Jean-Pierre Léaud

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Jean-Pierre Léaud nasce il 5 maggio 1944 a Parigi da Pierre Léaud, scrittore e aiuto regista, e dall'attrice Jacqueline Pierreux. A 15 anni, Léaud è un ragazzo sbandato, già espulso da una mezza dozzina di scuole, quando legge su un giornale l'annuncio di ricerca di un giovane ragazzo per un film. Si tratta del primo film di François Truffaut Les quatre-cents coups e Léaud ottiene la parte del protagonista Antoine Doinel.
Il successo internazionale del film rende il giovane attore uno dei volti più conosciuti della nouvelle vague cinematografica francese.
Léaud interpreta in seguito una serie di film in cui Truffaut segue Antoine Doinel nel percorso dall'adolescenza all'età adulta: l'episodio di Truffaut Antoine et Colette nel film a episodi L'amour à vingt ans firmato da Shintarô Ishihara, Marcel Ophüls, Renzo Rossellini e François Truffaut nel 1962, in Baisers volés (Baci rubati, 1968), in Domicile conjugal (tradotto in italiano nell'orribile Non drammatizziamo... è solo questione di corna, un titolo che grida vendetta ancora oggi a più di trent'anni di distanza) nel 1970 e ne L'amour en fuite (L'amore fugge, 1979).
Il personaggio di Doinel cresce non solo come alter ego del regista ma anche come adattamento alla personalità introversa dell'attore di cui Truffaut apprezzava "il suo anacronismo e romanticismo", due tratti che lo facevano apparire ai suoi occhi come un uomo del XIX secolo.
Léaud interpreta altri film di Truffaut in ruoli diversi da quello di Antoine Doinel: Les deux anglaises et le continent (Le due inglesi, 1971) e La nuit américaine (Effetto notte, 1973). Truffaut gli dedica anche il film L'enfant sauvage (Il ragazzo selvaggio, 1969).
Léaud lavora anche con Jean-Luc Godard (in Pierrot le fou, 1965, Made in USA e Masculin-Feminin, entrambi del 1966 e in La Chinoise e Weekend, entrambi del 1967). E' poi il fidanzato cineasta di Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, 1973, recita in Porcile (1969) di Pier Paolo Pasolini, La maman et la putain, 1973, di Jean Eustache, Détective ancora di Godard, 1985, Treasure Island di Raoul Ruiz (1985), 36 fillette di Catherine Breillat, 1988 e " I Hired a Contract Killer", 1990, di Aki Kaurismäki.
Nella sua lunga e felicissima carriera ha ottenuto un Orso d'argento al festival del cinema di Berlino per la sua interpretazione in "Masculin, féminin" nel 1966, un premio FIPRESCI al festival di Cannes nel 2001 per "Le Pornographe" (regia di Bertrand Bonello, 2001).
Nel 2000 è stato insignito di un premio César alla carriera.

Filmografia (IMDb)

Roberta Paladini

La voce di Pinocchio: intervista a Roberta Paladini
di Mario Verger

Roberta Paladini01

Roberta Paladini, oggi affermatissima doppiatrice, esordì undicenne nella parte da protagonista, assieme ad altri famosi doppiatori dell’epoca, in Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci. Intervistarla è stata un’emozione incredibile: col tono di voce adulto, risentirla, dopo quarant’anni mentre nominava nuovamente quei personaggi del film quali la Fata, il Grillo parlante, il Gatto e la Volpe, Lucignolo, ancora dalla sua stessa e inconfondibile voce, sobria e cordiale ma talvolta con punte di quella stessa tenerezza che suggeriva quando doppiava il suo primo film, è stato veramente come essere in conversazione, personale e diretta, con lo stesso Pinocchio di Giuliano Cenci.

