Storia della A.I.P. - quinta parte: La fine dell'umanità sencondo Ray Milland e Vincent Price

L’avventurosa storia della American International Pictures.
Quinta parte: La fine dell’umanità secondo Ray Milland e Vincent Price.

di Roberto Rippa

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La fascinazione del cinema per il tema della fine del mondo - con la paura della Guerra fredda, quindi per un nemico straniero e fondamentalmente sconosciuto, a rappresentare uno tra i principali pilastri su cui si basa il genere - non è certo nuovo. Il sottogenere riguardante un olocausto nucleare o un’epidemia capace di finire quasi totalmente l’umanità, grazie alla possibilità di realizzare scene più o meno - a dipendenza dei mezzi finanziari a disposizione - spettacolari unendovi il tema secolare dell’homo homini lupus, ha prodotto nel tempo opere di pregio come Day the World Ended (Il mostro del pianeta
perduto
, 1955) di Roger Corman, The Day the Earth Caught Fire (E la terra prese fuoco, 1961) di Val Guest, Logan’s Run (La fuga di Logan, 1976) di Michael Anderson, The Omega
Man
(1975: occhi bianchi sul pianeta terra, 1971) di Boris Sagal, Night of the Living Dead (La notte dei morti viventi, 1968) di George A. Romero (in cui a risvegliare i morti erano
le radiazioni prodotte dalla caduta sulla terra di un satellite) fino al più recente 28 Days Later… (2002) di Danny Boyle (la ragione dell’estinzione quasi totale dell’uomo è un misterioso virus), in un elenco che dovrebbe necessariamente essere molto più lungo.
La A.I.P. non si sottrae certamente al compito di cimentarsi nel genere, e lo fa con due pellicole (una prodotta, l’altra solo distribuita ma, come vedremo, pesantemente rimaneggiata dalla versione originale) di pregio, tanto da risultare estremamente godibili ancora oggi.

Panic in the Year Zero02
Panic in the Year Zero! (Il giorno dopo la fine del mondo, 1962) viene diretto e interpretato da Ray Milland (1907-1986), grande attore inglese trapiantato negli Stati Uniti, pronto a passare dall’Oscar ottenuto come migliore attore protagonista in The Lost Weekend (Giorni perduti, 1945) di Billy Wilder e dai set prestigiosi di George Cukor (A Life of Her Own, L’indossatrice, 1950) e Alfred Hitchcock (Dial M for Murder, Il delitto perfetto, 1954) a quelli decisamente meno blasonati della A.I.P. (Premature Burial, Sepolto vivo, 1962 e X, L’uomo dagli occhi a raggi X (1), 1963, di Roger Corman, Frogs (2), 1972, di George McCowan giù fino a The Thing with Two Heads (3), sempre 1972, di Lee Frost), vedendo la sua carriera terminare tra film di serie Z e partecipazioni televisive. Si tratta di una di quelle pellicole che, pur soffrendo della carenza di mezzi, è riuscita nel tempo a fare riconoscere il suo valore, trasformandosi in un classico.

Last Man on Earth02
Più indefinito il caso de L’ultimo uomo della terra che, prodotto dalla italiana Produzioni La regina con l’americana Associated Producers Inc, viene rimaneggiato dalla sua versione originale dal produttore statunitense (ed è improbabilissimo che la A.I.P. in qualità di distributrice non ci abbia messo le mani a sua volta prima di mandarlo nelle sale americane) trasformandosi nella prima infedele trasposizione per il grande schermo del romanzo di culto I Am Legend (4) di Richard Matheson (che lo disconosce firmandolo però con uno pseudonimo per non perdere i diritti d’autore).
Il risultato è sì un poco confuso ma di grande presa per le atmosfere desolate, protagonista una Roma moderna (zona EUR) che dovrebbe rappresentare l’area di San Francisco.
Due film meritevoli di recupero.

(Roberto Rippa)

Note:

(1)
vedi Rapporto Confidenziale numerouno (gennaio 2008)

(2)
vedi Rapporto Confidenziale numerodue (febbraio 2008)

(3)
Nel film, Milland interpreta il ruolo di un ricco uomo bianco razzista che, in punto di morte, decide di fare trapiantare il suo cervello nel corpo di un altro uomo. La fretta costringe i medici a effettuare il trapianto nel corpo di un uomo di colore ospite del braccio della morte di un carcere.

(4)
Le trasposizioni successive, tutte scarsamente o per nulla fedeli al romanzo di Matheson, sono The Omega Man (1975: occhi bianchi sul pianeta terra, 1971, di Boris Sagal) e il catto-kolossal I Am Legend (2007, di Francis Lawrence).


Pubblicato su Rapporto confidenziale numerocinque (maggio 2008)

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Storia della A.I.P. - terza parte: Blaxploitation

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L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES
Terza parte: eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P.

di Roberto Rippa

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Il genere denominato Blaxploitation, nato e proliferato nella prima metà degli anni ‘70 e reso noto al mondo intero grazie soprattutto a pellicole come Shaft (Gordon Parks, 1971, produzione MG.M.) e Super Fly (Gordon Parks Jr., 1972, Warner Bros.), caratterizzava pellicole d’azione a basso costo i cui eroi (negativi e non), e molto meno frequentemente il cast tecnico e meno ancora la produzione, erano afro-americani.
Va subito precisato che il termine Blaxploitation – sintesi di Black e Exploitation (1) - veniva contestato da registi e attori della comunità come etichetta sotto la quale venivano indistintamente compresi film di genere diverso, dalle commedie ai film d’autore, dai film drammatici a quelli sentimentali, motivo per cui finiva per essere usata per definire tutti i film che avessero nei ruoli principali personaggi afro-americani.
Un esempio in questo senso è quello di Melvin Van Peebles che, rifiutando con sdegno, vide etichettare come iniziatore del genere il suo Sweet Sweetback’s Baadasssss Song del 1971 (2).

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Del resto il termine “Whitexploitation” non esisteva e difficilmente un attore molto attivo nel cinema d’azione in quell’epoca, come per esempio Burt Reynolds, avrebbe potuto venire indicato con un’etichetta simile.
Motivo del rifiuto sta anche nel fatto che le pellicole erano infarcite di qualsiasi luogo comune potesse pervadere un produttore bianco, tanto che i protagonisti erano spesso magnaccia, spacciatori o comunque criminali di qualche sorta.
È l’ex stella del football diventato attore Fred Williamson (Black Caesar e il suo seguito Hell Up in Harlem, Bucktown (3), tra i molti film che lo vedono protagonista) a precisare bene i motivi della contestazione nel libro What It Is...What It Was (4) quando rileva la differente accoglienza che i film da lui interpretati ottenevano in Europa dove, contrariamente a ciò che accadeva negli Stati Uniti, erano considerati unicamente come film d’azione e il colore della pelle non veniva sottolineato. Williamson dichiarava che questa assenza di ghettizzazione avrebbe spiegato bene anche il maggiore successo ottenuto da alcuni jazzisti in Europa rispetto al loro Paese natio.

