosegue con la descrizione di Cossio: «Accanto al viso duro di Pensuti, quello gioviale di Carlo Cossio appariva ancora più ingenuo. Carlo era un sognatore, sempre allegro.
Aveva il sorriso buono. Un ciuffo di capelli color sabbia gli ricadeva eternamente sulla fronte. Fumava in continuazione, come per attenuare il bruciore dell'entusiasmo che erompeva da suo sguardo»
.
Terminati alcuni film a pupazzi animati per la Gaumont assieme a Carlo Cossio, Pensuti preferì tornare definitivamente in Italia, poiché i Francesi chiamavano gli Italiani "gente di merda".
Tra il 1930 e il 1931, Torelli e i due Cossio lavorarono a Milano, in uno studio che si chiamava La Luminosa, realizzando diversi cortometraggi pubblicitari, a cui Pensuti prese parte come scenografo.
Nel 1930, Luigi Pensuti era tornato definitivamente a Roma -con l'entusiasmo per l'animazione datogli da Cossio- dove fondò, con l'apporto dei capitali del commendator Lamberto Ristori, la SICED (Studio di Cinematografia tecnica: titoli - trucchi pupazzi e cartoni animati) con sede in un locale a pianoterra in via Crescenzio.
In seguito trasferì gli studi in via Maria Luisa di Savoia, nel prestigioso edificio occupato dalla Metro Goldwyn Mayer.
Nello studio di Pensuti lavoravano, in quell'epoca, diversi animatori e scompositori fra cui: Amleto Fattori (che poi divenne dirigente EIAR), Aldo Cuggiani, cognato di Pensuti, Felice Guidi, fratello del pittore Virgilio, Gino Anania, lo scultore e ceramista Duilio Baldassini ed il disegnatore Mario Gabutti, due artisti che Pensuti aveva conosciuto negli ateliers durante il soggiorno a Civita Castellana, quando era direttore artistico della fabbrica di ceramica.
Qui Pensuti ebbe modo di conoscere il celebre poeta romanesco Trilussa e il connubio tra i due diede vita ad una serie di cartoni animati sulla base delle celebri poesie. Il più importante film che Pensuti realizzò con Trilussa fu La vispa Teresa (1931), interamente prodotto in cartone animato. Realizzato sulla base delle poesiole i cui versi dicevano: “La vispa Teresa, avea tra l'erbetta, a volo sorpresa, gentil farfalletta - Poi tutta giuliva, stringendola viva, gridava a distesa l'ho presa! l'ho presa! - ma, a lei supplicando, l'afflitta implorò: Vivendo, volando, che male ti fo? Teresa arrossì, dischiuse le dita e quella fuggì!”.
Trilussa, decidendo con Pensuti la versione animata, vi aggiunse un seguito, di cui Luciana Pensuti rammenta alcune frasi: “Passano gli anni, Teresa diventa una bella ragazza e ... un giorno di festa, uscendo di chiesa, Teresa mostrava le calze sciffonne, che a tutte le donne fan molto piacere - Armando il pittore, vedendola bella, le chiese: vuoi fare da modella? lei risponde che, se lui ha un programma, ne deve parlare con la mamma; Armando l'abbraccia impetuosa e ... a lui supplicando Teresa implorò: Vivendo, ridendo, che male ti fo? tu sì mi fai male ... Armando arrossì, dischiuse le braccia e quella restò - passarono gli anni e Teresa fu presa e ripresa finché la ritroviamo zitella, anziana, sfatta, proprietaria di una tabaccheria - entra un pensionato a comperare un sigaro, lei lo afferra e gli chiede di amarla e lui, sgomento, implorò: vivendo, fumando, che male ti fo? - Teresa arrossì, dischiuse le dita e quello fuggì”.
Il cortometraggio fu sonorizzato e la figlia di Pensuti, Luciana, appena bambina diede la voce alla farfalla. Pensuti e Trilussa fieri della loro opera, dopo aver avuto già sensibili consensi dalla critica, decisero di presentare La vispa Teresa al Ministero della Cultura.
All'epoca Trilussa era già sulla lista nera del fascismo, poiché si era rifiutato di sottostare alla dittatura che lo voleva "poeta del regime" e Pensuti, che aveva aggiunto sulla carta intestata al suo nome di battesimo, Luigi, quello di Liberio, in seno al suo spirito liberale ed anarchico, non trovarono grandi riscontri. Infatti, dopo aver visionato il film, il MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) scatenò la fine del mondo giudicando La vispa Teresa osceno e nocivo alla "sacralità della famiglia" e, inoltre, stabilì che il testo altro non era che un invito alla prostituzione, tanto che anche i precedenti film di Trilussa-Pensuti furono ritirati dalla distribuzione cinematografica e distrutti (4).