Signora Paladini, come iniziò?
«Allora, io ho cominciato più o meno che avevo 11 anni a fare cosine in doppiaggio, perché essendo tra i figli di quelli che erano in questo mondo che poteva essere il doppiaggio, la televisione, la radio, ecc., mio padre, ad esempio, era stato il primo lettore del telegiornale quando il direttore era Veltroni, il papà di Walter Veltroni; per cui, insomma, io ho cominciato a fare qualcosina…»

E poi cosa accadde?
«Poi due animatori fiorentini che si chiamavano Giuliano e Renzo Cenci, portarono questo progetto di fare Pinocchio in cartone animato. Allora, però, si facevano tutte le parti, le voci senza visivo; noi vedevamo i personaggi disegnati soltanto e poi ci spiegavano le scene»

Questo mi interessa molto: loro cosa hanno fatto?
«Innanzitutto dei provini. Prima hanno fatto dei provini di voce dove facevano dire delle battute a più ragazzini e… ho vinto io… che ero però una femmina [aggiunge la Paladini simpaticamente ridendo]»

Era il suo primo film?
«Penso di si, perché fino allora avevo fatto piccole cose…»

Quando Suo padre le comunicò che Le avrebbero affidato la parte di Pinocchio Lei non se lo aspettava, hanno fatto dei provini con più ragazzini e hanno scelto Lei che era una femminuccia…
«Si… comunque allora tante femmine facevano le parti dei maschi. Adesso non ricordo quanti eravamo a fare il provino, più o meno sei o sette bambini… adesso non ricordo esattamente, perché quando si è bambini non si sta tanto a pensare… dici si, carino, insomma… quasi un gioco! »

Che ricordi ha del doppiaggio di Un burattino di nome Pinocchio?
«Per me è stata un’esperienza straordinaria. E poi il direttore di doppiaggio era Lauro Gazzolo, il papà di Nando, che era quello che faceva il ‘vecchietto’ del West… e poi lì io ho conosciuto i più grossi attori che c’erano, perché ho lavorato con Luigi Pavese, con Oreste Lionello…»

Oreste Lionello, c’era pure lui? non compare nei crediti definitivi…
«Lionello fece… aspetti, che io non mi ricordo… perché sono passati tanti di quegli anni.. Ah no! mi sa che Oreste Lionello litigò e se ne andò... mi sembra doveva fare qualcosa e poi ne è venuto un altro. La Fata era Vittoria Febbi; il gatto lo fece Manlio De Angelis e la volpe era Sergio Tedesco; poi c’era il pappagallo che lo faceva Luigi Pavese; il grillo parlante lo stesso Lauro Gazzolo; Lucignolo era Flaminia Jandolo; e poi il narratore Renato Rascel»

Che ricordo ha di quell’esperienza?
«Per me, ecco, per una ragazzina di undici anni, fu un’esperienza bellissima… sempre a contatto con questi bravissimi attori simpatici… anche perché la lavorazione fu abbastanza lunga, viste le ‘lunghezze’ che dovevano essere precise; le battute dovevano essere con un certo tipo di intonazione di recitazione perché noi non vedevamo i personaggi e quindi dovevamo interpretarle…»

Ma, quindi, voi su cosa doppiavate, sulla base di disegni fissi o su niente?
«Su niente. Ci facevano vedere com’era il personaggio. Ogni tanto c’erano degli storyboard che loro ci mostravano, perché i fratelli Cenci prima descrivevano la situazione aiutandoci con gli storyboard mentre poi il direttore di doppiaggio ti spiegava cosa succedeva in quel momento. Però era uno strano modo di doppiare perché per noi che facciamo doppiaggio la cosa fondamentale è il visivo sul quale attaccarsi; il personaggio nei cartoni animati è la stessa cosa. Quindi lì non c’era niente, e dal niente creammo il parlato…»

Quindi faceste tutto il parlato immaginandovi la giusta intonazione, aiutati dai fratelli Cenci e da Gazzolo?
«Si… quello non era doppiaggio, perché ‘doppiare’ significa fare il ‘doppio’ e invece lì era proprio ‘recitazione’, come quando fanno i cartoni in America»

Si, infatti Giuliano e Renzo Cenci adottarono il sistema americano di basare l’animazione sul labiale, in modo di ottenere il perfetto sincrono: una vera follia da enormi professionisti!
«Comunque, si è stato molto difficile, ma io mi sono divertita perché quando si è ragazzini poi è anche una cosa bella, un’esperienza nuova… Infatti me la ricordo a distanza di quarant’anni… perché noi l’abbiamo fatta nel 1967 e uscì nel 1971, per cui hanno lavorato quattro anni per fare tutti i disegni, a mano!»

