Bubba Ho-tep

Bubba Ho-tep (USA, 2002)
di Don Coscarelli

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Elvis Presley è vivo e, in seguito a uno scambio di identità con un suo sosia che, avendo comunicato la morte del vero re del rock gli impedisce di fatto di ritornare nei suoi panni, abita in una casa di riposo in Texas nutrendosi dei ricordi dei bei tempi che furono. Questo fino a quando una mummia egiziana inizia a divorare gli ospiti della residenza per succhiare loro l’anima e tornare in vita.
Per combattere il male, a Elvis non resterà che unirsi a un altro ospite dell’istituto che dice di essere John F. Kennedy e di essere stato tinto di nero dal governo per nascondere al mondo la verità sulla sua sparizione.
Don Coscarelli, responsabile dei film di culto Phantasm (1979, titolo italiano Fantasmi) e dei successivi episodi (l’ultimo è Phantasm IV: The Oblivion del 1998) nonché di The Beastmaster (1982), si unisce allo scrittore Joe R. Lansdale (The Mambo Bear - Il Mambo degli orsi, Bad Chili e The Drive-InLa notte del drive in, tutti pubblicati in Italia da Einaudi) per mettere in scena una storia che mescola abilmente commedia e orrore, tensione e ironia.
Lo aiutano nell’impresa il grande Bruce Campbell (già visto in Evil Dead, 1981, Evil Dead II, 1987, e Army of Darkness, 1993, tutti diretti da Sam Raimi) e Ossie Davis, visto in She Hate Me (Lei mi odia) di Spike Lee.
Ibrido tra commedia e horror - ma sempre più commedia che horror - Bubba Ho-tep è un piccolo gioiello per sceneggiatura, regia e interpretazioni.
Produzione indipendente girata in economia ma con grande talento nel sopperire con fantasia e capacità alla mancanza di grossi capitali, Bubba Ho-tep ha ottenuto un seguito sorprendente nel circuito indipendente negli Stati Uniti.

(Roberto Rippa)

Bubba Ho-tep (USA, 2002)
Regia e sceneggiatura: Don Coscarelli
Soggetto: Joe R. Lansdale (dal suo omonimo racconto)
Musiche: Brian Tyler
Fotografia: Adam Janeiro
Montaggio: Scott J. Gill, Donald Milne
Interpreti principali: Bruce Campbell, Ossie Davis, Ella Joyce, Heidi Marnhout, Bob Ivy
92'

DVD

La MGM USA ripubblica il DVD in un'edizione speciale (Hail To The King Limited Edition) che altro non è che la limited edition, ricca di extra, pubblicata nel 2004 ma con una nuova confezione, una giacca in finta pelle come quella che il protagonista indossa nel film, in cui è inserita la custodia della vecchia edizione. Non comodissima, magari, ma certo apprezzata da tutti gli amanti delle confezioni speciali. Gli altri potranno scegliere la vecchia edizione, identica nei contenuti a questa.

Bubba Ho-tep DVD

Editore: MGM
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1
Formato audio: Dolby Digital 5.1
Lingue: inglese
Sottotitoli: inglese, francese, spagnolo
Extra: Audio Commentary By Director Don Coscarelli and Bruce Campbell / Audio Commentary by "The King" / Joe R. Lansdale Reads from Bubba Ho-Tep / Deleted Scenes With Optional Commentary by Don Coscarelli and Bruce Campbell / The Making of Bubba Ho-Tep Featurette / To Make A Mummy Makeup and Effects Featurette / Fit For A King Elvis Costuming Featurette / Rock Like an Egyptian Featurette about the Music of Bubba Ho-Tep / Photo Gallery / Original Theatrical Trailer / TV Spot

Bubba Ho-Tep (Hail to the King Edition)

Bubba Ho-Tep (Limited Collector's Edition)

Un burattino di nome Pinocchio - Commenti dal mondo

Un burattino di nome Pinocchio – Regia di Giuliano Cenci
The Adventures of Pinocchio – Directed by Giuliano Cenci

Un burattino di nome Pinocchio-commenti01

Commenti dal mondo
Comments from all over the world

Da quando il composito articolo di Mario Verger su Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci è stato pubblicato su queste pagine, ha ottenuto una lunga serie di commenti, pubblici e non, da ogni angolo del globo. Persone che l'avevano visto anni fa e ancora lo cercano disperatamente, persone che non l'hanno mai visto ma che ne sentono parlare da tempo, persone che volevano semplicemente condividerne il ricordo. Insomma, la dimostrazione che il film di Giuliano Cenci ha lasciato su chi ha avuto la fortuna di poterlo vedere un'impressione indelebile.
Mario Verger ha risposto a tutti privatamente dando informazioni, documentandosi su dove il film fosse stato visto e quindi ha deciso di raccogliere alcune risposte e di pubblicarle qui. Iniziando da una persona che il film, e le persone che ne sono state responsabili, lo conosce bene.

Caro Mario,
…in particolare, sono rimasta colpita dalla tua tesi sul nostro film «Pinocchio», scritta con amore e sensibilità ad ogni piccolo dettaglio e sfumatura: credo proprio che neanch’io, figlia del regista, avrei potuto scrivere meglio di così…

Elena Cenci, figlia di Giuliano Cenci – Firenze, Italia

Ciao a tutti, è bello leggere i vostri commenti... sono la nipote di Renzo e sono sicura che anche lui, da lassù, sorriderà per questo. Anche mio padre (Alessandro) ci ha lavorato tantissimo come assistente alle macchine, ma purtroppo, come voi ben saprete, questo film non ha avuto la fortuna che meritava… peccato.
Giuliano, fratello di mio nonno, ancora se ne dispiace quando riparliamo di questo argomento… quindi ancora grazie a tutti voi che continuate ad apprezzare questo "sudato" lavoro.

Cristina Cenci, nipote di Renzo Cenci – Firenze, Italia

...Finalmente questa mattina ho trovato il coraggio di leggere... rimandavo sempre… e così mi si sono riaperti un "mare" di ricordi... ed ho pianto… La memoria, compagna di vita, a volte ci difende mettendo in un cassetto più nascosto cose che diventano "lontane"... Poi quando si riapre... eccolì lì, tutti... Ero molto piccola quando, nella mia famiglia, è iniziata questa "avventura"... tutta la mia infanzia è impastata in questa “storia e di questa storia”... è stato sicuramente bello ma anche tanto doloroso... Quando Ale parla delle riprese per la pre-animazione mi ricorda momenti divertenti in cui sia io che mia cugina Patrizia e, se non ricordo male, anche mio cugino Stefano facevamo queste "scenette" mimando il movimento che sarebbe stato poi di Pinocchio... tante scene, tanti momenti diversi del film dalla corsa giù per la discesa nel bosco fino alla casa della fata, al bindolo da girare al posto del ciuchino per guadagnare il bicchiere di latte per Geppetto!
Quanti ricordi... e poi non finirei più!!!! Comunque voglio ringraziarla per questa opportunità e voglio ringraziare mia nipote Cristina per averla trovata e per averla saputa cogliere!!! Se non altro per vedere riconosciute almeno alcune delle tante buone doti che aveva mio padre... e credo che questo se lo meriti proprio!! Grazie Ale per il buon lavoro fatto... un abbraccio a tutti...

Lucia Cenci, Figlia di Renzo Cenci – Firenze, Italia

È incredibile il culto di cui il Pinocchio di Cenci gode negli Stati Uniti. Un vero peccato che non si possa immaginare una sua pubblicazione a breve termine. […] Devo dire che è davvero meraviglioso a livello di immagine. Dalla prima visione sono rimasto molto colpito, non assomiglia a nulla che avessi già visto, davvero incredibile! Il Pinocchio di Disney davvero c'entra poco.
Il film mi ha assolutamente entusiasmato, è bellissimo, anche cattivo come è il libro di Collodi. Sono stupende le animazioni ma anche la cura con cui è stata trattata la storia è davvero mirabile. Naturalmente non mi sorprende che nessuno si curi di recuperarlo e pubblicarlo, troppo bello (e troppo fastidioso il confronto per la Disney???). Sono assolutamente entusiasta e presto vorrei farlo vedere ad amici amanti di cinema di animazione.

Roberto Rippa – Cinemino

Caro Mario,
credimi: per me è un onore discutere con te; allora: ti scriverò qui la storia della mia conoscenza del capolavoro di Cenci.
Premetto che io sono un ragazzo di quasi 18 anni (festeggio i 18 anni il 25/01/07). Durante la mia cara infanzia, ormai abbandonata, grazie a mia zia ho potuto apprezzare per la prima volta questo film d'animazione tutto italiano. Il periodo risale alla prima metà degli anni Novanta e il mio vecchio videoregistratore riproduceva il nastro della VHS (la VHS di Pinocchio di mia zia è della Stardust ed è datata su per giù 1990-91). Fin da piccolo il film mi piaceva molto e mia madre oggi mi rammenta che alcuni dialoghi del film li sapevo a memoria quando ero bambino. […] I miei più sinceri complimenti per ciò che sei riuscito a realizzare e grazie per aver portato a conoscenza di tutti informazioni e curiosità uniche e inedite sul Giuliano Cenci, uomo e regista d'animazione.
Un giusto tributo al padre del capolavoro assoluto del cinema d'animazione italiano.
A presto e ti ringrazio per l'attenzione Mario! ^_^
Saluti e abbracci.

Alessio da SAVA (TA)

Indubbiamente i Cenci non hanno mai avuto un così attento esame del loro appassionato Pinocchio.
Complimenti e buon lavoro.

