Pardo d’onore a Hou Hsiao-hsien

Locarno 2007: Pardo d’onore a Hou Hsiao-hsien

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Il Festival internazionale del film di Locarno è lieto di annunciare che il Pardo d’onore 2007 sarà assegnato al regista di Taïwan Hou Hsiao-hsien.
Già in competizione a Locarno nel 1985 con una delle sue prime opere, Summer at Grand’s pa, Hou Hsiao-hsien ha inoltre ottenuto il consenso di Piazza Grande con A Time to Live, a time to Die (1986) e The Puppetmaster (1993).
Nato nel 1947, autore fino ad ora di 17 film – tra i quali Millennium Mambo (2001), Café Lumière (2003) e Three Times (2005), per non citare che i più recenti – le opere di Hou Hsiao-hsien sono state selezionate dai più grandi festival internazionali. Nel 1989, con A City of Sadness, ha vinto il Leone d’oro alla Mostra cinematografica di Venezia.
Hou Hsiao-hsien, attivo anche in qualità di produttore, sta terminando il suo ultimo film, The Red Balloon, ambientato a Parigi e con protagonista Juliette Binoche.
Attribuendo il Pardo d’onore 2007 a Hou Hsiao-hsien – dichiara il direttore artistico del Festival Frédéric Maire – Locarno celebra uno dei principali rappresentanti della "nouvelle vague taïwanese" degli anni 80, che, grazie a delle opere di rara ricchezza ed intensità, si è imposto come uno dei maestri incontrastati della settima arte. Attraverso le tematiche affrontate - dai film autobiografici alla rivisitazione della storia moderna di Taïwan, fino alle sue recenti riflessioni sul ruolo che l’individuo occupa nella società contemporanea – attraverso domande fondamentali riguardanti forma e linguaggio cinematografico e grazie al suo stile unico e seducente, perfezionato film dopo film, Hou Hsiao-hsien è diventato uno dei maggiori autori del cinema contemporaneo.
Ricevendo questo prestigioso riconoscimento, con il quale da oltre 20 anni Locarno rende omaggio a grandi registi, Hou Hsiao-hsien salirà sul palco della Piazza Grande come i suoi colleghi che lo hanno preceduto, tra i quali: Jacques Rivette, Manoel de Oliveira, Samuel Fuller, Jean-Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Joe Dante, Daniel Schmid, Ken Loach, Ermanno Olmi, Terry Gilliam, Abbas Kiarostami, Wim Wenders, e, nel 2006, Aleksander Sokurov.

Grbavica

Grbavica
(titolo italiano: Il Segreto di Esma, Austria/Bosnia Erzegovina/Croazia/Germania, 2006)
di Jasmila Zbanic

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Esma è scesa all'inferno, dal quale è stata risputata indietro con una bambina, Sara.
L'inferno è quello della Bosnia dilaniata dalle guerre balcaniche e dalla pulizia etnica, con l'orribile fenomeno degli stupri di massa nei campi profughi. Ma la superficie sulla quale Esma è stata rimandata, per diversi motivi, non è altro che un differente livello dell'inferno stesso.
Lo scenario attuale di una Sarajevo che si vuole credere postbellica è infatti ancora e sempre dominato dalla violenza: secondo l'opinione pubblica mondiale l'intervento dell'ONU ha riportato la pace, eppure gli stupratori e i criminali di guerra restano impuniti, come ha recentemente confermato la Corte di Giustizia Europea sul caso del genocidio di Srebrenica. Anzi, permeano i rapporti economici, in cui operano affaristi senza scrupoli legati alle vicende dei lunghi anni dell'assedio, proprio mentre si continuano a scoperchiare fosse comuni e molti, troppi, tra cui alcuni dei protagonisti, sono ancora alla ricerca di amici e parenti scomparsi, non tanto nella speranza di ritrovarli in vita quanto per dar loro un estremo saluto che li faccia trapassare in pace.
Sara ora è un'adolescente carina alle prese con i problemi delle ragazzine della sua età, orgogliosa dei suoi capelli che sembrano essere l'unico aspetto esteriore che la lega ad un padre che non ha mai conosciuto, e che crede essere un eroe di guerra come quello del suo amico Samir.
Esma appena scopre di essere incinta non vuole per niente al mondo tenere e crescere “la bastarda di un cetnico”, ma a questa bambina, pur in un inevitabile rapporto conflittuale, poco dopo e per sempre vuole molto bene e, per proteggerla, non riesce a rivelarle il tremendo passato da cui entrambe provengono. O forse
vuole solo aspettare, cercando quel momento “giusto” che non esiste o sperando di poterlo fare nel modo meno traumatico possibile.
Ma una lista della scuola, che dispensa dal pagamento del costo di una gita i figli dei caduti in guerra, la mette alle strette, e più dei killer sanno essere violente e crudeli le giovani compagne di classe, in ogni parte del mondo ma tanto più qui, dove le ferite sono fresche e profonde.
Aveva in mente da tempo di raccontare questa vicenda e questa triste pagina di storia delle donne del suo Paese, ma la regista per farlo ha aspettato di essere a sua volta madre, un'esperienza che si può comprendere appieno solo vivendola. Solo così si puo' capirne ed esprimerne tutti i significati e le implicazioni: lucida e potente, sa quello che vuole dire e lo dice bene.

(Sergio Citterio)


Grbavica
(titolo italiano: Il Segreto di Esma, Austria/Bosnia Erzegovina/Croazia/Germania, 2006)
Regia, soggetto e sceneggiatura: Jasmila Zbanic
Musica: Enes Zlatar
Fotografia: Christine A.Maier
Montaggio: Niki Mossbock
Interpreti principali: Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev, Kenan Catic, Jasna Ornela Berry, Dejan Acimovic
90'

Trigon films 

Intervista a Giuliano Cenci

Gli articoli su Un burattino di nome Pinocchio di Mario Verger con la prestigiosa introduzione del Premio Oscar Carlo Rambaldi, pubblicati in esclusiva su Cinemino, hanno avuto un’altissima visibilità raggiungendo in pochi mesi 6.000 visitatori da tutto il mondo. Le provenienze maggiori sono: Italia, Usa, Germania, Francia, Svizzera, Inghilterra.
Abbiamo il piacere di proporre, ancora una volta in esclusiva per Cinemino, l’Intervista di Mario Verger al grande animatore italiano Giuliano Cenci, l’unico regista al mondo che ha saputo parlare direttamente al “cuore” dei ragazzi col suo capolavoro Un burattino di nome Pinocchio.
In questa intervista esclusiva diretta da Mario Verger, in assoluto la più riuscita, completa e finora mai realizzata, Giuliano Cenci, il grande Maestro di Cinema di Animazione di fama internazionale creatore di Pinocchio, dedica «ai ragazzi di tutto il mondo, e a quegli adulti che, dei ragazzi, abbiano conservato la semplicità di cuore, il senso di giustizia, e lo spirito di fraternità», il classico dell’animazione italiana di tutti i tempi.


Intervista esclusiva a Giuliano Cenci
di Mario Verger

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(Il grande animatore italiano Giuliano Cenci mentre riceve il Premio Speciale Nemoland. Fotografia con Luca Chiarotti tratta da www.scuolanemo.com)


Maestro Giuliano Cenci, come mai pensò di realizzare proprio un film su “Pinocchio”?
A metà degli anni ’60 io e mio fratello, ciascuno nel proprio campo, eravamo professionisti pubblicitari già abbastanza esperti per affrontare le difficoltà (enormi) di un lungometraggio a cartoni animati che è il sogno di ogni autore/animatore. Perché proprio Pinocchio? Perché a quel tempo non eravamo ancora sufficientemente noti presso il grande pubblico per presentare un film su un soggetto qualsiasi, ed era perciò indispensabile che il film fosse basato su un soggetto universalmente molto conosciuto e Pinocchio soddisfaceva pienamente tale necessità, basti pensare che è il libro maggiormente tradotto nel mondo dopo la Bibbia… inoltre c’era anche un altro motivo validissimo che ci convinse che Pinocchio era il soggetto ideale; infatti, tutte le versioni cinematografiche su questo soggetto fino ad allora realizzate nel mondo non avevano rispettato la vera storia scritta da Carlo Collodi.

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Ci parli della vostra produzione, sua e di suo fratello Renzo, antecedente al Pinocchio.
È difficile ricordare tutti gli spot pubblicitari e caroselli realizzati tra gli anni ‘50 e ‘60, anche perché si trattava di piccole pubblicità della durata di circa un minuto e mezzo/due minuti, che generalmente si basavano su una gag a cartoni animati alla quale si “agganciava” la parte pubblicitaria vera e propria, per illustrare i prodotti da reclamizzare, mediante una ripresa dal vero. Questi filmati a quel tempo venivano proiettati nei cinema e spesso io e mio fratello Renzo andavamo apposta a mischiarci fra il pubblico per ascoltare le frequenti risate che ci gratificavano molto. Tra le pubblicità di maggior successo posso citare la “Cera Liù” (realizzata in plastilina), varie pubblicità per mobilifici di Firenze e dintorni e una particolarissima a disegni animati per il parrucchiere per signora “Peppe” di Firenze, che fu un nostro piccolo capolavoro in quanto in quel filmato riuscimmo a realizzare un personaggio animato che si muoveva in un ambiente reale. Dal negozio usciva una modella (in ripresa dal vero) con una bellissima acconciatura, subito seguita da un cupido in volo in cartoni animati che, osservandola allontanarsi, si lascia sfuggire un sonoro fischio di ammirazione. Per quanto riguarda la televisione, allora in bianco e nero, ricordo con quanto impegno ed entusiasmo realizzai una serie di caroselli per i frigoriferi “PHILCO”. In quel periodo gli unici disegnatori eravamo io e mia moglie Albertina; mio fratello Renzo, non essendo un disegnatore, si è sempre occupato delle riprese filmate (sia dal vero che dei cartoons) e della progettazione e realizzazione dei macchinari per i cartoni animati o di adattamento di quelli acquistati, necessari nelle varie fasi di lavorazione.