Era presente anche Giuliano Cenci durante tutti questi doppiaggi?
«Si, spesso c’era… facevano avanti e indietro loro due. Erano molto simpatici, carini»

Il doppiaggio del Pinocchio avvenne allo Studio di Suo padre?
«Al piano di sotto, dove c’è ancora uno stabilimento di doppiaggio, dove io fra l’altro lavoro spesso, la Videosound, che prima si chiamava Riversinc, in Via Antonelli, diretto da Zoen»

In quanto tempo doppiaste il film?
«Non me lo ricordo… Mi sembra tanto tempo… nei ricordi non riesco a quantificarlo. Ricordo che andammo avanti parecchio perché io c’ero sempre… e poi si avvicendavano i vari personaggi. I tempi erano molto più dilatati allora, anche nel doppiaggio: io mi ricordo che, subito dopo, ho fatto tutta la serie di Pippi Calzelunghe che mi sembrava una cosa lunghissima… Pippi Calzelunghe la faceva Emanuela Rossi e io doppiavo l’amichetta Annie e mi sembrava di essere andata avanti per chissà quanto, ma erano solo 13 puntate! oggi ci sono 50, 60 puntate da doppiare, mentre allora si facevano con molta più lentezza, attenzione; adesso non esiste più una cosa del genere… Si lavora molto più velocemente… e con meno soldi»

Torniamo al Pinocchio. Questi grandi doppiatori di allora che presero parte al doppiaggio, come li ricorda?
«Mi ricordo che erano tutti molto spiritosi: uno molto spiritoso era Luigi Pavese, che aveva fatto molti film con Totò… un attore bravissimo e io mi divertivo da matti con loro, che erano attori che avevano trent’anni più di me all’epoca, eppure erano di una simpatia… Me lo ricordo come un periodo carinissimo perché io cominciavo allora e per me era tutto nuovo, stare in messo ai grandi, insomma molto bello! »

E poi avete visto il film completato?
«Si, fu una visione privata la proiezione completa del Pinocchio, prima ancora di essere proiettato nei cinema. Io aspettavo perché era un avvenimento, il pensiero che loro facevano disegno su disegno foglio su foglio, amano carinissimo, molto bello…»

Sa, mi sembra veramente di parlare oggi direttamente col personaggio animato del Pinocchio di Cenci…
«[ridendo]…C’è mio figlio Sebastiano che una volta lo vide, perché io ne ho una copia anche se un po’ rovinata, e lui aveva la mia stessa voce di allora…»

Infatti io l’ho sentita molte volte successivamente, però la Sua voce era diventata più ‘adulta’, come dire ‘definitiva’, mentre in Pinocchio era ancora un po’ ‘infantile’… Pensi che ho trovato Pinocchio doppiato anche in America, in Francia e in Germania, e l’unica versione soddisfacente è proprio quella americana, per la quale hanno cercato una voce simile alla Sua…
«Ma no, ma pensi un po’…incredibile!»

Il Pinocchio di Cenci è stato molto apprezzato nel mondo, specialmente negli Stati Uniti d’America
«Se ci ripenso… Bello eh, proprio bello è quel Pinocchio… tutte le scenografie erano meravigliose: quadri erano!»

Un burattino di nome Pinocchio resta uno dei film, se non il film d’animazione italiano più importante del XX Secolo
«Eh si! d’animazione, si… Il Pinocchio di Cenci… Bello, bello veramente… [dice affascinata Roberta Paladini]»

Com’erano Giuliano e Renzo Cenci?
«Allora, io me li ricordo benissimo fisicamente tutti e due… molto simpatici, che poi i fiorentini quando son simpatici sono veramente simpatici. E mi ricordo di più, forse anche perché era anche più giovane, mi ricordo più Giuliano… e sempre con molta simpatia… Poi ogni tanto ci sentivamo per telefono… era così carino, insomma, carinissimo… Quindi ho un ricordo bellissimo di tutti e due.
Poi so che Renzo è morto, no?»