Er varietè01
(Er varietè)

Per quanto non rimanga nulla degli otto film di carattere educativo di Pensuti e Trilussa, prodotti dalla Ventura, sono da ricordare: La morte der gatto, Er porco e er somaro, Le spighe e la rana, La bisbetica domata, Er varieté, realizzati in un periodo compreso tra il 1928 ed il 1931, ed animati principalmente da Pensuti e Fattori. “All'epoca bastava che una piccola scintilla cadesse sulla pellicola infiammabile per provocare un incendio devastante”, ricorda la figlia di Pensuti, Luciana, “L'episodio riguarda Amleto Fattori e Luigi Pensuti ai tempi in cui quest'ultimo aveva lo studio presso la Metro Goldwyn Mayer. Lì Pensuti aveva un seminterrato che le moviole dove, vista l'infiammabilità, veniva conservata la pellicola. Pensuti e Fattori erano seduti in moviola al montaggio, quando si accorsero distintamente che i fili elettrici all'altezza del soffitto prendevano fuoco. E tutto ciò in un attimo; il filo si divise in due ed un capo cadde proprio dentro al cesto degli scarti di pellicola vicino alla moviola. Immediatamente una vampata di fuoco arrivò fino al soffitto. Pensuti, tempestivamente prese, appoggiata sullo schienale della sedia, la giacca di Fattori e d'un sol colpo se la mise indosso buttandosi col corpo dentro al cestone fiammante. E così in un attimo, si sfiorò la tragedia e ciò fa capire con quale rapidità allora gli incendi potevano accadere”.
Sempre in quel periodo (1932), Mussolini, che si stava impegnando nella battaglia “antitubercolare”, convocò Pensuti, col quale stabilì accordi riguardo ad un nuovo programma di cartoni animati, non più pellicola da 300 mt., ma film da un'ora e mezzo di proiezione sul tema della tubercolosi.
Il primo di questi lungometraggi prodotti dal Partito Nazionle Fascista fu: Il francobollo benefico, a cui seguirono Il bacillo di Koch, Nemico pubblico N.1, L'igiene di Tombolino, che trattava in particolar modo la prevenzione della malattia, ed è, fra questi, il primo film doppiato dalla figlia di Pensuti, Luciana, a cui fu affidata la voce di Tombolino. A questi film fece seguito, nel 1938, La Taverna della T.B.C., meglio conosciuto come Crociato '900, prodotto invece alla Incom.

Crociato 900
(Crociato '900)

All'epoca, Mussolini aveva promosso la campagna anti-tubercolare producendo dei francobolli rettangolari piuttosto grandi, dove si vedeva uno scudo crociato, bislungo, rosso e Pensuti riuscì a renderlo antropomorfo munendolo d'elmo, scudo e spada e aggiungendovi esili braccia e gambe. E' da notare che lo stesso personaggio del Crociato '900 era già comparso nel primo film precedentemente descritto Il francobollo benefico, ma non aveva ancora assunto dei connotati umani, svolazzando, infatti, ancora come un semplice francobollo. Mentre, in questo lungometraggio era divenuto protagonista, combattendo con la spada e lo scudo contro il bacillo di Koch, dalla faccia simpaticissima. L'animazione di quest'ultimo film, autentico capolavoro, fu curata, come gli altri, dall'architetto Giulio Bongini, da Emy Minucci e Gino Anania, sincronizzando la musica del maestro Raffaele Gervasio, all'epoca musicista della Incom. Ho qui un libro regalatomi qualche tempo fa da Leietta Gervasio, figlia del compositore barese, nel quale è riportato il brano di un articolo apparso all'epoca su ‘Il Giornale d'Italia’ riguardo al Crociato '900:
«...La 'Battaglia' di Pensuti è un piccolo capolavoro di tecnica, di montaggio e di sincronismo.

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(Raffaele Gervasio)

