Rapporto confidenziale - numerodue

Rapporto confidenziale numerodue
Il secondo numero di Rapporto Confidenziale, la rivista digitale di cultura cinematografica, è finalmente online. Quarantanove pagine di critica cinèfila che vi accompagneranno per il mese di febbraio più lungo degli ultimi quattro anni. I contenuti, questa volta davvero torrenziali, sono firmati da ben otto persone differenti. Oltre ai “fondatori” Alessio Galbiati e Roberto Rippa, il numerodue può contare (ancora una volta) sullo stile di Costanza Baldini ed ospita per la prima volta articoli di Roberto Bernabò, Matteo Contin, Ciro Monacella, Emanuele Palomba e Mario Trifuoggi.

E questo è solo l’inizio!

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SOMMARIO del numerodue - febbraio 2008

Editoriale di Alessio Galbiati p.4

Il marcio non muore mai, ma neanche vive
di Ciro Monacella p.5

Speciale

L’avventurosa storia della American International Pictures.
Seconda parte: Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells
di Roberto Rippa p.6-7

con le recensioni dei film (a cura di Roberto Rippa):
The Food of The Gods p.8
Empire of the Ants p.9
Frogs p.10
Squirm p.11

 
Perle di stile

La grande bouffe di Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia p.13-14


Recensioni

Cruising di Roberto Rippa p.16-17

God Save The Queen di Alessio Galbiati p.17

La depalmiana finestra sul cortile
di Emanuele Palomba p.18

L’Angelo della vendetta: un combattimento ad armi pari di Costanza Baldini p.19-20

Rubrica

Storia e Discorso - articolo n° 1 di Roberto Bernabò p.21-22

Tracce di coraggio digitale di Mario Trifuoggi p.23

Speciale

Pornography in the UK di Costanza Baldini p.27-28


Minirecensioni

Il primo film di Quentin Tarantino! di Alessio Galbiati p.29

La seconda volta di Alessio Galbiati p.29

La pessima critica

Tullio Kezich su Zabriskie Point p.30


Avanguardie storiche

Autopsia di un cane andaluso di Matteo Contin p.31-32


Lo schermo negato

Il primo Rezza-Mastrella. Underground per forza di Alessio Galbiati p.33-34

Chicago 10 di Roberto Rippa p.35


Speciale

Il serial cinematografico americano degli anni dieci: le serial queen - prima parte di Alessio Galbiati p.36-38

Anteprime

Charlie Wilson’s War di Roberto Rippa p.40

Persepolis di Roberto Rippa p.41

Rendition, il thriller politico del post 9/11 di Emanuele Palomba p.42

Il criptico giallo tragico di Sidney Lumet di Emanuele Palomba p.43

Rubriche

Le uscite cinematografiche di febbraio 2008 p.44-45

Festival cinematografici – febbraio 2008 p.46

Indice filmografico p.47

Arretrati p.48

RCBanner01

42nd Street Forever: Exploitation Explosion

42nd Street Forever vol. 3
Delle prime due raccolte di trailer di film exploitation pubblicate dalla Synapse avevo parlato qui.
Ora è uscita la terza raccolta, 42nd Street Forever - Exploitation Explosion, che supera le pur ottime precedenti due. 44 trailer di film degli anni '70 e '80 destinati alle sale Grindhouse di Manhattan (prima che l'ex sindaco Giuliani trasformasse la zona di Times Square in una sorta di Disneyland) o ai Drive-in di provincia. Anche qui, come nei due precedenti volumi, si salta da un genere all'altro: dall'horror alla fantascienza, dalle commedie pruriginose ai "Women in Prison", non trascurando i film sulle arti marziali e quelli sugli animali assassini.
Denominatore comune: la fantasia e la pomposità nel presentare in pochi minuti film di qualità produttiva povera ma di grandissimo intrattenimento.
Un'antologia visiva del cinema di consumo dell'epoca arricchito questa volta da un opzionale commento audio di Michael Gingold (direttore della rivista Fangoria), dello storico del cinema Chris Poggiali e del direttore di AVManiacs.com Edwin Samuelson, tutti prodighi di informazioni sui film presentati e su altri che vale la pena di recuperare.

Questi i trailer presenti nel terzo volume:

Sudden Death
The One-Armed Executioner
Jaguar Lives!
Enter the Ninja
Lightning Swords of Death
Five Fingers of Death
The Stranger & the Gunfighter
Beyond the Door

Beyond the Door01
Demonoid
The Night Child
Devil Times Five
Patrick

Patrick01
Jennifer
Phase IV
The Uncanny
The Pack
Alligator
Killer Fish
Sharks' Treausre
Blood Beach
Hot T-Shirts
Cheerleaders' Wild Weekend
Summer School Teachers

Summer School Teachers01
Gorp
Prison Girls
1000 Convicts and a Woman
Chain Gang Women
The Penthouse
The House by the Lake
Night Call Nurses