Si, qualche anno fa… Ma Giuliano non l’ha più sentito?
«No… Sono tanti anni che non lo sento… poi ho perso anche papà… qualche volta loro magari si sentivano… ma adesso che non c’è più neanche lui, ci siamo un po’ persi…»

Lui oggi ha 76 anni…
«Pensi un po’ [sorpresa]… io me lo ricordo giovane quindi … me lo ricordo com’era… [ridendo]»

Se li porta benissimo, ma, insomma, il tempo è trascorso in fretta…
«Eh si, pensi che mio padre ne avrebbe 80…»

Che ricordo Le è rimasto di Giuliano e Renzo Cenci?
«Giuliano e Renzo Cenci erano molto, molto gentili, alla mano… carinissimi.. spiritosi, carini, dolcissimi… delle persone deliziose… questo me lo ricordo benissimo.
A 11 anni, li ammiravo, mi piaceva pensare a loro che facevano tutti questi disegni, la loro bravura, per me erano veramente straordinari…»

Mario Verger

Testo © Mario Verger, 2006. Tutti i diritti riservati

 

TITOLO: Un burattino di nome Pinocchio
GENERE: ANIMAZIONE
REGIA: Giuliano Cenci
SCENEGGIATURA: Giuliano Cenci
PRODUZIONE: Italia 1971
DURATA: 91 minuti
DOPPIATORI ITALIANI
PINOCCHIO: ROBERTA PALADINI
GEPPETTO: ROBERTO BERTEA
GRILLO PARLANTE: LAURO GAZZOLO
FATA: VITTORIA FEBBI
GATTO: MANLIO DE ANGELIS
VOLPE: SERGIO TEDESCO
LUCIGNOLO: FLAMINIA JANDOLO
MANGIAFOCO: MICHELE GAMMINO
PESCATORE VERDE: ARTURO DOMINICI
1° COMPAGNO: ANNA RITA PASANISI
2° COMPAGNO: ISABELLA PASANISI
ARLECCHINO: SERGIO TEDESCO
PULCINELLA: FERRUCCIO AMENDOLA
STRACCIVENDOLO: GIAMPIERO ALBERTINI
PAPPAGALLO/GIANGIO: LUIGI PAVESE
TONNO: NINO PAVESE
COLOMBO: GIANFRANCO BELLINI
DIRETTORE DEL CIRCO: BRUNO PERSA
OMINO DEL CARRO: GIANNI BONAGURA
OSTE: FERRUCCIO AMENDOLA
ALIDORO: ENNIO BALBO
1° CONIGLIO: VITTORIO STAGNI
GENDARME: NINO MARCHETTI
RAGAZZO TEATRO BURATTINI: ANNA RITA PASANISI
1° PERSONA: GIOVANNI SACCENTI
2° PERSONA: ALEARDO WARD
3° PERSONA: GINO BAGHETTI
4° PERSONA: RICCARDO PALADINI
VOCE NARRANTE: RENATO RASCEL
DOPPIAGGIO ITALIANO: C.D.C., eseguito presso la Riversinc (Videosound) a Roma - 1967
DIREZIONE DEL DOPPIAGGIO: LAURO GAZZOLO
MUSICHE: RENATO RASCEL / VITO TOMMASO
CANZONE: Un burattino di nome Pinocchio cantata da RENATO RASCEL


