Primo compleanno!

Cinemino compleanno01

The Stepford Wives

The Stepford Wives
(titolo italiano: La fabbrica delle mogli, USA, 1975)
di Bryan Forbes

The Stepford Wives01

Trama

Walter e Joanna Eberhart si trasferiscono da New York a Stepford, nel Connecticut, in cerca di un posto sano dove crescere le loro bambine. Qui Joanna fatica a stringere amicizie con le altre donne, che sembrano dedite unicamente alla soddisfazione delle esigenze dei loro mariti, alla cucina e alle pulizie di casa. Quando anche l'unica amica che sia riuscita a trovare si trasforma in una casalinga perfetta, Joanna inizia a sospettare che qualcosa nella cittadina non vada.

I'll just die if I don't get this recipe!
(Nanette Newman nel ruolo di Carol Van Sant)


Commento
(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama
e del finale del film)

Prima di diventare materiale per la mediocrissima versione cinematografica in chiave di commedia grottesca diretta nel 2004 da Frank Oz, The Stepford Wives era un libro di Ira Levin, già autore di Rosemary’s Baby nonché un film thriller-fantascientifico diretto nel 1972 da Bryan Forbes su sceneggiatura di William Goldman (già responsabile delle sceneggiature per A Bridge Too Far - Quell'ultimo ponte, 1977, Marathon ManIl maratoneta, 1976, e All the President's MenTutti gli uomini del presidente, 1976).
Nella versione dle 1975, Joanna Eberhart, è una giovane madre di famiglia che con il marito e le due figlie si trasferisce da New York a Stepford, nel Connecticut, in cerca di un posto tranquillo dove fare crescere le bambine. E Stepford appare sì tranquilla, ma forse anche troppo. Infatti, mentre gli uomini lavorano ma ancora più sembrano impegnati con un oscuro club prettamente maschile che si riunisce tutte le sere, le donne, tutte perfette, sempre truccate e vestite in modo da proporre un tipo di bellezza non disturbante, sono dedite principalmente alla cura della casa.
Joanna fatica non poco a stringere amicizie nella strana cittadina, ma trova in Bobby, un’altra giovane donna colta e esplicita nel parlare, l'amica con cui condividere tempo, impressioni, idee e, quando Joanna inizierà a sospettare che gli uomini della città nascondano un segreto riguardante le loro mogli, anche i suoi sospetti.
Ma poi si trasformerà anche lei.

The Stepford Wives libro

 

 

 

 

 

 

Un romanzo del 1972 di Ira Levin, si diceva. E difatti The Stepford Wives condivide con Rosemary’s Baby più di un elemento: entrambi propongono donne vittime di una sorta di società segreta, entrambe le donne sono state trasformate dai loro mariti (le prime per soddisfare la loro esigenza di sicurezza e perfezione domestica, la seconda per generare il figlio del diavolo), entrambe sospettano che qualcosa non stia andando per il verso giusto ma gli elementi sono troppo deboli per trasformarsi in una certezza se non quando ormai è troppo tardi. Entrambe sanno benissimo che raccontando i loro sospetti rischierebbero di essere prese per squilibrate. Quando poi ormai il pericolo si è fatto esplicito, entrambe si rivolgeranno a un medico (una psichiatra per Joanna, un ginecologo per Rosemary) scelto da loro e non consigliato dalle persone a loro vicine, in cerca di una via d’uscita. E anche il finale, pessimista in entrambi i casi anche se in modo diverso, vede le donne soccombere e, nel caso di questo film, ci introduce a quella che sarà la prossima, sicura, vittima.
Dal canto loro, gli uomini di entrambe le opere sono dei deboli, degli individui quantomeno subdoli: se Guy Woodhouse cede sua moglie Rosemary in cambio di fama e denaro, quello di Joanna lo fa, come tutti gli altri mariti di Stepford, per avere al suo fianco una donna non pericolosa, sottomessa, una donna priva di ambizione personale che non sia quella di avere la casa lucida come uno specchio.
In questo senso il film del 1975 potrebbe valere come lettura femminista. Ma forse c’è anche dell’altro: se nel film del 2004 le donne sono esplicitamente dei robot, qui lo si può solo intuire (la coltellata al ventre di Bobby le causa solo una sorta di corto circuito e nessuna perdita di sangue). Le donne non sono conigliette di Playboy, troppo appariscenti, né casalinghe sciatte. Tutte sono uguali nella pettinatura, nel modo di vestire (i pizzi bianchi imperano), non hanno hobby che non riguardino la perfezione dell’habitat dei mariti, cui peraltro non si sognano di porre domande. In questo senso potrebbe essere anche un discorso sui modelli imposti alle donne (e non solo): è inutile dire che in molti luoghi i media propongono un ideale femminile stereotipato e certamente destinato al piacere (spesso rassicurante) maschile in ogni sua forma. Ed è innegabile quanto questi modelli attecchiscano, se non altro a livello estetico: il modello italiano della velina, con tanto di ventenni con il seno già rifatto, è ormai una realtà massificata e si può sfidare chiunque a negarlo. E in The Stepford Wives la televisione è molto presente, a livello di citazione.
Le chiavi di lettura possono quindi essere molteplici, il film però si accontenta apparentemente di essere un semplice thriller che non offre troppe risposte e funziona bene a quel llivello, a dispetto della critica che nella maggior parte dei casi lo liquida come un filmetto caruccio ma indegno di interesse particolare. Certo, alla regia non c’è Polanski come per Rosemary’s Baby, bensì un regista inglese che meglio ha fatto come sceneggiatore (ottenendo una candidatura all’Oscar per The Angry Silence nel 1960), però il film funziona, la storia è accattivante e funziona anche per gli spettatori che già ne conoscessero il segreto, i personaggi sono ben trattati e la tensione si mantiene efficacemente per tutta la surata della storia.
Poi ci ci sono interpreti di grande pregio come Katharine Ross e Paula Prentiss.
Insomma, The Stepford Wives non sarà forse un capolavoro ma un film riuscito sì, e in questa ottica merita assolutamente di essere visto.

 

(Roberto Rippa)

The Stepford Wives02

Curiosità

L'impatto del film sulla società americana non deve essere stato così indolore se negli Stati Uniti per definire una donna sottomessa al marito ancora oggi si usa il termine “Stepford Wife”.

La produzione aveva proposto la regia del film a Brian De Palma. Lo sceneggiatore però dichiarò che in quel caso si sarebbe rifiutato di scrivere la sceneggiatura. Venne quindi scelto Bryan Forbes, che comunque ebbe con lo sceneggiatore diversi screzi.