Night Call Nurses01
The Young Nurses
Candy Stripe Nurses
The Life and Times of Xaviera Hollander
The Happy Hooker Goes Hollywood
Survive
Guyana - Cult of the Damned
Seven
Scorchy

Scorchy01
Savage Streets
High Ballin'
From Noon 'Till Three
Lies
Tattoo

Collegamenti

Recensione su Bloodtype Online

Recensione su DVD in My Pants

Recensione su Mondo Digital

Recensione su 10K Bullets

Recensione su DVDTalk

DVD

42nd Street Forever Vol. 3: Exploitation Explosion

Frogs

Frogs (USA, 1972)
di George McCowan

Frogs01
Trama

Il milionario Jason Crockett, abitualmente irrispettoso nei confronti della natura che lo circonda tanto da inquinare i dintorni della sua dimora e avvelenare gli animali che vi abitano, festeggia il 4 luglio nella sua lussuosa casa su un’isola della Florida in compagnia della sua famiglia, vittima delle sue angherie. Rane, lucertole, serpenti, tartarughe e coccodrilli sembrano meditare una rivincita nei suoi confronti.

Commento

Tipico prodotto da Drive-in - la A.I.P. lo distribuiva all’epoca per essere proiettato unitamente a Gojira tai Hedorâ - Godzilla Vs. the Smog Monster, 1971, di Yoshimitsu Banno - Frogs è un film decisamente sottovalutato nell’ambito del cinema bis.
Sebbene il titolo sia fuorviante per quanto riguarda il ruolo centrale delle rane e le morti siano suggerite più che mostrate, si tratta di un film capace di intrattenere grazie all’evidente volontà di regista e sceneggiatori di non abdicare all’esile, e un po’ risibile, premessa scegliendo al contrario di trattare la materia in modo serio, tentando di fare paura con i pochi mezzi di cui dispongono.
Esempio classico del genere “natura si ribella contro l’uomo”, Frogs appartiene a quella schiera di film – da The Birds di Hitchcock in poi – che, con gli opportuni distinguo, sceglie di fare a meno di mostri abnormi o comunque di fantasia, per scegliere di fare paura con animali comuni, che abitualmente non procurerebbero un solo un brivido.
Introdotto da una roboante e minacciosa affermazione (Today the pond, tomorrow the world!Oggi il laghetto, domani il mondo!) che è già sufficiente per farmelo amare, il film funziona perfettamente nel suo genere a dispetto delle sue debolezze: i dialoghi usati unicamente come riempitivi, la recitazione legnosa e le rane, che non fanno nulla se non saltellare su un cadavere a fine film, lasciando il compito omicida ad altri animali.
Anche il senso di attesa di un pericolo che si sa imminente è ben giocato, con l’incombente presenza di anfibi e rettili che hanno il potere di tenere alta la tensione. Non ci sono praticamente scene in cui si veda uno degli animali uccidere un uomo (a parte una scena di lotta con un coccodrillo le cui fauci sono visibilmente chiuse con un nastro adesivo nero), e questo per evidente assenza di effetti speciali, ma il regista lavora di montaggio per farcelo credere e la sua scelta è, alla fine, efficace.
Se le interpretazioni sono nella media – bassa – di questo genere di cinema, Ray Milland si eleva sugli altri interpreti grazie alla sua bravura nell’interpretare lo scontroso protagonista. Lo stesso anno, Milland interpreterà, sempre per una produzione A.I.P. un ruolo simile in The Thing With Two Heads di Lee Frost.
Non un capolavoro del genere ma neppure lontanamente la schifezza che molti dicono sia.
Il direttore della fotografia Mario Tosi sarà, quattro anni dopo, idirettore della fotografia per Carrie di Brian De Palma.

(Roberto Rippa)


Frogs (USA, 1972)
Regia: George McCowan
Soggetto: Robert Hutchison
Sceneggiatura: Robert Hutchison, Robert Blees
Musiche: Les Baxter
Fotografia: Mario Tosi
Montaggio: Fred R. Feitshans Jr.
Interpreti principali: Ray Milland, Sam Elliott, Joan Van Ark, Adam Roarke, Judy Pace, Lynn Borden, Mae Mercer, David Gilliam, Nicholas Cortland
91’

DVD

Regione 2:

Frogs [1972]

Regione 1:

Frogs

RCBanner01

Charlie Wilson's War

Charlie Wilson's War
(La guerra di Charlie Wilson, USA, 2007)
di Mike Nichols

Charlie Wilsons War01

Trama

Il rappresentante del Texas al Congresso degli Stati Uniti Charles Wilson appare come una personalità politica di secondo piano, amante dell’alcol, occasionalmente della cocaina e sempre delle belle donne.
Quando la sua ricca sostenitrice Joanne Herring lo coinvolge nel suo progetto di liberazione dell’Afganistan dalle truppe sovietiche, Wilson, aiutato in questo da un agente speciale della C.I.A., si troverà ad affrontare la situazione più delicata della sua carriera e non solo.