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Il genere si componeva in gran parte di pellicole d’azione e poliziesche ma fu capace anche di prendere a prestito elementi che Hollywood pareva avere in quel tempo messo un poco in disparte come il western, la fantascienza e l’orrore (un titolo per tutti: Blacula (5), 1972, variante black di Dracula).
La nascita della Blaxploitation fu dettata dal fatto che, agli inizi degli anni ’70, sia le major che le principali case di produzione di film di genere, la American International Pictures in testa, si erano rese conto della necessità di portare al cinema la comunità afro-americana per poter superare la crisi che stavano attraversando e il creare eroi cinematografici della stessa etnia era parsa una scelta vincente. Le periferie, poi, erano sempre più popolate dalla comunità, che non trovava nelle sale cittadine personaggi con cui identificarsi.
Del resto, pure la televisione americana, desiderosa di attrarre lo stesso pubblico, iniziò in quell’epoca a mettere in onda serie “all black”, che nulla avevano però a che fare con la Blaxploitation, come Sanford and Son (1972-1977), Good Times (1974-1979), What’s Happening (1976-1979), e, più tardi, The Jeffersons (1975-1985).
La American International ebbe l’intuito di trovare dietro a una scrivania dei suoi uffici (6) quello che diventerà il volto (e il corpo) ideale per colei che rimane un’eroina classica del genere: Pam Grier. È lei a dare vita a personaggi memorabili come Coffy (e Foxy Brown) e meno come Friday Foster e la Sheba Shayne di Sheba, Baby (7). Già nelle prime prove cinematografiche, Pam Grier, pur acerba a livello di recitazione, ha dalla sua un carisma che le permette di riempire lo schermo e rendere affascinanti le sue eroine.

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Ma la A.I.P. consegna alla storia della Blaxploitation anche Fred Williamson (8), ex giocatore di football nella NFL che, abbandonata la carriera sportiva, appare in M*A*S*H di Robert Altman e quindi in Tell Me That You Love Me, Junie Moon (1970) di Otto Preminger prima di trasformarsi in Hammer (dal nome con cui era chiamato sul campo) nel mediocre film omonimo diretto da Bruce D. Clark nel 1972, un anno prima di diventare protagonista di Black Caesar (Black Caesar, il padrino nero), storia dell’ascesa al potere e della discesa agli inferi di un boss mafioso, seguito da Hell Up in Harlem (seguito fallimentare che farà sì che il titolo del secondo capitolo delle avventure di Coffy venga trasformato da Burn, Coffy Burn! in Foxy Brown per eliminare ogni riferimento al precedente). Contemporaneamente, la A.I.P. effettua la stessa operazione con Jim Brown, ex giocatore dei Cleveland Browns che, dopo una onorevolissima carriera sportiva e alcune apparizioni in film di serie A, presterà il suo volto e la sua agilità a Slaughter (Jack Starrett, 1972) e Slaughter Big Rip-off (Gordon Douglas, 1973), entrambi prodotti dalla AIP, nonché Black Gunn (1972) and Three the Hard Way (1974).
Anche il cantante e compositore Isaac Hayes debutta nel cinema grazie a un film Blaxploitation prodotto dalla A.I.P. come Truck Turner (È tempo di uccidere detective Treck, 1974) di Jonathan Kaplan, classico dalla storia semplice (7) e dal ritmo mozzafiato, godibilissimo ancora oggi.

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La Blaxploitation incontrò un grande successo determinato da un pubblico eterogeneo ma si dimostrò un “genere” caduco tanto che già a metà degli anni ’70 era entrato in forte crisi e sarebbe morto di lì a poco. Alla crisi del genere non fu certo estranea la consapevolezza della comunità afro-americana di essere stata usata a fini commerciali da case di produzione dirette da bianchi con conseguente diserzione delle sale cinematografiche in cui i film venivano proiettati.
La American International Pictures avrà però avuto il tempo di realizzare alcune tra le pellicole considerate ancora oggi alla stregua di grandi classici del genere.
Occorrerà attendere una decina di anni perché una nuova cinematografia black prenda vita, questa volta mettendo in luce autori come, tra gli altri, Spike Lee e John Singleton (suo Boyz N the Hood del 1991, candidato all’Oscar come migliore sceneggiatura e migliore regia, ma anche il deludente rifacimento di Shaft del 2000).
Dei film appartenenti al genere Blaxploitation va sottolineata l’importanza delle colonne sonore, generalmente bellissime, composte da musicisti del calibro di James Brown (Black Caesar), Willie Hutch (Foxy Brown), Roy Ayers (Coffy), Bobby Womack (Across 110th Street poi ripreso come tema di Jackie Brown di Quentin Tarantino) (9), Isaac Hayes (Truck Turner e il famosissimo tema di Shaft), Curtis Mayfield (Super Fly), tra gli altri.
Nel tempo il concetto di Blaxploitation ha mutato il suo significato e oggi definisce non più un calderone di pellicole bensì un genere preciso, il cinema d’azione, in cui l’eroe è nero e il cattivo generalmente bianco (ma anche viceversa, l’importante è che sia sempre il bianco a soccombere) in una sorta di glorificazione degli “stereotipi razziali”.
Il cinema Blaxploitation sarà oggetto di parodia in I’m Gonna Git You Sucka! (1988) di Keenen Ivory Wayans con un cast che comprende alcuni tra i più celebri nomi del genere, tra cui Antonio Fargas, Isaac Hayes e Jim Brown. Quentin Tarantino si dedicherà invece nel 1997 a un tributo con l’ottimo Jackie Brown, tratto da Ellroy, regalando a Pam Grier il ruolo della sua vita.

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(Antonio Fargas in Foxy Brown)

Il genere, malgrado la sua breve vita, ha avuto una rilevanza tale che torneremo sull’argomento dedicandogli uno speciale.

Note

(1)
Il genere “exploitation” (ossia sfruttamento) definisce pellicole dai valori produttivi inferiori che attirano il pubblico facendo leva sui suoi interessi più “bassi”.