Per il ruolo della protagonista venne chiamata Diane Keaton, che accettò con entusiasmo salvo rifiutare il giorno seguente giustificando la decisione con il fatto che la sua analista aveva ricavato dalla sceneggiatura delle "cattive vibrazioni" (fonte: The Stepford Life).

Il finale scritto per il film da Goldman era più orrorifico. Venne poi riscritto da Forbes perché lo trovava discordante con il tono generale del film.

The Stepford Wives rappresenta per Mary Stuart Masterson, allora bambina, il debutto nel cinema. Nel film come nella vita, la Masterson è figlia del protagonista Peter Masterson.


The Stepford Wives (USA, 1975)
Regia: Bryan Forbes
Soggetto: Ira Levin (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura: William Goldman
Musiche: Michael Small
Fotografia:
Enrique Bravo, Owen Roizman
Montaggio: Timothy Gee
Interpreti principali: Katharine Ross, Paula Prentiss, Peter Masterson, Nanette Newman, Tina Louise, Carol-Eve Rossen, William Prince, Carole Mallory.
110’

The Stepford Wives DVD

DVD
Il DVD pubblicato da Paramount non è perfetto a livello di immagine ma è diginitoso.
Come contenuto extra un documentario di circa 17 minuti con la partecipazione delle attrici, del regista, dello sceneggiatore e del produttore.

Editore: Paramount
Origine: UK
Regione: 2
Formato video: 1.85:1
Formato audio: Dolby Digital mono
Lingue: inglese, francese
Sottotitoli: inglese, francese
Extra: documentario The Stepford Life, trailer

Regione 2:

The Stepford Wives [1975]

Regione 1:

The Stepford Wives

Attack of the 50 Foot Woman

Attack of the 50 Foot Woman (USA, 1958)
di Nathan Juran

Attack of the 50 Foot Woman01
Povera Nancy, suo marito Harry la tradisce senza sentire il bisogno di usare un minimo di discrezione e lo fa con una ragazza tutto sommato scialbetta e dichiaratamente interessata ai molti soldi, si parla di cinquanta milioni di dollari (del 1957!), che lui erediterebbe se lei morisse. E lui non lesina tentativi in questo senso: prima cercando di farla morire per esaurimento nervoso (?) e quindi tentando di iniettarle una dose letale di un medicinale.
Purtroppo per lui, Nancy ha però incontrato un alieno appena giunto sulla terra con la sua astronave, con il risultato di essersi trasformata in un essere gigantesco (con l’abito che si trasforma in una sottoveste scollata e che poi cambia in uno striminzito, per l'epoca, due pezzi) e piuttosto seccato per le umiliazioni subite.
Se Nancy gigante è per buona parte del tempo solo un’enorme, fintissima, mano di cartapesta (si paleserà nella sua gigantesca interezza solo al cinquantaseiesimo minuto, e il film di minuti ne dura 65), il personaggio di Nancy rimane quello di una donna di buon cuore, sofferente per la mancanza d’amore. La sua vendetta, quindi, non sarà nemmeno poi così terribile come sarebbe giustificato pensare.
Attack of the 50 Foot Woman (che ha un bellissimo manifesto che presenta una scena che nel film non c'è) è un film che sarebbe troppo generoso definire a bassissimo costo, che sfrutta tutta la parte melodrammatica della vicenda per risparmiare sui pur risibili effetti speciali e che usa le due attrici principali in ruoli che negli Stati Uniti fine anni ’50 saranno forse sembrati sexy.
Lo sceneggiatore Mark Hanna (già autore di Not of This Earth di Roger Corman nonché, in tempi più recenti, del film blaxploitation Slaughter, 1972, di Jack Starrett) aveva già avuto a che fare con i giganti l’anno precedente con The Amazing Colossal Man di Bert I. Gordon, mentre il regista Nathan Juran li frequenterà assiduamente più tardi grazie ai televisivi World of Giants (1959) e Land of the Giants (1968) . Dal canto suo, Yvette Wickers, interprete del ruolo dell’amante Honey Parker (notare il nome), si ritroverà due anni dopo a fronteggiare altri giganti, non più umani bensì sanguisughe, in Attack of the Giant Leeches di Bernard L. Kowalski.
Talmente brutto da diventare bello, quindi caldamente consigliato.

(Roberto Rippa)

DVD

Il DVD prodotto dalla Warner Bros., disponibile sia in versione singola che all’interno del cofanetto "Sci-Fi Thrillers" della serie "Cult Camp Classics", presenta il film in un’edizione straordinariamente pulita, considerando l’epoca e la bassa qualità produttiva, accompagnandolo con un interessante e godibile commento audio con l’attrice Yvette Wickers, condotta dallo storico del cinema Tom Weaver.

Attack of the 50 Foot Woman DVD
Editore: Warner Bros.
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1
Formato audio: Doby Digital mono
Lingue: inglese
Sottotitoli: inglese, francese
Extra: audio commento con l’attrice Yvette Wickers e lo storico del cinema Tom Weaver / Trailer

Attack of the 50 Ft. Woman

Cult Camp Classics 1 - Sci-Fi Thrillers (Attack of the 50 Ft. Woman 1958 / Giant Behemoth / Queen of Outer Space)

McLibel

McLibel (UK, 1997)
di Franny Armstrong (e Ken Loach)

McLibel01
(Helen Steel e Dave Morris)

Not Lovin' It!