Commento

Tratto dal libro di George Crile pubblicato nel 2003, Charlie Wilson's War: The Extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History (1), il film del tedesco di nascita ma americano di adozione Mike Nichols (vero nome Michael Igor Peschkowsky) narra di una delle operazioni governative più segrete degli Stati Uniti (che pure in quanto a operazioni segrete non si può dire si siano mai risparmiati), nonché una tra le più rilevanti della storia recente, tanto da avere conseguenze ancora oggi a più di venti anni di distanza.
Charles Wilson non trascura nessuno dei piaceri che la vita da scapolo gli offre: lo vediamo a inizio film in un idromassaggio con un losco compare, due spogliarelliste, una playmate di Playboy, un bicchiere di vino in mano (la sua familiarità con la cocaina lo renderà oggetto di un'indagine da parte di Rudolph Giuliani). La sua vita politica consiste essenzialmente nel fare alcuni interessi del secondo distretto dello stato che rappresenta a Washington, e che lo adora, fare parte di un paio di commissioni. Questo fino a quando una sua ricca e potente sostenitrice, Joanne Herring, lo spinge a coinvolgersi con ciò che sta succedendo in Afganistan, invaso dalle truppe sovietiche senza potere difendersi, causa inadeguatezza delle armi. Dopo una visita a un campo profughi, si decide ad impegnarsi nella non facile causa e a coinvolgere la C.I.A. in un progetto che, forzatamente, dovrà restare segreto. La soluzione al fatto che gli Stati Uniti non possano fornire armi di loro produzione viene da Israele, munito di armi di produzione sovietica che giungeranno in Afganistan grazie alla connivenza, che sa di fantapolitica, del regime militare del Pakistan.
Il ruolo di Charles Wilson sarà determinante nel riuscire dapprima a fare aumentare la somma stanziata per la causa dagli Stati Uniti da un ininfluente importo di 5 milioni di dollari l’anno a un miliardo e quindi a risolvere il conflitto.
Suona come fantapolitica, ma questa è una storia vera, documentata, che cambierà l’assetto del mondo con un’onda lunga che non accenna a diminuire di intensità.
Il finale è noto: gli afgani riusciranno a sconfiggere le truppe sovietiche ma i Mujaheddin (letteralmente "combattenti", spesso tradotto come "guerrieri santi") inizieranno a combattersi tra di loro, dando vita a una guerra civile. Si trasformeranno quindi nei Talebani di oggi, con le conseguenze note.
Nichols (2) riesce mirabilmente a illustrare la labirintica trama politica non trascurando mai di privilegiare un tono da commedia che riesce a strappare più di una risata. Inciampa forse solo nella scena della visita al campo profughi, zeppa di luoghi comuni cinematografici fino ad allora evitati, in un film che riesce altrimenti sempre a mantenere brillantemente un equilibrio dall’inizio alla fine, grazie alla rigorosa sceneggiatura di Aaron Sorkin (Studio 60 on the Sunset Strip e West Wings in televisione, The American President, 1995, di Rob Reiner al cinema).

Tom Hanks è credibile nel ruolo del congressista ingenuo, bolso e gaudente e anche Julia Roberts sotto la parrucca platinata di Joanne Herrings, si ritaglia un ruolo di contorno efficace. Per una volta di più, però, è Philip Seymour Hoffman a rubare la scena a tutti ogni qualvolta appare sullo schermo, e il ruolo (per cui è candidato a un Oscar come migliore attore non protagonista, che riceverà sicuramente) di stratega della C.I.A. glielo permette molto spesso.

(Roberto Rippa)


Note:

(1)

Pubblicato in Italia con il titolo Il nemico del mio nemico. Afghanistan 1979-1989. La guerra segreta del deputato Wilson da Il Saggiatore nel 2005 (traduzione di Aldo Magagnino)

(2)

Milke Nichols ha debuttato come regista nel 1966 con Who's Afraid of Virginia Woolf? (Chi ha paura di Virginia Woolf?). L'anno successivo dirige The Graduate (Il laureato) per cui ottiene un premio Oscar come migliore regista. Tra i molti film diretti: Carnal Knowledge (Conoscenza carnale, 1971), Working Girls (Una donna in carriera, 1988) e Closer (2004), in cui ha diretto per la prima volta Julia Roberts.

Charlie Wilsons War02
(Philip Seymour-Hoffman)

Charlie Wilson's War
(La guerra di Charlie Wilson, USA, 2007)
Regia: Mike Nichols
Soggetto: George Crile dal suo libro Charlie Wilson's War: The Extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Musiche: James Newton-Howard
Fotografia: Stephen Goldblatt
Montaggio: John Bloom, Antonia Van Drimmelen
Interpreti principali: Tom Hanks, Amy Adams, Julia Roberts, Philip Seymour-Hoffman, Terry Bozeman, Brian Markinson
97’


Collegamenti:

Biografia di Charles Wilson (Wikipedia)

Sito ufficiale di Joanne Herring

Invasione sovietica dell'Afganistan (Wikipedia)

Cruising

Cruising (USA, 1980)
di William Friedkin

Cruising01
Trama

New York: nel fiume Hudson, a New York, vengono rinvenute parti di corpi maschili.
La polizia ritiene si tratti dell’opera di un assassino seriale che incontra le sue vittime nei locali gay della città, le stupra per poi ucciderle mutilandole. Il poliziotto Steve Burns viene assegnato al caso, che lo porterà a muoversi in incognito nella scena sado-maso della città in cerca di indizi che lo conducano all’assassino.