Il musicista Gervasio è riuscito a scrivere un commento musicale in cui ogni nota fa parte di un discorso sonoro che nasce, si sviluppa e si conclude secondo le sue esigenze e la sua logica.
Ciò non avviene mai nel cartone americano nel quale, tolte le brevi canzoni o ballabili, si ascoltano spesso brani composti di fischi, tonfi ed accordi, senza preoccupazione di continuità. Il musicista si è sforzato di fondere in sintesi le due esigenze: animare l'orchestrazione con un genere nuovissimo che comprende la fusione della piccola orchestra classica con la grossa orchestra-jazz e la sensibilità del musicista che conserva una coerenza di sentimento ed una compattezza lirica»
(5). Di queste pellicole, a tutt'oggi di straordinaria fattura tecnica ed artistica, non rimane che qualche brano poiché girate su pellicola infiammabile, dove la voce di sottofondo, che narrava le parti tecniche per spiegare la gravità della malattia tubercolare, si interrompeva durante i brani a cartoni animati, le cui voci erano doppiate negli studi della Metro Goldwin Mayer.
Tutti questi film furono severamente visionati da Mussolini in persona al Supercinema. “Mio padre era anarchico”, racconta oggi la figlia Luciana, “e a casa si parlava male del fascismo. Allora avevo sei anni ed ero una 'linguacciuta'; bastava che mi si desse lo spunto per chiacchierare a non finire. All'epoca Mussolini faceva una politica basata sull'esaltazione della famiglia. Quando seppe che mio padre era vedovo con una figlia, pretese che lo accompagnassi a prendere visione dei suoi film a cartoni animati al Supercinema. Mio padre però aveva paura di portarmi perché, avendo una 'lingua lunga', temeva che raccontassi al Duce ciò che di lui e del regime si diceva in casa. Mi fece mille raccomandazioni, suggerendomi cosa dovessi dire. Prima di entrare nel palco (Mussolini aveva un palco privato e noi gli stavamo accanto), ricordo che sulla porta mio padre mi presentò al Duce stringendomi forte il braccio per timore che parlassi con lui”.
Per le "Riviste Luce" Ugo Amadoro e Luigi Pensuti negli anni 1933-35 fecero diverse sequenze – astratte e non – in disegno animato.
Nel 1935, l'organo ufficiale della propaganda cinematografica del Fascismo era l'Istituto Nazionale Luce, con sede in via S. Susanna: Mussolini decise di potenziarlo, creando un secondo Centro sulla via Appia accanto a Cinecittà, proponendo a Pensuti di organizzare in esso un reparto per la cinematografia tecnica a Passo Uno. Presso la nuova sede dell'Istituto Luce conobbe la giovane Libia Francescangeli, che nel 1936 sposò. Nel nuovo reparto Pensuti produsse, primo in Italia e forse nel mondo, perché ancora non s'era vista la produzione Disney similare, un cortometraggio a passo uno, in cui si vedevano fiori che sbocciavano e bachi da seta che uscivano dal bozzolo e simili (6). Vi furono, inoltre, un gruppo di film didattici, di alto livello e perfezione tecnica, su soggetto di Livio Laurenti, eseguiti per conto dell'Istituto Luce tra il 1935 e il 1940, sempre da Pensuti per la Cineteca Scolastica, realizzati alternando al cartone animato sequenze dal vero, che servivano per la scuola media.
Furono una dozzina, fra cui sono da ricordare, perfetti sia come tecnica sia artisticamente, La vicenda delle stagioni (o Le quattro stagioni), Le fasi della luna, L'influsso lunare, L'asse terrestre, Le comete, Il moto terrestre e La Terra e i suoi movimenti, Come fu scoperta la forma della terra (o Che cosa è la nostra terra?).

La terra01
(La terra e i suoi movimenti)

Nel primo film il tema di fondo era un paese sito su un monte, con sotto il mare, e dietro un monte più alto, campagna e poderi. Ognuna delle sequenze mostrava come cambiava il paesaggio col variare delle stagioni, della flora e delle abitudini degli uomini e degli animali. Essi furono girati dalla figlia dodicenne Luciana, assieme a due geniali aiutanti, i fratelli Martini, che produssero "effetti speciali" inconsueti, come la lava eruttata dal vulcano, ricavata da polenta bollente. Le dissolvenze (alba, tramonto, effetti di temporali e simili) si ottenevano con voltometri a manovella, che alzavano ed abbassavano l'intensità della luce. Gli effetti speciali si ottenevano sempre usando manovelle, agganciate a due plafoniere laterali, contenenti tre spot l'una, poste ai lati del bancone e che potevano girare sul loro perno, cosicché la luce si accentrasse sulla scena per poi svanire sfumando con l'allontanamento. Cortometraggi talmente validi e belli che Pensuti poté proiettarli al Planetario di Roma, tenendovi un ciclo di conferenze. Però al Luce i gerarchi fascisti tormentavano Pensuti, il quale rifiutava di iscriversi al partito – odiando qualsiasi potere politico che limitasse la libertà di pensiero dell'uomo – tanto che gli inviarono una lettera intimidatoria in cui si diceva che, se entro un certo termine non si fosse iscritto al partito, gli sarebbe stato tolto il comando del reparto Luce. Racconta la figlia Luciana: “... i gerarchi fascisti decisero essere inaudito che un non tesserato potesse lavorare per il Luce. La risposta di mio padre fu quella di piantare tutto, sbattendo la porta alle spalle”.
Nel frattempo produsse una serie di film didattici, anche per le tesi universitarie di medicina, fra cui: Come si crea il feto, Il sangue è vita, Sudare fa bene, Lo stomaco dei ruminanti, e riprodusse spezzoni di film, perché era in voga l'uso d'inserire il cartone animato nei titoli di film o anche come “sogni” o pensieri dei protagonisti e simili (1938-1939).
Di notte, mentre giravano le scene della "morula", durante le riprese di un film didattico, Embriologia, che veniva realizzato come tesi universitaria, Luigi Liberio Pensuti ebbe il primo ictus. Erano presenti due studenti di medicina, uno dei quali, rischiando di compromettere i propri studi, gli salvò la vita praticandogli un salasso. Poiché andò contro l'etica universitaria rischiò di non poter conseguire la laurea, in quanto, come studente di medicina, non poteva intervenire in alcun modo. Dopo qualche giorno Pensuti si rimise al lavoro.
Interessanti furono, sempre nell'originale filmografia di questo eclettico autore, i film scientifici, Storia della medicina, Storia del Tempo, La staffetta del progresso, La musica astratta, Le maree, che alternava con altri come Silhouettes e Il matrimonio di Ranocchino (1936).