Gli effetti di una dieta prolungata a base di cibo prodotto da McDonald's erano stati efficacemente illustrati nel 2004 in Super Size Me, il cui autore Morgan Spurlock aveva prestato il suo corpo (devastandone molti organi interni) per un esperimento che prevedeva l'assunzione di solo cibo della multinazionale del fast-food per un intero mese.
McLibel, invece, illustra un altro punto di vista, quello dell'arroganza della multinazionale (di tutte le multinazionali) capaci di portare a giudizio per diffamazione televisioni e giornali come BBC, Channel 4 e The Guardian, tanto per citarne alcuni, per mettere sotto silenzio le loro critiche.
Anche la giardiniera Helen Steel e l'ex postino Dave Morris, entrambi attivisti ecologisti, decidono di dire la loro su McDonald's grazie a un testo da loro scritto e distribuito in cui mettono a nudo il disprezzo dell'azienda per la salvaguardia dell'ambiente, i suoi aggressivi metodi pubblicitari, al limite del plagio, destinati ai bambini, il suo cibo malsano e le dirette conseguenze sul fisico. Anche in questo caso McDonald's non sta a guardare e, forte dell'essere una potenza miliardaria, impone loro di scusarsi pubblicamente pena il ricorso alle vie legali.
Helen Steel e Dave Morris però non sono persone che si spaventano, nemmeno di fronte alla possibilità di dover affrontare i temibili avvocati della multinazionale e, forti dalle loro convinzioni, reagiscono chiedendo che siano loro a scusarsi per la loro cattiva condotta nel mondo intero.
A McDonald's non resta quindi che ricorrere al tribunale, per una causa che reputano facilissima e che secondo loro dovrebbe chiudersi positivamente per loro in pochi giorni.
È questo líinizio di quella che diventerà, con i suoi 313 giorni effettivi di durata, la causa civile più lunga nella storia dell'Inghilterra. La causa inizierà il 28 giugno 1994, con i due attivisti che si difendono da soli non potendosi permettere assistenza legale, per concludersi esattamente tre anni dopo con la vittoria dei due attivisti, che poco dopo faranno ricorso alla Corte europea per i diritti umani per lottare contro la legge inglese contro la diffamazione, accusata di creare processi impari quando utilizzata da grandi aziende contro semplici cittadini.
Nel frattempo la storia conquisterà la stampa di tutto il mondo, realizzando ciò che le aziende temono di più: la cattiva pubblicità.
McLibel non ha particolare valore cinematografico, non ha belle immagini e fa capire in ogni momento che si tratta dellíopera di una persona che è mossa dallíentusiasmo e dall'ambizione di raccontare una storia da diversi punti di vista ma che, in quel momento della sua vita, non ha interesse a diventare una brava regista (come poi invece sarà, decidendo di farne il suo mestiere). I punti di vista sono quelli legati alle accuse mosse dal testo scritto da Helen Steele e Dave Morris, avvalorate qui dall'attore che anni fa impersonava Ronald McDonald nelle pubblicità (ed è pure lui contro l'azienda), dai genitori impotenti di fronte alle pesanti interferenze di McDonald's, attraverso la sua incontenibile pubblicità, nelle abitudini alimentari dei loro figli, di un'esperta in alimentazione che ribadisce i danni causati dal tipo di alimentazione proposta da McDonald's nonché di alcuni ex impiegati della catena, pronti a raccontare gli stipendi bassi, i ritmi di lavoro insostenibili e la totale avversione dell'azienda verso i sindacati.
A completare il quadro ci sono le immagini che testimoniano la crudeltà del gigante del fast-food verso gli animali, principale componente dei suoi pasti, che vengono allevati e uccisi in spregio delle più elementari norme a riguardo.
Non mancano neppure alcuni gustosi (si fa per dire) dietro le quinte, dove possono notare le condizioni in cui il personale è costretto a lavorare quando nascosto agli occhi del cliente (e le riprese montate a velocità reale sono davvero impressionanti), episodi disgustosi presi dalle cucine nonché l'unico punto di contatto tra le parti al di fuori dell'aula del tribunale, quando Helen, convocata dai dirigenti dell'azienda per trovare un accordo che li convinca a ritirarsi dalla causa prima della sentenza, registra l'edificante conversazione con un mini apparecchio nascosto.
Le fasi salienti del processo sono invece ricostruite da Ken Loach su un set che mette a confronto attori che impersonano giudice, avvocati e accusa, con i veri Helen e Dave.
Alla fine ciò che dimostra questo film è che è possibile ribellarsi a qualsiasi potere, anche quello insinuante e pericoloso di una multinazionale con i suoi miliardi di dollari, e che per farlo è spesso sufficiente ribadire e difendere le proprie idee con una buona dose di coraggio. Intanto, però, la conquista di McDonald's di nuovi mercati nel mondo non ha subito battute d'arresto.

(Roberto Rippa)

McLibel (UK, 1997)
Regia e testi: Franny Armstrong (e Ken Loach per le ricostruzioni delle udienze)
Montaggio: David G. Hill, David H. Hill, Gregers Sall

DVD

McLibel DVD

Il DVD inglese, in Italia il film non è ancora disponibile, presenta McLibel in due versioni: quella originale del 1997, dalla durata di 52 minuti, e una aggiornata e dal montaggio differente della durata di 85 minuti. Nei due dischi molti extra, tra cui un ottimo commento audio con i registi Franny Armstrong,e Ken Loach e con Dave Morris e Helen Steel.

Etichetta: Revelation
Origine: UK
Regione: 2
Formato video:
Formato audio:
Lingue: inglese
Sottotitoli: inglese
Extra: Settlement Meeting (27 minuti di registrazione audio segreta di una riunione tra Helen, Dave e i rappresentanti legali di McDonald's) / Amateur Dramatics (sei minuti di prove per le ricostruzioni delle udienze in tribunale) / Interview with spy (McDonald's, è raccontato nel documentario, ha ingaggiato spie perché si infiltrassero nell'associazione London Greenpeace, di cui Dave e Helen facevano parte. Una tra loro si è pentita e racconta il suo punto di vista) / Rejection Letters (non molti media inglesi erano interessati a partecipare alla realizzazione di McLibel e le lettere qui incluse lo provano) / The Leaflet (il testo del 1986 da cui è nata la denuncia di McDonald's) / The Campaign (la storia del processo scritta da Helen Steel e Dave Morris) / Audio commento / Interviews (interviste a Eric Schlosser - autore di Fast Food Nation, 9 minuti-, George Ritzer - autore di McDonaldisation of Society, 5 minuti-, Vandana Shiva - autrice, scienziata e attivista -, Geoffrey Giuliano, ex impersonatore di Ronald McDonald / Quiz (25 domande per saperne di più su McDonald's. Domanda tipo: Quali tra le seguenti cose sono state trovate nel cibo servito da McDonald's? A) un verme B) mezzo topo C) veleno per topi D) un vetro rotto. Risposta: tutte! / Scene tagliate / Galleria fotografica.

Regione 2:

McLibel

Regione 1:

McLibel


Sito ufficiale del film (Spanner Films)
Il sito di McSpotlight
McDonald's Videogame
(di Molleindustria - Political Videogames) 

McDonalds Game 

Cleopatra Jones

Cleopatra Jones
(titolo italiano: Cleopatra Jones: Licenza Di Uccidere, USA, 1973)
di Jack Starrett

Cleopatra Jones01
Trama
Cleopatra Jones è un’agente speciale governativo impegnata nel debellare il traffico di stupefacenti negli Stati Uniti. La distruzione, da lei coordinata, di una enorme coltivazione di papaveri da cui ricavare oppio in Turchia fa saltare i nervi ai boss dello spaccio, soprattutto a Mommy, che decide a quel punto di eliminarla a tutti i costi.

