Piano 17

Piano 17
di Manetti Bros. [Antonio e Marco Manetti]

Piano 1701

Trama

Mancini deve posizionare una bomba all’interno della direzione generale di una grande banca per distruggere alcuni importanti documenti scomodi ad un losco committente.
Camuffato da uomo delle pulizie e con la bomba innescata da un timer, rimane però bloccato in ascensore insieme a due ignari impiegati intenti a tornare a casa dopo il lavoro.
All’esterno dell’edificio due dei suoi complici, Pittana e Borgia tengono sotto controllo la situazione, apparentemente in attesa che l’uomo porti a termine la sua “missione”.
In una corsa contro il tempo dove la tensione sale sempre più, Mancini comincia a rendersi conto che forse i suoi complici non lo stanno aiutando come dovrebbero…

Commento

Girato in digitale e autoprodotto con un budget di poco più di 60’000 euro (circa un terzo del quale usato per il riversamento in pellicola), Piano 17 è il secondo lungometraggio dei Manetti Bros. dopo Zora la vampira (2000), massacrato dalla critica ma che meriterebbe una seconda visione, una marea di video girati per, tra gli altri, Flaminio Maphia, Cor Veleno, Piotta, Paola Cortellesi & The Wooden Chicks, la sceneggiatura per Il segreto del giaguaro diretto da Antonello Fassari (ma che avrebbero dovuto girare loro, l’esito sarebbe stato ben diverso) nonché molta televisione (alcuni corti per Stracult e, in tempi recenti, la serie L'ispettore Coliandro e l'episodio Rapidamente, girato per la serie Crimini trasmessa da Raidue).
Girato in gran parte nel ristretto spazio di un ascensore, con alcuni filmati retrospettivi a chiarire la presenza e le motivazioni segrete dei personaggi rinchiusi nell’angusto spazio, Piano 17 (premio del pubblico al NoirFest di Courmayeur) è denso di citazioni e colpi di scena ed è una vera e propria sorpresa per la tensione che riesce a mantenere grazie anche alla sceneggiatura scritta dagli stessi registi con Anatole Pierre Fuksas e l’intervento del protagonista Giampaolo Morelli. Il gioco a incastri riesce benissimo, i personaggi sono credibili e mai monodimensionali e l’ironia che fa spesso capolino nell'intricata vicenda ne fanno un film molto riuscito, sempre interessante e perfetto esempio di un cinema italiano di genere che sa reinventarsi, anziché rifare sé stesso come è capitato di recente e capiterà ancora presto (vedi gli inutili Il ritorno del Monezza e Eccezzziunale... veramente: capitolo secondo... me, tanto per citarne due).
Avevo visto Piano 17 al momento della sua pubblicazione in DVD lo scorso anno e l’avevo molto apprezzato. Una seconda, recente, visione ha confermato se non aumentato il parere di allora.

(Roberto Rippa)

Piano 1702

Piano 17 (Italia, 2005)
Regia: Manetti Bros. [Antonio e Marco Manetti]
Sceneggiatura: Anatole Pierre Fuksas, Antonio Manetti, Marco Manetti, Giampaolo Morelli
Musiche: Pivio e Aldo De Scalzi
Fotografia: Fabio Amadei
Montaggio: Federico Maneschi
Interpreti principali: Giampaolo Morelli, Elisabetta Rocchetti, Giuseppe Soleri, Enrico Silvestrin, Antonino Iuorio, Massimo Ghini
105'

DVD

Etichetta: Mondo Home Entertainment
Origine: Italia
Regione: 2
Formato video: 16/9 anamorfico
Lingue: italiano Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: italiano per non udenti, inglese
Extra:
Backstage
Commento audio dei registi
Interviste al cast tecnico e artistico
Trailer cinematografico, Spot Tv, Spot teaser
2 cortometraggi dei Manetti Bros.
Galleria fotografica
Sottotitoli in italiano per non udenti

Sito ufficiale

Masters of Horror

Masters of Horror01

Mentre continua con la pubblicazione in DVD, al ritmo di uno al mese, degli episodi della seconda stagione della serie Masters of Horror (andata in onda sulla rete Showtime), la Starz Entertainment, già nota come Anchor Bay Entertainment, annuncia la pubblicazione del cofanetto contenente l'intera prima stagione, anch'essa già pubblicata per singoli episodi, diretti da registi come, tra gli altri, Joe Dante, Dario Argento, Don Coscarelli, Tobe Hooper, John Landis, John Carpenter, Larry Cohen e Takashi Miike.
Il cofanetto, per cui non sono stati annunciati al momento contenuti extra, sarà in distribuzione dal prossimo 28 agosto. Per chi non volesse acquistare l'intero cofanetto, lo stesso giorno la prima stagione sarà in distribuzione divisa in due volumi.

Il proseguimento della pubblicazione della seconda stagione per singoli episodi è prevista per le seguenti date:

17 luglio
The Black Cat (Stuart Gordon)
14 agosto
We All Scream for Ice Cream (Tom Holland) e Valerie on the Stairs (Mick Garris).
18 settembre
Sounds Like (Brad Anderson) e The Washingtonians (Peter Medak).
16 ottobre
The Damned Thing (Tobe Hooper)
13 novembre
Dream Cruise (Norio Tsuruta)
11 dicembre
The V Word (Ernest R. Dickerson).