(2)
Nel film, un giovane orfano (interpretato dal figlio del regista, Mario Van Peebles, in seguito regista anche lui) lavora come tuttofare in un bordello negli anni ’40, dove viene chiamato dalle ragazze “Sweet Sweetback” in onore alla grandezza del suo pene. Dopo la premessa,
vediamo Sweetback adulto, negli anni ’70, esibirsi in numeri di sesso dal vivo in pubblico.
Quando la polizia, per calmare la comunità, ha necessità di trovare un colpevole - anche falso - per l’omicidio di un uomo di colore, si accorda con il proprietario del bordello per arrestare Sweetback. L’accordo prevede che l’arresto duri il tempo di dare la notizia in pasto alla stampa e fare calmare le acque ma, durante il trasferimento in carcere, la polizia ferma un membro delle Black Panther, che viene ammanettato a Sweetback. Quando il nuovo arrestato viene brutalmente picchiato dalla polizia, Sweetback reagisce picchiando a sua volta la polizia con la mano lasciata libera dalle manette. Il resto del film testimonia la sua accidentata fuga verso la frontiera con il Messico. Il film si apre con la dedica “Dedicated to all the Brothers and Sisters who had enough of the Man

(3)
Black Caesar (1973), di Larry Cohen, vede Williamson nei panni di un criminale che, picchiato da un poliziotto da bambino, vede nell’ascesa al potere criminale ad Harlem una ragione di riscatto. Giunto al vertice della mafia, diventerà sempre più crudele e ambizioso scatenando una sanguinosa guerra tra cosche.
Il seguito Hell Up in Harlem, diretto sempre da Cohen nello stesso anno per capitalizzare il successo ottenuto dal primo, vede Williamson riorganizzare la sua banda dopo un periodo forzato di riposo dovuto alle ferite riportate negli scontri del film precedente. In realtà Black Caesar venne presentato con due finali differenti: in quello della versione americana, il protagonista fa ritorno nel quartiere della sua infanzia a osservarne desolato la rovina, in quella europea (poi reintegrata nella versione pubblicata in DVD) invece viene picchiato - apparentemente a morte, anche se la scena non è esplicita in questo senso - da una gang di ragazzini di colore.
Sonoro insuccesso al botteghino, Hell Up in Harlem, che sostituisce alla storia un ritmo frenetico, è in realtà molto godibile. Il suo tonfo convincerà la A.I.P. a non realizzare seguiti dei suoi film Blaxploitation, trasformando Burn, Coffy, Burn!, previsto seguito di Coffy, in Foxy Brown.
Bucktown (1975) di Arthur Marks (in seguito regista anche di Friday Foster, 1975, J.D.’s Revenge, 1976, e The Monkey Hu$tle, 1976) mette in scena le vicende di Dukle Johnson che, giunto in una piccola cittadina del Sud per il funerale del fratello, scopre di essere costretto a fermarvisi per due mesi perché le questioni legate all’eredità vengano espletate. Fattosi convincere a riaprire il night-club di proprietà del fratello, diventa vittima dei tentativi di estorsione da parte della corrotta e violenta polizia locale in un crescendo di violenza. Pam Grier è la sua compagna di disavventure.
Fred Williamson è stato molto attivo anche nel cinema di genere italiano, lavorando, tra gli altri, in Impatto mortale (1984) di Fabrizio De Angelis, I guerrieri dell’anno 2072 (1984) di Lucio Fulci, Cobra nero e Eroi dell’inferno (1987) e Cobra nero 2 (1988) di Stelvio Massi.
A questo proposito, Williamson dichiara a Steve Ryfle, in un’intervista pubbilcata dalla rivista americana Shock Cinema (numero 15): “Se l’industria cinematografica italiana fosse ancora forte, sarei ancora là. Ho vissuto bellissimi momenti”.

(4)
What It Is...What It Was
, di Gerald Martinez, Diana Martinez, Andres Chavez, Hyperion-Miramax Books, New York, NY, 1998.

(5)
Blacula
(1972, di William Crain) narra di Manuwalde, un principe africano trasformato in vampiro dopo un incontro con Dracula nel 1780. Dopo un salto temporale, lo vediamo trasportato a Los Angeles nel 1972 nella sua bara da due collezionisti di antichità. Liberatosi, inizia a imperversare per la città mietendo vittime. Il suo seguito Scream Blacula Scream (1973, di Bob Kelljan) vede una regina del voodoo nominare alla sua morte un’erede. Quando il legittimo erede lo scopre, medita una vendetta: comperate le ossa di Blacula, usa il voodoo per riportarlo in vita. Blacula, risvegliatosi, lo trasforma dapprima in vampiro e quindi in suo schiavo, iniziando così una lunga serie di omicidi. Il seguito, poco considerato malgrado la presenza di Pam Grier, non incontrò il successo del primo capitolo.

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(6)
Vedi Pam Grier

(7)
I film sono, rispettivamente: Coffy (1973) e Foxy Brown (1974) di Jack Hill, Friday Foster (1975) di Arthur Marks e Sheba, Baby (1975) di William Girdler.

(8)
Isaac Hayes interpreta il personaggio del titolo, un cacciatore di taglie che, impegnato nella caccia a un uomo di nome Gator, si ritrova ad essere cacciato a sua volta dagli uomini messi alle sue calcagna dalla compagna di Gator, Dorinda.

(9)
L’ottimo Across 110th Street - in italiano Rubare alla mafia è un suicidio – diretto nel 1972 da Barry Shear è il classico esempio di film etichettato come Blaxploitation quando in realtà gli mancano alcuni elementi fondamentali del genere.


Schede particolareggiate

Pam Grier - cenni biografici

Coffy

Foxy Brown

Bucktown

Truck Turner

Cleopatra Jones


Fonti

Blaxploitation Films – Michel J. Koven Trafalgar Square, USA, 2001

What It Is...What It Was, di Gerald Martinez, Diana Martinez, Andres Chavez, Hyperion - Miramax Books, New York, NY, 1998.

That’s Blaxploitation!: Roots of the Baadasssss ‘Tude (Rated X by an All-Whyte Jury) – Darius James, St. Martin’s Press, USA, 1995

Nocturno Book #15 (novembre 2000), Dossier Blaxploitation (www.nocturno.it)

Wikipedia.org


Gli altri articoli della serie

L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES
di Roberto Rippa.

Introduzione (Rapporto confidenziale numerouno - gennaio 2008): Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri.

Prima parte (Rapporto confidenziale numerodue - febbraio 2008): Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells.

Seconda parte (Rapporto confidenziale numerotre - marzo 2008): testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette.

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DVD

Shaft's Big Score

Shaft / Shaft's Big Score / Shaft in Africa (2pc)

Hammer

Slaughter

Slaughter's Big Ripoff

Blacula

Scream, Blacula, Scream

Cleopatra Jones

Black Caesar

Hell Up In Harlem

Coffy

Foxy Brown

Sheba, Baby

Fox in a Box - Featuring Pam Grier (Sheba, Baby / Foxy Brown / Coffy)

Black Mama, White Mama

The Best of Soul Cinema DVD Collection (Coffy / Cooley High / Foxy Brown / Hell up in Harlem / I'm Gonna Get You Sucka)

Trouble Man

Black Shampoo


Colonne sonore

Shaft: Music From The Soundtrack (1971 Film)

Blacula

Black Caesar

Coffy (Score)

Foxy Brown: Original Soundtrack From American International Pictures

Across 110th Street

Superfly (1972 Film)

Double Feature : Music From The Soundtracks Of Three Tough Guys & Truck Turner

MGM Soul Cinema, Vol. 1

MGM Soul Cinema, Vol. 2

Storia della A.I.P. - seconda parte: Frankie e Annette

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L’avventurosa storia della American International Pictures
Seconda parte: testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni - I film da spiaggia di Frankie e Annette

di Roberto Rippa

Nel 1963, la American International Pictures di Samuel Z. Arkoff e James H. Nicholson si appresta a festeggiare i suoi primi dieci anni di attività avendo già raggiunto lo scopo di essere la prima tra le compagnie cinematografiche indipendenti che lavorano con bassi investimenti. Tempo quindi di fare un ulteriore passo in avanti che le permetta di porsi, se non proprio a diretto confronto, almeno in concorrenza con i film di basso profilo e più commerciali prodotti dai principali studi cinematografici, trasferendo la propria produzione – almeno in qualche stato – dai drive-in alle sale cittadine, affrancandosi nel contempo dalle pressanti, nonché assurde, accuse di fornire modelli negativi, quando non addirittura criminali, agli spettatori più giovani.
Nell’estate di quell’anno, con Beach Party, la A.I.P. lancia quindi una miniserie composta da sei film (compreso The Ghost in the Invisible Bikini di Don Weis del 1966, che della serie riprende solo i personaggi secondari) prodotti in un brevissimo periodo di tempo (tre solo nel 1964).