Hair's like a woman. You treat it good and it treats you good. Ain't that right honey?You hear what I'm saying? Yeah, you got to hold it, caress it, and love it.
And if your hair gets out of line you take a scissor and say:
"Hair I'm going to cut you".

(Doodlebug)

Commento

I raffronti tra Cleopatra Jones e i personaggi interpretati da Pam Grier nei film di Jack Hill (Coffy e Foxy Brown) sono inevitabili per più di un motivo. Principalmente perché si parla delle prime eroine di un genere in cui le donne erano fino ad allora relegate a ruoli di contorno, utili solo per preoccuparsi delle sorti dei loro uomini quando partivano in missione o decidevano di vendicarsi per un torto. In secondo luogo perché senza il personaggio di Cleopatra Jones, probabilmente Coffy non sarebbe mai esistita. Per motivi molto pratici, non perché il film di Jack Starrett sia seminale. Il soggetto per Cleopatra Jones, infatti, viene proposto da un produttore alla American International Pictures che decide di metterlo in produzione. Interviene però la Warner Bros., che fa al produttore un’offerta molto migliore, convincendolo a produrlo con loro. Il responsabile del settore produttivo della A.I.P., Larry Gordon, decide quindi di produrre una pellicola che possa farle concorrenza sul mercato e da l’incarico a Jack Hill di proporre un soggetto che poi dovrà dirigere lui stesso.
Coffy nasce così, proprio dall’intenzione di contrastare questo progetto sottratto dalla Warner all’American International. Per la cronaca, i due film verranno premiati in modo più o meno uguale al botteghino, la produzione di Cleopatra Jones, però, alla fine sarà costata alla Warner il doppio rispetto al film prodotto dalla A.I.P., e ben 10 volte di più in pubblicità.
Le similitudini finiscono qui. Cleopatra Jones, infatti, non è una donna che reagisce agli eventi cercando una propria giustizia, bensì un’agente federale impegnata nella lotta al traffico di stupefacenti. A inizio film la vediamo in Turchia mentre assiste alla distruzione di una coltivazione di papaveri da cui ricavare un'ingente quantità di oppio. Tornata negli Stati Uniti, deve difendersi dagli attacchi di Mommy, boss dello spaccio ben intenzionata a non permetterle di restare in vita a lungo. Ma anche Mommy ha i suoi problemi con un boss rampante che ha intenzione di approfittare di questo suo momento di debolezza per sottrarle a ogni costo la supremazia nello spaccio.
Cleopatra Jones, una donna d’azione, una sorta di James Bond al femminile, esperta di arti marziali e con un arsenale di vario tipo ponto all’uso, è interpretata da Tamara Dobson, ex modella di alto livello dalla statura non comune (con i suoi quasi 190 cm di altezza è forse la donna più alta mai apparsa sullo schermo), dall’innegabile eleganza ma dal carisma cinematografico scarso (soprattutto se confrontata con Pam Grier).
Shelley Winters, nei panni della cattiva, offre l’interpretazione più sopra le righe dell’intera sua carriera (e dire che nella sua carriera non mancherebbero altri esempi). In versione matrona superlesbo, costantemente urlante e minacciosa, il personaggio di Mommy è quasi da fumetto.
Per quanto riguarda il film, va detto che la storia appare un po’ slegata e popolata da troppi personaggi che appaiono e scompaiono, la tensione è quantomeno discontinua, l’azione non eccezionale. Forse proprio la sua ambizione di essere un film per tutti (in fondo alla produzione c’è una major) lo fa essere un film apprezzabile da pochi.
Cleopatra Jones rimane comunque un film capace di regalare momenti di grande intrattenimento ma nel confronto con le due pellicole di Jack Hill citate sopra perde impietosamente su tutti i fronti.
Seguito nel 1975 dal noioso Cleopatra Jones and the Casino of Gold, diretto da Charles Bail e scritto da William Tennant, in cui l’eroina sarà in missione a Hong Kong dove dovrà confrontarsi con un’altra cattiva, la potente coordinatrice dello spaccio nonché boss del gioco d’azzardo Bianca Javin/Dragon Lady (interpretata da Stella Stevens).

(Roberto Rippa)

Cleopatra Jones02
Cleopatra Jones (USA, 1973)
Regia: Jack Starrett
Soggetto: Max Julien
Sceneggiatura: Max Julien, Sheldon Keller
Musiche: J.J. Johnson
Fotografia: David M. Walsh
Montaggio: Allan Jacobs
Interpreti principali: Tamara Dobson, Bernie Casey, Brenda Sykes, Antonio Fargas, Bill McKinney, Shelley Winters, Esther Rolle
89'

Cleopatra Jones DVD

DVD

Il DVD pubblicato dalla Warner è più che accettabile a livello di suono e immagine. Nessun contenuto extra.

Editore: Warner Bros.
Origine: UK
Regione: 2
Formato video: 2.40:1 Widescreen
Formato audio: 1.0 mono
Lingue: inglese
Sottotitoli: inglese, francese, tedesco, olandese, arabo, finlandese, svedese, ceco, croato, sloveno, greco, ungherese, turco
Extra: -

Regione 2:

Cleopatra Jones [1973]

Regione 1:

Cleopatra Jones

Bucktown

Bucktown
(USA, 1975)
di Arthur Marks

Bucktown01
Trama

Duke si reca nella piccola cittadina doveva viveva suo fratello, per assistere al suo funerale. Sin dal suo arrivo, si rende conto che la piccola città, popolata prevalentemente da afro-americani, è tenuta in ostaggio dalla polizia locale, che taccheggia, minaccia e, se necessario, uccide. E se anche il fratello di Duke non fosse morto di polmonite come dichiarato ufficialmente?
Duke decide di non ripartire subito e di riaprire il bar di suo fratello, convinto in questo dalla cameriera del bar e da un bambino che vive nel retro del locale.