Gli episodi già pubblicati, a partire dallo scorso febbraio, sono invece, nell'ordine:

Pelts (Dario Argento), Pro-Life (John Carpenter), Family (John Landis), Right to Die (Rob Schmidt), The Screwfly Solution (Joe Dante).

Questi gli episodi della prima stagione:

Incident on and Off a Mountain Road (Don Coscarelli)
H.P. Lovecraft's Dreams in the Witch-House (Stuart Gordon)
Dance of the Dead (Tobe Hooper)
Jenifer (Dario Argento)
Chocolate (Mick Garris)
Homecoming (Joe Dante)
Deer Woman (John Landis)
John Carpenter's Cigarette Burns (John Carpenter)
The Fair Haired Child (William Malone)
Sick Girl (Lucky McKee)
Pick Me Up (Larry Cohen)
Haeckel's Tale (John McNaughton)
Imprint (Takashi Miike)

fonte: www.tvshowsondvd.com 

Masters of Horror: Season One Box Set (Ws)

Masters of Horror: Season One Box Set 1 (Ws Dig)

Masters of Horror: Season One Box Set 2 (Ws Dig)

Predica bene Ratzola male

Predica bene Ratzola male
di Luna Coppola e Sara Ballerini

Predica bene Ratzola male01

Spunto

L'Italia è uno dei tre Paesi appartenenti alla comunità europea a non avere ancora regolamentato le unioni civili.
Questa reticenza da parte della classe politica a riconoscere i diritti a una grossa fetta della popolazione italiana risiede nell'interferenza del Vaticano in Italia e nella mancanza di una politica laica ed efficiente.
Dal 1986 a oggi sono state presentate 33 proposte di legge ma nessuna di queste è mai entrata in vigore. La mancanza di una legge che tuteli le coppie di fatto in Italia ha causato gravi danni alle persone che, per diversità di valori o orientamento sessuale, non si riconoscono nei canoni dell'istituto del matrimonio.
Le autrici sono andate in giro per l'Italia e per varie città europee raccogliendo interviste a politici, intellettuali, esponenti del Vaticano, avvocati, sociologi della famiglia, responsabili di associazioni GLBT, europarlamentari, giornalisti di testate estere e coppie di fatto che hanno dato il loro contributo testimoniale sul tema, con l'intento di approfondire le motivazioni che hanno hanno determinato un buco legislativo già colmato in quasi tutti i Paesi dell'Unione europea.
Da tutte queste testimonianze emerge che le discriminazioni fatte ai danni di due milioni di coppie di fatto italiane è una censura dei sentimenti e della vita stessa, il trionfo dell'ipocrisia sull'amore e sulla dignità umana.
Il documentario è stato girato nell'arco di 9 mesi tra Italia, Belgio e Spagna.
Le autrici hanno trattato tutti gli argomenti in modo esauriente, ponendo lo spettatore davanti a situazioni e fatti di vita quotidiana, attraverso le interviste fatte alle tre coppie di fatto protagoniste del documentario e fili conduttori del progetto.

Predica bene Ratzola male
Scritto e diretto da Luna Coppola e Sara Ballerini
Produzione: Franco Brun
Voce off: Anita Zagaria
Musiche: Rollcage, Virginia Splendore, Wasabi

Sito ufficiale

Trailer (YouTube.com)

60 anni di Festival di Locarno alla televisione svizzera

60 di festival di Locarno alla Televisione svizzera

Locarno 6001
(il manifesto per il Festival di Locarno 2007, realizzato da Jannuzzi-Smith)

Per festeggiare i 60 anni del Festival internazionale del cinema di Locarno, che si terrà dal prossimo primo agosto sino all’11, in giugno, luglio e agosto le tre televisioni nazionali della SRG SSR idée suisse (Televisione svizzera di lingua italiana, Télévision Suisse Romande e Schweizer Fernsehen) manderanno in onda una quarantina di film che hanno segnato la storia di questo grande appuntamento.
Dal 1946, le estati locarnesi sono state scandite da lunghe file di perle cinematografiche
insignite del Pardo d’Oro. Registi noti e meno noti della Settima Arte hanno regalato al
pubblico assiepato in Piazza Grande e nelle sale della cittadina indimenticabili immagini provenienti dal mondo intero. Per i 60 anni della più grande manifestazione svizzera le reti TV della SRG SSR (TSI, TSR e SF) proporranno un ricco spaccato del Festival, tra film di fiction e documentaristica.
Questa scaletta comprende i vincitori del prestigioso Premio del pubblico, come ad
esempio The Full Monty - Squattrinati organizzati di Peter Cattaneo (1997), Lagaan -
C’era una volta in India
di Ashutosh Gowariker (2001) o La sposa siriana di Eran Riklis
(2004) e tanti altri successi internazionali come The Bourne Identity di Doug Liman
(2002), Face/Off - Due facce di un assassino di John Woo (1997) e Il pianeta delle scimmie di Tim Burton (2001).
I telespettatori potranno anche rivedere tante pellicole premiate nella storia del Festival,
come Private di Saverio Costanzo (2004), Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera di Kim Ki-duk (2003), Dov'è la casa del mio amico? di Abbas Kiarostami (1989), Höhenfeuer di Fredi M. Murer (1985), Charles mort ou vif di Alain Tanner (1969). Per l’occasione, Das Fräulein di Andrea Staka, Pardo d’Oro 2006, sarà proiettato per la prima volta in televisione. In tutto dunque, cinque film verranno trasmessi in anteprima TV e su una rete «in chiaro».
Un’occasione d’oro per tutti coloro che non avessero potuto seguire il Festival di Locarno nella sua crescita di questi anni, per vedere i film che ne hanno segnato la lunga storia.