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(scena dai titoli di testa di Beach Party)

La serie trae spunto da una trilogia prodotta dalla Columbia dedicata al personaggio di Gidget (1), adolescente californiana degli anni ‘60 alle prese con surf e primi amori, e ha come intento iniziale quello di parodiare i film da spiaggia interpretati da Elvis Presley (2). L’emergente cultura surf, fatta di riviste, abbigliamento e soprattutto musica, con i Beach Boys numi tutelari del genere, fa però decidere ai produttori di abbandonare l’intento parodistico.
I film mettono in scena le vicissitudini, soprattutto amorose, di un manipolo di post-adolescenti (interpretati da attori visibilmente più vecchi, con Avalon ventiseienne e già padre di due figli al momento del primo capitolo) i cui dialoghi, nei momenti topici, lasciano spazio alla sottolineatura cantata delle vicende vissute dai personaggi o dei loro pensieri.

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Protagonisti principali della serie sono Frankie Avalon, nel ruolo che ha il suo stesso nome di battesimo, e Annette Funicello, Dee Dee in gran parte dei film della serie. Il primo è un nome noto alle adolescenti dell’epoca (3) e può essere considerato tra i primi personaggi discografici inventati ad hoc per compiacere il pubblico femminile più giovane. La seconda non gli è da meno (4) in quanto a popolarità grazie al suo impegno nel programma TV della Disney The Mickey Mouse Club (5). La Disney le permise di partecipare a Beach Party a condizione (contrattuale) che nei film non apparisse in bikini (unica tra le tante) e che non venisse coinvolta in situazioni anche solo ammiccanti. Questo il motivo per cui, in vicende che vedono le avventure amorose di un manipolo di post-adolescenti, la protagonista pare essere l’equivalente dell’acqua sul fuoco di ogni situazione anche solo lontanamente sensuale.
Del resto i “Beach Movies” della A.I.P. non sono esattamente uno specchio del loro tempo, privi come sono di riferimenti alla società di allora: nessun accenno alla paura della guerra fredda sostenuta da Krushchew o alla guerra in Vietnam in corso (1959-1975), niente tensioni razziali (6). Al contrario, i ragazzi nel film, sono tanto reazionari da risultare confortanti per una società che vive nella paura. I loro valori sono quello della famiglia e, soprattutto, quello del consumismo, dal momento che pare nulla manchi loro senza che debbano fare nulla per guadagnarselo.

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(Beach Blanket Bingo)

Il tono fintamente pudico della serie viene evidenziato a pochi minuti dall’inizio di Beach Party, quando Frankie e Dee Dee, cantata la canzone che accompagna i titoli di testa mentre viaggiano in auto verso la spiaggia, si apprestano a entrare in un capanno e lei dichiara la sua felicità di poter trascorrere del tempo sola con lui “come marito e moglie” (ma, chiaramente, ha già trovato una soluzione pratica per evitare la tentazione dell’intimità).
La ricetta della serie è molto semplice: musica, bikini, spiaggia (con i film girati in inverno per poter uscire in estate) e situazioni comiche gestite da volti noti del cinema e della televisione come Morey Amsterdam, Harvey Lembeck (nel ruolo ricorrente di uno sfigato motociclista che si ispira al Marlon Brando di The Wild OneIl selvaggio di László Benedek), Don Rickles. Ma la serie gode anche della partecipazione di attori di nome in fase calante come Dorothy Malone (premio Oscar nel 1956 come migliore attrice non protagonista in Written on the Wind di Douglas Sirk), Mickey Rooney, Paul Lynde, Peter Lorre (che in Muscle Beach Party fa la sua ultima apparizione cinematografica prima di morire di lì a poco), Elsa Lanchester (la famosa Bride of Frankenstein nel film del 1935 di James Whale), che in Pajama Party è zia Wendy, Boris, Karloff, Vincent Price (7) e persino Buster Keaton, che compare in ben tre titoli: Pajama Party (1964), Beach Blanket Bingo e How to Stuff a Wild Bikini (entrambi del 1965).

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Regista della maggiori parte dei film della serie (8) è William Asher, regista particolarmente attivo in televisione e che di lì a poco sarà regista e autore di numerosi episodi della sitcom Bewitched (Vita da Strega, 1964-1972), di cui sposerà anche la protagonista Elizabeth Montgomery. Se Beach Party nasce dalla penna di Lou Rusoff, già soggettista e sceneggiatore per altri film della A.I.P., i capitoli seguenti vedranno Asher soggettista e sceneggiatore con la partecipazione degli autori televisivi Robert Dillon e Leo Townsend.
Esiste anche una derivazione invernale della serie, Ski Party (diretto nel 1965 da Alan Rafkin), in cui la Funicello appare non accreditata in un cameo (9).
La serie, sfruttata intensivamente, si esaurisce rapidamente scivolando man mano sempre più nel grottesco, distaccandosi progressivamente dall’ambientazione originale, con la spiaggia sempre meno protagonista, fino a chiudersi con The Ghost in the Invisible Bikini, che vede la partecipazione del solo cast secondario dei precedenti capitoli.
Annette Funicello ritroverà il suo partner Frankie Avalon dapprima nel 1966 in “Thunderball 500”, storia di corse automobilistiche diretta da Asher, e quindi nel 1987 in Back to the Beach, diretto da Lyndall Hobbs per la Paramount, in cui i due attori riprendono i loro antichi ruoli mostrandosi ormai come una coppia sposata in viaggio con i figli verso le spiagge che li avevano visti giovani.