Commento

Bucktown è una città tenuta in scacco da un capo della polizia disonesto e da un manipolo di suoi sottoposti. Non si salva nessuno: i poliziotti taccheggiano le prostitute, gli spacciatori, i proprietari di bar e negozi, arrivando alle percosse e alle armi per farsi rispettare nei loro criminosi intenti.
Non tarda ad accorgersene Duke che, giunto in città da Philadelphia per il funerale di suo fratello, morto ufficialmente di polmonite, diventa un obiettivo degli agenti e del loro capo che gli chiedono una somma eccessiva per riaprire il bar di suo fratello.
Duke non è tipo da spaventarsi per così poco, ma quando il goco si fa troppo duro, chiama da Philadelphia alcuni suoi amici e con loro risolverà ogni questione a suon di spari. Una volta eliminato il problema, però, si troverà confrontato con un altro, forse ancora più grave: i suoi amici, notata l’imponenza del giro d’affari messo in piedi dalla polizia, decide di prenderlo in mano sostituendosi a loro. Duke è di nuovo un uomo solo circondato da pericolosi nemici.
Il 1975 è già l’anno del declino per il genere nato pochi anni prima e di cui l’ex goicatore di football Fred Williamson è un volto amatissimo grazie a Black Caesar (1973) e al suo seguito Hell Up in Harlem, girato nello stesso anno.
Bucktown
, che in qualche situazione sembra ispirarsi, pur con tutti i distinguo del caso, al pluripremiato con l’Oscar In the Heat of the Night (La calda notte dell’ispettore Tibbs, 1967) di Norman Jewison, non sarà il film che ne rinnoverà i fasti appena trascorsi. Anche perché, per quanta carne metta al fuoco, il risultato è piuttosto approssimativo e spesso molto sciatto.
Il regista Arthur Marks è reduce dal successo del suo Detroit 9000, quando la American International Pictures gli chiede di lavorare con loro.
Il regista potra come soggetto ideale un articolo di giornale che parla di una cittadina nei pressi di St. Louis la cui popolazione, prevalentemente afro-americana, veniva costantemente vessata dall polizia, tutta composta da bianchi. Questo è il soggetto per Black Town, che poi diventerà Bucktown nella mani dello sceneggiatore Bob Ellison, allora piuttosto attivo nell’ambito delle sitcom.
Il film spreca molte situazioni, che vengono gestite in maniera affrettata, e i suoi personaggi, che appaiono scritti con il machete. La presenza di Pam Grier, dopo tanti ruoli da eroina forte qui donna indifesa che si protegge dietro le spalle di un uomo, è sprecata e così quella del grande Thalmus Rasulala (che rivedremo anche in TV in What’s Happening!!), di Tony King (di lì a poco volto in alcuni film di Anthony Dawson, alias Antonio Margheriti, come Fuga dall'archipelago maledetto, L’ultimo cacciatore e Apocalypse domani) e di Carl Weathers (l’Apollo Creed di quattro capitoli di Rocky nonché Action Jackson a fine anni ‘80). L’unico personaggio che spicca, pur essendo di contorno, è quello dell’ubriacone indifeso interpretato dal bravo Bernie Hamilton (poi capitano Dobey in Starsky e Hutch).
Bucktown rimane un film godibile, non all’altezza delle sue premesse e di parte dei suoi interpreti, ma sembra sempre girato (e scritto, montato e sonorizzato) con la mano sinistra.
Nonostante tutto, il film ottiene un successo decoroso e la A.I.P. chiede a Marks di lavorare con loro a un latro progetto. Nasce da questa occasione Friday Foster, con Pam Grier nuovamente eroina attiva.

(Roberto Rippa)


Bucktown (USA, 1975)
Regia: Arthur Marks
Sceneggiatura: Bob Ellison
Musiche: Johnny Pate
Fotografia: Robert Birchall
Montaggio: George Folsey Jr.
Interpreti principali: Fred Williamson, Pam Grier, Thalmus Rasulala, Tony King, Bernie Hamilton, Art Lund, Tierre Turner, Morgan Upton, Carl Weathers
94'

Bucktown DVD

DVD

La MGM presenta Bucktown nella sua collana Soul Cinema.
Il DVD presenta sgranature in alcune scene ma a livello di video è buono. Dal punto di vista dell'audio, invece, il suono in Dolby Digital 2.0 è spesso debole e contrastato ma è lecito pensare che si tratti di un problema legato alla sorgente.

Etichetta: MGM
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1, anamorfico, Widescreen
Formato audio: Dolby Digital 2.0
Lingue: inglese
Sottotitoli: francese, spagnolo
Extra: trailer

BUCKTOWN (DVD/16X9 WS/1.85:1/1975/THEATRICAL TRAILER/SOUL CINEMA)

Un sacco bello

Un sacco bello
(Italia, 1980)
di Carlo Verdone

Un sacco bello01
(Carlo Verdone sul set, nei panni di Ruggero, con Sergio Leone, a destra)

Trama

Vigilia di ferragosto a Roma, tre persone si apprestano a viverlo tra programmi a lungo studiati, incontri fortuiti e imprevisti.
Enzo, munito di collant e penne a biro, ha intenzione di recarsi a Cracovia per un intenso fine settimana di conquiste femminili. Quando il suo già riluttante compagno di viaggio è costretto a farsi ricoverare in ospedale lungo il viaggio, Enzo deve mettersi alla ricerca di un nuovo compagno di avventure.
Ruggero vive contento in una comunità autogestita, suo padre però tenta di convincerlo, con l’aiuto di un prete, di un professore vicino di casa e di un nipote, a tornare a casa, e a una vita a suo modo di vedere più normale.
Leo è un giovane bloccato dalla timidezza e da una madre che si intuisce essere piuttosto invadente. Mentre si appresta a partire per Ladispoli, dove si trova la madre, Ruggero incontra una turista spagnola che non riesce a trovare un alloggio per qualche giorno.