Un burattino di nome Pinocchio di Mario Verger

Vincent Price

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Vincent Leonard Price Jr., nato il 27 maggio 1911 a St. Louis nel Missouri, dimostra presto un grande interesse per l'arte. Inizia a collezionare arte sin dall'età giovanile, non trascurando di cimentarsi lui stesso nella pittura, nella scultura prima di dedicarsi alla recitazione.
Debutta dapprima a teatro a Broadway (con Victoria Regina) e quindi sullo schermo nel 1938 in Service De Luxe di Robert Wade. Dopo avere lavorato con registi come Anatole Litvak, Jacques Tourneur, Joseph L. Mankiewicz, John M. Stahl, Otto Preminger e Henry Hathaway, passa all'inizio degli anni '50 a interpretare ruoli in film dell'orrore a basso costo, ottenendo grande successo di pubblico con House of Wax (La maschera di cera, André De Toth, 1953).
Molti dei suoi film, a partire da questo momento, vengono ricordati più per la sua presenza che per il loro valore.
Nel 1960 è protagonista di House of Usher (I vivi e i morti), diretto da Roger Corman, con cui lavorerà più volte fino al 1972 presentando interpretazioni pregevoli tuttora molto amate dal pubblico. Corman lo utilizza in ruoli tratti da racconti di Edgar Allan Poe alcuni tra i quali più che dai racconti sembrano svilupparsi piuttosto liberamente dal titolo degli stessi.
Price appare in diversi film in coppia con altre star del cinema horror dell'epoca come Peter Lorre, Boris Karloff, Peter Cushing e Cristopher Lee. La produzione di questi film non si preoccupava certo di donare loro spazio sufficiente e dignitoso all'interno del film, era soprattutto importante poter avere i loro nomi sui manifesti. Alcuni tra questi film sono certamente molto buoni come The Raven (I maghi del terrore, Roger Corman, 1963), altri, come Scream and Scream Again (Terrore e terrore, di Gordon Hessler, 1969), sono decisamente meno che mediocri.
Nel corso dei primi anni '70, a Price viene dato uno dei suoi ruoli più famosi, quello dell'abominevole dottor Phibes (Abominable Dr. Phibes - L'abominevole Dr. Phibes, regia di Robert Fuest, 1971) in cui è più che evidente la sua grande capacità di sostenere i soggetti con grande dispendio di un efficace humour nero. Il film ebbe un enorme successo e ne venne prodotto un seguito (Dr. Phibes Rises Again - Frustrazione, di Robert Fuest, 1972).
Immediatamente dopo, a Price viene attribuito anche un ruolo, che ha il sapore del canto del cigno, in Theatre of Blood (Oscar insanguinato, Douglas Hickox, 1973). Il film narra di un attore poco apprezzato dalla critica proprio perché impegnato nell'interpretare sempre lo stesso ruolo.
Gli anni a partire dalla metà dei '70 rappresentano un momento difficile per il genere horror e Vincent Price poco fà per contrastare questo stato di cose. Si dedica a ruoli che lo divertono, a scrivere e dipingere e non fa nulla per liberarsi dall'immagine che lo ha reso celebre. Sarà proprio la stessa immagine a riportarlo alla ribalta quando presta la sua cavernosa e caratteristica voce al rap di apertura di Thriller, il video di Michael Jackson diretto da John Landis nel 1983, o alla serie televisiva 13 Ghosts of Scooby-Doo (1985-86).
Proprio la sua voce, ormai tanto famosa quanto il suo volto cinematografico, gli vale una partecipazione al film prodotto dalla Disney The Great Mouse Detective (è sua la voce del personaggio di Ratigan). Questo è il ruolo che Vincent Price annovererà tra i suoi preferiti tar tutti quelli interpretati.
L'occasione di ricordare al mondo che grande attore sia, gli viene dal film The Whales of August (Balene d'agosto, di Lindsay Anderson) nel 1987. Al fianco di Bette Davis e Lillian Gish, ottiene ottime critiche e un rinnovato interesse da parte del pubblico.
Il suo ultimo ruolo al cinema gli viene offerto dal suo grande estimatore Tim Burton in Edward Scissorhands (Edward mani di forbice, 1990).

Edward Scissorhands01
(Vincent Price in Edwars Scissorhands di Tim Burton)

Vincent Price, scomparso il 25 ottobre 1993 a Los Angeles a causa di un male incurabile, viene ricordato come un attore che ha amato molto il genere in cui si è cimentato e conta una quantità di estimatori che non smette di crescere.