Nancy Gates: Why don't you want me anymore?
Steve Burns: What I'm doing is affecting me.

Commento

Tratto dall'omonimo romanzo scritto da Gerald Walker, giornalista del New York Times (almeno così pare, trovare informazioni sull'autore pare impossibile, tanto da far sospettare che sia uno pseudonimo), Cruising è sin dalla sua uscita un film discusso e controverso al punto da rendere incredibile il fatto che una major (la Lorimar, sussidiaria della Warner Bros.) abbia deciso di produrlo.
Il film si apre sull’immagine di un braccio mozzato che galleggia nel fiume Hudson. La polizia ritiene che sia opera dello stesso assassino che si è già reso responsabile di due omicidi, vittime uomini gay. Non avendo alcuna traccia da seguire, il capitano Edelson assegna all’ambizioso poliziotto Steve Burns, che presenta le stesse caratteristiche fisiche delle vittime, il compito di addentrarsi in incognito nel circuito dei club s/m gay di New York. Completamente scoperto in termini di protezione e collaborazione, Burns si trasferisce nell’area dove l’assassino ha colpito e inizia il suo viaggio all’interno della scena "leather".
Pesantemente contestato, sia durante la sua lavorazione che alla sua uscita, dalla comunità e dalle associazioni gay statunitensi che ne mettevano in discussione il ritratto parziale e unilaterale, con gli uomini che paiono occupati principalmente a frequentare parchi e locali truci dove lanciarsi in attività sessuali estreme, ma anche per l’associazione gay=persona affetta da disturbi mentali, il film venne accolto molto malamente dalla critica e di conseguenza dal pubblico, trasformandosi in un fiasco. Non che i contestatori avessero tutti i torti: la scena gay è rappresentata come un mondo parallelo, nascosto e privo di rapporti umani, popolato da simil-vampiri che vivono nell'ombra. La separazione tra la scena gay e il resto del mondo viene esplicitata da una New York fotografata come solare contrapposta ai locali bui, nascosti e luridi. L'accusa di omofobia viene però in parte amplificata dal fatto che il film risale a quasi trent'anni fa, quando la rappresentazione di personaggi gay sul grande schermo era un evento raro e raramente positivo. Chissà se, uscendo oggi, le reazioni sarebbero uguali, anche se è lecito pensare che, in tempi di politicamente corretto, potrebbero essere altrettanto, se non più, violente. Comunque, la pubblicazione del, comunque atteso, DVD  è stata in gran parte ignorata dai siti che trattano tematiche gay.
Rimane il fatto che negare che nel film (e, pare, ancora più nel libro da cui è tratto) il collegamento tra omosessualità e squilibrio mentale esista sarebbe errato, anche se Friedkin scaglia il sasso e tenta di nascondere la mano proponendo dei paralleli abbastanza casuali e non unendo alcuno dei puntini disseminati nella storia. Non aiuta a difendere il film dalle accuse il fatto che in una scena ambientata in un luogo di scambio nel Central Park appaia, scritta su un muro, la frase We Are Everywhere (Siamo ovunque), inno positivo di Stonewall, qui usato in un'accezione volutamente negativa, inquietante e minacciosa.
Eliminando il riferimento alle polemiche e tornando a concentrare l'attenzione unicamente sulla storia narrata, allo spettatore può restare l'impressione che Friedkin non sia riuscito a maneggiare bene il materiale di cui disponeva, forse a causa delle proteste che hanno accompagnato la lavorazione del film, sicuramente per le preoccupazioni della casa di produzione, poco incline ad affrontare un divieto che ne avrebbe pregiudicato le sorti commerciali. Va però precisato che si parla anche di 40 minuti di film caduti sul pavimento della sala di montaggio per permettere al film di uscire, evitando che venisse classificato come X, categoria destinata ai film pornografici e al sicuro fallimento di una pellicola non appartenente al genere.
Questi quindi potrebbero essere i motivi per cui il film, quando l’ambientazione esce dai club clandestini, diventa un giallo normale, non particolarmente riuscito, dalle molte incongruenze e nemmeno troppo appassionante e per cui il personaggio interpretato da Al Pacino pare tagliato con l’ accetta malgrado l’interpretazione degna. Se il suo personaggio vive sullo schermo una crisi d’identità fatto di inconciliabilità tra eterosessualità e omosessualità - e conseguente attrito che può portare alla follia (uno tra i principali motivi per l'accusa di omofobia) - le motivazioni sono deducibili solo dallo spettatore in quanto il personaggio non cresce, limitandosi ad apparire come testimone della scena, più che investigatore nella stessa.
I 40 minuti tagliati nel montaggio definitivo, a quanto dichiarato da Friedkin, dovrebbero essere andati persi per sempre e quindi non ci si potrà aspettare più un’edizione integrale.
Pur tenendo in considerazione i suoi numerosi difetti, Cruising merita una visione per l'uso che Friedkin sa fare della tensione e per l’atmosfera morbosa, buia e sudata di alcune scene, che alla fine rappresentano la parte migliore del film. Non fosse per questo, il film potrebbe essere anche visto come una testimonianza del sesso cinematografico nell'era pre-AIDS.