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Relativamente a Pinocchio realizzaste dapprima un provino filmato?
Quando decidemmo di lanciare l’idea di realizzare un lungometraggio, la prima urgenza fu la riduzione e l’adattamento cinematografico del racconto di Collodi e la realizzazione della sceneggiatura; cose che feci personalmente e che mi tennero occupato per alcuni mesi, durante i quali l’attività pubblicitaria fu ridotta al minimo. Poi avremmo dovuto realizzare lo storyboard nonché i layout, ma con un atto non so bene se più di incoscienza o di coraggio, decisi di non farli perché non solo ci avrebbero fatto “perdere” un sacco di tempo, ma soprattutto ci sarebbero costati veramente tanto; così accantonai l’idea, anche perché lo storyboard in realtà già me lo ero ben creato chiaramente in testa, ed a questo proposito devo anche dire che alcuni colleghi registi e autori di cartoons hanno stentato a credere che effettivamente io abbia potuto realizzare questo film senza aver fatto lo storyboard…
Comunque, dopo aver preso questa decisione, mi dedicai subito a realizzare alcune delle scene più spettacolari del film da far vedere a possibili finanziatori e che avrebbero dovuto convincerli a “contribuire alla causa” e a coprire l’enorme cifra occorrente per la lavorazione (che sarebbe stata lunghissima e molto complessa). In tutto realizzai poco più di quattro minuti di filmato a colori girato su pellicola in passo professionale 35mm, le cui scene erano le seguenti: Geppetto che intaglia il burattino, Pinocchio che scaglia il martello contro il grillo parlante, Pinocchio a tu per tu con Mangiafuoco, Pinocchio il gatto e la volpe in un paesaggio di neve, una carrellata sull’osteria del gambero rosso, Pinocchio il gatto e la volpe a tavola all’interno dell’osteria, l’incontro di Pinocchio con gli assassini nel bosco di notte, due scene di Pinocchio con la fata dai capelli turchini, Pinocchio e Lucignolo in attesa di partire per il paese dei balocchi, la trasformazione di Pinocchio e Lucignolo in ciuchini, il pescatore verde che vuole friggere Pinocchio in padella. Tutto questo materiale era “muto” e semplicemente accompagnato da un commento musicale.
Le scene di questo provino, nella versione definitiva del film, vennero in parte modificate per vari motivi… per far sì che la loro durata di proiezione corrispondesse esattamente ai tempi della sceneggiatura e dei “dialoghi” (che furono realizzati solo successivamente), poi perché ritenni opportuno perfezionare la veste grafica di alcuni personaggi come il gatto, la volpe, e lo stesso Mangiafuoco…. inoltre, tutte queste scene erano state realizzate utilizzando scenografie eseguite da me personalmente, ma quando fu realizzato il film, essendo indispensabile ottenere una perfetta uniformità grafica, le dovemmo girare nuovamente con i fondali dei miei due scenografi “ufficiali”, i pittori Alberto D’Angelo e Abramo Scortecci che lavoravano così: Scortecci impostava la scenografia secondo le esigenze della sceneggiatura e del regista e D’Angelo la completava con la parte pittorica.

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Come mai per la presentazione dei provini pensò a Corrado Mantoni? E come lo contattò?
Conoscevo il suo procuratore legale, Sig. Carini, con il quale avevo collaborato in ambito pubblicitario. Fu tramite lui che mi fu possibile contattare Corrado Mantoni per proporgli di aiutarmi a presentare in modo “professionale” il materiale filmato di prova del Pinocchio. Pensai a lui perché in quel periodo Corrado era famosissimo ed in TV andava per la maggiore; a mio parere era la persona giusta per garantirmi il migliore impatto possibile con il pubblico. Corrado, da parte sua, fu entusiasta di partecipare a questa presentazione… e in effetti, con la sua professionalità, rese il mio compito molto più agevole quando nel 1966 presentai la mia idea ad un pubblico selezionato di imprenditori e professionisti fiorentini, i potenziali finanziatori del film, stando al mio fianco alla sala Stensen nel viale Don Minzoni a Firenze. Era una persona simpaticissima e molto cordiale, pronto alla battuta. Ricordo una sera a cena in un ristorante vicino a Fiesole… c’era anche Walter Chiari, che in quel periodo stava prendendo il brevetto di pilota d’aereo e cercava di convincere Corrado a fare altrettanto. “Sapessi…” diceva Walter “quando vado su con l’aereo, ho la netta sensazione di lasciare a terra tutti miei guai; solo lassù in cielo mi sento veramente libero… Perché non provi anche tu?” Corrado ci pensò un attimo, poi rispose che per lui era ancora un pochino troppo presto per andare in cielo!..
Per tornare a quel memorabile giorno alla sala Stensen, Corrado mi presentò dicendo di essere rimasto personalmente conquistato dalla mia idea e dalle belle scene che aveva già visto in anteprima, poi mi passò la parola ed io illustrai meglio quel mio progetto, i tempi di realizzazione e la spesa preventivata. Quindi vennero proiettate le scene realizzate a spese mie e di mio fratello (spese molto cospicue!). Successivamente riprese la parola Corrado e, infine, conclusi io invitando coloro che avessero avuto l’intenzione di partecipare al finanziamento del film a comunicarlo ad un noto studio legale fiorentino, dove avrebbero avuto ulteriori precisazioni circa le modalità di partecipazione agli utili, forme di tutela a garanzia dei capitali investiti, ecc. Il risultato di quella presentazione fu che della somma preventivata per realizzare il film (circa 500 milioni di lire di allora!) i finanziatori mi misero a disposizione poco più della metà, e questo mi creò non pochi problemi di coscienza…
Il dubbio principale per me era questo: spendere quei 250 milioni ed arrivare a metà del lavoro senza la garanzia di trovare il resto della somma mancante (con tutte le possibili conseguenze), oppure rinunciare al progetto del lungometraggio, alle prospettive di lavoro che già intravedevo davanti a me e ai miei sogni di giovane regista, così vicini a realizzarsi? Mi feci coraggio e presi la decisione più difficile, scelsi di cominciare ugualmente… e, come avevo sperato, il resto della somma occorrente lo trovai nel corso della lavorazione, man mano che i mezzi di informazione davano notizia dei progressi nella produzione del film.

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Ci mise molto per ideare la versione definitiva di Pinocchio e di tutti gli altri personaggi?
Pinocchio è un racconto che mi ha sempre affascinato fino da bambino, e fino da allora i personaggi di questa storia avevano spesso attraversato la mia mente; quando da adulto ebbi la necessità di focalizzare questi personaggi su carta, traducendoli in veri e propri “model sheet”, si trattò in definitiva di “prelevarli” uno per uno dalla mia mente e tradurli graficamente in modo “fisso” e “stabile”. Dunque non fu molto difficile realizzare questi personaggi; solo alcuni richiesero qualche correzione grafica in più dalla versione iniziale a quella definitiva, ma più che altro per motivi psicologici. La fata, per esempio, fu abbastanza facile perché secondo me non poteva presentarsi secondo lo stereotipo di una fata classica con tanto di bacchetta magica; doveva essere piuttosto una mamma, anche se con qualche “dono magico” in più, ma, del resto, quale mamma non è capace di “magie” dettate dall’amore materno? Pinocchio fu facilissimo, semplicemente un poco ispirato al mio modello preferito: quello illustrato da Attilio Mussino sul libro della mia infanzia. Il gatto e la volpe invece mi crearono qualche piccolo problema perché per un amante degli animali come me vi era qualche difficoltà a conciliare la dolcezza e simpatia di una volpe e di un gatto con la viscida e delinquenziale astuzia dei due lestofanti, ma alla fine credo di esserci riuscito… Geppetto non mi creò problemi di alcun genere: il modello era mio padre, ed a lui mi sono profondamente ispirato nel suo modo di parlare, di muoversi, specialmente in certi atteggiamenti. Solo nella barba e nei baffi si differenziava da lui; mio padre infatti non li aveva, ma per il resto erano la stessa persona. Ed a mio padre mi ispirai anche quando, nel corso della lavorazione del film, lui morì improvvisamente proprio quando mi accingevo a realizzare l’animazione della scena di Pinocchio che piange sulla tomba della fata: in quel pianto dirotto e disperato di Pinocchio è rappresentato tutto il mio dolore per la sua morte che mi colse assolutamente impreparato. Il grillo parlante fu tra i personaggi che mi impegnarono un po’ di più perché c’era il rischio che ne scaturisse un personaggio antipatico, saccente, petulante, e che quasi si sarebbe anche meritato di essere schiacciato dal martello; per fortuna riuscii ad ingaggiare la CDC di cui era allora direttore Lauro Gazzolo, e lui accettò di buon grado di dare la voce proprio al grillo parlante; rielaborai allora il mio piccolo grillo immaginandolo con la voce di Gazzolo, e ne venne fuori il simpatico personaggio del mio film! Anche Il personaggio del pescatore verde presentava qualche problema perché non doveva essere caricaturale, ma neanche troppo umanizzato; doveva essere solo una specie di “omaccione” anatomicamente quasi normale, ma con qualcosa di “strano” ed assolutamente fuori dell’ordinario. Un abbigliamento semplicissimo e ridotto al minimo, insieme ad un gran cespuglio di alghe al posto dei capelli nonché il colore verde della sua pelle risolsero il problema. Pochi problemi anche per Lucignolo; bastava disegnarlo come un ragazzo magro, trasandato e piuttosto brutto, mettergli anche una voce un po’ antipatica, ed il gioco era fatto! Quasi nessun problema anche per il simpatico cane Alidoro e per gli altri personaggi secondari del film.