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(Silhouettes)

In quest'ultimo filmato, dal gusto estremamente garbato e piacevole, con fondali eseguiti con carbonella di salice, dallo stile fresco e vivace, è narrata la breve storia (300 mt.) di un piccolo ranocchio che si innamora di una rana adornata di gioielli e fiocchetto in testa. Dopo il corteggiamento finisce col matrimonio dei due ranocchi in una festosa cerimonia.

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(Il matrimonio di Ranocchino)

E' da notare che, prima dello scoppio della guerra, Pensuti, per i suoi cortometraggi usava le celluloidi già dai tempi di Trilussa, fin quando, proclamata l'autarchia, avendo messo il blocco di importazioni dall'estero, non poté più reperire questo materiale poiché non prodotto in Italia. Pensuti, come altri autori suoi contemporanei, cercò di risolvere il problema utilizzando delle sottilissime lastre di vetro spesse 2-3 mm., con cui bisognava prestare attenzione perché creavano, sovrapponendosi, delle ombre sul vetro sottostante.
Nel frattempo la SICED iniziò ad avere successo, visto l'aumentare delle commissionature di filmati istruttivi per i Ministeri della Guerra, Marina, Aviazione, a cui sovrintendevano il comandante Marcantonio Bragadin e il conte Orsi, che prestò la sua voce ad alcuni.
Fra questi cortometraggi, medici e militari, sono da ricordare: Influenza del vento sul moto di un velivolo, Volo cieco, Traiettoria della gittata, Cannoneggiamento navale, Immersione ed emersione del sottomarino, Il cranio di Saccopastore, Bombardamento aereo, Lezioni di ginecologia, Tiro navale, animati da Luigi Pensuti, Amleto Fattori, Felice Guidi, Lancillotto Modotto, Dallanese e Herzog, tutti film realizzati tra il 1934 e il 1936 esclusivamente a passo uno, cambiando, cioè, rodovetro ogni fotogramma.
Nel 1938, sempre per la SICED, diretti da Pensuti, Amadoro realizzò una serie di filmati scientifici e didattici di cui firmò la regia: L'elettricità e L'atomo.
Nel 1939 allo studio di via La Spezia di Pensuti arrivò Sandro Pallavicini, dotato di forte personalità, fascino e carisma, che lasciò sul bancone da ripresa un assegno di un milione, col quale intendeva comperare tutta l'attrezzatura perché fosse trasportata alla Incom, dove Pensuti avrebbe avuto la direzione di un reparto Passo Uno.
Il lavoro, alla Incom, cominciò con un'idea luminosa di Pallavicini che ottenne grande successo: farsi dare al mattino, dal Ministero della Guerra, il testo del bollettino di guerra (Guerra d'Africa), che regolarmente tutti i giorni veniva trasmesso per radio, e realizzarlo cinematograficamente, cosicché la sera stessa potesse essere proiettato al famoso Supercinema. Al mattino, un agente portava, in motocicletta, il testo del bollettino. Non essendo ancora uscito, i dipendenti Incom ne apprendevano notizia dalla voce di Pensuti, che leggeva il dattiloscritto. Subito dopo la scena prendeva vita freneticamente “Ci servono tre Mas! Effetti fumo e fiamme visti dall'alto! Grafico d'un caccia in picchiata, con sganciamento di bombe! Spezzoni contraerea con effetti traccianti!”.
Pensuti mitragliava ordini, come un capitano d'una nave in preda ad un uragano.
Sempre in quel periodo alla Incom Pensuti realizzò i costumi e le ambientazioni per England gegen Europa (7), anche intitolato Inghilterra contro Europa, di Raoul Quattrocchi. Come anche fornì grafici e animazioni per: I Pionieri (8), per la regia di Gianni Francolini; Roma e Cartagine (9) su soggetto di A. Pagliaro; La grande voce (10), per la regia di Domenico Palella; cortometraggi propagandistici sotto la direzione generale di Sandro Pallavicini.
Il suo primo cortometraggio bellico diretto da Pensuti si intitola Il principio della fine (11), su soggetto di Ubaldo Magnaghi, documentario di propaganda anti-inglese in animazione che traccia la storia dell'ostilità della Gran Bretagna verso l'Italia a partire dalla fine dell'800. La realizzazione fu talmente eccellente che Pallavicini decise di affidare a Pensuti la produzione di altri filmati strutturando vere e proprie storie a cartoni animati di propaganda.

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(Il Dottor Churkill)

Di grande interesse furono i cortometraggi animati sul colonialismo, prodotti tra il 1940 e il 1942 sempre alla Incom per la regia di Pensuti. Tra questi, Il Dottor Churkill (12), una satira sullo statista inglese in una versione simile al Dr. Jeckill e Mr. Hyde; Ahi Hitler! (o Idillio a Ginevra), una parodia semi ironica di Hitler, che corteggia la Marianna francese suonando la fisarmonica con Mussolini; Suez, sullo sfruttamento colonialistico ed Aimé Selassié, parodia sull'imperatore d'Etiopia.

Ahi Hitler!01
(Ahi Hitler!)