Commento

Quello di Carlo Verdone, nel 1980, è un nome molto familiare nelle case italiane grazie al successo dei suoi personaggi portati in televisione pochissimi anni prima nella trasmissione Non stop del compianto Enzo Trapani, uno tra i registi più innovatori della televisione italiana. Trapani, a caccia di nuovi talenti comici per la trasmissione che sta preparando anche in qualità di autore (con Alberto Testa, Mario Pogliotti e Giancarlo Magalli), scopre Verdone in un piccolo teatrino di Roma e lo convince a scrivere alcuni monologhi da portare in televisione. La trasmissione ottiene grande successo grazie alla presenza di volti allora in gran parte sconosciuti ma destinati a lasciare un segno (tra gli altri, La Smorfia, con Massimo Trosi, Lello Arena Enzo de Caro, I gatti di vicolo Miracoli, i Giancattivi (Francesco Nuti, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti), Gaspare e Zuzzurro, Marco Messeri) e viene vista dal regista Sergio Leone che immediatamente convoca Verdone e lo convince a scrivere un film, dicendogli anche che dovrà dirigerlo lui stesso.
Verdone si mette al lavoro con la stretta supervisione di Leone, che gli affianca due numi tutelari della sceneggiatura come Piero De Bernardi e Leonardo Benvenuti (tra le molte sceneggiature da loro scritte, quelle per Alfredo, Alfredo, 1972, di Pietro Germi, Amici miei, 1975, Amici miei atto II, 1982, e Il Marchese del Grillo, 1981, di Mario Monicelli, Fantozzi, 1975, e Il secondo tragico Fantozzi, 1976, di Luciano Salce) perché lo aiutino ad affinare i suoi testi e lo aiutino nei raccordi tra i tre episodi. Ma non solo: gli porta anche il bravo direttore della fotografia Ennio Guarnieri, chiede a Ennio Morricone di scrivere le musiche e, soprattutto, sta al suo fianco durante tutta la lavorazione per dargli indicazioni precise per quella che è la sua prima regia (Verdone aveva lavorato come aiuto regista, non accreditato, di Franco Rossetti per Quel movimento che mi piace tanto nel 1975).
Carlo Verdone porta sullo schermo i personaggi già provati in televisione, almeno in parte, e costruisce per loro tre episodi distinti in cui non manca di partecipare in piccoli ma molto incisivi ruoli di contorno (nell’episodio dedicato a Ruggero, è sempre lui il professore, il prete e il cugino per bene) e affianca loro amici, caratteristi di lungo corso come Mario Brega (cui regala il ruolo della vita come padre di Ruggero), la figlia di De Bernardi, Isabella, scoperta causalmente mentre sta lavorando con il padre.
Il film è una commedia sì esilarante ma che non disdegna di abbandonarsi all’amarezza e alla malinconia (Leo rimane solo, così come Enzo, che si ritrova a sfogliare un’agendina priva di nomi, solo Ruggero pare uscire dal suo episodio con leggerezza) e che costituisce un omaggio molto affettuoso a Roma, ai suoi luoghi e soprattutto ai suoi volti, fin nelle presenze più marginali ai fini delle storie (i portantini dell’ospedale, l’uomo alla finestra nell’episodio con Leo).
Ben protetto da tanti angeli custodi, Verdone firma un film di grande equilibrio e dal contenuto non prevedibile o unidimensionale nella presentazione dei personaggi, diventato immediatamente un classico della migliore commedia italiana. Un film premiato con un David di Donatello speciale e con un Nastro d’argento come migliore attore esordiente, il cui seguito non accenna a diminuire con il passare degli anni (e siamo a quasi tre decenni).
Uno tra i migliori film del regista (insieme a, secondo me, Bianco, rosso e Verdone, 1981, Borotalco, 1982, Acqua e sapone, 1983, Compagni di scuola, 1988, Maledetto il giorno che t'ho incontrato, 1992 e Viaggi di nozze, 1995).

La Medusa ha appena pubblicato il film in un’edizione decente arricchita da uno speciale di quasi 50 minuti in cui Verdone ripercorre i suoi esordi, presenta i luoghi e i volti del film (compresa una tappa in Spagna per un intervento di Verónica Miriel, ora pittrice).

(Roberto Erre)


Un sacco bello (Italia, 1980)
Regia: Carlo Verdone
Soggetto: Carlo Verdone (con Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi)
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio: Eugenio Alabiso
Interpreti principali: Carlo Verdone, Mario Brega, Renato Scarpa, Verónica Miriel, Isabella De Bernardi, Fausto Di Bella, Sandro Ghiani
93’

DVD

Un sacco bello DVD

Editore: Medusa
Origine: Italia
Regione: 1
Formato video: 1:1.77 (16/9)
Formato audio: Mono
Lingue: italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra: speciale (circa 50 minuti), trailer

Süpermen Dönüyor

Süpermen Dönüyor
(titolo internazionale: Superman Returns, Turchia, 1979)
di Kunt Tulgar

Süpermen Dönüyor01
Dopo Kilink Istanbul'da, vale la pena di segnalare un'altra gemma del cinema popolare turco che, incurante di ogni legge sul diritto d'autore, negli anni trascorsi ha prodotto numerose opere con protagonisti supereroi del cinema e del fumetto americano e non.
Dal saccheggio non si salva ovviamente nemmeno Superman, quello vero e non una copia più o meno dichiarata come Kilink: il film del 1979 Süpermen dönüyor (il ritorno di Superman) narra del giovane Clark Kent che apprende dei suoi superpoteri dalla famiglia che l'ha cresciuto e giunge sulla terra ricalcando, a grandi linee, l'incipit del Superman ufficiale del 1978 diretto da Richard Donner (ma il regista Kunt Tulgar dichiara nell'intervista compresa negli extra del DVD di avere tratto situazioni, e qualche dialogo, da Adventures of Captain Marvel di John English e William Witney del 1941).

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Figlio di Sabahattin Tulgar, produttore del primo Tarzan turco (Tarzan Istanbul'da, Tarzan in Istanbul, 1951) nonché distributore di pellicole straniere e quindi creatore di una vera e propria casa di produzione a conduzione familiare, Kunt Tulgar (regista anche di Tarzan korkusuz adamTarzan the Fearless, 1973) vede il Superman di Donner a Parigi nel 1978 e pensa, istigato anche dal padre, a un rifacimento.
Il progetto però rischia di nemmeno partire se non si trova il modo di fare volare il personaggio principale, ovviamente senza poter contare sui mezzi di Hollywood.
Trovata la soluzione, come nella migliore tradizione del cinema povero che si industria,
utilizzando un bambolotto Ken della figlia per cui sua moglie aveva cucito il mini-costume (il mantello veniva mosso nella simulazione del volo grazie ad un asciugacapelli) e trovato il protagonista in Hasim Demircioglu (cui viene attribuito come nome d’arte il più altisonante Tayfun Demir, ossia tifone d’acciaio), il film può essere girato.
Il Superman turco, non il primo in realtà (ne esistono altri due: Süpermen Fantoma'ya karsi - Superman Vs. Fantomas del 1969 e Süper adam Cavit Yürüklü del 1971) è in tutto identico a quello americano, nel costume, nella doppia vita, nei superpoteri, ma il tutto è realizzato in maniera povera. Tanto per fare un esempio, dei superpoteri, volo a parte, vediamo fare sfoggio unicamente nell’atto di fermare due treni che stanno per entrare in collisione (ma sono due treni che stanno frenando) e per il resto del tempo si assiste solo a scazzottate nemmeno troppo credibili. Questo per non parlare dell’uso quantomeno ingenuo dei trasparenti che fa apparire anche Yeti - il gigante del 20. secolo di Gianfranco Parolini (1977) come degno di un Oscar per gli effetti speciali (però va detto che esiste anche un Superman indiano del 1987, in cui Superman canta e balla in volo con Spiderwoman, realizzato anche peggio malgrado sia più recente).