Prof. Claudio Bertieri – Critico Cinematografico

La mia famiglia è italiana, ma viviamo in Inghilterra.
Il film ce l’ho a casa, ma in una videocassetta vecchissima. Credo che fu registrata da TV nei tardi anni 80. Mi sembra che mio padre lo registrasse in Italia e tornò dopo per darmelo come regalo.
Grazie ancora.
Sinceramente

Sam – Inghilterra

I am writing from Indiana, USA. I have seen this cartoon many years ago and was having trouble finding it for sale anywhere. I'm so glad that you have contacted me with a link. I'm finding it really awesome that you write me and you're from Italy, that is very neat.
I really enjoyed this film because it is the only one I have found that was spot on to the book. […] I saw this version of Pinocchio years ago when I was about 8 or 10. We rented it from a video store and taped it. I lost that tape but I watched it many many times. I was hoping to find it again, thanks to you I have.
When I first watched this particular version of Pinocchio I was pre teen, about 8-10 yrs old I think. I really enjoyed this cartoon because it was really different from any other version I’ve seen. I use to have a record of the Pinocchio story long time ago, it wasn't this particular version but I had a record of it way back when I was about 7 or so. I am now 31. I have seen the Disney version and of course that version is off course and way too happy go lucky. I really enjoyed this version above all for its trueness to the book.
getting off the subject to say I am quite an internationalist, that is true. […] I must say I am very impressed with your work. You seem to be a bit famous: famoso (in spanish) is there a way you could get the interview translated into english?
Thanks again

Zanna, Indiana, USA

I am writing from Brooklyn, New York, and yes I have seen this extraordinary film many times as a child, and used to own the video. However it became destroyed in the VCR. I have looked all over New York and in Italy as well and have been unable to find it. […] I am 24 years old and have seen the film as a child many times, it was given to me as a gift. I am Italian born here in Brooklyn, New York. My parents were both born in Sicily, my mom from Sciacca and my dad from Catania. As far as my sensations I love the film, and the Disney version does not even compare. I believe that the Disney version of the film leaves out the true meaning of the film, and "sugarcoats" the film to make it more of a happy fairytale. As far as my profession is concerned, I am a private teacher for autistic children that are between the ages of 2 and 7 years old so no, I am not in the movie business. I have obtained my Bachelor of Science degree in Psychology, and my Master's Degree in Early Childhood, Special Education.
Ciao for the moment,

Dear Professor Mario Verger
molti ringraziamenti!!!

Ms. Pinuccia Lombardo – Teacher for Autistic children, Brooklyn, New York, United States

I come from England. I saw Giuliano Cenci's Pinocchio when I was about 5 years old, so around 1990. I may have seen it earlier Because it was on a tape which had been recorded from the TV when my brother was little (so around 1986). I only recently thought about it again (as you often do with childhood memories) and I decided I really wanted a copy of it!
Thank so much for your email and I hope the rest of your research goes well! I would be interested to know what else you are studying at the moment.
Best wishes

Emilie Giles – England

I remember this being the best Pinocchio ever made, thank you for these moments in Congo.

My name is Amour Jerry Itadi (no not Italian but African).
About Pinocchio, I watched it in Congo-Brazza that is where I grew up, where I was born. My father used to bring back video tapes and books any time that he was going to Europe so it is among those trips that he brought back this film.
For a European Cartoon it was extremely well made, the story richer than Disney's Pinocchio. The hero was closer to a normal kid prone to do mistakes, his adventures were so fantastic and yet so close to home you could not help but believing that out there existed a talking cat and a talking fox, a Green Fisherman or a boy-donkey named Lucignolo (I think that was his name).
My sisters and I had been fascinated by these adventures.
We built quite a collection on VCR back then wether it was Japanese cartoons, French, American or even Russian (from Mikhail Barishnikov).
Pinocchio kept a special place in our shelves and today in our heart with lock in it the most magic moment of all his transformation into a boy and the vision of how he looked like. Accompanied of course by the Italian song at the start of the credit. There was only one Pinocchio, I never went to watch any other adaptation because I am sentimental, if someday I find this film on dvd I will buy for my kids and buy a copy for my other siblings to give to their kids.
Childhood is not anytime it is at the heart of what makes you the adventurous or the wise man that you are today.
Thank you for mail Mario hope I answered your question contact me if you need anything.
truthfully

Jerry Amour Itadi – Congo, Central Africa

I rented and taped this movie from our public library as a kid and must have watched it over 100 times. I love this movie. To see this article with the wonderful photos practically made me cry (and I'm a guy).


Thank you for your reply. I am from the USA. When I saw Pinocchio as a child (around 6 years old) I was in the state of Illinois. I am 29 years old and I now live in Washington D.C. area.
I saw the English-dubbed version, so I hope to get a copy in that language. I think I really have fond memories of this film because the artwork was so European and I love the painted backgrounds. The story was also much more serious and dark, compared to the sugar-coated American version. It was as if you had just finished a long journey everytime you finished watching the film. There was also quite a range of emotions felt throughout the film. No matter how many times me and my younger sister saw it (probably around 100), we never got tired of it. Unfortunately, our beta copy is at our parents' house and we don't even have a beta player anymore. It is my hope that I can find a good English language Region 1 DVD somewhere online.
Sincerely,

Rick Chen – Washington D.C. area, USA

Il film di Cenci è BELLISSIMO ed è un peccato che sia andata così...
ed è anche una VERGOGNA che non esca in dvd in edizione restaurata ma lo si possa vedere solo in divx (di pessima qualità) perché non lo danno più nemmeno in tv... in Italia quando uno è bravo e onesto va così, invece se uno è cane e opportunista ha successo... comunque... VIVA IL PINOCCHIO DI CENCI!!!!!!

Dario

Un burattino di nome Pinocchio, che vidi per la prima volta quando ero molto piccola, è un vero capolavoro! L'unica vera versione animata fedele al libro di Collodi, con disegni superbi, doppiatori bravissimi e musiche appropriatissime!
I fratelli Cenci hanno fatto un lavoro eccellente! Grazie di cuore

Alessandra

J'ai vu ce merveilleux film il y a 20 ans... comment faire pour le revoir, surtout en Italien, car celà ajoute beaucoup de charme?
Je vous remercie
Grazie
Thanks a lot
Danke schoen

Pierre – France

Scrivo perché ho bisogno di un'informazione! Quando ero piccola mi ricordo benissimo di aver visto questo film di animazione, ora ne sono alla disperata ricerca per farlo vedere ai miei allievi a scuola. Penso che sia l'unico che renda giustizia al capolavoro di Collodi!
Grazie mille e complimenti!

Giulia

Caro Mario,
le scrivo dal Canton Ticino (Svizzera). Penso di aver visto per la prima volta il film quando ero molto piccola, non mi ricordo di preciso l'età. Mi ricordo che divenne uno dei miei cartoni preferiti e visto che a quel tempo l'avevo registrato, lo guardavo e riguardavo molto spesso. Mi ricordo che alcune parti mi facevano paura, altre ridere e altre ancora piangere... ma ad essere sincera non riesco a ricordarmi esattamente quali. Come le ho già scritto penso che sia l'unica animazione che fino ad ora renda veramente giustizia al capolavoro di Collodi, ed è per questo che lo sto cercando per poterlo rivedere assieme ai miei allievi. Non solo per la sua bellezza e comprensibilità, ma anche per poter condividere con loro una parte della mia infanzia, una parte che mi è molto cara e che ha lasciato in me una traccia molto forte, visto che a distanza di vent'anni lo cerco ancora. Spero di avere presto sue notizie così finalmente riuscirò a rivedere "Un burattino di nome Pinocchio" e ritornare per qualche ora bambina.

Saluti

Giulia Stucchi
– Insegnante, Canton Ticino, Svizzera

Questo articolo onora finalmente un film che per certi versi era caduto quasi completamente nel dimenticatoio... se non fosse per il contributo di tutti coloro che ne ricordano la visione per la maggior parte credo in tenera età
L'apoteosi definitiva della storia di Pinocchio in versione animata che è alla base dei miei ricordi di bambino. Ascoltavo senza fine un nastro audio inciso registrato dalla TV (è ancora là... non è stato cancellato... semplicemente incredibile!).
Quando anni dopo rintracciai il VHS... fu un'emozione unica... talmente forte che ancora oggi conservo quella videocassetta che riporta la versione originale italiana con la sigla cantata da Renato Rascel. Indimenticabile...
Sarò sempre infinitamente grato ai fratelli Cenci e a Renato Rascel per aver dato vita a quest'opera formidabile che mi ha tanto appassionato in tenera età e ad oggi mi lascia ancora dei ricordi stupendi.

Stefano – Roma, Italia

Salve,
sono uno dei tanti fan di questo film, glielo confermo.
Sono del '74 e vidi per la prima volta questo film in TV credo tra il '78 e l'80 su una delle reti Rai che allora ricordo lo davano abbastanza spesso (per lo meno ci fu un periodo abbastanza fitto credo). Un film fantastico: ho sempre avuto (e credo proprio dia!) la sensazione di vivere sulla propria pelle tutte quelle avventure/disavventure che hanno reso celebre il personaggio di Pinocchio ed il suo creatore Collodi. Le voci dei vari personaggi e quindi anche il doppiaggio sono stati certamente fondamentali e hanno dato una forza incredibile al tutto (basti notare l'accoppiata dell'"azzeccatissima" voce narrante di Renato Rascel con le musiche di sottofondo (*) ivi compresa la sigla iniziale da lui cantata).

(*) tratte credo proprio dal famoso sceneggiato Rai del '71 (mi pare), ossia "I racconti di Padre Brown" interpretato proprio da Renato Rascel e con la partecipazione voglio ricordare del bravo Arnoldo Foà). Ne ho rivisti e registrati gli episodi abbastanza recentemente ritrasmessi su Rai Tre.