In particolare, con Aimé Selassié, divertente cortometraggio satirico-politico con riferimento al Negus d'Etiopia, opera pregevole e meritoria sia tecnicamente sia artisticamente, iniziava una serie di filmati che venivano proiettati nei cinema, a scopo propagandistico, dopo i film in programma. I disegni erano molto più moderni e “italiani” dei precedenti lavori – più caricaturali, figure slanciate, movimenti danzanti –, ma non si poté andare avanti in tal senso, poiché l'Italia cominciò a perdere colpi in Africa e vi furono parecchi nostri soldati che perdettero la vita, tanto da preferire di mettere in sordina la guerra d'Etiopia.
Inoltre, i testi forniti dal MinCulPop volevano far credere che l'Abissinia fosse un paese di cannibali ed in preda alle barbarie e che la nostra patria dovesse liberarla. Incontrato a Roma l'imperatore d'Etiopia, a cui il film di Pensuti faceva riferimento, così è ricordato da Luciana Pensuti, sua figlia: “Ho conosciuto Hailé Selassié a Roma, in casa di una mia zia, vedova di Remo Pontecorvo, eroe nazionale della prima guerra mondiale, soprannominato il Caimano del Piave. Selassié era un uomo colto, dalla mentalità liberale, che stava risolvendo i problemi delle carestie e delle malattie del suo popolo; possedeva una grande biblioteca, uno zoo privato, parlava molte lingue, era educato, galante, un gran signore, molto più civile di tanti gerarchi fascisti”.
Esiste anche ne La Revue Luce 1, un filmato in francese dove si vede il laboratorio dei cartoons dell’Istituto Luce guidato da Liberio Pensuti (13).
Ma Pensuti, che al Luce si firmava col nome aggiunto di “Liberio”, in seno alla sua mentalità liberale e anarchica, rifiutò di iscriversi al Partito, fin quando ricevette una missiva che diceva:
Egregio Signor Pensuti, non possiamo confermarVi la Vostra attuale carica di dirigente del nostro reparto tecnico, in quanto Voi non risultate iscritto al Partito Nazionale Fascista... Una presa di posizione liberale che costò l'esilio a Pensuti, il quale si licenziò dal Luce e riaprì il suo studio di via La Spezia, incorniciando la lettera e attaccandola alla parete dietro la scrivania.
Nel periodo 1942 Pensuti, lasciata la Incom, diede assistenza tecnica come operatore factotum ai fratelli Cossio durante la lavorazione dei due film Pulcinella nel bosco e Pulcinella e il temporale.

Pulcinella nel bosco01
(Pulcinella nel bosco)