I film della serie

Beach Party (1963) di William Asher
Data di uscita negli U.S.A.: 14 luglio 1963
vedi scheda

Muscle Beach Party (1964, William Asher)
Frankie, Dee Dee e la loro cricca sono di nuovo sulla spiaggia di Malibu (ma talvolta appare come un pugno di sabbia sparso probabilmente nel retro di qualche studio), occupata questa volta anche da un gruppo di culturisti. L’autentico pericolo è rappresentato però da una ricca contessa italiana (Luciana Paluzzi, che l’anno seguente sarà in “Thunderball” di Terence Young, quarto film dedicato al personaggio di James Bond), che mette gli occhi su Frankie scatenando le ire di Dee Dee.
Data di uscita negli U.S.A.:25 aprile 1964

Bikini Beach (1964) di William Asher
Il milionario Harvey Huntington Honeywagon III vuole dimostrare che il suo scimpanzè Clyde è più intelligente dei giovani americani. Dee Dee è combattuta tra Frankie e Potato Bug, star della musica inglese interpretata da Avalon in un doppio ruolo. Partecipazione speciale di Boris Karloff e di (Little) Stevie Wonder.
Data di uscita negli U.S.A.: 22 luglio 1964

Pajama Party (1964) di Don Weis
Gogo, giovane marziano, si trova sulla terra per organizzarne l’invasione. Si innamora però di Connie, fidanzata del nipote della ricca Wendy. In poche parole, la trama è poco più di un pretesto per sostituire il bikini con il baby doll.
Annette Funicello interpreta il ruolo di Connie, Dorothy Lamour, già in “Footlight Parade” (“Viva le donne!”, 1933) di Lloyd Bacon interpreta un piccolo ruolo.
Data di uscita negli U.S.A.: 11 novembre 1964

Beach Blanket Bingo (1965) di William Asher
Data di uscita negli U.S.A.: 14 aprile 1965
vedi scheda

Ski Party (1965) di Alan Rafkin
Todd e Craig partono per un weekend sulla neve. Fingono però di essere due studentesse inglesi per conoscere ragazze. Annette Funicello appare, non accreditata, in un cameo. Partecipazione speciale di James Brown. Compare anche, non accreditato, Marvin Hamlisch, compositore premio Oscar per la canzone The Way We Were scritta per l’omonimo film del 1973 (in italiano Come eravamo) e cantata da Barbra Streisand.
Data di uscita negli U.S.A.: 30 giugno 1965

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How to Stuff a Wild Bikini (1965) di William Asher
Frankie è impegnato in marina a Tahiti ed è geloso del rapporto tra Dee Dee e Ricky. Chiede quindi aiuto a uno stregone (Buster Keaton) che ha una soluzione per distrarre Ricky da Dee Dee.
Ultimo film della serie con Frankie e Annette (o con almeno uno dei due) prima di “Back to the Beach” che verrà girato 22 anni dopo. Elizabeth Montgomery, moglie di Asher e già Samantha nella sitcom “Bewitched”, fa una breve apparizione così come il pluri-nominato all’Oscar Mickey Rooney.
Data di uscita negli U.S.A.: 14 luglio 1965

The Ghost in the Invisible Bikini (1966) di Don Weis
Hiram Stokley è morto e ha solo 24 ore di tempo per compiere una buona azione che gli faccia guadagnare un posto in paradiso.
Girato quando ormai la serie ha ampiamente esaurito la sua ispirazione, il film vede la partecipazione di buona parte del cast secondario dei capitoli precedenti con l’aggiunta di Nancy Sinatra, che aveva rifiutato di partecipare a “Beach Blanket Bingo” nel ruolo poi reso da Linda Evans.
Data di uscita negli U.S.A.: 6 aprile 1966

(Roberto Rippa)

 
Gli altri capitoli della serie

L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURESdi Roberto Rippa.

Introduzione (Rapporto confidenziale numerouno - gennaio 2008): Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri.

Prima parte (Rapporto confidenziale numerodue - febbraio 2008): Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells.

Seconda parte (Rapporto confidenziale numerotre - marzo 2008): testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette.

Terza parte (Rapporto confidenziale numeroquattro - aprile 2008): eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P.

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Annette Funnicello01
(Annette Funicello ai tempi del Mickey Mouse Club televisivo)

Note:

(1)
I film, tutti diretti da Paul Wendkos, sono Gidget (1959), con Sandra Dee protagonista, seguito da Gidget Goes Hawaiian (1961, con Deborah Walley a riprendere il ruolo principale e Gidget Goes to Rome (1963) con Cindy Carol. Esaurita la trilogia, le vicende di Gidget si spostano sul piccolo schermo in una manciata di film e, soprattutto, in una sitcom in onda per una sola stagione nel 1965, con una diciannovenne Sally Field, di lì a poco suora volante nella sitcom The Flying Nun.

(2)
I film sono: Blue Hawaii (1961, Norman Taurog), Follow That Dream (1962, Gordon Douglas), Fun in Acapulco (1963, Richard Thorpe), seguiti da Clambake (1967, Arthur H. Nadel) e Live a Little, Love a Little (1968, Norman Taurog).

(3)
Già bambino prodigio, come trombettista, volto noto del cinema e della televisione, ma soprattutto cantante pop, Frankie Avalon vede due suoi dischi, "Venus" e "Why" giungere alla prima posizione della classifica di Billboard nel 1959. Nel 1978 è l’angelo cantante nella versione cinematografica di Grease diretta da Randal Kleiser.

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(Frankie Avalon in Grease)

(4)
Quelli di Frankie Avalon e Annette Funicello erano all’epoca sì nomi noti, ma non abbastanza da garantire loro il primo spazio nel cartellone, che infatti, in Beach Party è appannaggio di Robert Cummings e Dorothy Malone. Frankie e Annette conquisteranno però la prima posizione già dal secondo capitolo.

(5)
Lo stesso programma grazie al quale anni dopo si faranno notare i giovanissimi Christina Aguilera, Britney Spears e Justin Timberlake.

(6)
Le uniche presenze di personaggi afro-americani riguardano cantanti che si esibiscono in un numero musicale come James Brown, che, in Ski Party, canta con il gruppo Famous Flames I Got You (I Feel Good), e Stevie Wonder (allora quattordicenne bambino prodigio dal nome d’arte di Little Stevie Wonder), che, in Bikini Beach, canta Happy Feeling (Dance and Shout) e, in Muscle Beach Party dello stesso anno (1964), canta Happy Street.

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("Little" Stevie Wonder in Bikini Beach)

(7)
Vincent Price, già veterano delle produzioni A.I.P. grazie soprattutto ai film di Roger Corman tratti da Edgar Allan Poe, fa in Beach Party una minima partecipazione comparendo alla fine dei titoli di coda per promuovere The Haunted Palace di Roger Corman, film della A.I.P. che lo vede protagonista nello stesso anno. Due anni dopo reciterà al fianco di Frankie Avalon in Dr. Goldfoot and the Bikini Machine di Norman Taurog.

(8)
Asher è regista di Beach Party, Muscle Beach Party, Bikini Beach, Beach Blanket Bingo e How to Stuff a Wild Bikini.

(9)
Malgrado la serie sia fortemente identificata con la coppia Avalon-Funicello, i due non sono sempre presenti come protagonisti in ogni film: in Pajama Party (diretto da Don Weis), la Funicello ha come partner Tommy Kirk (l’anno seguente protagonista di Village of the Giants di Bert I. Gordon), in Ski Party (di Alan Rafkin) la Funicello appare unicamente in un cameo così come fa Avalon – nel film impegnato in marina a Tahiti - in How to Stuff a Wild Bikini (di William Asher) in cui protagonista è Dwayne Hickman.

