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Concorso internazionale

La Giuria ufficiale del 61o Festival internazionale del film di Locarno, composta da:

• Rachida Brakni, attrice, Francia
• Masahiro Kobayashi, regista, Giappone
• Liron Levo, attore, Israele
• Dani Levy, regista e attore, Svizzera
• Bertha Navarro, produttrice, Messico
• Goran Paskaljevic, regista, Serbia
• Paolo Sorrentino, regista, Italia

ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Pardo d’oro
Il Gran Premio del Festival, della Città e della Regione di Locarno è assegnato al film:
PARQUE VIA di Enrique Rivero, Messico

Premio speciale della giuria
Premio dei Comuni di Ascona e di Losone al secondo miglior film del concorso:

33 SCENY Z ZYCIA (33 Scenes from Life) di Malgoska Szumowska, Germania/Polonia

Premio per la miglior regia

Premio della Città e della Regione di Locarno:

Denis Côté
per il film ELLE VEUT LE CHAOS, Canada

Pardo per la migliore interpretazione femminile assegnato all’attrice:

Ilaria Occhini
per il film MAR NERO di Federico Bondi, Italia/Romania/Francia

Pardo per la migliore interpretazione maschile assegnato all’attore:

Tayanç Ayaydin
per il film THE MARKET – A TALE OF TRADE
di Ben Hopkins, Germania/UK/Turchia/Kazakhstan

Menzioni speciali

LIU MANG DE SHENG YAN (Feast of Villains) di PAN Jianlin, Cina
DAYTIME DRINKING di NOH Young-seok, Corea del Sud

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Concorso Cineasti del presente

La Giuria
• Bertrand Bonello, regista, compositore e scrittore, Francia
• Benedek Fliegauf, regista e scrittore, Ungheria
• Cao Guimarães, regista e videoartista, Brasile
• Corso Salani, regista, Italia
• Franz Treichler, musicista e compositore, Svizzera
ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Pardo d’oro Cineasti del presente:

LA FORTERESSE di Fernand Melgard, Svizzera

Premio speciale della giuria Ciné Cinéma Cineasti del presente

ALICIA EN EL PAÍS di Esteban Larraín, Cile

Menzione speciale
PRINCE OF BROADWAY di Sean Baker, USA

Pardo per la migliore opera prima

La Giuria
• Albertina Carri, regista, Argentina
• Cristi Puiu, regista, Romania
• Marianne Slot, produttrice, Francia/Danimarca
ha deciso di assegnare il seguente premio:

Pardo per la migliore opera prima
Premio della Città e della Regione di Locarno alla migliore opera prima presentata nelle due competizioni (Concorso internazionale e Concorso Cineasti del presente):

MÄRZ (March) di Händl Klaus, Austria
(film presentato nel Concorso internazionale)

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Pardi di domani

La Giuria
• Fulvio Bernasconi, regista, Svizzera
• Eran Kolirin, regista, Israele
• Angèle Paulino, responsabile cortometraggi per TV5 Monde, Francia
• Dick Rijneke, regista e produttore, Olanda
• Orsi Tóth, attrice, Ungheria

ha deciso di assegnare i seguenti premi ai cortometraggi:

Concorso internazionale
Pardino d’oro

DEZ ELEFANTES di Eva Randolph, Brasile

Pardino d’argento

KAUPUNKILAISIA (Citizens) di Juho Kuosmanen, Finlandia

Premio Film e Video per il sottotitolaggio

BABIN di Isamu Hirabayashi, Giappone

Menzione speciale
RESOLUTION di Pavel Oreshnikov, Russia

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Prix du Public

Il premio del pubblico è assegnato al film:

SON OF RAMBOW di Garth Jennings, UK/Francia/Germania

Variety Piazza Grande Award
Il Variety Piazza Grande Award è assegnato da una giuria composta dai critici Derek
Elley, Ronnie Scheib e Jay Weissberg a un film presentato in prima mondiale o
internazionale in Piazza Grande. Il premio si propone di ricompensare film che si
distinguono sia per le qualità artistiche che per un potenziale commerciale, nell’intento
di favorirne la carriera internazionale. Il Variety Piazza Grande Award viene assegnato a:

BACK SOON di Sólveig Anspach, Islanda/Francia

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Premio Arte & Essai CICAE
(Confederazione Internazionale dei Cinema d’Arte & d’Essai)

La Giuria
• Sino Caracappa, Italia
• André Ceuterick, Belgio
• Rita Linda Potyondi, Ungheria

ha deciso di assegnare il Premio Arte & Essai CICAE al film:

SONBAHAR (Autumn) di Özcan Alper, Turchia/Germania

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Settimana della Critica

La Giuria
• Stephanie Bunbury, Australia
• Azzedine Mabrouki, Algeria
• Mariano Morace, Svizzera
ha deciso di assegnare il Premio SRG SSR idée suisse / Settimana della Critica al film:

LATAWCE (Kites) di Beata Dzianowicz, Polonia

 

Lista completa dei premi sul sito ufficiale del Festival internazionale del film di Locarno.