Del 1943 è La storia della danza, realizzato da Luigi Liberio Pensuti assieme alla diciassettenne figlia Luciana, per conto della Cineteca Scolastica. Per questo film si fece costruire una nuova verticale da Angelo Lanzoni, ricavata da una fresa. Nello stesso anno, Pensuti conobbe l'ing. Gino Rippo alla Incom, nella palazzina ora abbattuta di via Piemonte, con cui produsse un cortometraggio sperimentale adottando il sistema a colori Rippo. L'ing. Rippo aveva da poco inventato una macchina per cui i fotogrammi venivano riprodotti quattro volte identici. Questo nastro con i fotogrammi veniva passato in un'altra parte della macchina dove quattro pennelli dipingevano in quattro colori differenti: il complementare, cioè il verde, e i fondamentali: giallo, blu e rosso.
Sempre Rippo aveva ideato un proiettore avente velocità quadrupla, per cui effettivamente si vedeva l'immagine a colori con movimento normale.
Sempre fra le ultime opere realizzate da Luigi Liberio Pensuti è da ricordare la sequenza in animazione per il film di Sergio Tofano Gian Burrasca. Sceneggiato da Cesare Zavattini, venne al creatore del Signor Bonaventura l'idea di aggiungere una sequenza animata che rappresentava un sogno compiuto dallo stesso Gian Burrasca durante il suo soggiorno rieducativo presso il collegio Pierpaoli. In questa sequenza, Pensuti e Giobbe misero tutte le loro qualità ed i loro migliori animatori come Antonio Attanasi e Felice Guidi, nonché Luciana Pensuti alla ripresa, adattando sapientemente l'azione fluida dell'animazione a passo uno, alla sintesi dei disegni di Vamba. Densa di “rallentamenti” ottenuti aggiungendo disegni in posizioni molto ravvicinate tra loro, la sequenza “abbonda” di lentezza ma è forse per questo estremamente notevole per gli enormi sforzi mostrati (14).
Sia Giobbe sia Pensuti erano però giunti al traguardo della loro "febbre del cartone animato", poiché entrambi morirono inaspettatamente poco tempo dopo.
Nel 1944 diventò sempre più difficile poter lavorare, poiché, mancando la celluloide, i colori, e spesso la corrente elettrica, cominciarono a scarseggiare anche gli artisti esperti nel campo, tanto rari. Vennero bombardati, di Pensuti, sia lo studio (che non aveva mai lasciato, in via La Spezia) sia la casa in piazza Fiorelli; Carlo Cossio era stato chiamato alle armi, mentre il fratello Vittorio era rimasto solo nella propria abitazione di sette stanze dove ospitò Pensuti e famiglia. Non c'era più lavoro cinematografico e si tirava avanti solo con qualche lavoro di fumetti, che si stampavano ancora a Milano. La situazione era disperata; Luigi e la figlia uscirono di notte, col coprifuoco, per cercare qualche ortaggio negli orti di "guerra", quando, incontrando le pattuglie tedesche, scapparono schivando miracolosamente i colpi di pistola. Nel frattempo Vittorio Cossio era stato catturato per essere portato al fronte.
A titolo di curiosità riporto alcune interessanti considerazioni risalenti a quel periodo, tratte da diversi scritti della stessa Luciana Pensuti:
“Ma presto Vittorio, unitamente ad altri colleghi ed amici, fu rastrellato in strada ed imprigionato dai tedeschi. Sparirono: non sapevamo più nulla di loro. Mi unii ad un piccolo gruppo partigiano, di miei coetanei che avevano individuato Vittorio, prigioniero con altri trecento rastrellati al CAR.
Lo liberammo con l'aiuto di un giornalista de "Il Messaggero" che ci prestò il furgoncino della distribuzione dei giornali, uno dei pochi mezzi a cui veniva elargita benzina.
Lo sposai con il rito segreto (allora nascostamente istituito per gli Ebrei) l'11 dicembre 1943”
(15).
In quel periodo Luigi Liberio Pensuti ebbe un nuovo ictus, mentre era ospite nella casa di Cossio anche l'editore milanese Bonelli (il padre di Tex), il quale, per rendersi invalido ai rastrellamenti, si era fatto togliere tutti i denti; vennero ospitati anche i fratelli Mimmo ed Alceo Del Duca, editori milanesi del Monello, ricercati dai fascisti perché notoriamente comunisti. Gli Americani raggiunsero Roma; Luigi Pensuti fu convocato presso l'ultima sede Incom, ai Parioli, dal comandante USA della piazza di Roma, il quale gli commissionò il primo documentario di fine guerra.
L'ultimo, notevole impegno, che ci rimane di Luigi Liberio Pensuti è Come la popolazione di Roma può usare l'energia elettrica razionalmente (1944). Questo fu il primo film della lunghezza di 300 mt., che venne realizzato a Roma due giorni dopo l'arrivo dei liberatori e commissionato proprio dalle autorità per spiegare alla popolazione in quali giorni, in quali ore si potevano usare i servizi che si stavano ripristinando di acqua, gas, elettricità.
Luigi Pensuti era immobilizzato per aver subito un secondo ictus, e Luciana si recò in sua vece dal generale Mac Handry, delle truppe inglesi, per prendere la commissione. Il film fu condotto da Luciana Pensuti, diciottenne, ed animato da Vittorio Cossio, liberato dai Tedeschi e divenuto, nel frattempo, suo marito, prendendo entrambi le direttive di Pensuti, che era a letto, nello studio rabberciato di via La Spezia. Il lavoro si svolse tra infinite difficoltà, poiché, essendoci l'elettricità solo per poche ore ogni qualche giorno, per quanto riguardava la ripresa, gli stacchi improvvisi di corrente e gli sbalzi continui di tensione rovinavano le scene. Il film andò bene, ma Pensuti uscì dall'esperienza con la malattia aggravata; appena possibile si trasferì a Milano dove c'era lavoro ma non abitazioni poiché reduce dai bombardamenti. Carlo Cossio lo ospitò nel suo appartamento a Molteno, dove però Pensuti, colpito da un terzo ictus, benché ancora giovane – aveva 42 anni – decedette.
Nel 1945 morì Luigi Liberio Pensuti, il più importante precursore del cinema disegnato italiano.

Il secolo XIX01
(pagina da Il secolo XIX)


FILMOGRAFIA DI LUIGI LIBERIO PENSUTI
di Mario Verger

Luigi Liberio Pensuti02
(Luigi Liberio Pensuti)

1928-1931. Serie di otto cortometraggi educativi fra cui: La morte del gatto; Er porco e er somaro; Le spighe e la rana; La bisbetica domata; La vispa Teresa; Er varieté. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Sogg.: da poesie di Carlo Alberto Salustri (Trilussa); Fotogr. (bianco-nero): Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori, Aldo Cuggiani, Gino Anania, Felice Guidi, Duilio Baldassini, Mario Gabutti; Prod.: Ventura.

1929. Cortometraggio a pupazzi animati. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Bianco-nero.

1930. Cortometraggio pubblicitario. Regia: Carlo Cossio; Fotogr.: Aldo Torelli; Scenogr.: Luigi Liberio Pensuti (realizzato a Parigi).

1930. Cortometraggi pubblicitari. Regia: Carlo e Vittorio Cossio; Scenogr.: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (bianco-nero): Aldo Torelli; Prod.: La Luminosa.

1932-1934. Serie "Campagna antitubercolare": Il bacillo di Koch; Nemico pubblico numero 1; L'igiene di Tombolino; Il francobollo benefico. Regia e Fotogr.: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori, Aldo Cuggiani, Felice Guidi, Lancillotto Modotto; Prod.: Partito Nazionale Fascista.

1933-1935. Sequenze in disegno animato e astratte per le Riviste Luce. Real.: Ugo Amadoro e Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Istituto Nazionale Luce.