La registrazione su cassetta audio dalla TV fu un'idea di mia madre (lo ricorda bene anche lei), io allora ero un bimbo di 4/5 anni, e ricordo in maniera molto intensa quel film grazie soprattutto a quel nastro audio che (magicamente) mi aveva ipnotizzato e lo riascoltavo in continuazione... credo abbia avuto su di me una sorta di effetto stile "imprinting" un pò come quello che hanno i pulcini alla schiusa dell'uovo. Complice ovviamente la mia giovanissima età che comportava una psiche pura e innocente ossia ancora libera quasi totalmente da sovrastrutture psicologiche degne di nota che per forza di cose si vanno formando nel prosieguo della nostra vita. Ero insomma uno di quei bambini che a quell'età assorbono come spugne tutto ciò che gli gira intorno e sui quali senza dubbio bisogna porre molte attenzioni proprio perché implicitamente deboli e indifesi.
Credo insomma ci sia buona parte del mio DNA psichico in quel film. Vere e proprie colonne della mia psiche... quel film e... visti gli anni... anche quei famosissimi robottoni di Go Nagai che aprirono la strada in Italia ad un nuovo genere fantascientifico in versione animata (Goldrake, Mazinga, ecc.) Senza dubbio quindi due contraltari chiari e definiti... da un lato il Pinocchio, quello classico e italiano al 100%, con il suo contesto fiabesco e tradizionale pieno zeppo di messaggi educativi a non finire per un bimbo come me che Pinocchio l'ha conosciuto così per la prima volta e che 3/4 anni dopo ne ha finalmente letto il libro. Dall'altro i robot ultramoderni con messaggi più immediati e smaliziati all'insegna della lotta tra il bene e il male e dell'adorazione della nostra forza e stima interiore (a detta dello stesso Nagai infatti egli per i suoi robot si ispirò liberamente agli antichi Dei mitologici).
Quindi direi due concetti/punti di riferimento distinti nella forma ma accomunati nella sostanza da una ferrea morale che per me, ripeto, ha significato veramente molto (e non solo per me credo).
Perché le scrivo tutto questo? Semplice! Da un lato la sorpresa e la voglia di ringraziarla per un degno articolo che senza dubbio è meritatissimo vista la preziosità e il valore che l'opera ha per me e, credo, per molte altre persone. Dall'altro perché, di conseguenza, sentivo la necessità di sdebitarmi in qualche modo verso coloro che erano stati in grado di farmi passare delle ore stupende ed incantate da fanciullo trasmettendomi nel contempo gli insegnamenti e le emozioni che Collodi ha inciso nel libro.
Per la presente […] è chiaramente dedicata a lei e a tutti coloro che hanno lavorato al film o che comunque hanno avuto a che fare con esso in maniera attiva e positiva.
Finisco col dirle che ormai per me Renato Rascel è senza dubbio come un secondo padre (da commozione...) anche se nella realtà non l'ho mai conosciuto personalmente.
Un caro saluto,

Stefano – Roma, Italia

I have looked at your website and it is amazing; while my translator may have misinterpreted bits, what I could read and understand of it seem fantastic.
I come from the UK, and when I was a very young girl, about 6, my parents would record films/cartoons from around the world that would be on the television late at night; Russian versions of Alice through the looking glass, Australian Billabong cartoons that I've yet to find - and this version of Pinocchio. I remember watching it over and over again, enjoying ever second - never even seeing the Disney version.
As I grew up, the tape disappeared, and therefore I never managed to watch it again. Though I was heartbroken, I managed to remember most of it, my favourite parts - where Pinocchio turned into a donkey, when the blue fairy made him carry a jug of water, when he was swallowed by a large sea-creature - stayed in my mind for ages. I thought it was lost to me forever, because nobody I knew had ever seen the film, and I was beginning to think I was making it up. It was only recently that I found out that actually, it wasn't an English film, so of course I turned to the internet, yet still couldn't find it. I had come to the conclusion (mistakenly) that it was Czechslovakian, due to images I'd seen that seemed familiar to me - not quite perfect, but close enough. Until I found, on youtube, an Italian version with the title "Un burattino di nome Pinocchio", and realized it was exactly the same film.
Living in England, we'd had voice-overs, and as I'd only seen it when I was very small, I didn't really manage to capture the name of the film, so I'd had no idea what I'd been looking for other than "Pinocchio". Watching it again on Youtube has reminded me exactly how much I love it; the beautiful artwork combined with (in the English version, at least) a very didactic element, showing the effects of what happens when children misbehave. There are moments I don't recall, and I wonder if that's my memory or the fact we had an abridged version, but either way, it still brings joy to me. The only wish I have now is that it were possible to get a high quality version of it in English (as that will always be how I remember it, plus I don't know any Italian) on DVD, so that I might be able to share it with others.
I have no question in my mind that on some level it influenced me as I grew up, the messages are very strong in comparison to the Disney-ified versions of cartoons we have in the UK; and no doubt it the lessons that Pinocchio learnt as he grew into a human, I learnt as well.

Katherine Martin – England, UK

Ringrazio moltissimo Mario Verger per i suoi articoli su questo capolavoro d'animazione che non ricordo di aver mai visto.
La mia famiglia gestisce un cinema in provincia di Catania e io mi occupo di educazione all'immagine nella scuola dell'obbligo con progetti didattici sull'animazione, sarebbe meraviglioso far conoscere questo film ai bambini di oggi.
Cosa si può fare? Si potrebbe provare a contattare qualche distributore sensibile e attento al cinema d'animazione (penso a Mikado e Lucky Red) per permettere che questo film esca in una nuova riedizione cinematografica o almeno in una edizione critica in dvd. Chi detiene i diritti di questa opera bellissima?
Mi auguro che questo film viva ancora sul grande schermo per la gioia di chi ama l'arte dell'animazione, grazie ancora Mario Verger.

Rosario Scollo - Catania, Italia

This movie brings back so many memories for me. As a child, I watched it over and over with my little brother. We are both in our 30's now and we still remember the wonderful film full of sadness, hardships, death and life lessons. Even my father remembers it and he would like to see it again. I have an old old video that my parents recorded from the television that is not in the best condition. Maybe it will be released on DVD someday. I would definitely buy it.
Kim – England, UK

I remember this movie from my childhood. Although, it was dubbed in English. Do you know where I can find a copy for my nephew for Christmas?
Thank you,

Andrea – England, UK

Caro Mario,
mi complimento per l'ottimo lavoro, approfondito e competente, che hai svolto specialmente sull'opera della famiglia Cenci; nessuno si era mai occupato così a fondo di questi artisti e con il loro aiuto ha colmato questo vuoto.
Grazie per aver riportato alla luce questa testimonianza creativa, che ha il sapore di un'epoca pionieristica tanto lontana dalla nostra.

Luca Boschi, Critico Cinematografico – Pistoia, Italia

Grandissimo Mario!
Come sempre un articolo impeccabile e devo dire che le informazioni, le curiosità e il lavoro che c’è dietro poteva realizzarlo solo il nostro Mario Verger.
Grazie e spero di leggere altri 100000000000000000 articoli sul Pinocchio di Cenci e anche sull’interessantissimo campo dell’animazione in generale (come quella giapponese).

Alessio da SAVA (TA)

Ciao Mario!!!
Io mi chiamo Fabrizio, sono di Napoli e il 15 luglio compio 28 anni Allora ti dico che io sono un fan dell'animazione giapponese quindi considera che a me Pinocchio da piccolo non è mai piaciuto sopratutto il film della Disney, davo solo qualche punto allo sceneggiato Rai ma, che resti fra noi, perdeva colpi di brutto (Pinocchio diventa un bambino vero SOLO NEL FINALE e NON DURANTE IL FILM) finché non mi imbatto in una tv privata locale (si esatto una tv locale e non la Rai) dove sento il ritornello della canzone cantata da Renato Rascel e mia mamma, sua fan, mi fa: "FERMO lì!!!! Fammi sentire solo la canzone" ma appena il film iniziò a prender vita non riuscivo a cambiare canale.
Rimasi rapito da quelle immagini, da quella fluidità di animazione (all'epoca potevo avere sei anni credo pero capii subito che non era un cartone giapponese perché considera che ne vedevo milioni e poi si capiva anche dalle scritte in italiano come il cartello "Paese","Scuola"), e sopratutto aveva una colonna sonora bellissima, fu l'unico film di animazione a farmi letteralmente piangere dalla commozione....
Purtroppo non ho più avuto la possibilità di vederlo e per anni ho rimpianto di non averlo registrato, ma una sera mi imbatto in questa canzona su youtube e mi riprese una voglia di vedermi questo film che non saprei come descriverti, con mio grande rammarico però sapevo che era impossibile, ma mi accorsi che il film era su un canale youtube INTERO MA IN INGLESE!!! Tu lo sapevi che era stato tradotto? E cosi, anche se in inglese, ho potuto riprovare l'emozione che provai da piccolo......
Ora ti lascio spero in un'edizione in dvd...
Ciao e grazie!!!

Fabrizio Garofalo – Napoli, Italia

Caro Mario,
grazie per avermi segnalato questa belle intervista a Italo Marazzi, splendida persona, oltre che collega di insegnamento alla Scuola Internazionale dei Comics.
Anche se il web ha qualche elemento di immaterialità (e la carta ci dà sempre più impressione di consistenza e stabilità nel tempo), la rete è importantissima per divulgare in tempi veloci profili come quello che hai redatto di Italo (e a suo tempo di Cenci, Minuti, Kremos, Gibba e così via) e "allargare il giro" di interesse.
Segnalerò nel mio blog questa tua nuova impresa, complimentoni e alla prossima!