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Alla fine Süpermen dönüyor è un film divertentissimo, realizzato con sprezzo totale del diritto d’autore (vedi la musica di John Williams presa di peso dal film originale), un film da vedere al di là del suo valore storico nell’ambito del cinema popolare, esempio di un cinema addirittura estremo, selvaggio, che non si spaventa di fronte alla povertà di mezzi ma sceglie di intrattenere il pubblico con ciò di cui può disporre, anche quando è davvero poco. Una visione quindi imprenscindibile per ogni vero amante del cinema "weird" ma anche per tutti coloro che del cinema apprezzano anche la temerarietà nella realizzazione dei generi.

È curioso poi osservare come il cinema commerciale turco degli anni ’70 realizzasse un’operazione simile a quella della Blaxploitation negli Stati Uniti negli stessi anni, pur ovviamente con mezzi - e motivazioni - molto differenti, ossia quello di proporre eroi già noti donando loro le sembianze del pubblico che volevano attrarre. Quindi per un Superman e un Batman turchi, c’erano un Blackenstein e un Blacula, tanto per citare due esempi.

La versione in DVD, in 1200 copie numerate, è decisamente buona, tenendo conto delle condizioni dei materiali originali disponibili, comunque nettamente superiore a qualsiasi bootleg circolato sino ad ora. La greca Onar Films di Vassilis Barounis, poi, tratta la pubblicazione con il consueto rispetto e senza dispendio di energie (fatto ammirevole per una casa di produzione indipendente così piccola) accompagnando il film con un’intervista di 46 minuti al regista Kunt Tulgar realizzata dallo storico del cinema Metin Demirhan, e inserendo nella confezione la riproduzione della locandina.
Il film viene presentato in Double Bill con Demir yumruk: Devler geliyor (Iron Fist: The Giants Are Coming, 1973, con protagonista un supereroe metà Batman metà Superman, di cui parleremo a parte.

Süpermen Dönüyor (Superman Returns, Turchia, 1979)
Regia: Kunt Tulgar
Interpreti principali: Tayfun Demir, Yildirim Gencer, Gungor Bayrak

Demir yumruk: Devler geliyor (Iron Fist: The Giants Are Coming, Turchia, 1973)
Regia: Tunc Basaran
Interpreti principali: Huseyin Zan, Altan Gunbay, Kayhan Yildizoglu


DVD

Süpermen Dönüyor DVD

Editore: Onar Films
Origine: Grecia
Regione: 0
Formato video: 4:3
(colore per Süpermen Dönüyor, b/n per Demir yumruk: Devler geliyor)
Formato audio: Dolby Stereo
Lingue: turco
Sottotitoli: inglese, greco
Extra: intervista a Kunt Tulgar, gallerie, biografie, filmografie,
trailer di
Kizil tug - Cengiz han (1952) di Aydin Arakon
Tarzan Istanbul'da (Tarzan in Istanbul, 1952) di Orhan Atadeniz
Kilink Istanbul'da (Kilink in Istanbul, 1967) di Yilmaz Atadeniz
Casus kiran (Spy Smasher, 1968) di Yilmaz Atadeniz
Zorro kamcili süvari (1969) di Yilmaz Atadeniz
Aska susayanlar seks ve cinayet (1972) di Mehmet Aslan
Örümcek (The Spider, 1972) di Taner Oguz
Süpermen Dönüyor (1979) di Kunt Tulgar
Karanlik Sular (The Serpent's Tale, 1995) di Kutluğ Ataman

Onar Films

Trailer di Süpermen Dönüyor (YouTube)

I trailer della Onar Films (YouTube)

Harry Potter and the Order of the Phoenix

Harry Potter and the Order of the Phoenix
(titolo italiano: Harry Potter e l’Ordine della Fenice, UK-USA, 2007)
di David Yates

Harry Potter and the Order of the Phoenix01

Trama

E’ stata un’estate lunga e solitaria per Harry Potter, trascorsa nell’attesa di tornare alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts per frequentare il quinto anno. Non solo ha dovuto sopportare di vivere ospite degli odiosi Dursley, ma non ha ricevuto neppure un biglietto dai suoi amici e compagni di classe Ron Weasley e Hermione Granger. E nessuno che abbia detto una parola sul suo scontro con il perfido Lord Voldemort. L’unica lettera ad essergli arrivata non è certo quella che sperava, infatti annuncia la sua espulsione da Hogwarts per aver usato le arti magiche fuori della scuola e soprattutto in presenza di un Babbano, nella persona del disgustoso cugino Dudley. La sentenza non considera minimamente che si è trattato di un atto di difesa da un inspiegabile e inaspettato attacco di due Dissennatori.

Commento

In attesa che giunga nelle librerie Harry Potter and the Deathly Hallows, settimo e a quanto pare ultimo volume della serie dedicata al giovane mago, sul grande schermo giunge il quinto capitolo della saga inventata da J. K. Rowling.
Sarebbe inutile cercare di spiegare per l’ennesima volta il motivo del successo di questa saga che, lo scrive Il venerdì di Repubblica, ha fruttato a oggi alla sua autrice 800 milioni di Euro, certo è che l’avere fatto progressivamente invecchiare i personaggi ha di certo giovato in quanto ha permesso loro di guadagnare in realtà, agli spettatori di vedere i personaggi crescere con loro e alle storie di trovare sempre nuova linfa anche nel privato dei personaggi.
Per quanto riguarda Harry Potter e l’Ordine della Fenice, va detto che è un buon capitolo per la serie. Buono, non molto buono. E questo potrebbe essere visto come un passo indietro in una serie che è fino ad ora migliorata film dopo film (ma, e questa è un’opinione personalissima, l'oscuro Harry Potter and the Prisoner of Azkaban - Harry Potter e il prigioniero di Azkaban - di Alfonso Cuarón era migliore rispetto al penultimo Harry Potter and the Goblet of Fire - Harry Potter e il Calice di Fuoco diretto da Mike Newell).
Questo capitolo pare essere di transizione, per i personaggi ormai cresciuti i cui problemi nel privato cambiano mentre si apprestano ad uscire dall’adolescenza, come per la storia, che spesso sembra limitarsi ad essere una sorta di preparazione al prossimo.
Ma il problema pare anche essere che il regista (prevalentemente attivo alla televisione inglese, dirigerà anche il prossimo capitolo Harry Potter and the Half-Blood Prince, atteso per il 2008) non sappia troppo bene come trattare la materia né come muoversi nei sontuosi set. Ma è anche curioso notare come il libro più corposo della serie, con le sue 807 pagine nella versione italiana (870 nella edizione tascabile statunitense), abbia prodotto il film più breve, con i suoi 138 minuti di durata.
Il film resta naturalmente appassionante (è difficile parlarne senza rivelare elementi che rovinerebbero la sorpresa a chi non avesse letto il libro), gran parte degli attori sono straordinari (l’ultima arrivata Imelda Staunton, già vista in Vera Drake di Mike Leigh grazie al quale ha ottenuto la Coppa Volpi come migliore attrice a Venezia nel 2004, è impagabile nel ruolo stupendamente sopra le righe di un’insegnante ottusa che tenta di supplire alle sue mancanze con abusi di autorità. A proposito, quanti attuali potenti della terra vi ricorda?) ma alcuni tra loro sono pochissimo utilizzati (Emma Thompson, per esempio).
Coloro che non avessero visto nessun film della serie, farebbe bene a recuperare in dvd i capitoli precedenti in quanto sono legati l’uno all’altro e molti elementi di questo giungono direttamente da Harry Potter e il calice di fuoco.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice rimane quindi un buon episodio ma potrebbe deludere un poco gli appassionati ormai abituati a uno standard più alto.