TELEVISIONE SVIZZERA DI LINGUA ITALIANA

Dal 24 giugno su TSI 1 andranno in onda dieci grandi film legati alla storia di Locarno. E
per il 60°, fino al 29 luglio, i film saranno preceduti dalle «highlights» del Festival: sei
documentari firmati da Cristina Trezzini e Stefano Knuchel con eccezionali immagini
d’archivio.

Do 24.6.07, 23.00
Dolce Vita (Cristina Trezzini / Stefano Knuchel)
Roma Città aperta (Roberto Rossellini, 1946)
Do 1.7.07, 23.00
Buio Fuori (Cristina Trezzini / Stefano Knuchel)
Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1949)
Do 8.7.07, 23.00
Cinéphile (Cristina Trezzini / Stefano Knuchel)
American Graffiti (George Lucas, 1978)
Do 15.7.07, 23.00
Provocare (Cristina Trezzini / Stefano Knuchel)
Les petites fugues (Yves Yersin, 1979)
Do 22.7.07, 23.00
Il Pardo (Cristina Trezzini, Stefano Knuchel)
Dov’è la casa del mio amico? (Abbas Kiarostami, 1989)
Do 29.7.07, 23.00
Kit (Cristina Trezzini / Stefano Knuchel)
Full Monty (Peter Cattaneo, 1997)
Do 5.8.07, 23.00
La notte di San Lorenzo (Paolo e Vittorio Taviani, 1982)
Do 12.8.07, 23.00
My name is Joe (Ken Loach, 1998)
Do 19.8.07, 23.00
Primavera, estate, autunno inverno... e ancora primavera (Kim Ki-duk)
Do 26.8.07, 23.00
Höhenfeuer (Fredi Murer, 1985)

TELEVISION SUISSE ROMANDE

Ma 19.6.07, 00.05
Azzurro (Denis Rabaglia, CH 2000)
Ma 26.6.07, 00.10
Johnny Suede (Tom Di Cillo, USA / F 1991)
Ma 3.7.07, 00.10
Charles mort ou vif (Alain Tanner, CH 1969)
Ma 10.7.07, 00.10
Printemps, été, automne, hiver (Kim Ki Duk, Corée du sud 2003)
Ma 17.7.07, 00.10
Les Arpenteurs (Michel Soutter, CH 1972)
Ma 24.7.07, 00.10
Lagaan (Ashutosh Gowariker, Inde 2001)
Ma 31.7.07, 00.10
Vivement Dimanche! (François Truffaut, F 1983)
Ma 7.8.07, 23.50
Les Voleurs (André Téchiné, F 1996)
Ma 14.8.07, 23.50
Indian Runner (Sean Penn, USA 1991)

SCHWEIZER FERNSEHEN (*)