Luca Boschi, Critico Cinematografico – Pistoia, Italia

Caro Mario,
Mi è stata raccontata come una delle storie più straordinarie d’amicizia e di lavoro la realizzazione di UN BURATTINO DI NOME PINOCCHIO. Un gruppo di amici pieni di voglia e di un entusiasmo che arrivava a programmare, periodicamente, la “giornata del brodo”. Che, per essere perfetto, alla fiorentina, deve contenere non mi ricordo più quanti tagli diversi di carne di quanti animali nonché quanti sapori vegetali, e deve rimanere a cucinare non ricordo più quanti giorni. Mi raccontava se non ricordo male Italo Marazzi (co-autore dell’impostazione grafica con Giuliano Cenci che il film lo firma da solo… o forse era – nome? – Nencioni che per loro procacciava denari, simpaticissimo e molto estroverso mentre i Cenci erano più riservati) che l’evento-brodo era programmato come una particolare fase di lavorazione perché implicava progetto, acquisizione di materiali superselezionati, lavorazione e consumo: un consumo che, assumendo necessariamente le derrate, tra liquido e lesso, dimensioni pantagrueliche, doveva coinvolgere nell’assunzione intere famiglie: evento più che gradevole, alla fine, di certo ma che mi veniva venduto come un “lavorare per mangiare”… Erano scesi a Venezia il 4 aprile del 1971 i Cenci con Marazzi (e Nencioni? Continuo a non ricordare bene). Perché a nome e per conto dell’Istituto per lo Studio e la Diffusione del Cinema d’Animazione (ISCA) io avevo provato a legittimare esibendoli in una Galleria d’Arte i disegni che servivano a fare cartoni animati, corti o lunghi che fossero. L’avevo chiamata la 1ª MOSTRA MERCATO DEL RODOVETRO D’ANIMAZIONE e mi aveva impegnato assai realizzarla. Con la collaborazione dei vari autori per nulla conosciuti dal grosso pubblico, nemmeno quelli che facevano già Caroselli amati come LA LINEA di Osvaldo Cavandoli, TACA BANDA dei Gavioli, I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA di Marco Biassoni, o UNCA DUNCA di Bruno Bozzetto. Ogni “rodovetro” (triacetato di cellulosa trasparente fabbricato qui da noi inizialmente dalla Rodiatoce, da cui il nome)  era completo e firmato. Anzi, con licenza qualcuno l’ho perfino firmato io dato che gli amici si erano dimenticato di farlo… I Cenci, che stavano finendo la lavorazione del film (mi veniva da dire che stavano finendo i soldi… la produzione è durata 5 anni…), erano entrarti da poco in contatto con l’ISCA, ma si erano fatti facilmente coinvolgere nella Mostra, mandando non troppo materiale ma nobilitato in parecchi esemplari da una riproduzione fotografica della scenografia dato che gli originali erano ancora conservati con cura. Proprio parlando della scenografia Renzo, il fratello tecnologico del disegnatore Giuliano, mi raccontava che per cercare di ottenere nei paesaggi una resa tridimensionale, non solo, come nella più classica tradizione, veniva raccomandato di costruire il disegno attentamente decorato in chiaroscuro col sapore del “trompe l’oeil”, ma poi lui poneva il cartoncino con l’immagine disegnata non in piano davanti alla macchina da presa ma leggermente arcuata. La leggera sfocatura che si otteneva così a destra ed a sinistra (immaginiamoci una postura concava) simulava con attendibilità quello che la Disney continuava a gestire con una costosissima e delicatissima apparecchiatura costituita da piani paralleli e sovrapposti in prospettiva: la “multiplane camera”. Il solito talentaccio all’italiana… In quegli anni io collaboravo con l’organizzazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Che oltre al “festival” settembrino, aveva le sezioni del documentario e dei film per ragazzi. Ovvero manteneva queste due rassegne che si svolgevano tra luglio e agosto premiando i film in funzione di precise categorie. Come ogni due anni, alla vernice della rassegna delle arti visive, proponeva il Festival del Film sull’Arte: Venezia aveva inventato la rassegna cinematografica approfondendo tematicamente tutte le sfaccettature possibili. Feci ben presente alla direzione di allora dell’esistenza di un lungometraggio italiano d’animazione. Esistevano quindi tutti i presupposti perché l’anteprima di UN BURATTINO DI NOME PINOCCHIO avvenisse proprio durante la Mostra del Cinema per Ragazzi. Ma ci fu un qualche inceppamento. Causa la distribuzione, mi pare, che chiedeva un elemento di richiamo in più. E che venne identificato in una canzone che Renato Rascel, simpatico attore, autore regista, ma soprattutto sensibile musicista, avrebbe potuto comporre ed eseguire sui titoli di testa. Questo portò ad una dilazione nell’uscita del film. Non è un caso che il visto di censura dati 17 settembre 1971 mentre la prima proiezione pubblica poté avvenire solo il 21 dicembre dell’anno successivo. 

Prof. Carlo Montanaro – Critico Cinematografico

RISPOSTA DI GIULIANO CENCI AL CRITICO CINEMATOGRAFICO PROF. CARLO MONTANARO:

1) Il sig. Italo Marazzi, che è tutt'ora mio ottimo amico, al quale ho sempre dato atto di essere un grande animatore, effettivamente ha collaborato con me alla realizzazione delle animazioni del mio film "Un burattino di nome Pinocchio", ma la sua collaborazione al film finì qui. Marazzi non è mai stato co-autore della impostazione grafica del film, né co-autore di qualsiasi altra cosa, limitandosi ad eseguire, peraltro ottimamente, le direttive che io, in qualità di unico regista e di sceneggiatore, impartivo a lui così come a tutti gli altri collaboratori.  Tanto per chiarire meglio il concetto, durante tutta la lavorazione del film non sono mai esistite (perché implicitamente insite nella mia persona) le figure del direttore di produzione e del direttore artistico. Pertanto avevo tutto il diritto di firmare il film da solo, quale unico autore.
2) Il Prof. Montanaro ha dato molto rilievo al cosiddetto "evento brodo" che gli veniva venduto come "lavorare per mangiare". Queste frasi, che personalmente ritengo offensive, mi hanno portato a conoscenza di cose per me assolutamente nuove! Se vi furono festeggiamenti o abbuffate a base di brodo di carne all'epoca del Pinocchio, non ne ho mai saputo assolutamente niente, e sfido chiunque a testimoniare di avermi visto prendere parte ad una di tali "mangiate"; tra l'altro, alla carne di manzo io preferisco di gran lunga la carne di tacchino!
3) Il sig. Nencioni, persona che stimo e con il quale ho sempre avuto ottimi rapporti, non è mai stato un "procacciatore di denari". Se il Prof. Montanaro invece di affermare tante cose a vanvera si fosse documentato un po' meglio su come sono andate effettivamente le cose, sicuramente la sua serietà professionale ne avrebbe tratto miglior giovamento! I denari, infatti, ce li siamo procurati in questo modo: circa il 50% presentando in un cinema di Firenze un certo numero di scene del futuro film, realizzate a spese mie e di mio fratello, a tantissimi privati che erano ricchissimi imprenditori, impresari e professionisti come avvocati, ingegneri, architetti, medici, ecc. Il resto del denaro occorrente riuscimmo abbastanza facilmente a reperirlo man mano che i mass media parlavano dei progressi della produzione del film. Addirittura, quando stavamo finendo la lavorazione, al prof. Montanaro "veniva da dire che stavano finendo i soldi.". Chissà da  cosa avrà arguito che "stavano finendo i soldi"? Figuriamoci!!! Proprio in quel periodo abbiamo dovuto respingere altri possibili finanziatori che ci chiedevano di poter entrare a far parte della nostra Società perché ormai tutte le quote residue erano state abbondantemente coperte dal maggiore dei nostri finanziatori che fu l'ing. Rota. Tutti i giornali dell'epoca parlarono di queste cose, e mi meraviglia molto che un critico cinematografico come il Prof. Montanaro abbia messo in gioco la sua serietà raccontando su CINEMINO un sacco di "panzane".
4) Quanto poco informato sia stato il Prof. Montanaro nel fare le sue affermazioni lo dimostra anche questa sua testuale frase:  ". la produzione è durata  5 anni. erano entrati da poco in contatto con l'ISCA.". Per chi non lo sapesse, l'ISCA era l' Istituto per lo Studio e la diffusione del Cinema di Animazione, e fu fondato negli anni '60 a Milano, sotto la direzione di Massimo Maisetti. Il Prof. Montanaro dunque dovrebbe gentilmente spiegarmi perché mai, secondo lui, addirittura quasi un decennio dopo avrei dovuto cercare di "mettermi in contatto" con tale Istituto quando, se fosse stato bene informato, avrebbe dovuto sapere che proprio io, Giuliano Cenci, insieme a Bozzetto, ai Gavioli, ai Pagot, Cavandoli ecc., ero stato uno dei soci fondatori dell'ISCA!!!
5) Dulcis in fundo, ci sarebbe mancato anche che fosse stato a causa della ritardata concessione di un visto censura (ad un film che oltretutto aveva già ricevuto dal Ministero del Turismo e Spettacolo l'attestato di "FILM PER RAGAZZI"!) a fare uscire in ritardo di un anno nei cinema il nostro film. No, egregio Prof. Montanaro; la prossima volta si documenti meglio prima di fare certe affermazioni! Furono ben altri i motivi della uscita del film in ritardo di una anno; credo che ormai, i veri motivi di questo ritardo, li conoscano anche i gatti, tanto sono stati "sbandierati" in tutte le salse, ma visto che lei ancora non li conosce, li ripeterò ancora una volta a suo esclusivo uso e consumo. Entro la prima decade di settembre (il giorno preciso non lo ricordo) dell'anno 1971 io mi trovavo a Roma perché avevo presentato in anteprima alla stampa il mio film "Un burattino di nome Pinocchio"; stavo facendo i bagagli per tornare a Firenze quando mi giunse in albergo una telefonata del dott. Goffredo Lombardo, direttore generale della TITANUS. Mi precipitai subito da lui che testualmente mi disse: "Cenci, ho visto in anteprima il suo film e me ne sono innamorato". Per farla breve mi sottopose un contratto di distribuzione mondiale del film, sollecitandomi a firmarlo seduta stante, perché era sua intenzione fare uscire il film per Natale di quell'anno ed eravamo terribilmente in ritardo. Allora io ero amministratore unico della società produttrice del film, ed avrei potuto firmare senza dover interpellare nessuno; purtroppo però, per un eccessivo ed errato senso di rispetto verso i miei finanziatori, chiesi una dilazione di tre giorni di tempo per sottoporre anche alla loro approvazione tale contratto, sicuro comunque che non avrebbero detto di no ad una prospettiva del genere. Purtroppo i finanziatori, tutte persone inesperte di cinema, rifiutarono perché il contratto non prevedeva il minimo garantito. Stupidamente, anziché infischiarmi (come sarebbe stato logico) del loro rifiuto, e tornare a Roma a  firmare quel fantastico contratto, mi ritenni moralmente vincolato a rifiutarlo con conseguente, inevitabile, "sputtanamento" del film (come si usa dire in gergo tecnico-cinematografico), cosa questa che implicò non solo il ritardo di un anno, ma addirittura l'uscita del film tramite i distributori "indipendenti regionali" che, mancando di coordinazione nelle uscite, e privi anche dei necessari mezzi finanziari per lanciare adeguatamente il film sul mercato, finirono con il determinare inevitabilmente il mancato successo.
Questa è la verità e la prossima volta, prima di presentare come fatti reali cose che invece sono solo parto di pura fantasia, consiglio vivamente a chi ha tendenza a sputare sentenze con troppa facilità su questioni che non conosce, a pensarci bene e soprattutto a documentarsi meglio.