1934-1936. Serie di film medici e militari fra cui: Il cranio di Sacco-pastore; Influenza del vento sul moto di un velivolo; Volo cieco; Traiettoria della gittata; Cannoneggiamento navale; Immersione ed emersione del sottomarino; Bombardamento aereo; Lezioni di Ginecologia; Tiro Navale. Regia e Fotogr. (bianco-nero): Luigi Liberio Pensuti e Amleto Fattori; Anim.: Amleto Fattori, Felice Guidi, Lancillotto Modotto, Dallanese, Herzog; Prod.: Siced.

1935-40. Serie di film didattici per la Cineteca Scolastica di Roma fra cui: La vicenda delle stagioni (o Le quattro stagioni); Le fasi della Luna; Il moto terrestre; La Terra e i suoi movimenti; L'influsso lunare; L'asse terrestre; Le comete; Come fu scoperta la forma della terra (o Che cosa è la nostra terra?). Regia: Luigi Liberio Pensuti; Sogg.: Silvio Laurenti; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Oper.: Fratelli Martini; Prod.: Istituto Nazionale Luce per la Cineteca Scolastica di Roma.

1936-40. Serie di film scientifici e a soggetto fra cui: Storia della medicina; Storia del tempo; La staffetta del progresso; La musica astratta; Le maree; Silhouettes; Il Matrimonio di Ranocchino. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr.: Amleto Fattori; Anim.: Felice Guidi, Aldo Cuggiani, Gino Anania, Giulio Bongini, Emy Minucci; Prod.: Siced.

1938. Serie di film scientifici e didattici fra cui: L'elettricità; L'atomo. Regia: Ugo Amadoro; Direz. Art.: Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Siced.

1938. Serie di film su commissione per le tesi universitarie fra cui: Come si crea il feto; Il sangue è vita; Sudare fa bene; Lo stomaco dei ruminanti; Embriologia. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Amleto Fattori; Coll.: Luciana Pensuti; Prod.: Siced.

1938. Crociato Novecento (La taverna della TBC). Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Giulio Bongini, Emy Minucci, Gino Anania; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Mus.: Raffaele Gervasio; Prod.: Incom.

1940. Grafici e animazioni per: Roma e Cartagine; England gegen Europa (Inghilterra contro Europa). Regia.: Raoul Quattrocchi; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom; I Pionieri. Sogg.: Sangiorgi; Grafici e Anim.: Liberio Pensuti; Adattam. mus.: Raffaele Gervasio; Supervis.: Pietro Francisci; Regia.: Gianni Franciolini; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom; La grande voce: Fotogr.: Emanuel; Mus.: Mario De Nisco; Organizzaz.: Piero Braccialini e Gianni Trapanese; Regia: Domenico Paolella; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom

1940. Il principio della fine: Sogg.: Ubaldo Magnaghi; Regia: Luigi Liberio Pensuti; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom.

1940-1942. Serie di film contro il colonialismo fra cui: Il Dottor Churkill; Ahi Hitler!; Suez; Aimé Selassié. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Anim.: Giulio Bongini; Emy Minucci, Gino Anania; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Direz. Gen.: Sandro Pallavicini; Prod.: Incom.

1940. Il vecchio lupo di mare norvegese e il vecchio lupo di mare americano. Regia: Luigi Giobbe; Sogg.: tratto da una Contronovella di Anton Germano Rossi; Scenegg.: Anton Germano Rossi; Coll.: Luigi Liberio Pensuti; Prod.: Macco Film; bianco-nero, incompiuto.

1942. Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i Briganti). Regia: Luigi Giobbe; Dis.: Carlo e Vittorio Cossio; Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta; Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé; Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba); Mus.: Vincenzo Gusmini; Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi; Prod.: Macco Film.

1942. Pulcinella e il temporale. Regia: Luigi Giobbe; Dis.: Carlo e Vittorio Cossio; Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta; Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé; Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba); Mus.: Alessandro Derevitsky; Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi; Prod.: Macco Film.

1943. Gian Burrasca. Regia di Sergio Tofano; sequenza in disegno animato: Regia: Luigi Liberio Pensuti e Luigi Giobbe; Aiuto Regia: Felice Guidi; Anim.: Antonio Attanasi; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti; Prod.: Cineconsorzio; Lungometraggio.

1943. La storia della danza. Regia e Prod.: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (bianco-nero): Luciana Pensuti.

1943. Cortometraggio sperimentale. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Fotogr. (sistema a colori Rippo): Gino Rippo; Prod.: Incom;

1945. Come la popolazione di Roma può usare l'energia elettrica razionalmente. Regia: Luigi Liberio Pensuti; Dis. e Anim.: Vittorio Cossio; Fotogr.: (bianco-nero): Luciana Pensuti.

Note:

(1)
Nato a Roma da Vincenza Di Marino (contadinella abruzzese) e Michele Pensuti, professore di Lettere e Lingue, scrittore e storico, fratello dell'allora primario del Policlinico di Roma, Prof. Virgilio Pensuti; famiglia molto benestante, con carrozza, domestici in livrea, enorme abitazione che prendeva tutto un mezzo piano, sopra il Caffé Varieté in piazza Esedra.