 

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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In 3 Tagen Bist Du Tot 2

In 3 Tagen Bist Du Tot 2 (Austria, 2008)
di Andreas Prochaska
(Sezione Piazza Grande)

In 3 Tagen Bist Du Tot 201

Trama

A un anno dalla tragica scomparsa dei suoi amici, massacrati da un pericoloso assassino qualche giorno prima del conseguimento della maturità, Nina tenta di dimenticare il passato.
Trasferitasi in un'altra città senza lasciare un recapito, una notte viene svegliata da una telefonata di Mona, altra superstite della strage, che la supplica di accorrere in suo aiuto.
È l'inizio di un nuovo incubo.

Commento

Dell'horror, come del maiale, non si butta via nulla e quindi, se il primo capitolo (In 3 Tagen Bist Du Tot, 2006) era debitore a Friday the 13th (a sua volta fortemente ispirato a Reazione a catena - alias Ecologia del delitto - di Mario Bava, girato nel 1971, ossia 9 anni prima dell’americano), questo secondo capitolo ha alcuni punti in comune con The Texas Chainsaw massacre (Non aprite quella porta, 1974) di Tobe Hooper con la sua famigliola inquietante, anche se non cannibale, e le nevi austriache a sostituire i dintorni di Austin, Texas.
Evidentemente montato in fretta e furia per seguire il successo del primo capitolo (grande successo nei Paesi germanofoni, a fronte di un costo stimato intorno ai 2'000'000 di Euro), In 3 Tagen Bist Du Tot 2 usa tutta la sua prima parte per stabilire una non troppo congruente premessa che lo leghi al primo capitolo e concentra violenza e tensione nella seconda.
Diretto in maniera approssimativa, fotografato come un episodio de "Il commissario Rex" (di cui Prochaska ha diretto alcuni episodi), sceneggiato con la mano sinistra e interpretato con i piedi, il film risulta infine abbastanza spaventoso, ma non per i giusti motivi.

(Roberto Rippa)

In 3 Tagen Bist Du Tot 2 (Austria, 2008)
Regia: Andreas Prochaska
Sceneggiatura: Agnes Pluch, Andreas Prochaska
Musiche: Matthias Weber
Fotografia: David Slama
Montaggio: Karin Hartusch
Interpreti principali: Sabrina Reiter, Andreas Kiendl, Anna Rot, Julia Rosa Stöckl
35mm
108'

 

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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Parque vía

Parque vía (Messico, 2008)

di Enrique Rivero

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Un lungo, quasi interminabile, piano sequenza ci introduce nel mondo di Beto, anziano custode di una villa disabitata e in vendita da tempo senza successo, le cui giornate sono tutte uguali, fatte di piccoli gesti di conservazione di una casa che ha conosciuto tempi migliori. Gli unici echi che sembrano giungergli dal mondo esterno, salvo qualche breve uscita per mangiare cibo venduto in strada, sono quelli proposti dalla televisione, con i suoi sensazionalistici titoli di cronaca nera, e dalle pagine dei giornali – vecchi – regalatigli dalla algida padrona di casa (interpretata con efficacia dalla madre dello stesso regista). Quando la casa verrà venduta, l’anziana e ricca proprietaria non troverà altro da fare che dargli soldi, non riuscendo davvero, malgrado il lunghissimo rapporto che in qualche modo li lega, a provare empatia per lui. Beto però non riesce a vedersi in un altro mondo che non sia quello circoscritto dalle mura di casa, dalla sua quotidianità fatta della ripetizione degli stessi gesti, e così, quando la padrona di casa morirà davanti ai suoi occhi nel corso di una visita, non troverà altra via di uscita dalla sua situazione che quella di devastarla a colpi di badile in faccia simulando un omicidio. Il carcere potrà offrirgli la sola vita che conosce, quella fatta di quattro mura, pochi gesti e il mondo che gli giunge dalla televisione. Ispirato a una storia vera, riproposta in una via di mezzo tra finzione e documentario, Parque vía mette in scena in modo efficace la distanza tra due classi sociali, che si sfiorano senza riuscire mai a trovare un vero punto di contatto. Enrique Rivero dimostra nel suo primo lungometraggio di sapere raccontare in maniera non banale una storia solo apparentemente semplice. Parque vía  è un’opera interessante e promettente ma non degna del Pardo d’oro.