(Roberto Rippa)

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Filmografia

Arabian Knight (1995) (solo voce)
Edward Scissorhands
(Edward mani di forbice, Tim Burton, 1990)
Backtrack (noto anche come Catchfire)
(Ore contate, Dennis Hopper e Alan Smithee *, 1989)
Dead Heat
(Sbirri oltre la vita, Mark Goldblatt, 1988)
The Offspring
(Il villaggio delle streghe, Jeff Burr, 1987)
The Whales of August
(Balene d'agosto, Lindsay Anderson, 1987)
The Nativity (1986) (solo voce)
The Great Mouse Detective (1986) (voce)
Bloodbath at the House of Death (Ray Cameron, 1984)
House of the Long Shadows
(La casa dalle lunghe ombre, Pete Walker, 1983)
Vincent (Tim Burton, 1982) (solo voce)
The Monster Club
(Il club dei mostri, Roy Ward Baker, 1980
Scavenger Hunt (Michael Schultz, 1979)
Journey Into Fear
(La rotta del terrore, Daniel Mann, 1975)
Percy's Progress
(Ma il tuo funziona…o no?, Ralph Thomas, 1974)
Madhouse (Jim Clark, 1974)
Theatre of Blood
(Oscar insanguinato, Douglas Hickox, 1973)

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(Vincent Price e Robert Morley in Theatre of Blood)