(2)
Apparteneva a famiglia nota; il patrigno, Arcangelo, era membro della Giunta Comunale, possedeva una biblioteca in piazza di Spagna, che Vittoria dirigeva, però, essendo pianista, non amava tale compito.

(3)
Luciana Pensuti, L'UOMO 33, Roma, NES-Nuova Editrice Spada, pp. 119-120.

(4)
«Mio padre era certo fossero stati venduti fuori dell'Italia – comunque i due artisti, che avevano cominciato a lavorare con i loro risparmi e stavano guadagnando bene, furono finanziariamente messi a terra», Lettera di Luciana Pensuti a Mario Verger del 25.5.1997.

(5)
Il cartone animato “Crociato ‘900”, da "Il Giornale d'Italia", 1938, in Raffaele Gervasio, Il compositore barese, Bari 1990.

Il giornale dItalia01
(Il Giornale d'Italia)

(6)
Il cortometraggio in questione, su temi d'insegnamento, è Primavera, facente parte de Le quattro stagioni.

(7)
Excursus storico dell'Inghilterra, dalle origini all'occupazione polacca, volto a dimostrare la continua ingerenza inglese negli affari europei. Il documentario ha molte immagini grafiche e di animazione. L'Inghilterra è paragonata ad un ragno che tesse ragnatele.

(8)
Pionieri italiani nel mondo. Il documentario del periodo fascista ricorda le scoperte degli esploratori italiani nella storia.
Realizzazione eseguita con documenti tratti dai principali archivi storici, fototeche e cineteche del mondo.

(9)
Il documentario, realizzato con intento propagandistico, ricostruisce con l'ausilio di carte geografiche e scene di fiction, la storia del conflitto tra Roma e Cartagine, ripercorrendo nel dettaglio la storia delle tre guerre puniche.

(10)
Sintesi documentaria della più antica e completa forma pubblicitaria: quella giornalistica. Fiction di epoca bellica che illustra il percorso di una campagna pubblicitaria. Fotografi, direttore dell'agenzia e disegnatori girovagano alla ricerca di idee per il lancio di una nuova linea di calze fino ad individuarne una casuale ma efficace.

(11)
Documentario di propaganda anti-inglese prodotto dalla Incom negli anni della seconda guerra mondiale che, mediante l'ausilio di cartoni animati, traccia la storia dell'ostilità della Gran Bretagna verso l'Italia a partire dalla fine dell'800 allorché l'Italia pose le basi di un suo impero coloniale in Africa Orientale. La guerra d'Etiopia viene presentata come un duro colpo inferto dall'Italia fascista al prestigio dell'Impero britannico. Lo scoppio della seconda guerra viene imputato alla Gran Bretagna, alla sua politica di attanagliamento verso le potenze dell'Asse.

(12)
Film di animazione e satira contro il colonialismo inglese. Il protagonista del cartone è Churchill, visto come sfruttatore e accaparratore di ricchezze.

(13)
Scheda dall’Archivio Luce – Titolo : La revue LUCE 1 - Vie passée et vie présente - Musique - Les leurs - Cinema - Rivista Luce RL001.
[00/09/32] Titolo del quarto servizio : “Cinema” panoramica su un travolo da lavoro dei cartoons dell’Istituto Luce guidato da Liberio Pensuti. inq. delle mani di un disegnatore intento a delineare le fattezze di un personaggio dei cartoons dettaglio del disegno quasi ultimato che raffigura il personaggio di un cartone animato la mano di un operatore sistema uno sopra l'altro i lucidi trasparenti, ognuno dei quali con un elemento disegnato in più, in modo da far apparire il disegno di un personaggio intento a levarsi e a rimettersi il cappello le mani di un disegnatore ricalcano su un foglio semitrasparente i personaggi disegnati su un'altra tavola inq. del foglio sul quale un disegnatore sta delineando la figura di un personaggio femminile particolare del disegno
completato il disegno l'uomo solleva il lucido trasparente su cui ha riprodotto il personaggio
le mani di un disegnatore stanno ultimando la colorazione del personaggio femminile riprodotto sul lucido. panoramica da destra verso sinistra all'interno del laboratorio dove i disegnatori sono all'opera su un tecnigrafo un illustratore sta disegnando una scena (o fondo) scorci e riprese dei disegnatori all'opera, ognuno impegnato nella propria specializzazione particolare di un segnatempo in funzione i lucidi dei personaggi raffigurati nei diversi movimenti in sequenza sono pronti e posati su un tavolo le sequenze si succedono con maggiore velocità a mano a mano che si avvicina il momento di girare inizia il filmato intitolato: Idillio a Ginevra, con brani musicali tratti dalla Traviata di Verdi le immagini scorrono sulle scene del cartone animato: si tratta di una parodia sul ruolo della Società delle Nazioni e sul dittatore tedesco Hitler è raffigurato intento a corteggiare "Marianna", la Francia; il dittatore nazista cerca di farsi passare per pacifista ma le sue parole false vengono contraddette dalla pistola che estrae a un certo punto e che prova sparando un colpo
anche il personaggio che impersona la Francia mostra ad un certo punto un coltello affilato che estrae dal seno la scritta "LUCE" compare al termine del numero 1 della Rivista sullo s