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Visto che Pinocchio è un capolavoro creato da un’intera famiglia fiorentina, ci parli un po’ di alcuni dei familiari che parteciparono al film. Innanzitutto in più di un’intervista lei parlò di suo padre.
Come ho detto altre volte, mio padre Guido è stato per me una grande fonte di ispirazione, e sono sempre rimasto affascinato dalle sue doti di intelligenza, capacità ed addirittura “genialità”. Era appassionato di meccanica, come del resto mio fratello Renzo, e loro due costituivano una coppia dalle capacità incommensurabili; basti pensare che quando avevo 18 anni e stavo faticosamente cercando di entrare da autodidatta nel mondo dei cartoni animati, per poter proseguire nei miei esperimenti di animazione mi era assolutamente indispensabile una cinepresa da cartoni animati professionale a passo 35mm, ma la mia era una famiglia con poche possibilità finanziarie e solo la loro genialità poteva venire in mio soccorso; acquistarono a rate una vecchia cinepresa a passo 16mm, la smontarono per studiarne il funzionamento, e ne costruirono un’altra, più grande, con caratteristiche professionali a passo 35mm. Esteticamente non era bella a vedersi; esternamente si presentava come una specie di cubo metallico con la parte ottica ricavata da un obiettivo di una vecchia macchina fotografica, ma era perfettamente funzionante e permetteva di fare delle ottime riprese filmate professionali di cartoni animati essendo dotata di scatto singolo e montata su un rudimentale ma solido impianto verticale, con un piano di ripresa munito di lampade che illuminavano il piano stesso con una angolazione a 45°. Mio padre non amava la parola “impossibile” e traduceva questa sua convinzione in atti pratici; ad esempio all’inizio degli anni ’40, poco prima della seconda guerra mondiale, un “lampo” del genio di mio padre permise alla nostra famiglia di mantenersi aggiornata, sia culturalmente sia riguardo agli avvenimenti bellici. A quel tempo infatti la televisione non esisteva ancora e la radio era un bene di lusso che pochi potevano permettersi; l’unica fonte di informazioni per la popolazione erano i giornali, ma anche questi avevano un costo che da una famiglia come la nostra non poteva essere sostenuto senza incidere sulle strette necessità vitali. Era tuttavia indispensabile seguire da vicino l’andamento della situazione, soprattutto sotto l’aspetto politico e militare che ormai era foriero di guerra imminente. Mio padre aveva solo la licenza di quinta elementare, ma come ho detto era dotato di una intelligenza eccezionale, ben superiore alla norma, e pensò di risolvere il problema dell’informazione nell’unico modo per noi possibile; acquistò un manuale per costruirsi da solo un apparecchio radioricevente a cristalli di galena, e anche tutto il materiale occorrente che fortunatamente non aveva costi troppo elevati. In breve tempo riuscì perfettamente nell’intento, dotando anche l’apparecchio di ben tre diverse diramazioni di ascolto con auricolari a cuffia, in modo che addirittura tre persone potessero ascoltare contemporaneamente la trasmissione, e lo installò nel comodino della sua camera da letto. Ricordo con quanta soddisfazione il babbo mi porse una delle cuffie facendomela mettere alle orecchie; credo che in quel momento stessero trasmettendo una commedia e rimasi stupito per la nitidezza delle voci degli attori che si udivano con grande chiarezza e senza alcun fruscio. Ma tra i tanti episodi e aneddoti riguardanti mio padre, vale la pena di citarne uno della sua gioventù avvenuto durante la guerra 1915-18 quando lui aveva 30 anni. Era stato richiamato alle armi per essere inviato al fronte di guerra, ma mio padre era un obiettore di coscienza ante litteram e non poteva certo dichiararlo pena la fucilazione; lui però non poteva accettare di dover sparare ad altri esseri umani che come lui avevano il solo torto di essere stati inviati a fare la stessa cosa sul fronte opposto. Pensò allora di sfruttare la sua passione per la meccanica (che però era solo un hobby perché in realtà era un semplice operaio all’acquedotto del Comune di Firenze e non era mai stato un meccanico professionista!)… il Ministero della guerra aveva emesso un bando grazie al quale i meccanici professionisti potevano evitare di essere inviati al fronte di guerra, per essere invece inviati alla fabbrica di armi di Terni. Ovviamente dovevano però dimostrare di essere veramente meccanici esperti mediante la esecuzione di una prova, il cosiddetto “capolavoro” che consisteva nel realizzare, senza l’ausilio di nessun macchinario ma solo con l’uso di un banco munito di morsa, nonché una semplice sega a ferro ed alcune lime a ferro, un perfetto incastro a “coda di rondine”. Mio padre dunque rischiava veramente grosso se avessero scoperto il suo tentativo di bluff, ma il suo capolavoro risultò talmente perfetto che fu ammesso ai primi posti in graduatoria per essere inviato alla fabbrica di armi… e fu lì che infatti andò…
Mio fratello Renzo assomigliava molto a nostro padre per capacità, intelligenza e genialità. Inoltre era appassionato di fotografia, e sia in bianco nero che a colori realizzava delle foto stupende! Per questo affidai a lui la responsabilità del reparto “riprese filmate”, in qualità di direttore della fotografia, del nostro film lungometraggio. Inoltre, benché non sia mai stato un disegnatore, Renzo era tuttavia un ottimo pittore non professionista. Aveva inoltre, come ho detto prima, grandi capacità nel progettare e costruire alcune particolari attrezzature cinematografiche per la realizzazione dei nostri cartoons. Era altresì bravissimo nel lavorare il ferro battuto ed il rame a fogli dai quali, a sbalzo, ricavava bellissimi pannelli decorati. Ma era anche un bravissimo elettricista, sia pur sempre a livello di hobby… infatti la nostra prima moviola 35mm, che riuscimmo ad avere (ad un prezzo puramente simbolico) solo perché la ditta cinematografica che la possedeva la giudicò non più riparabile, riuscì a ripararla Renzo, che aveva già capito dov’era il difetto e che in poco tempo la rese nuovamente e perfettamente funzionante!…
Anche la maggiore delle mie due sorelle ha preso parte alla lavorazione del nostro film con le mansioni di segretaria di produzione, svolgendo con puntualità e precisione il suo non facile compito.
Mio nipote Alessandro invece, figlio di Renzo, a sua volta si è dimostrato degno erede del padre e del nonno; anche lui appassionato di riprese filmate e di fotografia, ha partecipato alle riprese del film di Pinocchio in qualità di secondo operatore in una équipe di quattro operatori.
Tengo a ribadire ancora una volta la mia gratitudine a tutti i miei familiari che con me presero parte a questa straordinaria impresa. A coronamento del tutto un grazie particolare lo devo a mia moglie Albertina, che mi ha sempre sostenuto, sia moralmente sia tramite la sua attiva collaborazione di scompositrice e pittrice, fino dal tempo in cui eravamo fidanzati… come un angelo custode mi è rimasta sempre vicina ed ha continuato a farlo non solo durante la lavorazione del film ma anche dopo, non solo nelle gioie ma soprattutto nelle tante difficoltà della vita.

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Ci parli della lavorazione del suo film.
La lavorazione del film durò complessivamente quasi cinque anni tra pre-produzione, produzione vera e propria e post-produzione. All’epoca abitavamo in una palazzina nella zona di Coverciano (Firenze), io al piano terra rialzato e mio fratello al primo piano, entrambi in appartamenti di cinque stanze. Inoltre nel seminterrato avevamo in comune un ampio e luminoso locale, originariamente destinato a rimessa per le nostre auto. Fu proprio in questo locale seminterrato che vennero realizzate le prime scene del film (presentate successivamente alla sala Stensen) e fu sempre qui che, sotto la mia direzione, cominciarono a lavorare i primi disegnatori di Pinocchio.
All’inizio si trattava di dipendenti del Comune di Firenze, delle Poste e della SIP, che prestavano la loro opera come se si trattasse di una forma di finanziamento; in quel modo, infatti, diventavano soci della nostra impresa come “associati in partecipazione” che invece di versare denaro versavano “lavoro”. Prima tre persone, poi quattro, poi cinque… Il clima era allegro, quasi goliardico, a volte mentre lavoravano intonavano cori, ma il lavoro procedeva bene ed io lasciavo loro una discreta libertà. Uno per volta i disegnatori aumentavano, alcuni anche come veri e propri dipendenti, entrando a far parte della équipe nei vari settori: scomposizione, intercalazione, reparto inchiostro, reparto colore, scenografie, ripresa. Nel gruppo c’era anche un disegnatore particolare: quello addetto alla trascrizione grafica dei filmati “guida”… per rendere reali, nel cartone animato, movimenti particolarmente complessi.
Man mano che il lavoro procedeva sentivo la necessità di un “rinforzo” anche relativamente all’animazione… infatti, la mia veste non era solo quella del regista e coordinatore di tutti i settori, ma soprattutto quella dell’unico animatore. Provammo vari animatori, ma erano o troppo lenti nel disegnare o non erano all’altezza della qualità da noi richiesta, che era quella della full animation disneyana. Alla fine, dopo alcuni mesi, arrivò finalmente quello che diventò il mio principale collaboratore all’animazione, Italo Marazzi, bravissimo animatore che consentì un ulteriore cospicuo passo avanti alla produzione. A causa della sempre più urgente necessità di spazio per accogliere tutti i collaboratori, io e la mia famiglia ci trasferimmo momentaneamente in un appartamento in affitto, mettendo cinque ulteriori stanze a disposizione della produzione del film. In quel periodo e fino alla fine della lavorazione di Pinocchio (ultimi due anni e mezzo circa), come gruppo di lavoro eravamo: due animatori, cinque scompositori, quattro intercalatori, sei ripassatori ad inchiostro, sei coloritrici, due scenografi, quattro operatori di ripresa, un disegnatore da film guida, tre addetti alla revisione e controllo delle scene finite e pronte per la ripresa, oltre alla segretaria di produzione, senza contare i commercialisti addetti alla contabilità ed un assistente legale. Pochi furono quelli che interruppero la collaborazione prima della fine della lavorazione e che furono prontamente sostituiti. Con alcuni collaboratori, come Italo Marazzi ad esempio, fu facile anche instaurare un caloroso e solidissimo rapporto di amicizia che dura oggi come allora!...

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Lei si avvalse di una consulenza d’eccezione: Mario Lorenzini nipote di Collodi.
Mario Lorenzini era amico di uno dei nostri soci finanziatori che me lo presentò perché voleva essere certo che non avremmo stravolto il racconto del Collodi, come invece aveva fatto Walt Disney con il suo “Pinocchio” realizzato negli anni ’40. A causa di questo la famiglia Lorenzini era stata in lite giudiziaria con Disney, accusato appunto di avere completamente modificato il testo di un libro conosciutissimo in tutto il mondo, facendolo apparire come una storia tirolese che ben poco aveva a che fare con il racconto originale. Mario Lorenzini, in rappresentanza di tutta la famiglia, lesse attentamente la sceneggiatura del nostro film e l’approvò con entusiasmo firmandone tutte le pagine; inoltre mi ringraziò complimentandosi con me per aver rispettato pienamente il vero spirito del racconto Collodiano, e divenne a sua volta un nostro associato in partecipazione. C’è anche un piccolo aneddoto che mi piace ricordare; in quel periodo in un cinema di Firenze era in programmazione il “Pinocchio” a cartoni animati realizzato in Russia. Lorenzini mi telefonò per invitarmi ad andare a vederlo insieme… lui lo aveva già visto ma non gli era piaciuto ed avrebbe gradito un mio parere in merito. Accettai di buon grado e già durante la proiezione convenni con lui che il film effettivamente era di scarso valore. Ad un certo punto sullo schermo apparve una scena in cui si vedeva l’ingresso del gran teatro dei burattini e l’inquadratura si soffermò sulla “cassa” (dove si paga il biglietto d’ingresso); evidentemente in lingua russa “cassa” si scrive “kakka” e Lorenzini avvicinandosi mi sussurrò all’orecchio: “vede Cenci? Quando le chiesi che genere di Pinocchio intendeva fare, è perché avevo paura che potesse assomigliare a quella parola là!”…
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Renato Rascel fu il narratore nelle scene di collegamento e cantò anche la canzone del film. Come lo conobbe?
Conobbi Rascel presso lo stabilimento di sonorizzazione River Sinc a Roma, in via Antonelli, dove stavamo registrando i dialoghi del film. Alla River Sinc, diretta dal mio amico Zoen, era di casa anche il mio carissimo amico Riccardo Paladini che a sua volta era amico di tanti grandi personaggi del mondo dello spettacolo tra i quali, appunto, Renato Rascel. Rascel era notoriamente piccolo di statura e su questo amava scherzare; in una pausa di doppiaggio ci raccontò la sensazione da lui provata quando si recò dal Presidente della Repubblica per ricevere l’onorificenza di Grand’Ufficiale, e si trovò tra due ali di corazzieri (notoriamente altissimi): ci disse che fu proprio quella situazione, un po’ imbarazzante ma anche comica a causa della differenza di statura tra lui e loro, a fornirgli l’ispirazione per quella che divenne la famosissima canzone del “corazziere”. Rascel però, per quanto fosse indubbiamente un grandissimo attore ed un grande comico, era tuttavia un personaggio molto difficile da dirigere in un doppiaggio, ed era anche un po’ permaloso. Posso fare un esempio con una delle scene in cui prestava la sua voce come “narratore” nella quale doveva parlare delle “peripezie” di quel pezzo di legno che poi finì nelle mani di un falegname di nome Geppetto… Rascel, che era un grande improvvisatore di indiscutibile valore creativo, ritenne di modificare il testo della narrazione che gli avevo dato, dicendo “peripenonne” anziché “peripezie”. Io gli obiettai subito che quella battuta, per quanto carina, a mio giudizio non era adatta per inserirla nel film. Lui si adeguò alla mia correzione, ma si arrabbiò molto…
Il difficile carattere di Rascel si intuisce anche da un altro fatto; le musiche del film non furono solo del maestro Vito Tommaso ma anche dello stesso Renato Rascel, specialmente per quanto riguarda la canzone che accompagna tutti i titoli del lungometraggio… in pochi però sanno che questa non è la canzone originale; Rascel e Tommaso avevano scritto per prima un’altra canzone, che indiscutibilmente era molto bella (sulle note del motivo principale che tutt’ora accompagna il film specialmente nelle scene della fata e nella scena finale della trasformazione del burattino in bambino vero), però si trattava di una canzone molto meno allegra e troppo seria, almeno per come la desideravo secondo la mia concezione. Le parole di quella canzone oggi non le ricordo più bene, salvo quelle iniziali che erano queste: “di tutte le teste di legno che esistono al mondo… la mia testa di legno son certo non è la più dura… c’è gente che non sa più amare… non crede più a niente… di nulla ha paura…”
Il regista ero io e, ovviamente, Rascel e Vito Tommaso dovettero rifare la canzone che divenne quella attuale, ma Rascel non gradì per niente.