Fr 6.7.07, 22.20 Uhr
Nachbeben (Stina Werenfels, CH 2005)
Fr 13.7.07, 22.20 Uhr
Azzurro (Denis Rabaglia, CH/I/F 2000)
Fr 20.7.07, 22.50 Uhr
Vollmond (Fredi M. Murer, CH/D/F 1998)
Do 26.7.07, 00.00 Uhr
Khamosh Pani-Silent Waters (Sabiha Sumar, Pakistan/F/D 2003)
Fr 27.7.07, 22.50 Uhr
Mais im Bundeshuus (Jean-Stéphane Bron, CH 2003)
Mo 30.7.07, 23.30 Uhr SF zwei
La vie ne me fait pas peur (Noémi Lvovsky, F 1998)
Di 31.7.07, 20.30 Uhr SF zwei
Road Trip (Todd Phillips, USA 2000)
Di 31.7.07, 22.40 Uhr SF zwei
One Hour Photo (Mark Romanek, USA 2002)
Mi 1.8.07, 22.40 Uhr SF zwei
Seres Queridos (Dominic Harari, Teresa Pelegri, E/Argentinien 2004)
Mi 1.8.07, 00.00 Uhr
Gambit - 30 Jahre nach Seveso (Sabine Gisiger, CH 2005)
Do 2.8.07, 20.00 Uhr SF zwei
The Importance of Being Earnest (Oliver Parker, F/GB/USA 2002)
Do 2.8.07, 00.00 Uhr
The Syrian Bride (Eran Riklis, Israele/F/D 2004)
Fr 3.8.07, 20.00 Uhr SF zwei
The Bourne Identity (Doug Liman, USA/D 2002)
Fr 3.8.07, 22.40 Uhr SF zwei
Planet of the Apes (Tim Burton, USA 2001)
Fr 3.8.07, 22.50 Uhr SF 1
Jo Siffert - Live Fast Die Young (Men Laireda, CH 2005)
Mo 6.8.07, 00.15 Uhr SF zwei
Johnny Suede (Tom DiCillo, USA 1991)
Di 7.8.07, 22.40 Uhr SF zwei
Secretary (Steven Shainberg, USA 2002)
Mi 8.8.07, 22.40 Uhr SF zwei
Final Fantasy: The Spirits Within (Motonori Sakakibara, J/USA 2001)
Mi 8.8.07, 00.00 Uhr
The Giant Buddhas (Christian Frei, CH 2005)
Do 9.8.07, 20.00 Uhr SF zwei
Okay (Jesper W. Nielson, DK 2002)
Do 9.8.07, 00.00 Uhr SF 1
Private (Saverio Costanzo, I 2004)
Fr 10.8.07, 20.00 Uhr SF zwei
The Bourne Supremacy (Paul Greengrass, USA/D 2004)
Fr 10.8.07, 22.40 Uhr SF zwei
Face/Off (John Woo, USA 1997)
Fr 10.8.07, 22.50 Uhr
Das Fräulein (Andrea Staka, CH 2006)
Mo 13.8.07, 23.30 Uhr SF zwei
The Lawless Heart (Tom Hunsinger, GB/F 2001)
Do 16.8.07, 00.00 Uhr
I'm Taraneh, 15 (Rasul Sadrameli, Iran 2002)
Fr 17.8.07, 22.50 Uhr
Höhenfeuer (Fredi M. Murer, CH 1985)

(*) Se non indicato diversamente, i film vengono trasmessi da SF1

Jimmy della collina

Jimmy della collina
di Enrico Pau
(Sezione Competizione internazionale)

Jimmy della collina01

Il primo film italiano in concorso suscita grandi aspettative dopo le opere non sempre all’altezza degli ultimi anni.
Si tratta questo di un film figlio delle difficoltà produttive tipiche delle produzioni indipendenti lontane da Rai Cinema o Medusa, lontane dal consueto triangolo Roma-Milano-Torino e anche dalle commedie immediatamente pre o post-natalizie.
Ci si appresta a vederlo quindi con buona disposizione e molte aspettative ed è bene dire che queste ultime non vengono deluse.
Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto (che Cinemino ha intervistato nel numero 5 della rivista e che nel film appare fugacemente in una scena), il film sposta l’azione dalla campagna veneta alla Sardegna nel raccontare del quasi diciottenne Jimmy che, rifiutando un futuro nella vicina raffineria che occupa già gli uomini della zona e della sua famiglia, preferisce darsi ai furti insieme ad alcuni compagni che lo tradiranno facendolo finire in un carcere minorile. Il racconto prende le mosse da qui, dall’impatto con il carcere, con la disperazione che consegue alla convivenza forzata con altri detenuti e all’obbligo di rinuncia al sogno di fuga per posti lontani. In seguito a un atto di autolesionismo, Jimmy viene trasferito in una comune (quella vera di don Ettore Cannevera, presso Cagliari - vedi collegamento a fondo pagina). Ma anche qui le cose, malgrado le condizioni di vita decisamente migliori, Jimmy soffre del fatto di dover rinunciare alla fuga “altrove” come simbolo di libertà rispetto alle prospettive che la vita reale sembrano offrirgli.
Un finale fortunatamente sospeso, ci lascia con Jimmy sempre tormentato, costretto dagli eventi con le spalle al muro.
Il film conosce momenti narrativi alti (la vita quotidiana in carcere e nella comunità, il rapporto con i compagni di prigionia) e momenti meno (la recitazione teatralmente enfatica di alcuni che talvolta cozza con il tono fortemente realista della vicenda narrata, qualche personaggio troppo abbozzato, qualche flashback di troppo). La gestazione del film, sono il regista e il produttore a ricordarlo, è stata lunga mentre la lavorazione è durata solo 5 settimane.
Enrico Pau, in un incontro con gli spettatori, afferma che uno dei compiti fondamentali del cinema è quello di raccontare mondi sconosciuti e che il periodo della gioventù certamente lo è. È proprio questo uno dei maggiori pregi del film: quello di riuscire a farci entrare nel mondo di un diciassettenne che non vede un futuro accettabile per sé se non la fuga da tutto ciò che conosce.

(Roberto Rippa)

Jimmy della collina- Massimo Carlotto

Jimmy della collina
(Italia, 2006)
Regia: Enrico Pau
Sceneggiatura: Antonia Iaccarino e Enrico Pau (dal romanzo omonimo di Massimo Carlotto)
Musiche: Sikitikis
Fotografia: Gian Enrico Bianchi
Montaggio: Johannes Hiroshi Nakajima
Interpreti: Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliamo Medda, Giovanni Cantarella, Federico Carta.
35mm
86'


Sito ufficiale dei Sikitikis

Un’intervista, curata da www.ristretti.it, a don Ettore Cannavera, sacerdote, pedagogista, psicologo, cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu, a Cagliari, e responsabile della comunità La Collina di Serdiana.