Giuliano Cenci

Lo mejor de mí

Lo mejor de mí (Spagna, 2007)
di Roser Aguilar
(sezione Competizione internazionale)

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Il primo lungometraggio della regista di Barcellona Roser Aguilar, già allieva di Fernando Trueba e Joaquim Jordà, mette in scena le vicende di una coppia di recente formazione. Tomás, atleta professionista, e Raquel, giornalista in una radio, si vedono poco a causa dei rispettivi impegni. Da qui l'idea di convivere per proseguire il percorso insieme anche nella quotidianità. Quando Tomás si scopre sofferente di una grave malattia al fegato, Raquel decide di sottoporsi agli esami necessari per verificare la compatibilità del suo fegato con quello del suo compagno, in vista di un trapianto. La malattia mette in luce caratteristiche dell'uomo fino ad allora a lei poco evidenti e Raquel, pur combattuta, mentre si interroga sulla natura del loro rapporto, non desiste dal suo intento di salvarlo offrendogli una parte di sé.
Lo mejor de mí è efficace nel tratteggiare le personalità dei personaggi ma la storia è raccontata spesso in modo estremamente convenzionale, facendo ricorso a qualsiasi luogo comune del caso (la macchina fotografica regalata da Tomás a Raquel perché testimoni l'inizio della loro vita insieme che viene rubata proprio mentre lei inizia a interrogarsi sul loro rapporto). Girato senza particolari lungaggini ma sofferente di una confezione che appare eccessivamente televisiva, è un film che sa tenere in piedi la storia che racconta ma che alla fine ha soprattutto il merito di mettere in evidenza le interpretazioni dei due protagonisti e poco altro.

(Roberto Rippa) 

Lo mejor de mí (Spagna, 2007)
Regia: Roser Aguilar
Sceneggiatura: Roser Aguilar, Oriol Capel
Musiche: Jens Neumaier
Fotografia: Isaac Vila
Montaggio: Bernat Vilaplana
Interpreti principali: Marian Alvarez, Juan Sanz, Lluís Homar, Pablo Derqui, Alberto Jiménez
86'

 

Vassilis Barounis (Onar Films)

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(Copertina del DVD Turkish Horror Double-Bill con
Aska Susayanlar Seks ve Cinayet e Ölüler Konuşmaz Ki)

Nel profluvio di pubblicazioni di DVD di cinema di genere proveniente da tutto il mondo, capita di trovare piccole compagnie che, con scarsi mezzi ma molto amore per il cinema, pubblicano titoli fino ad ora reperibili unicamente grazie a bootleg quasi invedibili.
È il caso della Onar Films, che ha il merito di avere reso disponibili, oltretutto in edizioni molto curate, film turchi di genere fino ad ora molto discussi, veri e propri oscuri oggetti del desiderio, ma pochissimo visti tanto da far pensare che fossero andati perduti per sempre.
È il caso di Süpermen Dönüyor di Kunt Tulgar, irresistibile film di ricalco del Superman diretto nel 1978 da Richard Donner, di 3 Dev Adam di T. Fikret Uçak, con i suoi supereroi ricalcati dai fumetti della Marvel, dei film su Kilink, l’eroe malvagio fortemente ispirato (va bene, copiato) al censurato fotoromanzo italiano di fine anni ’60 Killing, di Aska Susayanlar Seks ve Cinayet (Thirsty for Love, Sex, and Murder) di Mehmet Aslan, film fortemente ispirato all’estetica e ai contenuti del cinema giallo degli anni ’70 di Sergio Martino, del gotico Ölüler Konuşmaz Ki e di alcuni altri. Ma la Onar ha anche avuto il merito di pubblicare titoli più recenti, come l'horror Karanlik Sular di Kutluğ Ataman, che difficilmente avrebbero raggiunto le nostre latitudini.
La piccola Onar Films (Onar significa sogno), in cui è attivo solo il suo fondatore Vassilis (Bill) Barounis che nelle sue ricerche si appoggia a collaboratori in Turchia, si distingue per la qualità delle sue pubblicazioni, spesso ricche di extra impensabili per film distanti nel tempo, inusuale per una compagnia di produzione tanto piccola soprattutto se paragonata a quelladi alcune case di produzione italiane che, trattando il cinema di genere come un prodotto di serie z indegno di considerazione (se non commerciale), pubblicano prodotti indegni, nel formato sbagliato o in versioni televisive, mancanti quindi di intere sequenze
In ragione della sua peculiarità, abbiamo pensato di rivolgerci a Vassilis Barounis per saperne di più su come la Onar Films sia nata, come lavora e cosa progetta per il futuro prossimo.
In queste pagine abbiamo parlato spesso della Onar Films, questa volta lasciamo parlare il suo creatore.

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(Süpermen Dönüyor)

Intervista a Vassilis Barounis
di Roberto Rippa

Quando hai deciso di fondare la Onar Films e, soprattutto, quali erano le tue intenzioni inizialmente?

L’idea di fondare una compagnia è stata nella mia testa per anni ma non avevo i soldi necessari per farlo. Poi ho iniziato a vendere vecchie VHS di film greci su Ebay tentando di accantonare parte dei proventi per questo scopo. Poi, nel 2004, ho iniziato a prendere contatto con alcune compagnie italiane per alcuni rari titoli gialli ma quelli si comportavano come fossero stati papi e inoltre i loro prezzi erano decisamente troppo alti per me. Così mi sono messo a cercare in territorio turco ma inizialmente ho fallito anche con loro. Non sapevo veramente cos’altro fare, i miei interessi erano rivolti unicamente ai film di culto italiani e turchi.


E come hai iniziato a lavorare ai film da pubblicare?

Nel 2005, quando ho comperato il mio primo film da pubblicare, Kilink Istanbul'da, ho dato la stampa a una piccola azienda di qui perché un mio buon amico ne era membro e mi avevano promesso un lavoro veloce e ottimo. Contemporaneamente ho dato il film a una persona perché lo traducesse. Dopo molti mesi di false promesse, errori, problemi, eccetera, il master finale era pronto per la stampa. Ho pensato che non avrei mai più fatto nulla di simile.

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Quando, e come, è nato il tuo interesse per il cinema di genere turco?

Ho sempre amato i film oscuri e strani provenienti da ogni angolo del globo. Negli anni ’80 il mercato greco era invaso da centinaia di film turchi su VHS. Film drammatici, principalmente, ma anche alcuni eccezionali film di Cüneyt Arkin (attore attivissimo e regista) e, soprattutto, una rarissima VHS di 3 Dev Adam! Quel film mi aveva letteralmente sopraffatto. Negli anni ’90 ho iniziato a investigare su questi film oscuri scoprendo che i film turchi erano i più folli e i più difficili da trovare. E, per quanto mi riguarda, amo i film folli e oscuri.

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(3 Dev Adam)

Come lavori al reperimento dei film da pubblicare?

Tutte le compagnie indipendenti definite piccole o "low-budget" possono comunque miracolosamente permettersi di viaggiare in ogni angolo del pianeta per trovare film, fare interviste, eccetera.
Bill Lustig ha recentemente dichiarato che oggi ha persone che si occupano per lui di fare interviste in Spagna, Italia, eccetera.
Io non ho mai viaggiato da nessuna parte per i miei film, la mia è una compagnia davvero piccola e indipendente e ogni singolo Euro conta. Io pubblico 1'200 copie di ogni titolo e se dovessi viaggiare all’estero per realizzare un’intervista, dovrei vendere ogni DVD a 50 Euro. Grazie a Dio ci sono persone che mi possono aiutare dall’estero. Ho iniziato da zero, proprio dal nulla. Ho iniziato scrivendo email a gente a me sconosciuta di Istanbul trovata in Internet. Un contatto ha portato all’altro e alla fine ho trovato le compagnie che avevano i film che volevo.


Si legge spesso sul tuo sito delle continue difficoltà che incontri nel lavorare alla pubblicazione dei film. Come lavori tra Grecia e Turchia?

Le cose sono in continuo cambiamento. Ho trovato molte persone in Turchia, ho usato i soldi per convincerli ad aiutarmi a trovare compagnie, ecc… A un certo punto spariscono perché non vogliono aiutarmi o non hanno più tempo. Ho anche perso soldi in alcuni casi. C’è sempre una percentuale di incertezza con queste persone. Oggi possono dirmi: “Bene, faccio questo per te domani stesso!” per poi sparire improvvisamente. Però va detto che almeno mi trovano sempre altre persone, o loro amici, che mi aiutino così ne perdo sempre ma riesco anche a trovarne altre. Certo che però questa preoccupazione costante è un vero incubo. In questo momento ho perso quasi tutti i miei vecchi contatti e ne sto cercando di nuovi.

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(copertina del DVD di Karanlik Sular)

Qual è la risposta commerciale alle tue pubblicazioni?

I miei DVD sono un totale fallimento! Sembra che in internet ci sia un mucchio di gente interessata a parlare di questi film ma poi si fermano lì e pochi tra loro li comperano davvero. Ho pubblicato parecchia pubblicità sulle principali riviste di culto, i principali forum e blog tessono le lodi delle mia pubblicazioni, gente di tutto il mondo sembra conoscerli, ogni sito pare avere centinaia di persone che leggono le recensioni sui miei film. Bene, se solo uno su cento visitatori comperasse i miei DVD, dovrei stamparli in 10'000 copie. Invece ne stampo 1'200 e per ogni titolo ne ho centinaia in magazzino.

Che genere di cinema ti piace di più?

Mi piacciono i film misconosciuti. Sono cresciuto con i film italiani e quelli sul kung-fu e ho per loro un amore speciale. Anche il cinema giapponese, i vecchi film, sono una mia grande passione.

Su quali progetti a breve termine stai lavorando ora?

Ho in cantiere 7 o 8 film turchi per il futuro. Si può controllare lo stato dei lavori sul sito della Onar Films, naturalmente. Ora sono alla ricerca di alcuni altri titoli turchi. Alcuni tra loro sono considerati persi per sempre ma ho messo una taglia su di loro. Le persone che lavorano per me faranno del loro meglio per stanarli anche se temo che non troveranno davvero più nulla. Per l’anno prossimo, invece, cercherò ancora di parlare con alcune persone in Italia. Anche la Spagna è un gran bel Paese, comunque…


I DVD che pubblichi sono un esempio di rispetto per il cinema che distribuisci, grazie anche agli extra che proponi (interviste e trailer rari), come reagiscono i registi al tuo interesse nei loro film?

Registi, produttori e attori che ho trovato e che mi hanno rilasciato interviste sembrano sorpresi e grati per l’interesse. Grecia e Turchia sono stati nemici tradizionali per secoli e quando loro vedono un ragazzo greco che fa del suo meglio per salvare i loro film dimenticati non possono crederci! Sono tutte persone molto carine, mi piacciono davvero molto!