(Roberto Rippa)

Curiosità

Brian De Palma avrebbe voluto portare sullo schermo il romanzo di Walker, ma non riuscì a ottenerne i diritti per lo sfruttamento cinematografico. Lo stesso anno porterà nelle sale il suo Dressed To Kill (Vestito per uccidere).

Mentre il film veniva girato, spesso in luoghi reali, non ricostruiti in studio, gli attivisti delle associazioni gay erano soliti disturbare le riprese riflettendo sul set la luce di riflettori piazzati sui tetti dei palazzi o del sole con specchi, usando inoltre musica ad alto volume o fischietti per impedire la registrazione del suono in presa diretta.

Nel corso della scena in cui un uomo sdraiato su un letto viene accoltellato, Friedkin ha inserito alcuni fotogrammi di un film pornografico gay. L’inserimento è ora intellegibile grazie all’avanzamento lento dei lettori DVD.

Ed O'Neill, poi protagonista della sitcom Married with Children (Sposati...con figli), appare nel film accreditato con il suo nome completo Edward nel ruolo di un poliziotto .

Alla sua uscita nelle sale, il film veniva preceduto da un cartello che precisava che la storia raccontata non era rappresentativa della comunità gay.

Friedkin è autore di un altro film molto discusso che tratta una tematica gay: The Boys in the Band (Festa per il compleanno del caro amico Harold, 1970). Tratto dall'omonima pièce teatrale off-broadway di Mart Crowley, debuttò nel 1968.

Cruising (USA, 1980)
Regia, sceneggiatura: William Friedkin
Soggetto: Gerald Walker (dal suo romanzo omonimo)
Musiche: Jack Nitzsche
Fotografia: James Contner
Montaggio: Bud Smith, M. Scott Smith (riedizione)
Interpreti principali: Al Pacino, Paul Sorvino, Karen Allen, Richard Cox, Don Scardino, Joe Spinell, Jay Acovone
102'

DVD

Etichetta: Warner Home Video
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1 (anamorfico)
Formato audio: DD 5.1 / DD Mono
Lingue: inglese, spagnolo
Sottotitoli: inglese, francese, spagnolo
Extra: Director Commentary, 2 New Featurettes, Trailer

Regione 2:

Cruising [1980]

Regione 1:

Cruising (Deluxe Edition)


Collegamenti

Rezioni al film (Wikipedia)

Recensione di Giovanbattista Brambilla (CulturaGay.it)

X

X
(noto anche come X: the Man with the X-Ray Eyes)
di Roger Corman

X01

Il dottor James Xavier inventa un siero che permette un incredibile miglioramento della vista umana. Quando i fondi per la ricerca gli vengono tagliati, decide di proseguire la sperimentazione su sé stesso, i suoi esperimenti ottengono però risultati di molto superiori alle sue stesse aspettative.
Dopo l'iniziale interesse infantile verso la sua scoperta (che gli permette di spiare attraverso i vestiti delle donne e le persone nelle loro case) il dottor Xavier non tarderà a scoprire di poter vedere anche oltre la realtà.

Dr. James Xavier: I'm blind to all but a tenth of the universe.
Dr. Sam Brant: My dear friend, only the gods see everything.
Dr. James Xavier: My dear doctor, I'm closing in on the gods.