Indigènes

Indigènes
di Rachid Bouchareb
(Sezione Piazza Grande)

Indigènes01

Trama

Nel 1943, il governo provvisorio francese arruola più di 200’000 soldati. 130’000 tra questi li arruola tra le sue colonie, indigeni e francesi scampati all’occupazione. Verranno mandati allo sbaraglio in prima linea, senza alcuna esperienza miitare né istruzione, trattati come carne da macello per contrastare l’avanzata nazista.
Il film concentra la sua attenzione su quattro maghrebini: Yassir, Messaoul, Abdelkader e Saïd. Ognuno di loro ha una sua motivazione per partire: chi la speranza di trovare una famiglia nell’esercito, chi la speranza di avere riconoscenza dalla Francia a guerra finita. Rimarranno tutti delusi. Dopo avere combattuto in Italia, nei Vosgi, in Provenza, prima di finire a difendere un paesino dell’Alsazia dal passaggio dei tedeschi.
Sono considerati soldati di serie b, privati di protezione, di licenze, di istruzione. Molti perderanno la vita ma i sopravvissuti non se la passeranno bene: dimenticati, rimossi dal Paese per il quale hanno combattuto, si vedranno negare anche la pensione per anziani combattenti della seconda guerra mondiale.

Commento

Da sempre attento alle storie di immigrazione, Rachid Bouchareb (Cheb, Poussières de vie, Little Senegal, ...) ha iniziato ad interessarsi a questa vicenda grazie alla lettura di un articolo di giornale. In seguito, mancando una particolare documentazione sulla vicenda, si è basato su testimonianze dirette di chi quella guerra l’ha vissuta.
Il risultato è un film amaro, duro, che parla di una guerra nella guerra, di ingiustizia e, infine, di razzismo. Se ne può discutere la forma, il film è forse spesso troppo formale e compiaciuto, soprattutto nel mostrare le scene di battaglia, ma la storia che racconta è importante e ben narrata.
Meritato il premio collettivo per l’interpretazione attribuito a Cannes a Jamel Debbouze, Samy Naceri, Roschdy Zem, Sami Bouajila e Bernard Blancan.

(Roberto Rippa)

Indigènes
(Francia, Marocco, Algeria, Belgio, 2006)
Regia: Rachid Bouchareb
Sceneggiatura: Rachid Bouchareb, Olivier Lorelle
Musiche originali: Armand Amar
Fotografia: Patrick Blossier
Montaggio: Yannick Kergoat
Interpreti principali: Jamel Debbouze, Samy Naceri, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan, Mathieu Simonet, Benoît Giros, Mélanie Laurent, Antoine Chappey, Assaad Bouab, Dioucounda Koma, Philippe Beglia, Abdeslam Arbaoui
35mm
128'

Indigènes, sito ufficiale

Tokyo monogatari

Tokyo monogatari
(titolo italiano: Viaggio a Tokyo, Giappone, 1953)
di Yasujiro Ozu
(Sezione Retrospettiva Aki Kaurismäki - Carte blanche)

Tokyo monogatari

La retrospettiva che Locarno dedica a Aki Kaurismäki offre un motivo di interesse aggiunto: gli è stata infatti data carta bianca perché nel programma inserisse alcuni titoli non suoi, per lui particolarmente significativi. Ieri era in programma Tokyo monogatari (Viaggio a Tokyo) di Yasujiro Ozu.
La storia di una coppia che parte dal paese di campagna dove vive, per affrontare un faticoso viaggio alla volta di Tokyo per visitare i figli, è semplice come tutte le storie importanti.
Giunti nella metropoli, i due anziani vengono accolti con rispetto e cortesia, ma anche con freddezza e sottile fastidio: la vita di città ha i suoi ritmi e non è detto che questi permettano di trovare lo spazio per loro. L’unica persona che dimostra un profondo attaccamento nei loro confronti è la giovane nuora, rimasta vedova durante la guerra. A creare un legame tra loro c’è sì, un dolore comune, ma anche una sottile paura del futuro.
Quando la madre morirà, forse anche per le fatiche del viaggio o perché ha potuto vedere i figli per l’ultima volta, questi non modificheranno il loro atteggiamento di distacco, chi arrivando in ritardo alla veglia, chi preoccupandosi di impossessarsi di un bene della defunta.

Ozu gira in modo asciutto e minimalista, con camera fissa e i personaggi che entrano in scena unicamente quando per loro è il momento di dire una battuta, e regala immagini di grande intensità che mettono in evidenza un malessere che presto si impossessa di noi. Tokyo monogatari, a cinquant’anni dalla sua realizzazione, è poetico, commovente e disturbante come non mai, e la storia che racconta non ha perso nulla della sua forza.