Frankie Avalon01

Storia della A.I.P. - prima parte: Bert I. Gordon

A.I.P. logo01
L’avventurosa storia della American International Pictures
Prima parte: Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells

di Roberto Rippa

La fascinazione del cinema per quel ramo della fantascienza fatto di esseri giganti delle più disparate specie risale ai suoi albori, con i film dedicati ai mostri preistorici. Basti pensare a The Lost World (1925), tratto da Arthur Conan Doyle e diretto da Harry O. Hoyt, in cui una spedizione fa ritorno dall’Amazzonia a Londra con un esemplare di dinosauro, primo esempio di animale preistorico cinematografico che entra in contatto con la civiltà moderna, oppure a King Kong, diretto nel 1933 da Merian C. Cooper and Ernest B. Schoedsack.
Dopo l’ondata di giganti preistorici degli inizi, è negli anni ’50 che il genere vive una seconda giovinezza attingendo alla paura del nucleare (1) con esempi pregevoli e meno come Them! (Assalto alla terra, 1954) di Gordon Douglas (2), primissimo film della nuova corrente che vede animali giganti non preistorici nonché enorme successo commerciale per la Warner Bros., Tarantula (Tarantola, 1955) di Jack Arnold (3), The Beast from 20,000 Fathoms (Il risveglio del dinosauro, USA, 1953) di Eugène Lourié, e ancora Attack Of The Crab Monsters (L’assalto dei granchi giganti, USA, 1957), prodotto e diretto da Roger Corman, per non parlare degli innumerevoli film dedicati a Godzilla (4), dinosauro mutato nella sua forma originale dai test nucleari effettuati nell’oceano.

Attack of the Crab Monsters01
Se i dinosauri tornano a spaventare l’umanità quando risvegliati da test atomici effettuati
nell’oceano come in Behemoth the Sea Monster (Il Drago degli Abissi, 1959) di Eugène Lourié, anche gli umani non scherzano: nel mediocre Attack of the 50 Foot Woman (1958) di Nathan Juran una donna, in seguito a un incontro alieno, vede crescere la sua statura fino alla ragguardevole altezza di 15 metri, altezza che le permetterà di vendicarsi del marito violento e fedifrago.
La neonata (la sua fondazione risale al 1956) ma già attivissima American International Pictures intanto, abitualmente solerte nell’affrontare generi graditi al pubblico, sembra non abbracciare la moda e punta in quegli anni su una fantascienza più tradizionale, fatta di parassiti provenienti dal centro della terra (The Brain Eaters, 1958, di Bruno VeSota), esplosioni nucleari che radono al suolo Los Angeles consegnandola a feroci assassini (Panic in the Year Zero!, 1692, Ray Milland) e alcuni altri.

The Brain Eaters01
Produce però Attack of the Giant Leeches (1959, di Bernard L. Kowalski), protagoniste sanguisughe giganti dall’intelligenza umana che, in Florida, trascinano gli abitanti della
zona nella loro grotta per poi dissanguarle lentamente e co-produce con il danese Saga Studio il famigerato Reptilicus (1961 di Poul Bang e Sidney W. Pink) in cui la coda di un rettile preistorico si rigenera nel mostro intero che inizia a distruggere tutto ciò che lo
circonda.

Reptilicus01
Poco dopo, nel 1963, Alfred Hitchcock detterà nuove regole per il genere traendo spunto da un racconto di Daphne Du Maurier per il suo The Birds (Gli uccelli), in cui il senso di attesa prepara nello spettatore la tensione per ciò che accadrà. Capolavoro irraggiunto (chi, dopo averlo visto, si sentirebbe tranquillo ad attraversare una piazza gremita di volatili?) ma spesso imitato, lasciava un finale aperto e utilizzava la musica (del fido, fino all’anno successivo con Marnie, Bernard Herrmann) in modo non convenzionale. Nel film di Hitchcock non ci sono mostri giganti, bensì animali all’apparenza innocui, animali che con noi convivono da sempre, da qui la nascita di un nuovo genere, quello che vede esseri a noi familiari che contro di noi si rivoltano.

King Dinosaur01
Sarà necessario attendere gli anni ’70 perché la A.I.P. partecipi alla terza ondata di cinema caratterizzato dalla presenza di animali assassini grazie a perle come Frogs (1972) di George McCowan con le sue rane, lucertole, ragni e coccodrilli assassini, e Squirm (I carnivori venuti dalla Savana, 1976) di Jeff Lieberman, con i suoi disgustosi vermi affamati di carne umana.
C’è però un regista noto per avere fatto delle trasformazioni umane e animali un tema costante nella sua cinematografia e che proseguirà imperterrito sulla sua strada anche dopo l’inversione di tendenza: Bert I. (Ira) Gordon (non per nulla chiamato spesso “Mister B.I.G.” proprio per questa sua caratteristica). King Dinosaur (1955) contiene
animali preistorici ma anche insetti giganti, The Amazing Colossal Man (I giganti invadono la terra, 1957) vede un colonnello dell’esercito trasformarsi in un gigante in seguito all’esposizione al plutonio di una bomba (e il seguito realizzato l’anno dopo, War of
the Colossal Beast
, lo vede tornare ancora più pericoloso dopo essere stato creduto morto). Attack of the Puppet People (1958) va parzialmente in controtendenza con il suo livoroso creatore di bambole che inventa una macchina che ha il potere di rimpicciolire gli umani che si vedranno quindi a dover sopravvivere in un ambiente popolato da animali domestici e oggetti di uso comune divenuti pericolosissimi a causa delle loro – abnormi rispetto a quelle degli uomini rimpiccioliti – dimensioni. Sempre al 1958 risale Earth vs. the Spider (La vendetta del ragno nero), primo film di Gordon distribuito dalla A.I.P., in cui un ragno gigante terrorizza un’intera città.

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(Earth vs. the Spider)

Dopo una lunga pausa durante la quale si dedica ad altri generi, tra fantasy e horror, dirigendo The Boy and the Pirates, Tormented (entrambi del 1960) e The Magic Sword (1962), Gordon può tornare ad occuparsi del suo tema preferito grazie a Village of the Giants (1965) in cui, ispirandosi in parte per la prima volta al romanzo del 1904 The Food of the Gods and How It Came to Earth di H.G.Wells (5), il giovanissimo Genius (6) scopre una sostanza che ha il potere di ingigantire, se ingerita, gli esseri viventi. Virata in commedia, la
vicenda vedrà un gruppo di giovani ribelli impossessarsene e seminare il panico nella loro città. L’insuccesso del film alla sua uscita lo porta a intraprendere altre strade (suo è l’horror Necromancy del 1972 con Orson Welles protagonista). Mentre il grande schermo si
appresta a essere invaso da una nuova orda di animali tanto comuni nell’aspetto quanto sanguinari nell’indole, tra cani, api, serpenti, pipistrelli e chi più ne ha più ne metta (7), giocando anche sul senso di colpa dell’uomo per le sue manipolazioni della natura, il regista incrocia nuovamente la A.I.P., questa volta non più solo in qualità di distributrice bensì anche di produttrice, per due progetti su animali giganti e assassini sempre tratti dall’opera di H.G. Wells: The Food of the Gods (1976) e Empire of the Ants (1977).