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Il suo Pinocchio è stato doppiato dai più grandi doppiatori dell’epoca: come avvenne l’incontro con Riccardo Paladini?
Conoscevo Riccardo Paladini da molti anni per rapporti di lavoro in campo pubblicitario e documentario, e mi rivolgevo a lui ogni volta che mi serviva qualche voce particolare di doppiatori perché lui conosceva personalmente tutti i più grandi attori e doppiatori dell’epoca. Con il tempo diventammo molto amici ed il ricordo di lui resterà sempre tra quelli a me più cari. Per quanto riguarda il “doppiaggio” di Pinocchio, in senso letterale, non fu mai fatto… i doppiatori infatti, eseguono un doppiaggio solo quando viene proiettata una scena muta e loro, guardando in proiezione i movimenti labiali, ci mettono la voce. Invece La C.D.C. (Compagnia Doppiatori Cinematografici), che registrò i dialoghi del nostro film, non recitò osservando scene mute proiettate sullo schermo perché era il 1966 e le scene dovevano essere ancora disegnate… i doppiatori si limitavano a recitare la sceneggiatura leggendo i vari testi come si fa nelle prove teatrali. Il doppiaggio nel vero senso del termine fu realizzato solo relativamente ai pochi minuti di scene mute già realizzate per la presentazione all’Istituto Stensen… e quando il grande Lauro Gazzolo (allora direttore della C.D.C.) vide in proiezione quelle scene, si lasciò andare a questo commento: “Mi da' sempre una grande soddisfazione doppiare i cartoni animati, ma quando poi sono di un livello così alto, ancora di più!”…
La voce di Pinocchio, la più importante, è di Roberta Paladini, la nota attrice figlia di Riccardo Paladini, che allora aveva appena 11 anni, ma per quanto io e suo padre fossimo amici, non fu per questo che a Roberta fu affidata questa importantissima parte nei dialoghi del nostro lungometraggio. Riccardo, persona correttissima oltre che di grandissima esperienza in campo cinematografico, aveva già intuito che sua figlia Roberta poteva essere adatta a prestare la sua voce a Pinocchio, ma non mi disse niente; si limitò solo ad inserire Roberta nel gruppetto di cinque o sei ragazzi e ragazzine candidati a sostenere un provino per lo stesso ruolo. Senza sapere di chi erano le voci, ascoltai più volte i provini registrati finché scelsi la voce che sarebbe stata quella di Pinocchio, e solo a quel punto seppi che la prescelta era Roberta. Altri doppiatori per i ruoli più importanti del film furono: Geppetto: Roberto Bertea; la Fata: Vittoria Febbi; Il gatto: Manlio De Angelis; la Volpe: Sergio Tedesco; Grillo Parlante: Lauro Gazzolo; Lucignolo: Flaminia Jandolo; il pappagallo: Luigi Pavese; tonno: Nino Pavese; Mangiafuoco: Michele Gammino; Pescatore verde: Arturo Dominici.
Credo di poter raccontare un aneddoto, riguardante Roberta, che denota l’impegno e la professionalità con i quali una ragazzina di 11 anni si accingeva ad affrontare un ruolo tanto importante e difficile. Nel periodo in cui stavamo registrando i dialoghi del film, Riccardo mi raccontò che il giorno prima sua moglie si era presa uno spavento terribile; rientrando a casa, appena entrata, la signora sentì Roberta che gridava in una stanza in fondo al corridoio, la sentiva singhiozzare e piangere disperatamente! La mamma allora la raggiunse di corsa immaginandosi chissà quale tragica situazione… e invece scoprì che Roberta stava semplicemente “provando” la scena in cui Pinocchio piange e si dispera sulla tomba della fata!
Vorrei concludere queste note sui doppiatori dando anche qualche cenno su un’altra fase importante della sonorizzazione di un film; infatti, al di là del doppiaggio e della colonna musicale, non è da sottovalutare neppure la colonna degli “effetti sonori”. Anche se la figura caratteristica del “rumorista” sta scomparendo dato che gli effetti digitali suppliscono a tutto (o quasi), un accenno a questa fase importante di lavorazione credo che valga la pena farlo relativamente ad una scena particolare di Pinocchio, quella in cui la volpe dice (rivolta al gatto): “ho forse la faccia di chi dice bugie io?”; poiché il gatto annuisce, la volpe gli tira in testa un colpo di bastone. Ciò che desideravo era che il tecnico degli effetti sonori riproducesse il suono sordo di una zucca vuota! Era indubbiamente un rumore inconsueto ed il rumorista si adoprò con tutta la sua esperienza e la massima buona volontà per accontentarmi; provò a percuotere un pallone da foot-ball, palle di ogni tipo, recipienti vuoti o parzialmente riempiti di acqua ed altre cose ancora; ma i risultati, ascoltando la registrazione di questi suoni, non erano quelli desiderati. Ad un certo punto, scoraggiato, il rumorista fece un gesto sconsolato e col suo simpaticissimo dialetto romanesco mi disse: “senta dotto’, io c’ho provato… a me nu’mme riesce proprio, che ce posso fa’?...”
Per la verità a me un’idea era venuta, ma tanto mi sembrava assurda che sul momento ritenni opportuno non parlarne a nessuno. Sospesi la registrazione degli effetti e mi recai nel mercato ortofrutticolo adiacente allo stabilimento di sonorizzazione. Qui, su una bancarella, vidi dei bellissimi e grandi cocomeri. Quando il venditore si accorse che ne ero interessato cominciò a decantarne la bontà. Scelsi il più grosso, lo pagai e… subito dopo gli chiesi, con pagamento di un ulteriore compenso, di praticare nel cocomero una apertura, più piccola possibile, che fosse però sufficiente a svuotare completamente il frutto di tutta la sua succosa e saporita polpa! Probabilmente avrà pensato di trovarsi di fronte ad un matto! Quando poco dopo tornai in sala di registrazione con il cocomero vuoto, il rumorista provò a percuoterlo con il palmo della mano e l’effetto sembrò abbastanza convincente. Effettuammo la registrazione e… “buona la prima!”: quel suono era perfetto e così fu inserito in quella scena del film.

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Terminato il film cosa avvenne? Lei ebbe un contatto col direttore della Titanus?
Era l’inizio di settembre del 1971; io mi trovavo ancora a Roma perché la sera precedente il mio film, appena ultimato, era stato presentato in anteprima alla stampa ed agli altri mezzi di informazione. Stavo preparando i bagagli per tornare a Firenze, quando in albergo mi raggiunse una graditissima telefonata; si trattava di Goffredo Lombardo, allora direttore generale di una delle più grandi case di distribuzione mondiali: la TITANUS. Io, oltre che regista e autore del film, a quel tempo ero anche amministratore unico della Società che deteneva tutti i diritti di sfruttamento del nostro lungometraggio. Lombardo mi disse che era stato presente anche lui alla presentazione del film, e che desiderava parlarmi con la massima urgenza; ovviamente non me lo feci ripetere due volte! Lasciai perdere i bagagli, chiamai un taxi e mi precipitai alla sede della Titanus… e fui subito ricevuto dal direttore generale nel suo ufficio. Lombardo mi fece sedere mentre lui, al di là della scrivania, rimase in piedi giocherellando con i suoi occhiali facendoli roteare tra le dita della mano destra. “Cenci - mi disse subito - quello che lei ha davanti è il contratto di distribuzione mondiale del suo film. Le dico sinceramente che quando ieri sera l’ho visto me ne sono innamorato! Purtroppo abbiamo poco tempo perché ormai siamo a ridosso delle festività natalizie, ma la Titanus è un colosso e vedremo di farcela; in questi tre mesi faremo a tempo di record manifesti, locandine e quant’altro perché il film possa uscire per Natale in tutti i più importanti paesi del mondo! Lei firmi questo contratto e poi dovrà solo stare a vedere quale successo farò avere a questo film!...” Quella mattina di settembre 1971 avrei dovuto firmare di corsa quel contratto e tornarmene a Firenze, felicissimo! Invece, pensando che molti dei miei finanziatori mi avevano affidato tutti i lori risparmi per fare quel film, un errato senso di gratitudine mi fece balenare l’idea che forse era meglio renderli partecipi di questa fantastica offerta, e quindi dare loro anche la possibilità di accettarla o meno, anche se, personalmente, ero convinto che un’occasione del genere nessuno se la sarebbe fatta scappare! Chiesi a Goffredo Lombardo tre giorni di tempo per tornare a Firenze, convocare l’assemblea di tutti i soci finanziatori, ricevere la loro approvazione, e quindi sarei tornato a Roma per firmare il contratto. Sia pure a malincuore il dott. Lombardo mi concesse questa piccola dilazione raccomandandomi di non tardare neanche un’ora di più. A Roma però, per firmare quel contratto, non potei più tornarci perché la maggioranza dei finanziatori rifiutò di accettare. Purtroppo i miei soci, assolutamente inesperti riguardo il complesso mondo cinematografico, dettero troppa importanza al fatto che la Titanus (dal momento che il nostro film era già ultimato e non ancora in lavorazione) non prevedeva il cosiddetto “minimo garantito”, che in realtà significava solo che la casa di distribuzione avrebbe garantito alla Società di produzione, comunque fossero andati gli incassi del film al botteghino, un rientro finanziario di una certa quota dei capitali investiti (generalmente non più del 30-40% del capitale). Ma che importanza avrebbe potuto avere una “garanzia” del genere? Del resto la Titanus, distribuendo il nostro film, avrebbe speso capitali immensi solo per fare doppiaggi in lingua inglese, francese e probabilmente altre lingue, centinaia di stampe di pellicole nelle varie edizioni, manifesti, locandine e tantissime altre spese di lancio pubblicitario attraverso i media: credo che nessun minimo garantito avrebbe potuto darci garanzie maggiori di queste. Durante la riunione ero quasi riuscito a convincere la maggioranza dei soci a sostenere la mia tesi… purtroppo però intervenne quello di loro che aveva investito la quota maggiore, l’ingegner Giordano Rota (uno dei più importanti industriali milanesi e proprietario di una catena di cinema in Piemonte ed in Lombardia) il quale aveva personali motivi di risentimento nei miei confronti perché, contro il suo parere, avevo fatto fare la colonna musicale a Rascel e Tommaso anziché a Nino Rota come invece voleva lui. Il suo intervento prevalse su tutti riuscendo ad intimorire l’assemblea con queste parole: “Se vi azzardate a dare il film alla Titanus – tuonò – io vi sbatto una causa per cattiva conduzione della Società, che ve la ricorderete finché campate”. La riunione, praticamente, terminò qui. Se fossi stato perfettamente lucido mi sarei altamente infischiato di tutto ciò e sarei corso a Roma a firmare il contratto con Goffredo Lombardo; ero l’amministratore unico nonché l’autore del film, avevo tutti i titoli pienamente legali per farlo, ma non lo feci… ero giovanissimo, alla mia prima esperienza cinematografica, e se avessi avuto solo un pizzico in più di malizia e di esperienza del mondo dello spettacolo avrei capito tranquillamente che si trattava di un bluff, di una ripicca, non ci sarebbe mai stata nessuna causa (come infatti mi disse molto tempo dopo, con tono sarcastico, proprio il legale di Rota!). Invece la mia serietà e il mio “senso del dovere”, insieme allo sconforto causatomi da quella riunione, mi fecero desistere nel “rispetto della parola data”… avevo concesso a quelle persone la possibilità di dire di “no” e mi sentivo obbligato ad onorare quell’impegno morale, benché il coraggio di andare avanti non mi sarebbe mancato neanche quella volta. Rifiutata la Titanus si dovette aspettare più di un anno per vedere il film proiettato nei cinema, distribuito da piccoli “indipendenti regionali” i quali non solo non avevano i mezzi finanziari per lanciare pubblicitariamente il film in modo adeguato, ma oltretutto, scoordinati com’erano, non fecero uscire il film contemporaneamente in tutta Italia; a Natale usciva in una regione, a Pasqua in un’altra, e così via. Cosa ancora più grave, uscendo con tanto ritardo nelle sale cinematografiche, “Un burattino di nome Pinocchio” era stato anche battuto sul tempo da Luigi Comencini che uscì in televisione nel 1972 con il suo Pinocchio interpretato da Andrea Balestri, Gina Lollobrigida nelle vesti della fata, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nei panni del gatto e della volpe, e Nino Manfredi in quelli di Geppetto… e molti spettatori non vennero a vedere il mio film al cinema pensando che fosse quello di Comencini.