(Roberto Rippa)

Tokyo monogatari
(titolo italiano: Viaggio a Tokyo, Giappone, 1953)
Regia: Yasujiro Ozu
Sceneggiatura: Kôgo Noda, Yasujiro Ozu
Musiche: Kojun Saitô
Fotografia: Yuuharu Atsuta
Montaggio: Yoshiyasu Hamamura
Interpreti:
Chishu Ryu, Chieko Higashiyama, Setsuko Hara, Haruko Sugimura, Sô Yamamura, Kuniko Miyake, Kyôko Kagawa, Eijirô Tono, Nobuo Nakamura, Shirô Osaka, Hisao Toake, Teruko Nagaoka, Mutsuko Sakura, Toyoko Takahashi...
35mm
136'

La casa editrice Criterion Collection, famosa per l’accuratezza delle sue publicazioni, ha nel suo catalogo DVD il titolo di Ozu in un’edizione ricca di contenuti speciali. Trovate qui tutte le informazioni:
"Tokyo Story" DVD Criterion


Nei prossimi giorni, la sezione Carte blanche della retrospettiva Kaurismäki presenterà una selezione eterogenea e interessante comprendente titoli come: Night On Heart di Jarmusch, The Fatal Glass of Beer di Clyde Bruckmann, Angst Essen Seele Auf di Fassbinder, Bitter Victory di Nicholas Ray, The Cameraman di Edward Sedgwig, Zéro de conduite di Jean Vigo, A Matter of Life and Death di Powell e Pressburger, Umberto D. di De Sica, Casque d’or di Becker, Written on the Wind di Sirk, Bab el hadid di Youssef Chanine, Akahige di Kurosawa, Au Hasard Balthazar di Bresson, Bronenosets Potyomkin di Eisenstein, Rosetta dei Dardenne e altri ancora.

Trigon films 

Beyrouth Al Gharbiyya

Beyrouth Al Gharbiyya
di Ziad Doueiri
(Titolo internazionale: West Beyrouth)

Beyrouth Al Gharbiyya01

Trama

13 aprile 1975: scoppia la guerra civile in Libano e Beirut viene divisa lungo una linea che divide cristiani e musulmani.
Tarek è un liceale e gira film in super 8 con il suo amico Omar.
All'inizio il conflitto sembra un gioco: la scuola chiude, la violenza ha un suo fascino e il passaggio da ovest a est è facile. La madre di Tarek vuole partire, il padre si rifiuta. Tarek trascorre il suo tempo con May, un orfano cristiano che abita nel suo palazzo. Proprio mentre sta crescendo, la guerra si trasforma inesorabilmente da un'avventura in una tragedia.

Commento

Nel 1975, con il massacro di diversi palestinesi, il Libano vede iniziare la sua guerra civile. Il Paese si spacca tra la sua componente cristiana e quella musulmana. Nella capitale questa spaccatura vede la sua esasperazione, arrivando a coinvolgere quartieri e vie.
È questo lo spunto del film, la divisione di un popolo che è in guerra contro sé stesso, ma non trascura di indugiare anche su un altro conflitto, quello generazionale che divide padri e figli in un momento, per questi ultimi, in cui la vita è soprattutto scoperta e libertà.
Doueiri racconta il suo Paese, una storia autobiografica ed estremamente drammatica e lo fa con semplicità, ironia e uno sguardo a tratti distaccatamente romantico.

Premiato al festival del film di Cartagena, al festival del film di Friborgo, al festival internazionale del cinema di Toronto e al festival internazionale del film di Valladolid (Spagna), Beyrouth Al Gharbiyya (titolo arabo di West Beyrouth) è il primo film di Ziad Doueiri.

(Roberto Rippa)

Il regista

Ziad Doueiri è nato nel 1963 in Libano, dove ha vissuto fino al 1983, quando si è trasferito con la famiglia negli Stati Uniti.
Studia cinema a San Francisco e alla U.C.L.A., inizia quindi un lungo sodalizio con Quentin Tarantino per cui lavora come primo assistente alla camera nei film da lui diretti Reservoir Dogs (1992), Pulp Fiction (1994) e Jackie Brown (1997).
Beyrouth Al Gharbiyya è il suo primo film. Nel 2004 ha girato Lila dit ça.

Beyrouth Al Gharbiyya
(Libano, 1998)
Regia e sceneggiatura: Ziad Doueiri
Musiche originali: Stewart Copeland
Fotografia: Ricardo Jacques Gale
Montaggio: Dominique Marcombe
Interpreti principali: Rami Doueiri, Mohamad Chamas, Rola Al Amin, Carmen Lebbos, Joseph Bou Nassar, Lialiane Nemri, Leïla Karam, ...
35mm
105'

La storia del Libano su Wikipedia

Trigon films 

Plata quemada

Plata quemada
di Marcelo Piñeyro

Plata quemada01

Trama

Argentina, 1965: El Nene e Ángel si incontrano in un bagno pubblico di Buenos Aires e da quel momento diventano non solo compagni nella vita ma anche nel crimine. Quando tentano il salto di qualità assaltando un furgone portavalori, qualcosa va storto e quella che avrebbe dovuto essere una rapina si trasforma in una strage.
Costretti alla fuga in Uruguay, con il complice El Cuervo, la cattività imposta dalla situazione fa esplodere il disagio psichico di Ángel.