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Onar Films

Trailer dei film pubblicati da Onar Films (YouTube)

Recensione di 3 Dev Adam su 10k bullets

Recensione di Süpermen Dönüyor su WorldWeird Cinema

Recensione di Süpermen Dönüyor su DVD Maniacs

Recensione di Turkish Horror Double-Bill su Cinema Strikes Back

Intervista a Vassilis Barounis su Cinema Strikes Back

Recensione dei DVD della serie Kilink e di 3 Dev Adam su Mondo Digital

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(copertina del DVD 3 Dev Adam)

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Cinema mundi

Cinema mundi (Italia, 2007)
di Stefano De Luigi
(sezione Piazza Grande - selezione Play Forward)

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Presentato sulla Piazza Grande per la indubbia qualità delle immagini, Cinema mundi, del fotografo italiano Stefano De Luigi, è una prima parte di un cortometraggio per immagini fisse che vedrà la fine lavorazione nel corso del prossimo anno. Il fotografo ha girato il mondo producendo le sue immagini su set cinematografici di Russia, Cina e Iran. Il progetto continuerà presto in Argentina, in Nigeria, in Corea e a Bollywood.
L’autore parla, per lo specifico di questo lavoro, di una dichiarazione d’amore per il cinema.
Purtroppo, nonostante la bellezza delle immagini, non riesce a definire né quale sia l’oggetto di questo amore, né a raccontarne qualcosa di personale o particolare.
La sequenza è fatta di immagini di momenti di lavorazione dei diversi film, ma trattate quasi allo stesso modo e ricercando effetti di luce, momenti magici, alla fine appiattisce la sua ricerca regalandoci un’immagine globale e condivisa del cinema, della sua bellezza. Un set vale l’altro, un paese vale l’altro, un cinema vale l’altro, tutti belli e tutti bravi nella loro diversità. Attendiamo la fine del lavoro, che diventerà una pubblicazione, per vedere se l’opera riuscirà col tempo a prendere reale spessore ed a raccontarci l’inatteso, lo specifico del cinema mundi.

(Donato Di Blasi) 

Cinema mundi (Italia, 2007)
Regia, sceneggiatura, fotografia: Stefano De Luigi
Musiche: Vittorio Cosma
Montaggio: Carlotta Cristiani
7'

The Diabolikal Super-Kriminal

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È in avanzato stato di lavorazione il documentario The Diabolikal Super-Kriminal, che molto probabilmente sarà pronto in tempo per la presentazione al Ravenna Nightmare Film Fest il prossimo ottobre.
Realizzato da SS-Sunda, già autore di Flesh Doll Operetta, e prodotto da Sinepathic Films e Comicfix, The Diabolikal Super-Kriminal verte sul personaggio di Killing (Sadistik negli Stati Uniti), protagonista di un fotoromanzo nato nel 1966 sull’onda del successo di Diabolik e Satanik, pubblicato per 62 numeri e oggetto di censura a causa delle scene all’epoca considerate spinte.
Il documentario includerà interviste esclusive a Liliana Chiari, attrice per Fellini e Salce, Emma Costantino (la Erna Schurer di tanto cinema di genere italiano, da Nude per l’assassino, 1975, di Andrea Bianchi a La Vergine, il toro e il capricorno, 1977, di Luciano Martino), al regista Corrado Farina e a molti altri testimoni generosi di aneddoti sul fumetto e sull’epoca in cui toglieva il sonno ai censori.
Personaggio in totale controtendenza rispetto ai supereroi positivi tanto amati quanto portatori malsani di un ideale patriottico e culturale unico, come spiega SS-Sunda nell’intervista che segue, Killing è un’incarnazione del male e basta, senza sottotesti o messaggi occulti. E come tale è stato amato nei Paesi dove il fotoromanzo è stato pubblicato tradotto (dalla Francia alla Turchia - dove il personaggio è stato usato per il film della serie Kilink di cui abbiamo parlato qui - dagli Stati Uniti a Paesi Latino americani come Colombia, Argentina, Brasile).
The Diabolikal Super-Kriminal, alla fine, non rappresenterà solo un’occasione per conoscere coloro che hanno inventato o dato vita cartacea al personaggio, ai suoi antagonisti e alle sue svariate amanti, ma anche per un excursus nel clima dell’epoca, in cui la censura imperversava esercitando un potere pressoché incontrastabile.

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Intervista a SS-Sunda
di Mort Todd (www.goSadistik.com)
Traduzione di Roberto Rippa

goSADISTIK.com: Per iniziare: quando sei nato, dove e ci sono interessanti aneddoti sui tuoi antenati?

SS-SUNDA: Sono nato in Italia nel 1973. Non dico la data perché detesto che qualcuno mi faccia gli auguri per il compleanno. A proposito dei miei antenati, a dire il vero non mi importa granché ma se ti interessa saperlo ho appena scoperto di avere origine turche.

goS: Quando hai scoperto di essere un artista? Quali sono le tue influenze? Qual è il tuo mezzo preferito, film o fumetto?

SS-S: L’arte non esiste, è solo una parola creata dall’uomo per dividere i suoi simili in categorie e classi. Al di fuori della parola, comunico anche attraverso la scrittura, il disegno e l’immagine filmata. Credo che queste siano le vie pratiche per esprimermi. La prima cosa che ho scoperto, dopo la parola, è stato il fumetto. Quando ero un bambino, ero solito disegnare strisce porno ispirate a cartoni innocenti e poi le vendevo ai miei compagni delle elementari. Le mie influenze sono troppe, mi dilungherei troppo su fumetti, cinema, libri e musica che mi hanno ispirato e illuminato. Fino ad oggi ho diretto alcuni cortometraggi porno-splatter, ho scritto e disegnato, talvolta solo scritto, molti fumetti underground per fanzine italiane e spagnole.

goS: Quando hai iniziato a leggere i fumetti? Ti ricordi quali erano e quanto hanno influenzato te e la tua vita?

SS-S: Era Topolino. Ricordo che ne sfogliavo le pagine quando ancora non sapevo leggere. In un certo senso penso mi abbia influenzato ma il mondo Disney non è il tipo di mondo in cui mi piacerebbe vivere.

goS: E quando hai visto il primo fotoromanzo? E cosa era?

SS-S: Il primo è stato propro Killing. Dovevo avere undici anni quando ho visto alcuni numeri di Kriminal, dei maestri Magnus e Bunker, e me ne sono innamorato. Grazie a quelle ristampe avevo riscoperto i fumetti noir. Quindi nei negozi di libri di seconda mano ho iniziato a cercare titoli come Satanik, Demoniak, Sadik, Mister X e Infernal, finché mi è capitata tra le mani una copia di Killing. Ero senza parole. Era sorprendente per me vedere un fumetto con personaggi reali. Ho visto in seguito anche spazzatura come Genius, che comparato a Killing in quanto a contenuto e esecuzione equivarrebbe a paragonare i documentari di propaganda militare con i documentari di Michael Moore. Rosario Borelli è senza dubbio il più grande regista di racconti a fotografie che io abbia mai visto. È vero che, senza pubblicazioni come Diabolik e Kriminal, Killing non sarebbe mai esistito ma è altrettanto vero che senza Borelli non avremmo avuto fotoromanzi come Fatalik, Terrifik, Yorga, Namur, eccetera…

The Diabolikal Super-Kriminal03 The Diabolikal Super-Kriminal04 The Diabolikal Super-Kriminal05
(le edizioni italiana, francese e statunitense di Killing da www.goSadistik.com)

goS: Quali pensi siano le differenze tra fumetto e fotoromanzo che la maggior parte delle persone non realizzano?

SS-S: Nei fumetti nulla è impossibile perché puoi disegnare qualsiasi cosa tu voglia. Nel fotoromanzo c’erano parecchi limiti tecnici, nulla a che vedere con l’era digitale che viviamo.

goS: Da dove ti è nata l’idea di realizzare un documentario su Killing?

SS-S: Essendo io stesso un amante sia del cinema che del fumetto, ho deciso di usare il migliore fotoromanzo che io abbia mai conosciuto per parlare di un cinema e di un fumetto che non esistono più. Un’altra fonte di ispirazione sono stati gli anni ‘60, la Beat generation, il movimento hippy. Mi affascinavano quando ero adolescente e ancora li tengo in grande considerazione. Credo che la (poca) libertà di cui godiamo oggi sia dovuta (molto) a loro. Killing è stato snobbato dai miei predecessori culturali, perchè al periodo era seguito soprattutto da un pubblico di borghesi repressi che aveva un idea distorta sull'erotismo e sulla donna. Quindi, per l'hippy-freak convinto che sono, ho deciso di contribuire alla sua rivalutazione, perchè dopo quarant'anni sono estremamente convinto che Killing possa avere un tipo di pubblico più adeguato. Non sto dicendo che abbia vinto il "pensiero borghese", ma semplicemente che Killing per quei tempi era troppo avanti... infatti parole come psicotronico e hard-boiled nel 1966 non erano ancora state coniate.

goS: Quale tipo di pubblico vorrà vedere il film?

SS-S: Non lo so, ma il mio The Diabolikal Super-Kriminal vuole anche essere un documento storico e culturale, adatto a diversi tipi di pubblico.

goS: Cosa ha di tanto attraente un maniaco omicida mascherato e perché gode di un culto internazionale malgrado non venga stampato da così tanto tempo?

SS-S: Killing è il male e basta. Non ci sono messaggi nascosti, a parte il suo amore per Dana. Killing parla solo di crimine. Esattamente l’opposto di quei supereroi psicopatici pieni di morale stupida e patriottica. I supereroi vorrebbero rappresentare il bene assoluto ma non sono altro che figli di una bandiera, protettori di una legge e una cultura, quelle dei loro stati. Non sono mai difensori di un’etica civile mondiale.

goS: Come si svolge a livello cinematico DSK? Qual è la sua struttura?