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Dopo molti anni, Pinocchio rimane il classico dell’animazione italiana del XX Secolo nonché la versione più riuscita del celebre burattino di Collodi. Ultimamente lei si è incontrato con altri due grandi dell’animazione internazionale: Don Bluth e Gary Goldman. Come è stato l’incontro?
L’incontro è avvenuto nel novembre del 2005 nel corso delle manifestazioni NEMOLAND organizzate dall’Accademia delle Arti Digitali NEMO di Firenze, presso la quale insegno animazione. Tali manifestazioni si sono svolte presso l’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana a Firenze, dove Don Bluth e Goldman, due ex animatori della Disney ed oggi famosi autori e produttori di cartoons, ospiti della Soc. NEMO, hanno tenuto un seminario nell’aula magna dell’Istituto d’Arte sul tema delle attuali prospettive per quanto riguarda l’animazione tradizionale in 2D, e la sua evoluzione fino alla attuale tecnica digitale 3D. I due ospiti non parlavano l’italiano, ma alcune traduttrici simultanee ci hanno permesso una buona possibilità di dialogo negli intervalli e anche al pranzo, svoltosi presso la mensa dell’Istituto, dove eravamo allo stesso tavolo. Goldman e Bluth sono persone simpaticissime, dei veri “compagnoni”, sempre pronti alla battuta e allo scherzo. Durante la conversazione tra le altre cose è stata fatta la constatazione che, quando loro due si staccarono dall’organizzazione Disney per iniziare a lavorare autonomamente, impiantarono la loro attività in un garage… e Disney stesso, all’inizio della sua attività, lavorò in alcuni locali che erano stati adibiti a rimessa… così, a mia volta, ho fatto notare che, curiosamente, anch’io avevo iniziato la lavorazione del mio film in una rimessa per auto. Subito Don Bluth mi ha detto, ridendo: “stai a vedere che abbiamo fatto una scoperta: si potrebbe dire che piuttosto che essere dei bravi disegnatori, per avere successo con i cartoons, basterà solo iniziare l’attività in una autorimessa!...”
Naturalmente abbiamo parlato anche di cose più serie, come confrontare le nostre reciproche opinioni sul futuro del cartone animato classico in full animation, e siamo tutti perfettamente d’accordo sul fatto che questo imperversare di films lungometraggi in animazione digitale 3D (che tra l’altro sono molto più costosi del cartoon tradizionale della migliore qualità) sia un fenomeno solo temporaneo; si tratta infatti di un ciclo destinato, se non a concludersi, certamente a ridimensionarsi nel giro di pochi anni. Non c’è dubbio che attualmente il disegnatore ha delegato la sua capacità creativa praticamente a delle macchine e che non è affatto necessario che chi aziona le apparecchiature digitali per realizzare il 3D sia anche un disegnatore; è sufficiente una persona che sappia usare il digitale e sia dotata di una buona fantasia. Ma l’animazione digitale non è più una novità come qualche anno fa e sta già stancando lo spettatore medio (basti vedere gli incassi al botteghino di alcuni film in 3D degli ultimi anni) e prima o poi la natura istintiva del disegnatore-animatore creativo si ribellerà a tutto questo, riprendendosi la parte che gli spetta di diritto e che ha reso grande l’Arte dei cartoni animati… e sarà di nuovo la mano dell’animatore a far muovere i propri personaggi e a conferirgli calore e personalità, piuttosto che le apparecchiature del digitale che li rendono freddi e impersonali. Ma certamente le possibilità del digitale sono state, sono e saranno sempre utilissime, specialmente per tutto ciò che riguarda gli effetti speciali e il colore, come supporto al cartone animato tradizionale. Qualcuno mi ha definito il “Don Chisciotte” del cinema di animazione italiano; forse chi mi ha definito così non è molto lontano dal vero visto che oggi, con qualche anno in più rispetto a quando ho realizzato Pinocchio, non mi sono ancora arreso ed ho tanti progetti e sogni nel cassetto!…

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(Giuliano Cenci)

Intervista esclusiva a Giuliano Cenci di Mario Verger


Tutte le immagini sono tratte da Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci. Immagini utilizzate dietro consenso dell'autore.

Testo © Mario Verger, 2007. Tutti i diritti riservati

Saturno contro

Saturno contro
di Ferzan Ozpetek

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Una generazione di quarantenni che ha vissuto la sua giovinezza negli anni ottanta e novanta, in piena crisi delle ideologie ed esaltazione della realizzazione economica del singolo, si trova a fare i conti alla soglia della maturità con la necessità di riscoprire il senso del ‘gruppo’ in un momento come quello attuale in cui la crisi economica, lo spettro delle nuove malattie e il terrorismo internazionale hanno reso il senso della vita più precario e più fragile. La morte non è più soltanto un fantasma lontano e il bisogno di protezione e di immortalità non si cerca più soltanto nella realizzazione personale e nella sicurezza economica ma anche nella protezione degli altri che, in assenza della famiglia tradizionale ormai terremotata, si trova nell’amicizia e nella creazione di famiglie allargate e non istituzionali.In questa ottica i nostri personaggi si trovano a confrontarsi con il tema della SEPARAZIONE e con l’impossibilità di accettarla.Cosa succede se invece di nascondere, negare, rimuovere i cambiamenti sentimentali, ci si trovasse a tirare tutto fuori, a non nascondere più niente, a confrontarsi con i propri segreti, desideri, voglia di nuovi rapporti e sentimenti? Come si fa a NON SEPARARSI MAI, anche quando tutto intorno a te ti chiede di farlo?

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(Ferzan Ozpetek durante la lavorazione del film)

La critica sembra non sapere come prendere Ferzan Ozpetek. Aveva lodato Il bagno turco, più o meno ignorato Harem suaré e quindi affilato le armi contro Le fate ignoranti, uno tra i film più discussi a livello popolare degli ultimi anni (il che rappresenta comunque un enorme risultato in un panorama cinematografico asfittico che produce il suo migliore risultato commerciale il 26 dicembre con il solito film di Natale) di più contro La finestra di fronte (sottovalutata opera sul tema della memoria) e Cuore sacro. Le fate ignoranti, croce e delizia - immaginiamo - per il regista in quanto punto di non ritorno nella sua carriera, spesso trattato dai parrucconi della critica alla stregua di un melodrammone dai facili effetti era in realtà un film più complesso di quanto potesse apparrire all’occhio distratto. Parlava di morte, di separazione, di solitudine ma anche di solidarietà, di amore, di un concetto di famiglia allargata che non poteva non lasciare il segno. E non solo: aveva anche il merito di fornire agli attori una serie di ruoli per loro spesso inediti (la bravissima Margherita Buy non moglie nevrotica come spesso i registi la vogliono vedere, un Gabriel Garko che per qualche minuto pareva addirittura recitare, Stefano Accorsi in un ruolo dalle sfumature più complesse di quelle su cui aveva potuto contare fino ad allora, la brava Rosaria De Cicco che si vorrebbe vedere più spesso e una Erika Blanc che faceva ritorno sul grande schermo dopo numerose partecipazioni in incolori prodotti televisivi).
Il gioco con gli attori riesce anche in Saturno contro, dove Ozpetek offre ruoli a una bravissima Isabella Ferrari (che negli anni è riuscita a fare dimenticare il suo passato di lolita alla corte di Boncompagni e non era facile), Ambra Angiolini (che sul grande schermo è credibile non perché sul piccolo ci stesse già a 15 anni a fare l’impunita ma proprio perché da questo è uscita indenne, con una credibilità che la rende oggi difficilmente inquadrabile), Stefano Accorsi (in un ruolo che gli offre la possibilità di uscire da una sorta di stato di appannamento in cui pareva essere scivolato nel tempo) e ancora Margherita Buy, Ennio Fantastichini, Pierfrancesco Favino e l'habitué Serra Yilmaz.
Il tema della separazione in realtà sembra sottindere un discorso sull’amicizia come unico rifugio di salvezza dal male della vita. Per sviscerarlo, Ozpetek richiama gli attori de Le fate ignoranti (Buy, Accorsi, Yilmaz) e affianca loro alcuni volti nuovi per il suo cinema. Poi prende i personaggi e li immerge in un contesto che del film citato prende a prestito molti elementi e luoghi.
Se nelle sue prove migliori il regista è sempre riuscito a trattare di sentimenti profondi parlando al cuore e senza scivolare nel facile melodramma, qui questo equlibrio appare a tratti più difficile, non aiutato da un certo formalismo visivo che in alcune situazioni sembra quasi didascalico con il risultato di appesantire la storia.
Da vedere comunque, magari superando il pregiudizio sui film italiani che hanno come protagonisti dei quarantenni in crisi, qui ci si può trovare molto di più.
Bravi gli interpreti, con Margherita Buy e Milena Vukotic una spanna sopra gli altri.

(Gregorio Cannavacciolo)

 
Ozpetek sa dipingere efficaci affreschi sul tema dell'amicizia (almeno questo ha fatto ne Le fate ignoranti). Anche Saturno contro parla di amicizia, di amicizia come rifugio e salvezza dal male della vita (dalla morte, la separazione più estrema da chi si ama), di come il concetto di famiglia sia diverso da quello che alcuni fingono di difendere a spada tratta, di come l'amore non conosca regole scritte né schemi fissi da seguire (come nel caso della separazione tra i personaggi di Margherita Buy e Stefano Accorsi, con lei pronta a capire dopo l'iniziale perplessità) e lo sa fare bene perché va all'essenza delle cose e non si lascia mai tentare dalla via d'uscita facile per le storie che racconta. Il problema di Saturno contro è che questi elementi ci sono ma che si lascia anche tentare da ogni luogo comune cinematografico possibile per raccontare un dramma: l'ospedale (e qui va bene), la casa vuota sul mare, il pianto sugli scogli, il manifesto pubblicitario ammainato per sottolineare la fine di una vicenda. E qui va meno bene. Ciò che funzionava perfettamente ne Le fate ignoranti (di cui Saturno contro riprende le atmosfere e qualche volto), sembra non funzionare affatto qui. Qualche personaggio è troppo abbozzato e finisce con l'essere solo di contorno, e non sembrerebbe questa l'intenzione, qualche vicenda viene lasciata in sospeso quando meriterebbe qualche riga di sceneggiatura in più. La facilità che Ferzan Ozpetek ha in passato dimostrato di avere nello scrivere le sue storie, anche le pagine meno facili, qui pare latitare e il tutto si fa pesante, poco probabile, e il personaggio di Margherita Buy che pare riuscire a capire il tradimento del marito tanto da non provare astio nei confronti della sua rivale, è meno credibile di quella che nel film precedente si buttava in un mondo a lei sconosciuto, quello della seconda vita del marito scomparso.
Ozpetek è anche un capace direttore di attori (e non attori), tanto da potersi permettere scelte sulla carta azzardate (chi non ricorda, nel film più volte qui citato, un Gabriel Garko nell'unico ruolo in cui sia apparso credibile nella sua carriera?) ma qui sembra concentrarsi unicamente su pochi personaggi: quello interpretato da Ennio Fantastichini (sempre bravissimo), quello di Ambra Angiolini (cui regala le scene migliori, in cui se la cava decisamente bene), quelli secondari di Lunetta Savino (bravissima sempre), Filippo Timi, Michelangelo Tommaso e Milena Vukotic, infermiera resa amara da anni d lavoro. Stefano Accorsi non fa una grande figura recitando per l'ennesima volta lo stesso ruolo, Isabella Ferrari fa poco più di un'apparizione e l'osannato Luca Argentero ha giusto le due espressioni due che il ruolo richiede.
Deludente proprio perché si sarebbe tentati di attendersi di più da un film che una confezione da fiction televisiva e qualche situazione molto riuscita persa in una storia raccontata altrimenti con un eccesso di convenzione. E 110 minuti sono troppi.

