Kisses

Kisses (Irlanda-Danimarca-Svezia, 2008)

di Lance Daly

(sezione Competizione internazionale)

Kisses01  Trama

Dylan e Kylie, due quasi adolescenti e vicini di casa, hanno entrambi problemi con i genitori. Il padre di Dylan è disoccupato e un alcolizzato violento, Kylie subisce gli abusi di suo zio senza che sua madre la difenda. Dopo l'ennesimo episodio di violenza, i due scappano alla volta di Dublino alla ricerca del fratello di lui, scappato e scomparso due anni prima.

Commento

I primi minuti del film fanno pensare alle atmosfere care a Loach e Leigh, ma l'impressione dura poco a causa anche di scelte un poco scontate (le scene nel paese dove i ragazzi abitano filmate in bianco e nero a fare da contrasto alla città, a colori fino a quando si assiste alle prime scene di violenza) e a un appiattimento complessivo dei personaggi.

La fuga di Kylie e Dylan alla scoperta di sé stessi in un ambito meno malsano di quello con cui sono confrontati ha comunque momenti di grande forza, grazie anche alla bravura degli interpreti, il tutto però termina all'arrivo in città, quando i pericoli che i due devono affrontare sembrano tratti da tanto brutto cinema.

Alla fine il film tenta di trovare una sua poetica ma dà l'impressione di aspirare ad essere una storia di crescita - anche forzata - alla Les quatre-cents coups di Truffaut  (il che sarebbe un ottimo risultato) non riuscendo ad essere però altro che Home Alone (Mamma ho perso l'aereo).

(Roberto Rippa)

 

Kisses (Irlanda-Danimarca-Svezia, 2008)

Regia, sceneggiatura e fotografia: Lance Daly

Musiche: Go Blimps Go

Montaggio: J. Patrick Duffner

Interpreti principali: Kelly O'Neill, Shane Curry, Paul Roe, Neili Conroy

76'

 

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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Beket

Beket (Italia, 2008)

di Davide Manuli

(sezione Cineasti del presente)

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Due uomini sono impegnati in un dialogo surreale mentre aspettano un autobus che li sorvolerà, lasciandoli appiedati, nel loro viaggio nel mezzo del nulla. Davide Manuli, talentuoso attore e regista milanese, stabilisce sin dalle prime scene il tono surreale del suo “Beket” - in competizione nella sezione Cineasti del presente - che già nel titolo cita, storpiandolo volutamente, il nome del drammaturgo e scrittore inglese - Nobel per la letteratura nel 1969 - Samuel Beckett.
Jajà e Freak sono due uomini che si trovano in uno spazio privo di confini (il West d’Italia, la Gallura, benissimo fotografata in bianco e nero da Tarek Ben Abdallah) e di senso temporale, esattamente come nell’opera cui si ispira. Contrariamente ai Vladimiro e Estragone dell’opera di Beckett, però, non si accontentano di aspettare il misterioso signor Godot ma intraprendono un cammino alla sua ricerca ogni qualvolta sembra rivelarsi da dietro le montagne attraverso il suono di musiche elettroniche. Molti gli incontri che faranno: uno stralunato cowboy (Fabrizio Gifuni, già visto, tra gli altri, in “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana e in “La signorina Effe” di Wilma Labate), un mariachi (uno strepitoso Roberto “Freak” Antoni, voce degli storici Skiantos), Adamo ed Eva (in una scena che sembra omaggiare “Cinico TV” di Ciprì e Maresco), una sorta di cantastorie (Paolo Rossi).
Il film - è Manuli a raccontarlo - nasce come reazione alle difficoltà nel reperire fondi pubblici per un altro progetto infatti mai realizzato. Da qui la decisione di girare un film a basso costo e in tempi brevi, appena tredici giorni, con una troupe composta da 10 persone, con una camera a 16 millimetri e solo in diurna, senza l’utilizzo di luce artificiale.
Terzo capitolo di un’ideale “cinema della solitudine”, di cui fanno parte anche il cortometraggio sul tema del carcere “Bombay: Arthur Road Prison" vincitore della Vela d’Oro a Bellaria (1999) e il lungometraggio sul tema dell’emarginazione “Girotondo, giro intorno al mondo”, “Beket” è un racconto a più livelli, profondo, a tratti esilarante e sempre denso di ironia che rappresenta una graditissima sorpresa di questo Festival.
Grazie al passaparola, sala gremita alla sua terza proiezione.

(Roberto Rippa)

Beket (Italia, 2008)

Regia e sceneggiatura: Davide Manuli

Fotografia: Tarek Ben Abdallah

Montaggio: Rosella Mocci

Interpreti principali: Luciano Curreli, Jerôme Duranteau, Fabrizio Gifuni, Paolo Rossi, Roberto "Freak" Antoni, Simona Caramelli

78'

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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Beautiful Losers

Beautiful Losers (USA, 2008)

di Aaron Rose e Joshua Leonard

(sezione Ici & ailleurs)

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I “meravigliosi sfigati” del titolo del documentario di Aaron Rose, scrittore, direttore della Alleged Gallery di New York nonché curatore della mostra che presta il titolo al film (“Beautiful Losers: Contemporary Art & Street Culture”, il titolo esteso dell’esposizione), e di Joshua Leonard, attore e regista di cortometraggi, altro non sono che un manipolo di artisti indipendenti statunitensi che si trovarono a inizio degli anni ‘90 proprio nella galleria citata, dando vita al movimento DIY (“Do It Yourself”).
Harmony Korine, Barry MacGeem, Chris Johanson, Ed Templeton, la scomparsa Margaret Killgallen, Mike Mills, Thomas Campbell e Jo Jackson sono solo alcuni tra gli artisti, cultori del creare qualcosa dal nulla (“Create Something from Nothing”), che si raccontano in prima persona davanti alla camera. La loro arte, che nasceva dal punk e dal reimpossessarsi della città attraverso skate e graffiti, venne presto inevitabilmente accolta a braccia aperte dall’industria, che trovò - e ancora trova - in essa la giusta forza di comunicazione commerciale visiva.
Il documentario, fortemente celebrativo - essendo diretto da un membro del movimento che vuole immortalare - e talvolta un poco superficiale e acritico nel racconto, mostra gli artisti all’opera sia oggi che negli anni ‘90, grazie a documenti filmati dell’epoca.
Comunque ironico e molto divertente, Beautiful Losers - presentato nella sezione Ici & ailleurs - ha il merito di riportare lo spettatore a un’epoca che ha avuto la forza di trasformare la strada in arte, sottraendo - almeno inizialmente - gli artisti all’establishment galleristico e, tra le righe, non manca di raccontare anche il Paese in cui tutto ciò è potuto accadere. 

(Roberto Rippa)

 

Beautiful Losers (USA, 2008)

Regia: Aaron Rose e Joshua Leonard

Musiche: Money Mark

Fotografia: Tobin Yelland

Montaggio: Lenny Mesina

91'

Collegamenti

Sito ufficiale

 

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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