Negli anni '60, Corman inizia a staccarsi dalle sue radici legate al cinema di serie b per dimostrare che il cinema horror e fantascientifico possono essere ottimi veicoli per una narrazione colta.
A dispetto dei mezzi limitati, di alcune interpretazioni piuttosto dilettantistiche e, soprattutto, delle imposizioni da parte della produzione, il tocco di Corman in questo film si sente eccome. Gli ingredienti dell'epoca ci sono tutti (compreso un sottotesto moralista riguardante il tema della scienza che va a toccare cose che sarebbe meglio non toccare) e la tensione è garantita ma X è anche in grado di toccare con intelligenza il tema dell'indagare sui limiti umani.
Il merito di Corman non è solo quello di averci regalato alcuni tra i migliori film realizzati con mezzi limitati della storia del cinema ma anche quello di avere dato ruoli a eccellenti attori dimenticati da Hollywood come Ray Milland, in questo caso, e Vincent Price, in gran parte della serie di film sviluppati dai racconti di Edgar Allan Poe.
X è forse uno dei migliori film ad essere usciti dalla squadra creativa di Corman nonché il coraggioso tentativo di aprire nuove vie alla fantascienza, in un'epoca dominata da improbabili alieni giunti sulla terra con astronavi più simili a gusci di noce che a temibili mezzi di invasione. Il risultato va premiato anche per il misero budget investito: 300'000 dollari spesi in gran parte per pagare Ray Milland (già premio Oscar nel 1945 grazie a The Lost Weekend di Billy Wilder), che in questa occasione offre un'interpretazione quantomeno brillante.
La storia stessa è molto efficace e non trascura di esplorare questione etiche, non mancano però le incongruenze tipiche del genere: la visione a raggi X funziona in modo non coerente permettendo a Xavier di vedere talvolta unicamente attraverso la carta o i vestiti e poco dopo anche attraverso i muri facendo pensare che abbia un controllo sui suoi poteri che però perde palesemente poche scene dopo.

Il film ottenne un Asteroide d'oro al festival del cinema fantascientifico di Trieste nel 1963.

(Roberto Rippa)

Curiosità

X nasce, come spesso capita nella filmografia di Corman, prima come titolo e solo in seguito come storia. Inizialmente, il soggetto riguardava un musicista jazz intossicato dalla droga o a un criminale che usa la vista a raggi X per commettere crimini ma a Corman parvero entrambi soggetti dallo sviluppo scontato e quindi decise di puntare sulla storia dello scienziato che decide deliberatamente di procurarsi la vista a raggi X.

Da anni circola la voce su una scena finale in cui il dottor Xavier urla "posso ancora vedere!" tagliata dalla censura. Non esistono conferme in questo senso, però il film termina in maniera improvvisa con il dottor Xavier che sembra essere sul punto di dire qualcosa.

Non avevo soldi per gli effetti speciali. Per creare la vista a raggi X attraverso gli edifici decisi di riprendere un palazzo in costruzione in fasi diverse e di mostrare poi le immagini montate in ordine inverso.
(Roger Corman)

X
(L'uomo dagli occhi a raggi X, USA, 1963)
Regia: Roger Corman
Soggetto: Ray Russell
Sceneggiatura: Robert Dillon, Ray Russell
Musiche originali: Les Baxter
Fotografia: Floyd Crosby
Montaggio: Anthony Carras
Interpreti: Ray Milland, Diana Van der Vlis, Harold Stone, John Hoyt, Don Rickles, Morris Ankrum e altri
79'

X DVD
DVD

Etichetta: MGM (collana Midnite Movies)
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1 (widescreen)
Formato audio: DD mono
Lingue: inglese
Sottotitoli: francese, spagnolo
Extra: raro prologo, commento audio di Roger Corman, trailer

X - The Man with the X-Ray Eyes

Roger Corman Collection (Bloody Mama / A Bucket of Blood / The Trip / Premature Burial / The Young Racers / The Wild Angels / Gas-s-s / X)

RCBanner01

The food of The Gods

The food of The Gods
(titolo italiano: Il cibo degli dei, USA,1976)

The Food of the Gods01
Trama

Morgan, un giocatore di football, si reca con un gruppo di amici su una sperduta isola canadese per una partita di caccia. Appena giunto a destinazione, il gruppetto viene preso d’assalto da alcune vespe giganti che uccidono uno di loro.
Rifugiatosi in una stalla alla ricerca di aiuto, Morgan viene assalito da alcune galline giganti.
Responsabile di queste trasformazioni pare essere un cibo gelatinoso misteriosamente affiorato dalla terra che la proprietaria di una fattoria, ritenendolo un dono divino, ha usato come nutrimento per i suoi animali. A mangiare il misterioso composto, anche un gruppo di topi che, diventati giganti, contrastano l’uomo.