(Roberto Rippa)

Saturno contro
(Italia, 2007)

Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli
Musiche: Neffa
Fotografia: Gian Filippo Corticelli
Montaggio: Patrizio marone Shore
Interpreti principali: Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Serra Yilmaz, Ennio Fantastichini, Ambra Angiolini, Luca Argentero, Filippo Timi, Michelangelo Tommaso, Isabella Ferrari
110'



Sito ufficiale

Mario Verger intervistato da Daniela Sgambelluri

Mario Verger intervista01
(Mario Verger intervistato da Rai International)

Daniela Sgambelluri ha intervistato per SuperEva il "nostro" Mario Verger, che parla dei suoi trascorsi e dei suoi progetti futuri.
L'interessante intervista rappresenta un'occasione per approfondire la conoscenza con il regista di animazione conosciuto a livello mondiale, nostro collaboratore da anni.

Trovate l'intervista qui.

60 anni di cinema in Ticino

60 anni di cinema in ticino01
(Locandina di Donato Di Blasi)

Come annunciato, si apprestano ad iniziare le celebrazioni per il sessantesimo del Festival internazionale del film di Locarno. Primo appuntamento, tra i tanti previsti, una serie di proiezioni, che si terranno nella Svizzera italiana, organizzate dal gruppo 59+1 Festeggiamo il festival del film in collaborazione con vari enti pubblici.
Di seguito la presentazione dell'iniziativa e il programma completo delle proiezioni.

una selezione
di documentari
recenti


Massagno
Cinema LUX
GIO 08.03
Ingresso libero

13.00
SANS MOI
di Danilo Catti, 2005, 75’, v.o. fr. (sott. it., ingl.)
Ass. Treno dei Sogni e TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana, con il sostegno
dell’Ufficio Federale della cultura, Repubblica e Cantone Ticino, Città
di Ginevra, Lotteria Romanda, Percento Culturale Migros. Festival: Giornate
del Cinema Svizzero di Soletta, Castellinaria, Nyon, Bruxelles, Israele, Amsterdam.

14.25
SOGNO DI TANGO
di Jesse Allaoua, 2003, 52’, v.o. it. (sott. ingl.)
Prodotto da: Ventura Film in coproduzione con TSI – Televisione Svizzera di
lingua italiana, Repubblica e Cantone Ticino, Festival: Giornate del Cinema
Svizzero di Soletta 2004.

15.30
APERTURA E DIBATTITO
NUOVI SUPPORTI
E NUOVI LINGUAGGI
NEL DOCUMENTARIO
Relatori: Villi Hermann, Jesse Allaoua, Jean Perret,
Alessandro Signetto, Gaetano Stucchi.
Moderatore: Antonio Mariotti.
Saranno presenti: Luciano Rigolini, Fabio Fumagalli,
Domenico Lucchini, Marco Müller, Luisella Realini,
Federico Jolli, Frédéric Maire, Chicca Bergonzi.

17.30
SIACHEN – UNA GUERRA PER IL GHIACCIO
di Mario Casella e Fulvio Mariani 2005, 82’, v.o. it.
Prodotto da: Iceberg-Film in co-produzione con TSI – Televisione Svizzera
di lingua italiana, con il sostegno dell’Ufficio Federale della cultura, FilmPlus
della Svizzera Italiana, DSC - Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione,
Repubblica e Cantone Ticino, Arte, Crealpina. Festival: Kendal Mountain
Film Festival 2005, Menzione Speciale; Giornate Cinematografiche di Soletta
2006, Selezione Ufficiale; Festival Int. della Montagna di Trento 2006, Selezione
Ufficiale; Int. Mountain Film Festival Graz 2006, Gran Premio; Himalaya
Film Festival 2007.

19.00
RICEVIMENTO

20.30
PEDRA. UN REPORTER SENZA FRONTIERE
di Villi Hermann, 2006, 61’, v.o. it.
Prodotto da: Imago Film, coprodotto con TSR, TSI – Televisione Svizzera di
lingua italiana, con il sostegno dell’Ufficio Federale della cultura, Repubblica
e Cantone Ticino, FilmPlus della Svizzera Italiana, Fonds de production
télévisuelle, Succès passage antenne. Festival: Giornate del Cinema Svizzero
di Soletta 2007, Alpe Adria Cinema 2007, Magyar Filmszemle, Budapest
2007.

21.45
DONDE ESTÀ SARA GOMEZ?
di Alessandra Müller, 2005, 76’, v.o. sp. (sott. it.)
Prodotto da: Amka Film Productions in coproduzione con TSI – Televisione
Svizzera di lingua italiana e Iceberg Film, con il sostegno di Repubblica e
Cantone Ticino, ICAIC Istituto Cinema Cubano, Fondation Vaudoise pour
le Cinéma / Fonds Régio, FilmPlus della Svizzera Italiana. Festival: Visions
du réel 2005, Selezione film elvetici; Festival Int. Nuevo Cine Latinoamericano,
La Habana 2005, Menzione Speciale del Consiglio Nazionale della
Casa della Cultura.

23.00
4 1⁄2
di Gianni Padlina, 2006, 54’, v.o. fr., wolof (sott.fr.)
Prodotto da: MediaKey in coproduzione con TSI – Televisione Svizzera di
lingua italiana, con il sostegno di Pacte de l’Audiovisuel, Handicap International,
Repubblica e Cantone Ticino, FilmPlus della Svizzera italiana, Fondation
Karl Popper, Fondation Ceresio. Festival: XXXII Int. Festival of Professional
Fims, TV and Videoprogramms EKOTOPFILM 2006, Bratislava. Main Prize,
Category C - Documentaries

una selezione
di film
presentati
al Festival
internazionale
del film
di Locarno


Muralto
Sala Congressi
VEN 09.03
ingresso libero

17.30
BAD TRIP TO MARS
di Fulvio Bernasconi, 1996, 18’, v.o. fr., ingl. (sott. ingl., fr.)
Prodotto da: DAVI/ECAL, con il sostegno di Actua Films, Repubblica e Cantone
Ticino, Fonction Cinéma, Fondation vaudoise pour le cinéma (Sony
Suisse). Interpreti: Jean-Pierre Gos, François Nadin, Jean-Luis Feuz, Dominic
Noble, Julie Leston. Festival: Festival Int. del Film Locarno 1996, Pardi
di domani, Premio Giuria dei Giovani nella categoria “Nouveaux talents suisses”;
Cinéma Tout Ecran 1996; Festival international du film francophone
Namur 1996; Castellinaria 1996; Festival “Genève fait son Cinéma” 1996;
Giornate del Cinema Svizzero di Soletta 1997; Festival du Film de science
fiction et de l’imaginaire de Roanne 1997, Menzione della Giuria; Toronto
Worldwide short Film Festival 1997; International Student Film Festival Tel
Aviv 1998, Menzione della Giuria; Swiss Cinema in New York 2002.

18.00
POWERFUL MEN
di Fulvio Bernasconi, 2005, 56’, v.o. ingl., shona, fr. (sott. it.)
Prodotto da: Ventura Film in coproduzione con TSI – Televisione svizzera di
lingua italiana, Repubblica e Cantone Ticino. Festival: Festival Int. del Film
Locarno 2005, Sezione Human Rights; Nominato al Prix Europa Golden
Goal Berlino 2005; Giornate del Cinema Svizzero di Soletta 2006; Festival
du Film de Quartier, Dakar 2006.

19.00
APERTURA E RINFRESCO

20..30
24 SU 24
di Villi Hermann, 1970, 27’, v.o. it.
Prodotto da: Villi Films con il sostegno dell’Ufficio Federale della cultura.
Festival: Festival Int. del Film Locarno 1970, cortometraggi fuori concorso;
Barcellona, San Sebastian, Salerno, Bilbao, Grenoble, Soletta, oltre a varie
rassegne come la “Settimana del Giovane Cinema Svizzero” al Filmstudio a
Roma 1972. Premiato a Huy.

SAN GOTTARDO
di Villi Hermann, 1977, 90’, v.o. it., ted., fr.
Prodotto da: Imago Film, FilmKollektiv Zürich, DRS, ZDF, con il sostegno di
Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Hans-Dieter Zeidler, Maurice Aufair,
Didier Flamand, Roger Jendly, Ingold Wildenauer, Mathias Gnädinger, Dimitri,
Compagnia del Collettivo di Parma, Michèle Gleizer, Michel Cassagne,
Cito Steiger, Doré De Rosa, Norbert Schweintek, Alex Freihart, Klaus-Henner
Russius, Klaus Knuth, Jürgen Cziesla, Herbert Leiser. Festival: Premio
Speciale della Giuria, Pardo d’argento, Festival Int. del Film Locarno 1977;
Festival di Cannes “L’Air du Temps” 1977; Barcellona, Perpignan, Premiato a
Figueira da Foz e a Mannheim; Festival di Sorrento, Premio De Sica.

23.00
FACE ADDICT
di Edo Bertoglio, 2005, 102’, v.o. ingl. (sott. it.)
Prodotto da: Downtown Pictures e Amka Film Productions, in associazione
con SSR / TSI – Televisione Svizzera, Mako Productions. Con il sostegno
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dipartimento dello Spettacolo,
Italia; Ufficio Federale della Cultura, Repubblica e Cantone Ticino, FilmPlus
della Svizzera Italiana. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2005, Evento
Speciale-fuori concorso; Viennale 2005; Festival di Belfort 2005, Selezione
Ufficiale Biennale 2005.


Muralto
Sala Congressi
SA 10.03
ingresso libero

10.00
FONDOVALLE
di Paolo Poloni, 1998, 74’, v.o. it.
Prodotto da: El Rayo X per SSR, con il sostegno di Repubblica e Cantone
Ticino. Interpreti: Giorgio Ginex, Marina Gabrilov-Jelmini, Hannes Schmidhauser,
Teco Celio, Ketty Fusco. Festival Int. del Film Locarno, Prospettive
svizzere 1998.

11.30
L’ASSASSINA
di Beat Kuert, 1990, 90’, v.o. it.
Prodotto da: Al castello produzioni cinematografiche, coprodotto da TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana. Interpreti: Vadim Glowna, Elena Sofia Ricci, Margaret Mazzantini, Massimo Popolizio. Festival Int. del Film Locarno
1990, Nuovi film svizzeri.