SS-S: Inizierà come un saggio sull’attacco moralistico in Italia ai fumetti noir e erotici dell’epoca. Poi ci saranno storie dei sopravvissuti del fotoromanzo (attori e staff editoriale) e alcune opinioni di persone illustri su Killing e su ciò che gli orbitava intorno. Ci saranno anche filmati d’archivio in 8mm girati da uno degli sceneggiatori di Killing alla redazione della casa editrice Ponzoni, alcune magnifiche sequenze erotiche, sempre in 8mm, tratte dai corti anni'60 di Corrado Farina; e infine una Killing fiction da me realizzata.

goS: Come hai trovato gli attori originali del fotoromanzo? e qual è stato il migliore e il peggiore momento con loro?

SS-S: Non è stato facile! Molti tra loro erano caduti nel dimenticatoio da almeno 30 anni. Altri non avevano il nome compreso nei crediti e alcune attrici si erano allora nascoste sotto uno pseudonimo. Ho usato metodi da investigatore! Il momento migliore è stato quello dell’intervista a Rico Boido. Mi ha sopreso per il suo calore umano e perché parla e si muove come un trentenne. Il mio secondo momento preferito è stato quando ho ottenuto che lo sconosciuto attore che interpretava Killing indossasse la maschera di nuovo, 37 anni dopo. Ho passato bei momenti anche con Vito Fornari (che prima di apparire in Killing era stato il protagonista di Kimba, fotoromanzo modellato sul personaggio di Tarzan) e Erna Schurer, per la sua dolcezza. È stato bello con tutti, ad eccezione che con un attore che prima di farsi intervistare mi ha chiesto 2000 Euro. Mi ha spiegato che essendo famoso nel cinema, avrebbe potuto ricordarsi solo per soldi di quel miserabile fotoromanzo!!!

goS: Quali sono stati il momento peggiore e migliore della produzione?

SS-S: Il peggiore è stato quando, in pre-produzione, ho scoperto che Rosario Borelli era morto nel 2001. Avrei voluto congratularmi con lui di persona ma questo documentario non uscirà tanto presto quanto avrei desiderato. Il migliore sarà quando io e la produzione troveremo una distribuzione seria che garantisca a questo film quanta più visibilità possibile nel mondo.

Leggi l’intervista integrale in inglese su www.goSadistik.com

The Diabolikal Super-Kriminal06


The King of Crime, il blog dedicato a The Diabolikal Super-Kriminal

Teaser del documentario (YouTube)

www.goSadistik.com
, sito ufficiale americano di Killing

Angelo Frontoni a Torino

È ancora visitabile fino al 9 settembre presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino, ospitato all’interno della Mole Antonelliana, l’ esposizione Angelo Frontoni: Mediterraneo, divisa in due parti distinte, dai titoli Capri 1963: Il disprezzo e Bellezze al bagno.

Capri 1963: Il disprezzo

Angelo Frontoni01

Angelo Frontoni, grande ritrattista e fotografo abilissimo nel valorizzare il fascino e la bellezza delle dive, non era considerato dai colleghi un fotografo di scena in senso stretto. Frequentava i set per periodi di tempo limitati, di solito per realizzare servizi destinati ai giornali e alle riviste.
Le immagini scattate a Capri durante la lavorazione de Il disprezzo di Jean-Luc Godard (1963), mettono tuttavia in mostra la sua capacità nel narrare visivamente l’ambiente del set e i suoi protagonisti, con una modalità non convenzionale.
Secondo uno stile che lo caratterizza, Frontoni indirizza la sua attenzione più sulla direzione del film che sul film stesso, come documentano gli scatti che ritraggono Jean- Luc Godard intento a dirigere gli attori, a studiare la composizione di un’inquadratura o al lavoro con il direttore della fotografia, Raoul Coutard.
Nel riproporre il dinamismo del set, privilegia in molti casi i
campi medi ai primi piani: accanto al regista, agli attori e alla troupe, compaiono la macchina da presa, il carrello, i microfoni.
Persino i semplici fili elettrici che scorrono lungo il pavimento giocano un ruolo essenziale nella costruzione dell’immagine. Frontoniè una presenza discreta che scruta l’azione, in attesa di cogliere l’attimo decisivo: anche nell’apparente immediatezza di questi scatti, lontani dallo stile patinato dei suoi celebri ritratti, riesce nell’intento di ricreare un’atmosfera magica che trasforma un semplice momento della lavorazione del film in un evento irripetibile.

Bellezze al bagno

Angelo Frontoni02
(Virna Lisi ritratta da Frontoni)

Se per Bertrand Morane, protagonista del celebre film di Truffaut "L'homme qui aimait les femmes", le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia, per Angelo Frontoni il corpo femminile sembra rappresentare il centro dell’universo artistico.
La fisicità della donna e la sua bellezza sono infatti esaltate dall’obiettivo del fotografo che riesce a trasformare anche le starlette più anonime in icone da ammirare e imitare. Un’abilità che va al di là delle semplici doti tecniche:negli scatti di Frontoni è percepibile infatti un’atmosfera fatta di complicità e corteggiamento che attrae lo spettatore.
Questa cifra espressiva emerge in modo evidente dalle fotografie in esposizione dove le pose delle attrici e delle soubrette, i loro sguardi ammiccanti, maliziosi e talora ironici, emanano ancora oggi un forte potere seduttivo. Un gioco di seduzione costituito da sfumature diverse, che talvolta riflettono le differenti personalità delle donne ritratte, mentre in altri casi sono semplicemente il frutto dell’interpretazione del fotografo. Se l’ingenuità contraddistingue le immagini delle giovanissime Cristina Gaioni, Romina Power e Catherine Spaak, raffigurate come lolite in piscina o sulla spiaggia, un erotismo più aggressivo caratterizza invece le fotografie di Sophia Loren, Edwige Fenech, Ira Furstenberg e Liana Orfei. L’ironia adottata per gli scatti dedicati a Claudia Cardinale, Anna Maria Ferrero, Annette Stroyberg contrasta con la fredda eleganza e sensualità dei ritratti di Annabella Incontrera, Elsa Martinelli e un’algida Virna Lisi, ripresa come Venere che nasce dalle acque.
Infine, le pose artefatte di Claudine Auger, Raffaella Carrà, le gemelle Kessler e Stefania Sandrelli si contrappongono a quelle naturali e spontanee di Lisa Gastoni, Antonella Lualdi, Nicoletta Machiavelli Rangoni e Giovanna Ralli.
In questa serie di scatti, realizzati al di fuori dello studio (la situazione a lui più congeniale), Frontoni gioca con gli elementi tipici dell’ambiente marino - l’acqua, la spiaggia, il bagnasciuga, le rocce, le barche, le cabine e gli ombrelloni - facendone la cornice ideale per le sue “bellezze al bagno”, che possiedono il fascino atemporale dell’eterno femminino.

Le due mostre sono organizzate dal Museo Nazionale del Cinema e dal Centro Sperimantale di Cinematografia-Cineteca nazionale.

Sito del Museo Nazionale del Cinema


Il fotografo

Angelo Frontoni (Roma, 1929 – 2002) è stato un celebre fotografo, noto per il suo lavoro strettamente legato al cinema e alle sue stelle, iniziato alla fine degli anni ’50, quando fotografò Gina Lollobrigida.
Attivo non tanto come fotografo di scena quanto testimone della bellezza delle attrici (e anche di qualche attore), riuscì a farsi conoscere anche a Hollywood, fotografando tra l’altro Sylva Koscina per l’edizione americana di Playboy di maggio del 1967.
Fotografo per l’edizione italiana di Playboy, epoca Rizzoli (1972- 1982), per cui realizzò famosissimi servizi con le principali dive del cinema italiano e non come Ursula Andress (1975-1981), Zeudi Araya (1974), Silvia Dionisio (1974-1977), Gloria Guida (1977),
Edwige Fenech (1974-1977-1981), Ornella Muti (1980), Angelo Frontoni era noto per la sua capacità di valorizzare, grazie a un sapiente uso delle luci, e non solo quelle dello studio, i soggetti che ritraeva, eliminando qualsiasi loro difetto, cogliendone non solo la bellezza esteriore ma anche la sensualità e donando loro quell’effetto patinato che ancora oggi ha il potere di imprimersi nella memoria di chi le guarda.
Molte le stelle del cinema da lui fotografate: da Virna Lisi, a Anita Ekberg (di cui fotografò anche un celebre servizio di nudo realizzato nel 1978), a Sophia Loren, Claudia Cardinale, Anna Magnani fino a nomi più recenti.
Il suo intero archivio è conservato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Playboy Ursula Andress 75 Playboy Agostina Belli 76 Playboy Barbara Bouchet 77 Playboy Nastassja Kinski 78 Playboy Anita Ekberg 78 Playboy Elsa Martinelli 75 Playboy Zeudi Araya74 Playboy Ornella Muti 80 Playboy Jenny Tamburi 76

(alcune copertine dell'edizione italiana di Playboy curate da Angelo Frontoni.
Dall'alto: Ursula Andress nel 1975, Agostina Belli, 1976, Barbara Bouchet, 1977,
Nastassja Kinski, 1978, Anita Ekberg, 1978, Elsa Martinelli, 1975, Zeudi Araya,
1974, Ornella Muti, 1980, e Jenny Tamburi, 1977)

Palmarès

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Concorso internazionale

La Giuria ufficiale del 60. Festival internazionale del film di Locarno composta da:
• Walter Carvalho, direttore della fotografia e regista, Brasile
• Saverio Costanzo, regista, Italia
• Irène Jacob, attrice, Francia
• Jia Zhang-Ke, regista, Cina
• Romuald Karmakar, regista, Germania
• Bruno Todeschini, attore, Svizzera/Francia
ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Pardo d’oro

Ai no yokan (The Rebirth) di Masahiro Kobayashi, Giappone

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Premio speciale della giuria

Memories (Jeonju Digital Project 2007)
di Pedro Costa, Harun Farocki, Eugène Green, Corea del Sud

Premio per la migliore regia

Philippe Ramos
per il film Capitaine Achab, Francia/Svezia

Pardo per la migliore interpretazione femminile

Marian Álvarez
per il film Lo mejor de mí di Roser Aguilar, Spagna

Pardo per la migliore interpretazione maschile
Assegnato ex aequo agli attori

Michel Piccoli
per il film Sous les toits de Paris di Hiner Saleem, Francia

e

Michele Venitucci
per il film Fuori dalle corde di Fulvio Bernasconi, Svizzera/Italia

Menzione speciale a:
CHO Sang-yoon, direttore della fotografia del film Boys of Tomorrow
di NOH Dong-seok, Corea del Sud