Commento
(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama
e del finale del film)

Versione cinematografica di una storia realmente avvenuta nel 1965 e raccontata da Ricardo Piglia in un libro che parte come lavoro di giornalismo investigativo per trascendere in seguito la realtà, Plata Quemada è un film che sceglie di cambiare registro più volte nel raccontare la storia di tre giovani delinquenti che fanno il salto di qualità organizzando un colpo con un criminale più anziano.
Se l’inizio del film può ricordare una sorta di Band à part di Godard per poi trasformarsi in Bonnie and Clyde, il suo finale può ricordare La ley del deseo di Pedro Almodóvar. Non è una critica, è il regista a scegliere di cambiare punto di vista sulla vicenda: se la parte iniziale si concentra sul colpo al furgone portavalori, la fuga che ne segue mette a fuoco il rapporto tra El Nene e Ángel e, quando la situazione degenera a causa dell’esplosione dei disturbi psichici di quest ultimo, scava nella loro precaria esistenza fino a un esplosivo finale dove lo spettacolare assedio da parte della polizia lascia nuovamente spazio all’amore tra i due.
Ángel è schizofrenico, lo dichiara a El Nene al momento del loro primo incontro, quando gli racconta delle voci che sente continuamente nella testa. Il suo disagio esplode con la forzata permanenza nell’appartamento a Montevideo. Le voci gli impongono di astenersi dall’avere rapporti con El Nene che, frustrato e alla ricerca di una via di fuga dalla claustrofobia della situazione ha prima rapporti con un giovane e poi con una ragazza incontrata al luna park. Intanto la loro storia è seguita dai media, che chiama Nene e Ángel, i gemelli, in quanto inseparabili.
Il finale di una storia come questa, e questo lo si intuisce sin dai primi movimenti, non potrà che essere tragica.
Marcelo Piñeyro, che nel 1996 ha ottenuto una menzione speciale destinata al cinema latino grazie al Sundance Festival grazie a Caballos salvajes (1995) e che nel 2002 ha girato Kamchatka, sceneggia, insieme a Marcelo Figueras, ripulendo la storia dalla leggenda costruita negli anni sulla vicenda, e portando spesso e volentieri in primo piano la vicenda personale. La claustrofobia dei protagonisti, incapaci di gestire l’attesa di un finale inevitabilmente drammatico, diventa anche la nostra grazie a una sapiente gestione della tensione e della noia dei protagonisti.
Plata Quemada, che nel 2001 ha ottenuto un premio Goya come migliore film straniero in lingua spagnola, vive felicemente di tutti i registri e dei tempi scelti per narrare la storia. Ottimi i protagonisti Leonardo Sbaraglia (El Nene), Eduardo Noriega (Ángel), protagonista anche di El espinazo del diablo di Guillermo del Toro, e Pablo Echarri (El Cuervo).

(Roberto Rippa)

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Plata quemada (Spagna-Francia-Argentina-Uruguay, 2000)
Regia: Marcelo Piñeyro
Soggetto: Ricardo Piglia
Sceneggiatura: Marcelo Figueras, Marcelo Piñeyro
Musiche: Osvaldo Montes
Fotografia: Alfredo F. Mayo
Montaggio: Juan Carlos Macías
Interpreti principali: Leonardo Sbaraglia, Eduardo Noriega, Pablo Echarri, Leticia Brédice, Ricardo Bartis, Dolores Fonzi
125'

DVD

Plata quemada è disponibile in DVD grazie a Dolmen (distribuzione Cecchi Gori), che presenta il film in lingua originale sottotitolato in italiano nella collana Queer.

The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert

The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert
(titolo italiano: Priscilla, la regina del deserto, Australia, 1994)
di Stephan Elliott

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Trama

Anthony/Mitzi e Adam/Felicia, due drag queen, e una transessuale, Bernadette, accettano un contratto per esibirsi ad Alice Springs, una remota cittadina australiana dove abita la ex moglie di Anthony, che anni prima gli ha dato un figlio. Partiti da Sydney su un autobus color lavanda, attraverseranno il deserto facendo incontri più o meno fortunati ma, soprattutto, avranno tutti una nuova possibilità.