The Food of the Gods01
Il suo ultimo film, l’horror del 1990 Satan's Princess, chiude una carriera iniziata con la regia di spot pubblicitari e proseguita per i film che abbiamo ricordato qui, per cui ha anche inventato alcune tecniche di sovrapposizione di fotogrammi per avvicinare sullo schermo gli attori ai mostri, esempi di cinema artigianale, povero, spesso di successo limitato, ma amatissimo ancora oggi che è possibile reperire i film in DVD.
Il genere dedicato agli animali assassini, intanto, si dimostrerà tutt’altro che caduco, producendo numerose pellicole anche negli anni più recenti.

(Roberto Rippa)


Gli altri capitoli della serie

L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES
di Roberto Rippa.

Introduzione (Rapporto confidenziale numerouno - gennaio 2008): Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri.

Prima parte (Rapporto confidenziale numerodue - febbraio 2008): Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells.

Seconda parte (Rapporto confidenziale numerotre - marzo 2008): testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette.

Terza parte (Rapporto confidenziale numeroquattro - aprile 2008): eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P.


Note:

(1)
Il primo test nucleare risale al 6 agosto 1945, quando gli Stati Uniti lanciarono la prima bomba atomica su Hiroshima e tre giorni dopo a Nagasaki.

(2)
Nel film, formiche rese giganti da test nucleari effettuati nel deserto del New Mexico minacciano gli abitanti di diverse città,

(3)
Prodotto dalla Universal, già responsabile del passaggio dalla carta allo schermo di mostri come Frankenstein (1931, James Whale), Dracula (1931, Tod Browning), The Mummy (La mummia, 1932, Karl Freund), The Wolf Man (L’uomo lupo, 1941, George Waggner), Tarantula vede l’aracnide del titolo, reso gigante dopo che le è stato somministrato un cibo creato chimicamente da uno scienziato per evitare che l’aumento della popolazione mondiale faccia scarseggiare il cibo per tutti, attaccare gli uomini.

(4)
La saga ha inizio nel 1954 con Gojira di Ishiro Honda, rimontato poi per gli Stati Uniti due anni dopo con l’aggiunta di scene comprendenti Raymond Burr nel ruolo di un giornalista.

(5)
Nato nel 1866 nel Kent, Herbert George Wells, che si firma regolarmente come H.G. Wells, fu un apprezzato autore di romanzi di fantascienza come The Time Machine, The War of the Worlds, The Invisible Man, The First Men in the Moon e di saggi e romanzi di altro genere. Considerato un padre della letteratura fantascientifica insieme a Jules Verne (entrambi fonti di ispirazione per molti scrittori più recenti come. P. Lovecraft, Isaac Asimov, George Orwell
e Ray Bradbury), fu molto attivo politicamente. Il suo sostegno al partito socialista fece sì che il suo nome venisse inserito dalle SS in un elenco di persone destinate all’eliminazione fisica una volta invasa l’Inghilterra. Wells non si limitò alla letteratura fantascientifica bensì anche alla pubblicazione di novelle e racconti di critica sociale.
Tra i suoi romanzi dedicati al tema della rivolta della natura contro l’uomo, troviamo The Island of Doctor Moreau, uno tra i tanti portati sul grande schermo.
È morto il 13 agosto del 1946, all’età di 79 anni, a Londra.

(6)
Interpretato da un undicenne Ron Howard, già famoso per il ruolo di Opie Taylor nella serie TV The Andy Griffith Show, nove anni prima di trasformarsi in Richie Cunningham in Happy Days e 36 anni prima di vincere l’Oscar come regista per A Beautiful Mind.

(7)
Dopo il clamoroso successo mondiale del capolavoro Jaws (Lo squalo, 1975, Steven Spielberg), gli animali assassini fanno prepotentemente ritorno sui grandi schermi. Tra i moltissimi film, The Swarm (1976, Irwin Allen, produzione ricchissima della Warner Bros.), protagonista un immenso sciame di api assassine (le api del film erano vere – pur senza pungiglione - anche quando, a centinaia, entravano in contatto con gli attori), Grizzly (Grizzly l’orso che uccide, 1976, William Girdler), Dogs (Dogs - questo cane uccide!, 1976, Burt Brinckerhoff), con i cani domestici trasformati in assassini dall’attivazione di un reattore nucleare, Night of the Lepus (La lunga notte della paura, 1972, Jon Hess), con i suoi conigli giganti, Bug (Bug insetto di fuoco, 1975, Jeannot Szwarc), con scarafaggi fuoriusciti dalle profondità della terra in seguito a un terremoto e capaci di sviluppare fuoco dal loro corpo.

Fonti:

IMDb

Wikipedia

Disaster Movies: A Loud, Long, Explosive, Star-Studded Guide to Avalanches, Earthquakes, Floods, Meteors, Sinking Ships, Twisters, Viruses, Killer Bees, ... Fallout, and Alien Attacks in the Cinema!!!!, Glenn Kay, Michael Rose, Chicago Review Press, 2006

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RCBanner01

American International Pictures

AIP01
Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri: l’avventurosa storia della American International Pictures

Sono gli anni ‘40 quando Samuel Z. Arkoff, giovane avvocato attivo nelle retrovie di Hollywood (rappresenta, tra le altre, persone appartenenti alla cerchia di Ed Wood Jr.) incontra James H. Nicholson, allora impiegato in una casa di produzione di serie B di nome Realart Pictures, per una causa intentata da un cliente di Arkoff alla casa di produzione. L’avvocato viene conquistato dalla ritrosia di Nicholson a risarcire il danno causato al suo cliente (1) e nel tempo nasce l’idea di fondare con lui una casa di produzione specializzata in film a basso costo.
Nel 1954 fondano la American Releasing Corporation, cui si aggiunge il giovane produttore Roger Corman. L’anno seguente, la casa di produzione viene ribattezzata American International Pictures e il suo ambito di azione, la produzione di pellicole a basso costo fortemente di genere destinate in gran parte ai drive-in e, comunque, al pubblico più giovane, viene suggerito e definito dai proprietari delle sale, cui Arkoff si rivolge per avere suggerimenti sui buchi presenti nell’offerta al pubblico.
Prima casa di produzione a effettuare sondaggi per conoscere in anticipo ciò che gli spettatori più giovani avrebbero voluto vedere sullo schermo, la American International Pictures è una realtà consolidata e un’impresa fruttuosa sin dai primi anni ’60 grazie ai film di Roger Corman e quelli della serie "Beach Party" (2) diretti da William Asher (regista della sitcom Bewitched – la nostra Vita da strega) con Frankie Avalon e Annette Funnicello (3) e l’equivalente invernale, diretto da Alan Rafkin, Ski Party (1965), noto per l’apparizione che vi fa James Brown.