Commento

Bert I. Gordon torna ad ispirarsi, molto liberamente, al romanzo scritto da H.G. Wells nel 1904 The Food of the Gods and How It Came to Earth. Se nella prima occasione, per Village of the Giants (1965), aveva scelto di basarsi unicamente sulla parte del libro riguardante i bambini che si trasformano in giganti, sostituendoli però nel film con adolescenti ribelli e scegliendo un tono da commedia, da qui prende solo la parte riguardante gli animali, concentrando la sua attenzione sui topi.
Naturalmente il tono e la premessa del romanzo vengono ignorati fungendo solo da canovaccio per la messa in scena di una storia legata al genere tanto caro al regista, aggiornandolo però agli anni ’70 mediante una robusta iniezione di violenza e effetti sanguinolenti.
Se le formiche di Empire of the Ants dell’anno successivo saranno animali difficili da gestire a livello di effettistica speciale, i topi sono certamente utilizzabili meglio e quindi Gordon, operando una – chiamiamola così – rivoluzione per quanto riguarda il suo cinema, limita l’utilizzo massiccio di fotogrammi sovrapposti per avvicinare sullo schermo uomini e animali giganti in favore dell’utilizzo di topi veri (quando sono alle prese con modellini in miniatura di case, automobili e di una roulotte).o riprodotti come modelli - creati, si dice, da un non accreditato Rick Baker (in seguito uno dei truccatori più attivi nelle grandi produzioni) – quando direttamente a contatto con gli attori.
La sovrapposizione di pellicola, invero piuttosto grossolana, viene usata per le vespe, che appaiono quasi trasparenti, e per i topi nelle scene di massa in campo lungo (e non è raro che si noti un taglio netto delle loro figure a metà schermo). Quando nel film qualcuno spara ai topi appare evidente che non è un proiettile a colpirli bensì uno schizzo di colore rosso a simularne il sangue, meno simulato appare però il loro annegamento. Del resto in quegli anni le associazioni ambientaliste ancora non erano presenti come invece oggi sui set a verificare che agli animali non venisse arrecato alcun danno.
Nel romanzo sono due scienziati a creare e testare su animali un cibo chimico (da loro denominato Herakleophorbia IV) in grado di accelerare lo sviluppo. Diventati giganti, gli animali si rivolteranno contro l’uomo che subirà a sua volta la stessa trasformazione in un racconto dal sottotesto politico esplicito. Gordon, invece, nel suo film liquida il discorso in maniera spiccia: gli uomini non possono ingigantirsi assumendo la pappetta che affiora dal terreno perché questa ha effetto solo su esseri di piccole dimensioni e l’origine del cibo non viene spiegata. Alla parte legata agli uomini giganti, del resto, ha già attinto per il citato Village of the Giants.
Anche il discorso dell’avidità umana che trasforma la natura per piegarla alla sua sete di denaro rimanendone poi vittima, tema classico del genere, viene liquidato in fretta e furia riassumendolo nel personaggio di Jack Bensington (Ralph Meeker); proprietario di una fabbrica di cibo per cani che tenta di brevettare la formula per arricchirsi, finendo ovviamente male.
Il discorso sull’avidità finisce però qui, contrariamente a ciò che accadrà in Empire of the Ants, dove sono esplicitamente la bramosia di denaro e l’assenza di scrupoli a causare il danno.
I topi non fanno paura né provocano disgusto, sono topolini alle prese con modellini in miniatura ma il loro squittio persistente è davvero insinuante.
Come per ogni film catastrofista che si rispetti, anche qui il cast comprende una star in disarmo, nella fattispecie Ida Lupino (1914-1995), attivissima in televisione e al cinema e vista in The Adventures of Sherlock Holmes (1939, Alfred L. Werker), High Sierra (1941, Raoul Walsh) e che fa un po’ impressione vedere qui urlante alle prese con fintissimi vermi giganti che le si arrampicano su un braccio.
Il finale rimane sospeso con l’immagine di alcune mucche che bevono l’acqua di un lago dove si è rovesciata la pappa. Immaginabili le conseguenze dei bambini che ne berranno il latte…
Tredici anni dopo verrà prodotto un seguito, Food of the Gods II (in italiano Denti Assassini), diretto da Damian Lee, che però non riprende la storia dove Gordon l’aveva abbandonata ma la riprende a grandi linee.

Il libro The Golden Turkey Awards scritto nel 1980 dal critico cinematografico Michael Medved con suo fratello Harry, attribuisce il premio fittizio a The Food of the Gods come peggiore film di tutti i tempi avente come protagonisti dei roditori.

(Roberto Rippa)

The Food of the Gods02
The Food of the Gods (titolo italiano: Il cibo degli dei, USA, 1976)
Regia e sceneggiatura: Bert I. Gordon
Soggetto: H.G. Wells (dal suo romanzo The Food of the Gods and How It Came to Earth)
Musiche: Elliot Kaplan
Fotografia: Reginald H. Morris
Montaggio: Corky Ehlers
Interpreti principali: Marjoe Gortner, Pamela Franklin, Ralph Meeker, Jon Cypher, Ida Lupino
88’

DVD

Regione 1:

The Food of the Gods

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Squirm

Squirm
(titolo italiano: I carnivori venuti dalla Savana, USA, 1976)

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Trama

Una violenta tempesta ha il potere di fare cadere alcuni tralicci elettrici con la conseguenza di far affiorare dalla terra, rendere aggressivi e carnivori i comuni vermi.