13.15
NOCAUT
di Stefano Knuchel e Ivan Nurchis, 2004, 65’, v.o. sp. (sott. it.)
Prodotto da: Amka Film Production, Fandango, F For Films, Alfredo Knuchel
Produktion, con il sostegno della TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana,
Repubblica e Cantone Ticino, Ufficio Federale della cultura. Festival: Festival
Int. del Film Locarno 2004, Settimana della critica; Festival dell’Havana 2004, Concorso Ufficiale.

14.30
UN’ORA SOLA TI VORREI
di Alina Marazzi, 2002, 55’, v.o. it.
Prodotto da: Venerdì e Bartlebyfilm, in coproduzione con TSI – Televisione
Svizzera di lingua italiana e con la partecipazione di Telepiù. Festival: Festival
Int. del Film Locarno 2002, Concorso Video, Menzione Speciale della
Giuria; Torino Film Festival 2002, Premio Miglior documentario italiano; 43°
Festival dei Popoli; 7° Maremma DOC Festival; It’s All True documentary Film
Festival, Sao Paulo; Newport Int. Film Festival, Grande Award; Kalamata documentary Festival, Silver Olive Award; Duel Award 2002; Premio Rivista del Cinematografo - Rassegna Libero Bizzarri 2002.

16.00
TI HO INCONTRATA DOMANI
di Pio Bordoni, 1989, 80’, v.o. it.
Prodotto da: CIserviceSA. Interpreti: Cochi Ponzoni, Duilio Del Prete, Sonia
Gessner, Alessandra Scaramuzza. Festival Int. del Film Locarno 1989, Programma speciale.

17.30
SALUTI DA MISTER FROG
di Pio Bordoni, 2002,10’, v.o. it.
Prodotto da: Conservatorio di Scienze Audiovisive CISA, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Tatiana Winteler, Cochi Ponzoni, Maurizio Nichetti. Festival Int. del Film Locarno 2002, Programma speciale Cineasti del presente / Pardi di domani.

CENTO VOLTE
di Mariano Snider, 1995, 18’, v.o. it.
Prodotto da: Conservatorio di Scienze Audiovisive CISA. Interpreti: Annalisa Galizia, Valentin Buergiesser, Nicola Kufahl e la quarta elementare di Acquarossa. Festival Int. del Film Locarno 1995, Pardi di domani.

L’UOMO CON LA PIOGGIA DENTRO
di Camillo Cienfuegos, 1996, 10’, v.o. it.
Prodotto da: Conservatorio di Scienze Audiovisive CISA. Interpreti: Miguel
Cienfuegos, Alessandra Cusimano, David Zurbuchen, Luisa Ferroni. Festival
Int. del Film Locarno 1997, Pardi di domani.

MISTER MIRROR
di Franco Cavani, 1985, 12’, v.o. it.
Prodotto da Franco Cavani. Voce narrante: Cito Steiger. Festival Int. del Film Locarno 1985, Programma speciale.

LADRO DI VOCI
di Andrea Canetta, 1987, 10’, v.o. it.
Prodotto da: Al Castello, coprodotto da TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana. Interpreti: Remo Girone, Silli Togni, Tatijana Winteler, Giorgio Thoeni, Pinuccia Galimberti. Festival Int. del Film Locarno 1988, Informazione svizzera.

SAX
di Danny de Ritis, 1988, 19’, v.o. fr., ingl.
Prodotto da: Danny de Ritis. Interpreti: Franco Serena, Orio Valsangiacomo,
Alistair Dube, Sipho Buthelezi. Festival Int. del Film Locarno 1988, Informazione
svizzera.

19.00
PRETTY COLORS
di Jesse Allaoua, 2000, 76’, v.o. ingl. (sott. it.)
Prodotto da: Amka Film Productions, coprodotto da TSI – Televisione Svizzera
di lingua italiana, con il sostegno dell’Ufficio della Cultura (DFI), Repubblica e Cantone Ticino, Fondo di produzione televisivo S.r.l.. Festival Int. del Film Locarno 2001, Cineasti del presente, Concorso Video.

20.30
WAALO FENDO – LÀ OU LA TERRE GÈLE
di Mohammed Soudani, 1997, 65’ v.o. wolof (sott. fr., it., ingl.)
Prodotto da: Amka Film Productions in collaborazione con TSI – Televisione
Svizzera di lingua italiana, COE – Centro Orientamento Educativo, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Saidou Moussa Ba, Bara Ngom, Souleymane Ndiaye, Mohamed Ataoui, Oumar Ba. Festival: Festival Int. del Film Locarno 1997, Cineasti del presente; Festival Int. du Films d’Amiens; 1998, Giornate del Cinema Svizzero di Soletta, Premio Miglior film svizzero; Göteborg Film Festival, Concorso ufficiale; Rencontres Médias Nord-Sud; Festival du Cinéma Africain, Premio Miglior Opera Prima; Vancouver Int. Film Festival; Lucas ’98; Premio Italia, Assisi; Festival Int. du film francophone Namur;Amnesty Int. Film Festival; Racines Noires Paris; Festival de Cinéma Int. des premières Oeuvres Québec, Toronto; Human Rights Film Festival.1999, Fajr Int. Film Festival Iran; FESPACO, Ouagadougou, Prix du Développement Humain et Durable (PNUD) delle Nazioni Unite; Festival Black Movie; Journées cinématographiques Vues d’Afriques, Montréal; Film Initiativ; Rencontres Cinématographiques Africaines; Film from the South Festival; 4th Seoul Human Rights Film Festival; 5° Calcutta Film Festival; 15° Festival Int. Del Cine de Mar del Plata; 2000, Haus der Kulturen der Welt, Berlino.

22.30
L’ARIA SERENA DELL’OVEST
di Silvio Soldini , 1990, 110’, v.o. it.
Prodotto da: PicFilm , TSI - Televisione Svizzera di lingua italiana, Monogatari.
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Antonella Fattori, Ivano Marescotti,
Patrizia Piccinini, Silli Togni. Festival Int. del Film Locarno, 1990, Concorso
Internazionale.

00.30
MURDER-THEY SAID!
di Mihàly Györik, 1995, 19’, v.o. ingl.
Prodotto da: G&G Production, con il sostegno di Repubblica e Cantone
Ticino. Interpreti: Peter Meikle, Michael Kutner, Gyözö Kicsiny. Festival Int.
del Film Locarno 1995, Pardi di domani.

SOLUS AD SOLAM
di Mauro Boscarato, 2004, 7’
Prodotto da: Amaranta Pictures. Interpreti: Friederike Kienle, Maika Bruni,
Sofia D’Onchia. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2004, Pardi di domani;
Premio Mario Citta 2005; Piccolo Mondo Cinematografico Brescello.

FENÊTRE
di Erik Bernasconi, 2004, 5’, v.o. fr.
Prodotto da: Sgnauzfilms, CLCF – Conservatoire Libre du Cinéma Français,
con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Michel Pampilli,
Lucille Leber, Philippe Pereira, Mohammed Issolah. Festival: Festival Int. del
film Locarno 2004, Pardi di domani.

WANING MOON
di Luca Colombo, John J. Kelly, 2006, 21’, v.o. ingl. (sott. fr.)
Prodotto da: Luca Colombo. Interpreti Vincent Kartheiser, Steve Sandvoss,
Ana Cristina De Oliveira, Dallas Johnson. Festival Int. del Film Locarno 2006,
Pardi di domani; Hollywood Film Festival 2006; Beverly Hills Film Festival
2007.

JOLIDO
di Francesco Jost, 2006, 25’ , v.o. it. (sott. ingl.)
Prodotto da: Ventura Film, coprodotto dalla TSI – Televisione Svizzera di lingua
italiana, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Joe
Lars Prinz, Antonella Cerminara, Emanuele De Matteis, Daniele Favilli, Greta
Zamparini, Roberto Magnani, Francesca Redaelli, Margherita Schoch, David
Zurbuchen. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2006, Pardi di domani;
Alpe Adria Film Festival 2007.


Muralto
Sala Congressi
DO 11.03

10.00
PIERO PAOLO
di Matteo Emery, 1985, 54’, v.o. it.
Prodotto da: PicFilm. Interpreti: Caterina Mattea, Flavio e Davide Marchesi,
Rina Centa, Ursula Baechler, Edmondo Sannazzaro. Festival Int. del Film
Locarno 1985, Programma speciale.

11.00
CAPITAINE AU LONG COURS
di Bianca Conti Rossini, 1996, 82’, v.o. fr.
Prodotto da: CinéManufacture, con il sostegno di Repubblica e Cantone
Ticino. Interpreti: André Marcon, Anne Roussel, Emmanuelle Riva, Jacques
Bonnaffé. Festival Int. del Film Locarno 1996, Prospettive svizzere

12.30
URAMAI
di Giovanni Doffini, 1980, 63’, v.o. dial.ticinese, it.
Prodotto da: Giovanni Doffini con il sostegno del Dipartimento Federale degli
interni Sezione Cinema, TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana, Repubblica
e Cantone Ticino, Federazione delle cooperative Migros, PicFilm. Interpreti:
Tullio Doffini, Bruno Cossù, Cito Steiger, Giovanni Doffini e gli abitanti
del quartiere Sala di Pregassona. Festival: Festival Int. del Film di Locarno
1980, Sezione Informazione svizzera; Giornate del Cinema Svizzero di Soletta;
Festival di Mannheim; Festival di Nyon; Festival di Parigi, Premio per la sceneggiatura; Centro Svizzero del Cinema Berna, Premio di Studio dal Dipartimento Federale degli interni; Menzione Speciale al Festival dei Popoli.

14.00
L’HOMME AU SABLE
di Massimo Donati, 1992, 10’
Prodotto da: Massimo Donati. Interpreti: J.P. Le Brune, Lula Berry, J.P. Le
Cloarec, Mattia Bordoni. Festival Int. del Film Locarno 1992, Pardi di domani.

LA TOILETTE DE VENUS
di Adriano Kestenholz, 1988, 15’, v.o. fr.
Prodotto da: Variofilm. Interprete: Eleonora Cayafa. Festival: Festival Int. del
Film Locarno 1988, Cortometraggi ticinesi; 3a Mostra Int. di Cinematografia
d’Arte di Padova 1988; 13° Festival Internazionale del Film sull’Arte e di
Biografie d’Artisti di Asolo 1988, Premio per la miglior Fotografia; 13° Festival
International du Film d’Art; Paris UNESCO 1989, Mention essai critique: “pour avoir mis en évidence le rôle éclairant de l’audiovisuel sur le plan critique”; Prima Biennale Europea del Patrimonio Culturale di Barcellona 1990; IX Centenario dell’Università di Bologna; “Bologna-Nationes. La Svizzera” 1991; 700 anni Confederatio Helvetica, “Tessiner Filme 1971-1991”; Stadtkino Basel 1991.

VERDEMARE
di Antonio Mariotti, 1988, 35’, v.o. it.
Prodotto da: PicFilm. Interpreti: Marco Calamandrei, Renata Leoni, Andrea
Novicov Annamaria Pedrini, Francesco Tavassi. Festival Int. del Film Locarno
1988, Informazione svizzera.

15.00
ADDIO LUGANO BELLA
di Francesca Solari, 2000, 70’, v.o. it., fr. (sott. fr., it.)
Prodotto da: Ventura Film in coproduzione con ZDF, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Festival Int. del Film Locarno 2000, Cineasti del presente; Roma Film Festival 2000; Giornate del Cinema Svizzero di Soletta 2001; Festival Int. de films de femmes 2001.