(Roberto Rippa)

 

Parque vía (Messico, 2008)

Regia, sceneggiatura: Enrique Rivero

Musiche: Alejandro de Icaza

Fotografia: Arnau Valls Colomer

Montaggio: Javier Ruiz Caldera

Interpreti principali: Nolberto Coria, Nancy Orozco, Tesalia Huerta, Lorena Vieyra

35mm

86’

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

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La forteresse

La forteresse (Svizzera, 2008)

di Fernand Melgar

 

Albert Maysles, considerato l’iniziatore del “Reality Cinema” statunitense e autore di opere fondamentali come Salesman (1968) e Grey Gardens (1975) elenca, tra i sei fondamenti imprenscindibili del cinema documentario, il distanziarsi da un punto di vista; il filmare eventi, scene e sequenze evitando interviste, narrazione e ospiti nonché il registrare l’esperienza direttamente, senza controllarla e senza metterla in scena.

Del resto, il cinema documentario è uno tra i generi più complessi in quanto controllarlo è già facile quando si tenta di minimizzare il proprio intervento – in fondo il montaggio è già di per se sufficiente per alterare la realtà - figuriamoci quando si vuole dimostrare una tesi precostituita.
Fernand Melgar, regista svizzero autodidatta di indubitabile impegno ma capace di avvicinarsi con curiosità e senza pregiudizio alla materia che tratta, si attiene a queste regole nel suo La forteresse (La fortezza), in cui si addentra con la sua camera– per la prima volta senza restrizione alcuna – in un centro di registrazione per richiedenti asilo, nella fattispecie quello di Vallorbe, nel canton Vaud.

Il punto di partenza – è il regista stesso a dichiararlo - è il tentare di comprendere la paura dimostrata dal popolo svizzero quando, nel 2006; ha votato compatto – si parla del 68% dei votanti - a favore di un inasprimento della legge sul diritto d’asilo, che di fatto ha trasformato una legge già esistente nella più restrittiva d’Europa (con effetti quali il negare l’assistenza sociale ai richiedenti cui la domanda viene respinta, la possibilità di effettuare perquisizioni senza necessità di un mandato, di condannare al carcere fino a due anni chi non lascerà il Paese, eccetera…).
Melgar, già autore, tra gli altri, di Classe d’accueil (1998, sull’integrazione dei giovani stranieri), Exit, le droit de mourir (2005, sull’eutanasia), si è quindi recato nel centro di registrazione di Vallorbe per testimoniare l’iter che i richiedenti asilo affrontano prima che sia loro concesso o meno lo status di rifugiati.

I punti di vista sono molteplici: si va da quello di chi registra i loro dati appena giunti al centro, a quello di chi il centro lo gestisce, da quello di chi dovrà giudicare i loro incarti, , e quindi le loro storie personali, emettendo o meno una sentenza di accoglimento, a quello dei richiedenti stessi.
Non essendo un film di propaganda e non tentando di fare cambiare opinione a nessuno, La forteresse andrebbe visto da chiunque, indipendentemente dalle sue idee sull’argomento. Non è richiesto di prendere una posizione a priori sulle leggi di cui il centro di registrazione è già di per se un effetto, ma offre un’inedita possibilità di conoscere la situazione.
Le storie narrate sono spesso drammatiche, raccontano di persone che sperano in una vita migliore – quando non addirittura, e capita spesso, nella sopravvivenza e le provenienze sono tra le più disparate.

Sono storie di umanità, di comprensione, di solidarietà ma anche di burocrazia, quella burocrazia che tende a trasformare le persone in meri nomi su un foglio, privi quindi dello spessore che la semplice carta non potrà mai avere.
Melgar registra le varie posizioni, riuscendo a smontare il tanto amato – da alcuni – luogo comune (tanto che la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha lodato il film a Locarno sottolineandone il realismo), evitando la tentazione del pathos e il ricorso al titillamento dei sentimenti più elementari, riuscendo a proporre un documentario che non solo racconta la vita all’interno del centro, ma riesce anche a raggiungere lo scopo dichiarato inizialmente: quello di mettere a nudo le paure di molti.
In un tempo dominato dalla semplificazione dell’opposizione di bene e male, La forteresse non impone allo spettatore una linea di pensiero e offre, con grande onestà, spunti di riflessione profondi e per questo andrebbe visto da tutti, studenti delle scuole medie compresi.

Pardo d’oro a Locarno nella sezione Cineasti del presente.

(Roberto Rippa)

 

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno

(settembre 2008)

RCBanner01

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