Dr. Phibes Rises Again
(Frustrazione, Robert Fuest, 1972)
The Abominable Dr. Phibes
(L'abominevole Dr. Phibes, Robert Fuest, 1971)
Cry of the Banshee
(Satana in corpo, Gordon Hessler, 1970)
Scream and Scream Again
(Terrore e terrore, Gordon Hessler, 1969)
The Trouble with Girls
(Guai con le ragazze, Peter Tewkesbury, 1969)
The Oblong Box
(La rossa maschera del terrore, Gordon Hessler, 1969)
More Dead Than Alive
(Meglio morto che vivo, Robert Sparr, 1969)
Matthew Hopkins: Witchfinder General
(Il grande inquisitore, Michael Reeves, 1968)
Histoires extraordinaires
(Tre passi nel delirio, 1968, voce narrante nella versione in ingelse)
The Jackals
(Sei pallottole per sei carogne, Robert D. Webb. 1967)
La Casa de las mil muñecas
(noto anche come House of 1000 Dolls (Le false vergini, Jeremy Summers, 1967)
Le Spie vengono dal semifreddo (Mario Bava, 1966)
Dr. Goldfoot and the Bikini Machine
(Il Dr. Goldfoot e il nostro agente 00…e un quarto, Norman Taurog, 1965)
War Gods of the Deeps
(20'000 leghe sotto la terra, Jacques Tourneur, 1965)
The Tomb of Ligeia
(La tomba di Ligea, Roger Corman, 1965)
The Masque of the Red Death
(La maschera della morte rossa, Roger Corman, 1964)
L'ultimo uomo della Terra (Ubaldo B. Ragona e Sidney Salkow, 1964)
The Comedy of Terrors
(Il clan del terrore, Jacques Tourneur, 1964)
Twice-Told Tales
(L'esperimento del dottor Zagros, Sidney Salkow, 1963)
The Haunted Palace
(La città dei mostri, Roger Corman, 1963)
Beach Party
(Vacanze sulla spiaggia, William Asher, 1963)
Diary of a Madman
(Horla - diario segreto di un pazzo, Reginald LeBorg, 1963)
The Raven
(I maghi del terrore, Roger Corman, 1963)
Tower of London
(La torre di Londra, Roger Corman, 1962)
Convicts 4
(Tre passi dalla sedia elettrica, Millard Kaufman, 1962)
Tales of Terror
(I racconti del terrore, Roger Corman,1962)
Confessions of an Opium Eater
(Confessioni di un fumatore d'oppio, Albert Zugsmith, 1962)
Gordon, il pirata nero (Mario Costa, 1961)
Nefertiti, regina del Nilo (Fernando Cerchio, 1961)
Pit and the Pendulum
(Il pozzo e il pendolo, 1961)
Master of the World
(Il padrone del mondo, William N. Witney, 1961)
House of Usher
(I vivi e i morti, Roger Corman, 1960)
The Bat
(Il mostro che uccide, Crane Wilbur, 1959)
Return of the Fly
("La vendetta del dottor K", Edward L. Bends, 1959)
The Tingler
(Il mostro di sangue, William Castle 1959)
The Big Circus
(Il grande circo, Joseph M. Newman, 1959)
House on Haunted Hill
(La casa dei fantasmi, William Castle, 1959)
The Fly
(L'esperimento del dottor K, Kurt Neumann, 1958)
The Story of Mankind
(L'inferno ci accusa, Irwin Allen, 1957)
The Ten Commandments
(I dieci comandamenti, Cecil B. De Mille, 1956)
While the City Sleeps
(Quando la città dorme, Fritz Lang, 1956)
Serenade
(Serenata, Anthony Mann, 1956)
Son of Sinbad
(Il figlio di Sinbad, Ted Tezlaff, 1955)
The Mad Magician
(Il mostro delle nebbie, John Brahm, 1954)
Casanova's Big Night
(La grande notte di Casanova, Robert Z. Leonard, 1954)
Dangerous Mission
(Agente federale X3, Louis King, 1953)
House of Wax
(La maschera di cera, André De Toth, 1953)
The Las Vegas Story
(La città del piacere, Robert Stevenson, 1952)
His Kind of Woman (John Farrow, 1951)
Adventures of Captain Fabian
(L'avventuriero di New Orleans, William Marshall, 1951)
Curtain Call at Cactus Creek
(Colpo di scena a Cactus Creek, Charles Lamont, 1950)
Champagne for Caesar
(Botta senza risposta, Richard Worf, 1950)
The Baron of Arizona
(Il barone dell'Arizona, Samuel Fuller, 1950)
Bagdad (Charles Lamont, 1949)
The Bribe
(Corruzione, Robert Z. Leonard, 1949)
The Three Musketeers
(I tre moschettieri, George Sidney, 1948)
Rogues' Regiment
(La legione dei condannati, Robert Florey, 1948)
Bud Abbott Lou Costello Meet Frankenstein
(1948 - non accreditato - solo voce)
Up in Central Park (William A. Seiter, 1948)
Moss Rose
(Rose tragiche, Gregory Ratoff, 1947)
The Long Night
(La disperata notte, Anatole Litvak, 1947)
The Web
(Passione che uccide, Michael Gordon, 1947)
Dragonwyck
(Il castello di Dragonwych, Joseph L. Mankiewicz, 1946)
Shock (Alfred L. Werker, 1946)
Leave Her to Heaven
(Femmina folle, John M. Stahl, 1945)
A Royal Scandal
(Scandalo a corte, Otto Preminger, 1945)
The Keys of the Kingdom
(Le chiavi del paradiso, John M. Stahl, 1944)
Wilson (noto anche come Laura)
(Vertigine, Otto Preminger, 1944)
The Eve of St. Mark (John M. Stahl, 1944)
The Song of Bernadette
(Bernadette, Henry King, 1943)
Hudson's Bay
(La baia di Hudson, Irving Pichel, 1941)
Brigham Young - Frontiersman
(La grande missione, Henry Hathaway, 1940)
The House of the Seven Gables
(La maledizione della morte, Joe May, 1940)
Green Hell (James Whale, 1940)
The Invisible Man Returns
(Il ritorno dell'uomo invisibile, Joe May, 1940)
Tower of London
(L'usurpatore, Rowland V. Lee, 1939)
The Private Lives of Elizabeth and Essex
(Il conte di Essex, Michael Curtiz, 1939)
Service de Luxe (Rowland V. Lee, 1938)

*Alan Smithee è lo pseudonimo che i registi americani utilizzano quando vogliono disconoscere un film in quanto rimaneggiato dalla produzione, il regista che ha ritirato la firma da questo film è Dennis Hopper

DVD

Vincent Price Gift Set, Vol. 1


Collegamenti esterni

Filmografia di Vincent Price su IMDb

Il cortometraggio di Tim Burton Vincent su YouTube