(Roberto Rippa)

Harry Potter and the Order of the Phoenix uscirà nelle sale della Svizzera Italiana e d'Italia il prossimo 11 luglio.

Harry Potter and the Order of the Phoenix
(titolo italiano: Harry Potter e l’Ordine della Fenice, UK-USA, 2007)
Regia: David Yates
Soggetto: J.K. Rowling (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura: Michael Goldenberg
Musiche: Nicholas Hooper
Fotografia: Slawomir Idziak
Montaggio: Mark Day
Interpreti principali: Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes, Brendan Gleeson, Gary Oldman, Imelda Staunton, Emma Thompson
138’

Macabro

Macabro
di Lamberto Bava

Macabro01

Trama

Jane Baker è un'adultera la cui tresca con l'amante viene scoperta dalla giovane figlia Lucy la quale decide di vendicarsi annegando il fratellino e simulandone la morte come conseguenza di un incidente. In seguito alla cruenta morte del suo amante in un incidente automobilistico mentre si trova con lei, Jane viene ricoverata in un istituto. Uscitane un anno dopo, va ad abitare nella casa del fratello dello scomparso, il quale sospetta che la donna stia nascondendo qualcosa.

Commento
(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama
e del finale del film)

Antonio e Pupi Avati decidono di mettere in cantiere un piccolo film, dichiarando di avere usato come spunto un presunto fatto di cronaca (ma l’ispirazione potrebbe anche essere Buio Omega di Joe D’Amato-Aristide Massaccesi, uscito l’anno prima con la cui trama Macabro ha più di un punto di contatto), da far dirigere a Lamberto Bava, già ricco di esperienza grazie alla collaborazione con suo padre, il grande Mario Bava, di cui aveva già co-sceneggiato e co-diretto (non accreditato) l'ultimo film, Shock (Transfer Suspense Hypnos) del 1977.
Dall’esilissimo spunto stendono quindi una sceneggiatura, con Bava stesso e Roberto Gandus, cui Lamberto Bava aggiunge un'atmosfera visiva claustrofobica e soffocante che fa muovere i personaggi in spazi ristretti e decadenti (una vecchia casa di New Orleans dove il tempo sembra essere sospeso e utilizzando pochissimi esterni) come fossero tutti vittime di un gioco al massacro e in attesa di un'ineluttabile punizione.
Il risultato è un film stranamente poco considerato ai tempi in cui la tensione psicologica la fa da padrona a scapito dei pochissimi effetti speciali, che tra l'altro disturbano l'atmosfera generale del film, soprattutto negli ultimi due secondi del film che si chiude con una scena che vorrebbe essere scioccante ma che è totalmente inutile e che deve alla sua scarsissima durata il fatto di non rovinare l'intero film (ma va detto che poco ci manca).
In bilico tra l'essere un horror (ma è la parte più debole) e un dramma psicologico, Macabro nella sua prima parte sembra girare su sé stesso senza che accada nulla (ma l'atmosfera promette ben altro e tiene viva l'attenzione), mentre la seconda vede i personaggi svelarsi nelle loro rispettive follie e, malgrado qualche caduta di stile, riesce a mantenere la tensione fino alla conclusione della vicenda.
Bernice Stegers (vista lo stesso anno ne La città delle donne di Fellini) gira per metà film con uno sguardo catatonico ma nel contempo inquietante per lo spettatore che conosce il suo segreto, Stanko Molnar, nei panni di un improbabile cieco, sembra muoversi con eccessiva disinvoltura negli spazi che non dovrebbe conoscere della casa (ma forse la disinvoltura vuole suggerire che ci ha passato molto tempo in assenza della donna?) mentre la perfida Lucy, interpretata da una efficacissima Veronica Zinny, sembra promettere grossi guai anche quando sembra apparentemente tranquilla.
Forse il migliore film per il cinema per Lamberto Bava che poi dirigerà il terrificante Le foto di Gioia con Serena Grandi al suo peggio recitativo (il che è tutto dire) che per contratto deve mostrare l'ipertrofico pettone ogni tre minuti, Morirai a mezzanotte, l'interessante e poverissimo La casa con la scala nel buio nonché i due capitoli di Demoni (dove però la presenza del produttore di Dario Argento si sente troppo).
La aegida (distirbuzione Medusa) pubblica Macabro in un'edizione la cui immagine e il suono sono stati restaurati (ed è vero) che rappresenta un’ottima occasione per conoscere un film commercialmente non molto fortunato ma che resta un episodio curioso quanto fortunato nella carriera del regista. Peccato per la totale assenza di contenuti extra, a parte il trailer.

(Roberto Rippa)

Macabro (Italia, 1980)
Regia: Lamberto Bava
Soggetto: Antonio Avati, Pupi Avati
Sceneggiatura; Antonio Avati, Pupi Avati, Lamberto Bava, Roberto Gandus
Musiche: Ubaldo Continiello
Fotografia: Franco Delli Colli
Montaggio: Piera Gabutti
Interpreti principali: Bernice Stegers, Stanko Molnar, Veronica Zinny, Roberto Posse

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