16.30
LA TERZA LUNA
di Matteo Bellinelli, 1997, 85’, v.o. it.
Prodotto da: Alia Film, Carac Productions, Pierre Grise Productions, in collaborazione
con TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana, Repubblica e Cantone Ticino, Ufficio Federale della cultura, Dipartimento Federale degli Interni, Centre National de la cinématographie e il sostegno del Fondo Eurimages del Consiglio d’Europa. Interpreti: Omero Antonutti, Roberto Citran, Alessandra Acciai, Alexandre Medvedev. Festival: Festival Int. del Film Locarno 1997, Concorso Internazionale; Festival di Mons 1997; Dijon 1998; Gerusalemme 1998; Osaka 1999; Festival of Jewish Cinema Melbourne/Sydney/Perth 1999; New York Shephardic Jewish Festival 2005.

18.00
COMPLOTTO
di Thierry Moro, 2004, 16’, v.o. it.
Prodotto da: Frameproject, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino.
Interpreti: Sandy Altermatt, Sandro Otupacca, Emanuele Santoro, Vito Gravante,
Roberta Foglia. Festival Int. del Film Locarno 2004, Pardi di domani.

REKRUTENSCHULE SCHWEIZ
di Kevin Merz, 2000, 17’, v.o. ted., it., fr. (sott. ingl.)
Prodotto da: Kevin Merz. Festival Int. del Film Locarno 2003, Cineasti del presente.

IL LATTAIO
di Michelangelo Gandolfi, 1994, 15’, v.o. it.
Prodotto da: Amka Film Productions con il sostegno di Repubblica e Cantone
Ticino. Interpreti: Tullio Pendoli, Egidia Bozzini, Marcello Gandolfi. Festival Int. del Film Locarno 1994, Pardi di domani.

19.00
UN’ALTRA CITTÀ
di Carlo Ippolito, 2003, 10’, v.o. it.
Prodotto da: TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2004, Piazza Grande; Grand Prix Prague d’or 2004; Miglior Film d’Animazione alle giornate del Cinema Svizzero di Soletta 2005; Menzione Speciale Classique en images 2004.

PROMISED LAND
di Michael Beltrami, 2004, 100’, v.o. ingl. (sott. fr., ted.)
Prodotto da: Amka Film Productions, Orione Cinematografica, in associazione
con TSI – Televisione Svizzera di lingua italiana, Istituto Luce, con il
sostegno di Repubblica e Cantone Ticino, Ufficio Federale della cultura,
Dipartimento Federale degli Interni, Suissimage, Stanley Thomas Johnson
Stiftung. Interpreti: Chad Smith, Lalaine, Ruth Gerson, Giuseppe Cederna,
Patrick Bauchau, William Sanderson. Festival Int. del Film Locarno 2004, Concorso Internazionale.

21.00
EINSPRUCH II
di Rolando Colla, 2001, 7’, v.o. russo (sott. fr., ted.)
Prodotto da: Peacock Film. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2001,
Pardi di domani / Cineasti del presente; Giornate del Cinema Svizzero di
Soletta 2001; Festival du Court métrage de Clermont-Ferrand; Torino Film
Festival; Tampere Filmfestival; Vila do Conde; Filmtage Tübingen; Uppsala
Int. short Film Festival; 2002, Int. Film Festival Rotterdam; Filmfest Dresden;
2003, Swiss American Film Festival NY; tra gli altri. Nominato al Premio Svizzero
2002.

OLTRE IL CONFINE
di Rolando Colla, 2002, 104’, v.o. it., ingl., bosniaco (sott. it.)
Prodotto da: PeacockFilm e Micla Film, in coproduzione con TSI – Televisione
Svizzera di lingua italiana e Teleclub, con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino. Interpreti: Anna Galiena, Senad Basic, Giuliano Persico, Gianluca Gobbi. Festival: Festival Int. del Film Locarno 2002, Concorso internazionale; 2003, Giornate del Cinema Svizzero di Soletta; Max-Ophüls-Preis; Alpe Adria Cinema; Days of European Film; Italian Film Festival UK; Festival de Rabat; Haifa Film Festival. Premio alla qualità da parte dell’Ufficio Federale della cultura 2003.


Organizzazione
59+1 festeggiamo il Festival del film e
DECS – Divisione della cultura e degli studi universitari

Contatti

59+1 festeggiamo il Festival del film
c/o Centro Elisarion
Via Rinaldo Simen 3
6648 Minusio
Per informazioni
Tel. 091 743 66 03

Cinema Lux
Via Giuseppe Motta 61
6908 Massagno
Tel. 091 967 30 39

Sala Congressi
Via Municipio 3
6602 Muralto
Tel. 091 743 33 42

Salò di Pasolini censurato 32 anni dopo

Pier Paolo Pasolini01
(Pier Paolo Pasolini durante la lavorazione del film)

La retrospettiva dedicata a Pier Paolo Pasolini organizzata dal cinema Xenix di Zurigo (in collaborazione con l’associazione “Fondo Pier Paolo Pasolini” di Bologna, la Cineteca di Bologna, Cinecittà Holding con il ministero dei Beni e delle attività culturali e l’Istituto italiano di cultura di Zurigo), iniziata il 28 dicembre con Le notti di Cabiria, ha avuto un epilogo che verrebbe voglia di definire ridicolo se non fosse grave: il film di chiusura, Salò o le 120 giornate di Sodoma del 1975, non ha potuto essere proiettato in seguito a una denuncia della polizia, che nel film ha ravvisato elementi contrari alla legge svizzera sulla pornografia, ossia l’utilizzo di escrementi umani (anche nella finzione cinematografica).
Il pastore della chiesa riformata di Sankt Jakob ha dovuto cedere alla denuncia della polizia ma ha confermato un dibattito con un sociologo che, inizialmente, avrebbe dovuto introdurre il film al pubblico.
Dopo la segnalazione del giornale 20 Minuten, il film è stato sequestrato anche dalle videoteche. Il film era già stato proiettato nelle sale svizzere alla sua uscita senza problemi censori di sorta.

Le vicissitudini censorie di Salò o le 120 giornate di Sodoma
(da www.pasolini.net)

09.11.75 La commissione di censura di I grado vieta la programmazione di Salò. 
18.12.75 La commissione di censura di II grado annulla il precedente divieto di programmazione di Salò e concede il nulla osta. 
13.01.76 Il procuratore della repubblica di Milano sequestra il film Salò e apre un procedimento penale contro il produttore Grimaldi per commercio di pubblicazioni oscene. 
21.01.76 I udienza del processo per direttissima contro Grimaldi. 
24.01.76 Processo Salò-Grimaldi. II udienza. Visione del film. 
30.01.76 Processo Salò-Grimaldi. II udienza e sentenza di condanna. 
19.02.76 La procura generale di Roma apre un procedimento penale contro il produttore Grimaldi per corruzione di minorenni ed atti osceni in luogo pubblico in relazione ad una scena del film Salò. 
23.02.76 Salò, corruzione di minori. Gli atti vengono spediti alla procura di Brescia e di qui al pretore di Mantova, per competenza territoriale. 
11.03.76 L'associazione nazionale per il buon costume ricorre al tribunale amministrativo regionale per ottenere l'annullamento del Nulla Osta alla programmazione di Salò, con richiesta di immediata sospensione del provvedimento. 
26.04.76 Il TAR respinge la richiesta di sospensione del Nulla Osta alla programmazione di Salò. 
23.09.76 Salò, corruzione di minori. Il pretore di Mantova archivia il processo. 
17.02.77 Processo Salò. La corte di appello di Milano assolve Grimaldi e ordina il dissequestro del film. 
03.03.77 L'associazione nazionale per il buon costume ripropone al TAR richiesta di immediata sospensione della programmazione di Salò. 
28.03.77 Il TAR respinge la richiesta dell'associazione nazionale per il buon costume. 
07.06.77 Denuncia di un cittadino contro Salò e nuovo sequestro del film da parte del pretore di Grottaglie. 
09.06.77 Il pretore di Grottaglie viene denunciato dalla società produttrice di Salò per abuso di potere. 
18.06.77 Il procuratore della Repubblica di Milano dissequestra Salò.

AGGIORNAMENTO DEL 15.02.2007

A quanto pare la polizia di Zurigo, visto il valore artistico dell'opera in questione (per non citare le centinaia di articoli in cui è stata sbertucciata in Europa), ha autorizzato la proiezione del film. Bene, molti potranno finalmente vedere quello che io non ritengo essere un capolavoro di Pasolini (ma che per nessuno motivo al mondo va censurato come hanno tentato di fare) e che comunque molti hanno già visto senza problemi 30 anni fa.
Grazie per averci dato la esatta percezione della situazione attuale della censura...a quando il prossimo illuminante episodio?

La residencia

La residencia
(titolo italiano: Gli orrori del liceo femminile, Spagna, 1969)
di Narciso Ibáñez Serrador

La residencia01

Nei pressi di Avignone sorge un castello che serve da istituto di rieducazione per fanciulle dal passato burrascoso.
La direttrice del collegio, la severa signora Fourneau, è madre di un ragazzo, Louis, al quale impedisce ogni contatto con le ragazze tenendolo segregato nel maniero.
Il giovane però, sfuggendo alla vigile autorità materna, si innamora di una delle giovani donne della scuola, che verrà ritrovata orribilmente massacrata nel giardino del castello.

Dopo l’interessante ¿Quién puede matar a un niño?, la No Shame pubblica con il titolo italiano Gli orrori del liceo femminile, il film che molti ritengono avere ispirato Suspiria di Dario Argento (e io non sono di questa opinione).
Splendido esempio di film giallo-horror dell’epoca, scritto bene (con buon approfondimento dei personaggi), sostenuto da buone interpretazioni (in testa Palmer, Maude e Galbó, vista anche in L'assassino è costretto ad uccidere ancora di Luigi Cozzi e Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano), efficace nell’aspetto visivo, La residencia sembra suggerire un unico, vero cattivo: l’autoritarismo.

Lungi dall’essere qualitativamente soddisfacente, il DVD No Shame è integrale (le parti mancanti erano già state sacrificate dalla censura franchista alla sua uscita). Nonostante il “nuovo transfer digitale” dichiarato, la visione presenta un’alta quantità di graffi e spuntinature, se l’audio spagnolo è di buona qualità, quello italiano è a tratti davvero pessimo. Per quanto riguarda i sottotitoli italiani, la traduzione è spesso approssimativa.
Rappresentando l’unica possibilità di vedere questo interessante opera, l’acquisto è comunque consigliato.

(Roberto Rippa)

La residencia02

La Residencia
(titolo italiano: Gli orrori del liceo femminile, Spagna, 1969)
Regia e sceneggiatura: Narciso Ibáñez Serrador
Soggetto: Juan Tébar
Musiche: Waldo de los Ríos
Fotografia: Manuel Berenguer, Godofredo Pacheco
Montaggio: Mercedes Alonso
Interpreti principali: Lilli Palmer, Cristina Galbó, John Moulder-Brown, Mary Maude, Cándida Losada, Tomás Blanco, Pauline Challoner
99’

La residencia DVD

DVD

Etichetta: No Shame Films
Origine: Italia
Regione: 2
Formato video: 2.35:1
Formato audio: Mono
Lingue: spagnolo, italiano
Sottotitoli: italiano
Extra: trailer della riedizione di Ma come si può uccidere un bambino? (extra dichiarato ma non presente)

Recensione su Spietati.it