Commento

C’è ancora qualcosa da dire su questo film del 1994 che non sia già stato detto? oppure, c’è ancora qualcuno al mondo che non l’abbia visto?
Difficile, da quando nel tempo si è costruito la fama di definitivo “feel good movie”, ossia di film che ha il potere di fare stare bene chi lo vede tanto da essere scelto, immediatamente dopo l’11 settembre 2001, da ben 56 reti televisive nel mondo come sostituto dei film violenti originariamente messi in palinsesto.
Lo spunto è semplice: due drag queen e una trans decidono di partire, ognuno ha un buon motivo per farlo, alla volta di Alice Springs su uno sgangherato autobus, la Priscilla del titolo, che dovrà far attraversare loro il deserto per raggiungere la remota cittadina.
Ciò che conta qui, come del resto in ogni “road movie”, non è la storia, bensì le situazioni che i personaggi devono affrontare, gli incontri che faranno. E in questo caso specifico, i brillanti dialoghi.
Girato con un budget irrisorio, si parla di due milioni di dollari, uno dei quali concesso dal governo australiano, per una produzione che appare ricchissima, questo Easy Rider in lustrini e zeppe è un film nato dall’idea di un regista australiano appassionato di musical (tanto da decidere sin da bambino di diventare regista dopo avere assistito alla proiezione di West Side Story), a suo agio nella scena drag di Sydney. Elliott fa di necessità virtù: i costumi, relizzati da Lizzy Gardiner e Tim Chappel, vengono realizzati con un budget di circa 5000 dollari (grazie anche al fatto che la madre di Chappel lavora presso la catena di grandi magazzini Kmart e può ottenere i tessuti con il 15% di sconto), e ottengono un Oscar e numerosi altri premi nel mondo. Le richieste di coloro che, a fine lavorazione, vorrebbero esporli rimangono insoddisfatte: i costumi, spesso cuciti addosso agli attori anche con lo scotch hanno avuto una vita brevissima, spesso appena il tempo di girare la scena. Il tutto è realizzato con mezzi di fortuna, anche l’autobus diventa un vero set ambulante, una sorta di forno per gli attori e i tecnici, che devono lavorare in spazi angusti nel caldo del deserto.
Nato da uno script scritto in 12 giorni, Priscilla avrebbe dovuto essere interpretato da autentiche drag queen ma, come racconta lo stesso regista, le audizioni andarono deserte a causa del fatto che vennero organizzate di primo mattino, orario non proprio favorevole per una drag queen che lavora di notte nei locali.
L’offerta giunge quindi a Guy Pearce, Hugo Weaving e, fortuitamente, a Terence Stamp proprio nel momento in cui si appresta a comunicare al suo agente la decisione di lasciare il cinema in quanto stufo del ruolo dell’inglese cattivo in film americani. E proprio gli attori sono uno dei principali punti di forza del film, grazie alla loro estrema bravura nel portare umanità a personaggi che non scivolano mai nella caricatura o nel luogo comune. Terence Stamp, da vita al personaggio di Bernadette offrendole lo spessore di una donna stanca ma non vinta dalle difficoltà e dall’età che avanza.
L’intenzione del regista di girare un film realista, pieno di sentimento e non scontato è dichiarata e ogni scena inevitabile (il confronto con il gruppuscolo di omofobi) è risolta in maniera brillante, così come tutte le restanti tappe obbligate.
Ecco perché Priscilla è tuttora un film amatissimo in ogni angolo del globo, per la sua capacità di portare al pubblico buoni sentimenti mai stucchevoli in quanto intinti nell’acido dell’umorismo dei personaggi, perché propone personaggi mai unidimensionali, perché è brillante in ogni situazione.

Per tornare alla domanda iniziale, perché parlare di questo film, rischiando di ripetere concetti già ampiamente discussi in precedenza?
Perché oggi a Roma si tiene il Gay pride a da giorni sui quotidiani si possono (si devono, purtroppo) leggere commenti da parte dei nostri sempre più imbarazzanti politici di entrambi gli schieramenti (non è qualunquismo: Rutelli, Mastella e quella che si mette il cilicio sulla coscia che non nomino neanche fanno parte del centro-sinistra. Sinistra, chiaro?) che si augurano quantomeno sobrietà quando addirittura non tuonano contro i presunti eccessi della festa in questione.
E quindi, in attesa che la politica italiana scelga di uscire dal Medioevo o almeno di piantarla di genuflettersi ad ogni occasione, tutti coloro a cui venisse quel minimo di vomito ogni volta che aprono i giornali in questi giorni sappiano che anche un piccolo film fatto di buoni sentimenti può fare abbassare il livello di bile nel corpo.

(Roberto Rippa)

The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert
(titolo italiano: Priscilla, la regina del deserto, Australia, 1994)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Stephan Elliott
Musiche originali: Guy Gross
Fotografia: Brian J. Breheny
Montaggio: Sue Blainey
Interpreti principali: Terence Stamp, Hugo Weaving, Guy Pearce, Bill Hunter
99’

Colonna sonora:

01. Charlene - I've never been to me
02. Village People - Go west
03. Paper Lace - Billy don't be a hero
04. White Plains - My baby loves lovin'
05. Alicia Bridges - I love the nightlife (disco round)
06. Trudy Richards - Can't help lovin that man
07. Gloria gaynor - I will survive
08. Lena Horn - A fine romance
09. Peaches and Herb - Shake your groove thing
10. Patti Page - I don't care if the sun don't shine
11. Cece Penniston - Finally
12. R.B. Greaves - Take a letter Maria
13. Abba - Mamma mia
14. Vanessa Williams - Save the best for last
15. Alicia Bridges - I love the nightlife (real rapino 7" mix)
16. Village People - Go west (original 12" mix)
17. Gloria gaynor - I will survive (1993 Phil Kelsey classic 12" mix)
18. Peaches and Herb - Shake your groove thing (original 12" mix)
19. Alicia Bridges - I love the nightlife (Phillip Damien extended vox)

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