Commento

Co-prodotto dalla American International Pictures (ma non da Samuel Z. Arkoff e James H. Nicholson) e da una casa di produzione creata appositamente che porta come nome il titolo del film, Squirm (letteralmente "attorcigliamento") è il classico film a basso costo che contiene tutti gli imprenscindibili elementi del genere: dalla recitazione approssimativa degli attori, agli effetti speciali che di speciale hanno ben poco, dall’ambientazione in uno stato rurale degli Stati Uniti (nella fattispecie la Georgia), alla storia d’amore tra i due eroi, passando per un ottuso sceriffo cui saranno necessari decine di cadaveri per rendersi conto che qualcosa di strano sta accadendo nella sua contea.
Pretendere però attendibilità in un film i cui veri protagonisti sono centinaia di migliaia di anellidi assetati di sangue sarebbe quantomeno ingenuo, quindi è ovvio che ci si deve abbandonare alla visione lasciando da parte qualsiasi aspettativa in merito alla sua credibilità. In questo caso il film funziona.
Le scene sono realizzate con vermi veri e finti (fintissimi), questi ultimi usati nelle scene in cui entrano in contatto con gli attori e il tutto finisce qui. Solo in una scena viene usato un effetto speciale piuttosto efficace – i vermi che scavano nella faccia di uno dei personaggi – e la sua paternità è attribuita a Rick Baker, questa volta accreditato, al contrario di ciò che accade in The Food of the Gods.
Come già in Rats – notte di terrore di Vincent Dawn (alias di Bruno Mattei), con le sue cavie tinte di nero a simulare orribili topi, anche in Squirm si supplisce alla mancanza di qualità degli effetti con la quantità di animali disgustosi. Il risultato sarà meno credibile ma certo più disgustoso.
Inattendibile, improbabile, disgustoso per la quantità di vermi che vi appaiono. In una parola: da vedere (sempre che si sia disposti a vedere chili di vermi uscire da muri, rubinetti e corpi umani)!

(Roberto Rippa)

Squirm02
Squirm
(titolo italiano: I carnivori venuti dalla Savana, USA, 1976)
Regia, sceneggiatura: Jeff Lieberman
Musiche: Robert Prince
Fotografia: Joseph Mangine
Montaggio: Brian Smedley-Aston
Interpreti principali: Don Scardino, Patricia Pearcy, R.A. Dow,
Jean Sullivan, Peter MacLean, Fran Higgins
93’

DVD

Regione 1:

Squirm

RCBanner01

La tarantola dalla lingua di cristallo - seconda parte

La tarantola dalla lingua02
LA TARANTOLA DALLA LINGUA DI CRISTALLO
La stagione del giallo all'italiana - seconda parte

31 gennaio, 20.30
 
Chi l'ha vista morire? (Italia, 1972)
Regia: Aldo Lado


28 febbraio, 20.30

La morte ha fatto l'uovo (Italia, 1968)
Regia: Giulio Questi

27 marzo, 20.30

Lo strano vizio della signora Wardh (Italia, 1971)
Regia: Sergio Martino


CS()A Il molino
viale Cassarate 8
6900 Lugano

RCBanner01

Paranoid Park

Paranoid Park (USA-Francia, 2007)
di Gus Van Sant

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Trama

Vita quotidiana di un giovanissimo skater il cui mondo si incrina a causa della morte accidentale di un uomo in cui è coinvolto.

Commento

Alex è in quella fascia in cui non si è più bambini e non si è per nulla ancora adulti. Ciò che accade intorno a lui pare non toccarlo: non il divorzio dei genitori, non la prima esperienza sessuale con una compagna di scuola, non la situazione di suo fratello che, non riuscendo a scendere a patti con il divorzio, vomita ogni pasto. E nemmeno la guerra in Irak, tema di conversazione suggerito da un'amica.
Gus Van Sant si basa su un romanzo del suo concittadino (Portland, Oregon) trapiantato a New York Blake Nelson per raccontare, tra riprese in 35mm e in super 8, la quotidianità di Alex mentre la sua vita tenta di farsi ancora più isolata in seguito al tentativo di rimozione di un omicidio totalmente accidentale di cui si è reso responsabile e lo fa, come sua abitudine, sottraendo tutti elementi: dai dialoghi inutili, coperti dalla musica o da rumori come già faceva Godard, e suggerendo con pochi elementi, quelli più utili, più che spiegando. Lo aiutano, come spesso ultimamente, attori non professionisti (trovati per questa occasione grazie a MySpace) di grande efficacia e la musica, molta quella di Nino Rota da Giulietta degli spiriti e Amarcord, che Van Sant sa usare come le immagini.
Alla fine Van Sant lascia l’impressione di fare quello che fa sempre, ossia usare i suoi personaggi e le storie per raccontare solo l’America di oggi e quella che verrà.
E, come sempre, lo fa benissimo.

(Roberto Rippa)

Paranoid Park02
(Blake Nelson e Gus Van Sant)

Paranoid Park (USA-Francia, 2007)
Regia, sceneggiatura, montaggio: Gus Van Sant
Soggetto: Blake Nelson (dal suo romanzo omonimo)
Fotografia: Christopher Doyle (35mm), Kathy Li (Super 8)
Interpreti principali: Gabe Nevins, Daniel Liu, Taylor Momsen, Jake Miller, Lauren McKinney
90’

Sito ufficiale (Francia)

Sito ufficiale (UK)

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