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Concorso Cineasti del presente

La Giuria
• Khalil Joreige, regista, Libano
• Diego Lerman, regista, Argentina
• Laila Pakalnina, regista, Lettonia
• Annamaria Percavassi, direttrice del Trieste Film Festival / Alpe Adria Cinema, Italia
• Marc-Olivier Wahler, critico d’arte e direttore del Palais di Tokyo a Parigi, Svizzera
ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Pardo d’oro Cineasti del presente C.P.Company:

Tejút (Milky Way) di Benedek Fliegauf, Ungheria/Germania

Premio speciale della giuria Ciné Cinéma del Concorso Cineasti del presente:

Imatra di Corso Salani, Italia

Menzione speciale a :
Tussenstand (Stages) di Mijke de Jong, Paesi Bassi

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Pardo per la migliore opera prima

La Giuria
• Raja Amari, regista, Tunisia/Francia
• Kornél Mundruczó, regista e attore, Ungheria
• Francisco Villa-Lobos, produttore, Portogallo
ha deciso di assegnare il Pardo per la migliore opera prima a

Tagliare le parti in grigio di Vittorio Rifranti, Italia
(film presentato nel Concorso Cineasti del presente)

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Pardi di domani

La Giuria
• Alia Arasoughly, regista e Direttrice Generale di Shashat, Palestina
• Christopher Buchholz, attore e regista, Germania
• Jukka-Pekka Laakso, Direttore Festival di Cortometraggi di Tampere, Finlandia
• Lyes Salem, attore e regista, Algeria/Francia
• Andrea Staka, regista, Svizzera
ha deciso di assegnare i seguenti premi ai cortometraggi:

Concorso internazionale
Pardino d’oro

Valuri (Waves) di Adrian Sitaru, Romania

Pardino d’argento

Bende sira (Ich bin dran) di Ismet Ergün, Germania/Turchia

Concorso nazionale svizzero
Pardino d’oro

René di Tobias Nölle, Svizzera

Pardino d’argento

Latitude 2023 di Florence Guillermin, Svizzera

« Prix Action Light » per la miglior speranza svizzera

Icebergs di Germinal Roaux, Svizzera

Premio Film e Video per il sottotitolaggio

Il neige à Marrakech di Hicham Alhayat, Svizzera

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Premio «Cinema e Gioventù 2007» – Pardi di domani

La Giuria di «Cinema e Gioventù» per la sezione Pardi di domani, composta da Christel
Berthoud, Camilla Boschetti, Sebastiano Conforti, Michele Foletti, Ada Franciolli,
Giacomo Hug, Théo Kummer, Lisa Lurati, Daniele Nerini, Mélodie Nyffeler, Laura Pallù,
ha assegnato i seguenti premi:

Miglior cortometraggio per il Concorso internazionale Pardi di domani

Hoy no estoy di Gustavo Taretto, Argentina

Menzione speciale a:

Braedrabylta (Wrestling) di Grimur Hakonarson, Islanda

Per il Concorso nazionale svizzero:
Miglior cortometraggio per il Concorso nazionale svizzero

Ménagerie intérieure di Nadège de Benoit Luthy, Svizzera

Menzione speciale a

The little samurai di Lorenz Merz, Svizzera

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Prix du public UBS
Il vincitore del premio del pubblico «Prix du Public UBS» è il film:

Death at a Funeral di Frank Oz, Stati Uniti / Gran Bretagna

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Premio Giuria dei Giovani

La Giuria designata tra i partecipanti all’iniziativa « Cinema e Gioventù » e composta
da: Althea Araya, Camilla Belfiore, Christine Birbaum, Pedro Carol, Simone D’Archino,
Alida Franchi, Nicola Guscetti, Loïc Lardé, Federico Lazzari, Nicolas Pontiggia, Caterina
Righenzi, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Primo Premio

Anthony Hopkins, regista del film Slipstream, Stati Uniti

Secondo Premio

Peter Payer, regista del film Freigesprochen, Austria/Lussemburgo

Terzo Premio

Amor Hakkar, regista del film La maison jaune, Francia/Algeria

Premio « L’ambiente è qualità di vita » (chf 3.000)

Claudio Del Punta per il film Haïti chérie, Italia

Menzioni speciali

Ai no yokan (The Rebirth) di Masahiro Kobayashi, Giappone

e

Sous les toits de Paris di Hiner Saleem, Francia

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Premio Netpac (per la promozione del cinema asiatico)

La Giuria
• Xie Fei, Cina
• Intishal al Timini, Iraq / Paesi Bassi
• Lorna Tee, Taiwan
Ha deciso di assegnare il Premio Netpac ex aequo ai film:

Little Moth di Tao Peng, Cina

e

An seh (Those Three) di Naghi Nemati, Iran

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Premio FIPRESCI (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica)

La Giuria
• Gabriele Barrera, Italia
• Elise Domenach, Francia
• Gerhard Midding, Germania
• Charles-Stéphane Roy, Canada
• Valentin Rabitsch, Svizzera
Ha deciso di assegnare il premio della critica internazionale (FIPRESCI) al film:

Capitaine Achab di Philippe Ramos, Francia/Svezia

 

Il palmarès completo sul sito ufficiale del Festival

Las vidas posibles

Las vidas posibles
di Sandra Gugliotta

Las vidas possibles01

Trama

Carla e Luciano formano una coppia felice. Quando Luciano, che lavora come geologo, parte per un lavoro in un piccolo paese della Patagonia e smette di dare notizie di sé, Carla decide di partire a cercarlo.

Commento
(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama
e del finale del film)

Costruito come fosse un thriller psicologico, Las vidas posibles è un film che racconta su più livelli. Carla, che non riesce più a raggiungere telefonicamente il marito, parte per il paese della Patagonia dove lui era diretto per lavoro. Qui incontra un uomo identico a lui che, dopo qualche difficoltà, riesce ad avvicinare. Lui sembra non riconoscerla e gli abitanti del paese le dicono che lui abita lì da sei anni, ad eccezione di una pausa misteriosa che confonde le acque allo spettatore. Mentre la regista e sceneggiatrice Sandra Gugliotta confonde gli indizi, i due iniziano una relazione. Accompagnato da suoni continui e insinuanti il film restituisce allo spettatore l'inquietudine della protagonista, immersa in un paesaggio meraviglioso che qui appare però inquietante e soffocante grazie alla stupenda fotografia di Lucio Bonelli. Poco importa, alla fine, sapere se l'uomo nasconda qualcosa, se sia stato vittima di un'amnesia o se si tratti unicamente della proiezione di una donna che non vuole accettare una realtà troppo dolorosa (e il film svela il mistero), Las vidas possibles accompagna lo spettatore in un mistero che tratta semplicemente delle vie che la psiche umana può scegliere di percorrere per sospendere momentaneamente l'accettazione di un dolore troppo forte.
Ottimamente interpretato da German Palacios e Ana Celentano, il film di Sandra Gugliotta si insinua lentamente e pone domande la cui risposta non può mai essere scontata.

(Roberto Rippa)

La mia intenzione era quella di lavorare intorno all'idea dell'ambiguità. Ho provato a costruire una storia di cui sono possibili diverse letture, nessuna delle quali è totalmente vera o totalmente falsa. Tutte le ipotesi sono plausibili senza che una elimini l'altra.
(Sandra Gugliotta)

Las vidas posibles (Argentina-Germania, 2007)
Regia e sceneggiatura: Sandra Gugliotta
Musiche: Sebastian Escofet
Fotografia: Lucio Bonelli
Montaggio: Juan Pablo Di Bitonto
Interpreti principali: German Palacios, Ana Celentano, Natalia Oreiro, Marina Glezer, Osmar Núñez, Guillermo Arengo
80'

Trigon films 

Ai no yokan

Ai no yokan
(titolo internazionale The Rebirth, Giappone, 2007)
di Masahiro Kobayashi

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Praticamente privo di musica e di dialoghi (scelta curiosa per un regista che è stato un cantante folk ed è un apprezzato sceneggiatore), Ai no yokan è un film che nel trattare un tema profondo, rancore, perdono, senso di colpa – un uomo (interpretato dal regista stesso) rimasto vedovo causa morte per malattia della moglie, perde anche la figlia per mano di una compagna di scuola. Trasferitosi su un’isola per riprendere in mano la sua vita, entrerà lentamente in contatto con la madre dell’assassina della figlia, che lavora come cuoca nell’albergo in cui lui abita - sceglie di non accettare nessun compromesso con lo spettatore o con il linguaggio cinematografico.
Interessante non solo a livello visivo, con la reiterazione di gesti e situazioni come unica forma di comunicazione tra i due personaggi, il cibo come solo punto di contatto e rumori come unico commento sonoro alle immagini, il film sembra voler immergere lo spettatore nello stesso silenzio dei protagonisti, nella stessa ripetitività di un quotidiano fatto di pochi gesti, sempre uguali. Junichi, padre della ragazza uccisa, e Noriko, madre dell’assassina, alla fine riusciranno ad aprirsi attraverso piccoli gesti uscendo forse dal vuoto in cui si sono rifugiati dal dolore.

(Roberto Rippa)

Il regista

Nato a Tokyo nel 1954, Masahiro Kobayashi debutta come cantante folk per poi dedicarsi alla sceneggiatura. Nel 1982 si aggiudica il premio Kido per la sceneggiatura del film The Yellow Monkey That Has No Name. Estimatore di François Truffaut, nel 1996 dirige il suo primo lungometraggio, Closing Time. Nel 1999 fonda la sua casa di produzione e realizza tre film, tutti premiati a Cannes: Kaizokuban Bootleg Film (1999) e Aruku, hito (2001) nella sezione Un certain regard e Koroshi (2000) nella Quinzaine des réalisateurs.
Nel 2003 presenta a Locarno Amazing Story, quinto episodio della serie Perfect Education. Bashing, nominato alla Palma d'oro a Cannes nel 2005, viene premiato a Teheran e al Filmex di Tokyo.

Ai no yokan (Giappone, 2007)
Regia, sceneggiatura, musiche: Masahiro Kobayashi
Fotografia: naoki Nishikubo
Montaggio: Maoki Kaneko
Interpreti principali: Masahiro Kobayashi, Makiko Watanabe, Harumi Nakayama
102'

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