Beach Blanket Bingo01 Muscle Beach Party01

Roger Corman, abbandonati i western degli esordi, si lancia nella regia di film di fantascienza a bassissimo costo prima di iniziare, nel 1960 con “House of Usher”, una lunga serie di film di grande successo tratti da Edgar Allan Poe, spesso con Vincent Price protagonista, proponendo così la A.I.P. come antagonista, nel genere horror e gotico, della inglese Hammer (4).

The Abominable Dr Phibes01 Dr. Phibes Rises Again01
Sempre pronta a accogliere le novità del tempo e rapida, grazie ai ristretti tempi di lavorazione, nel seguire i desideri del pubblico, si specializza anche in film legati alla cultura psichedelica e hippy. Alcuni titoli di questa corrente: The Trip (5) diretto nel 1967 da Roger Corman, X: The Man with X-Ray Eyes (1963, sempre di Corman), Wild in the Streets (1968, di Barry Shear), Psych-Out (1968, di Richard Rush) nonché il curioso Gas! -Or- It Became Necessary to Destroy the World in Order to Save It (Roger Corman, 1971).
Nel 1971, Corman lascia la A.I.P., e la regia, per dedicarsi in prima persona alla produzione attraverso la neo-fondata New World (in seguito Concorde) grazie anche all’esperienza acquisita nel lavorare con bassi budget.

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Nei primi anni ’70, la A.I.P. è tra i precursori del genere blaxploitation grazie a pellicole come Coffy, Foxy Brown (6), Black Caesar, Blacula e numerosi altri.
Non viene trascurato nemmeno il filone dedicato agli animali assassini, i cui esempi più fulgidi prodotti dalla A.I.P. sono quelli diretti da Bert I. Gordon e tratti liberamente da H.G. Wells come The Food of the Gods (1976), con i suoi topi giganti, e Empire of the Ants (1977) in cui un manipolo di termiti abnormi ruba la scena a Joan Collins.

Frogs01 Food of the Gods01
La A.I.P. è anche attiva nella distribuzione, principalmente di pellicole di genere giapponesi e di film europei (7) ma offre anche la possibilità a numerosi giovani registi, oggi considerati maestri del cinema, di cimentarsi nelle loro prime prove. Tra loro, Martin Scorsese (Boxcar Bertha, 1972), Brian De Palma (Sisters, 1973), Oliver Stone (Seizure, 1974) e Woody Allen (What's Up, Tiger Lily?, 1966).
Nicholson muore nel 1972 lasciando Arkoff solo alla testa della A.I.P. che, alla fine degli anni ’70, si dedica alla produzione di film sempre di genere ma più costosi e destinati a un pubblico più ampio come The Amityville Horror, Meteor, Force 10 from Navarone e Mad Max. Gli ingenti costi di produzione di questi ultimi, talvolta non compensati dai ricavi al botteghino, contribuiscono a mandare in crisi la casa di produzione, che nel 1978 viene venduta da Arkoff, non più interessato a lavorare nel campo, alla Filmways, acquisita in seguito dalla Orion Pictures Corporation.
Con l’acquisizione della Orion Pictures da parte della M.G.M., il suo catalogo diventa di proprietà della casa del leone ruggente (oggi acquisita a sua volta dalla Fox).
Caso tra i pochi al mondo di casa di produzione fortemente identificata nel cinema di genere, nel senso più ampio del termine, il suo nome rimane noto nel mondo intero da piu generazioni per l’ingente quantità di pellicole prodotte, che ancora oggi sono sinonimo di un cinema sì ingenuo e fortemente commerciale, ma anche di un cinema artigianale capace di offrire grande divertimento a basso costo, come anni fa quando venivano presentati accoppiati nei drive-in (e oggi in DVD).
Nel 2001, Eamon Harrington e John Watkin hanno diretto il documentario It Conquered Hollywood! The Story of American International Pictures.

(Roberto Rippa)


Gli altri capitoli della serie

L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURESdi Roberto Rippa.

Introduzione (Rapporto confidenziale numerouno - gennaio 2008): Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri.

Prima parte (Rapporto confidenziale numerodue - febbraio 2008): Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells.

Seconda parte (Rapporto confidenziale numerotre - marzo 2008): testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette.

Terza parte (Rapporto confidenziale numeroquattro - aprile 2008): eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P.

Quarta parte (Rapporto confidenziale numerocinque - maggio 2008): la fine dell'umanità secondo Ray Milland e Vincent Price. 

RCBanner01

 

Note:
(1)
Il cliente di Arkoff aveva spedito alla Realart il soggetto per un film da intitolare The Atomic Monster. La Realart, specializzata nella riedizione di vecchi film, fece uscire il film Man Made Monster di George Waggner proprio con il titolo The Atomic Monster. Da qui la causa intentata da Arkoff, per il suo cliente, alla casa di produzione.

(2)
I titoli della serie sono: Beach Party (1963), Muscle Beach Party (1964, noto anche per il fatto che vi compare, già in qualità di cantante, un giovanissimo Stevie Wonder, accreditato come Little Stevie Wonder), Bikini Beach (1964), Pajama Party (1964), Beach Blanket Bingo (1965), How to Stuff a Wild Bikini (1965), The Ghost in the Invisible Bikini (1966), tutti diretti da William Asher, ad eccezione di Pajama Party, diretto da Don Weis.

 

Ski Party01
(3)
La coppia formata da Frankie Avalon e Annette Funnicello verrà proposta anche in Dr. Goldfoot and the Bikini Machine (Norman Taurog, 1965), Fireball 500 (William Asher, 1966) e nel citato Ski Party (Alan Rafkin, 1965).

(4)
Tra le pellicole dirette da Roger Corman e prodotte dalla American International Pictures, prima che il regista decidesse di prodursi da solo, si trovano: House of Usher (1960), Bloody Mama (1970), The Haunted Palace (1963), Machine Gun Kelly (1958), Pit and the Pendulum (1961), Premature Burial (1962), The Raven (1963), Tales of Terror (1962), The Tomb of Ligeia (1964), The Wild Angels (1966), The Trip e X (1963).

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(5)
Il film, scritto da Jack Nicholson, racconta di Paul Groves (Peter Fonda), impiegato in una rete televisiva, che si trova a dover affrontare una crisi personale cui non è estraneo l’abbandono da parte di sua moglie Sally (Susan Strasberg). Chiede quindi aiuto al suo amico John (Bruce Dern), guru dell’LSD, che lo guida nel suo primo “trip”.
Nel film, non accreditato, lavora anche Dennis Hopper come regista della seconda unità.

(6)
Coffy e il suo seguito non ufficiale Foxy Brown, entrambi diretti da Jack Hill, hanno come protagonista Pam Grier, tuttora il volto più famoso del genere. Trasferitasi dal Colorado alla California in seguito a una delusione d'amore, abbandonando così anche il progetto di laurearsi in medicina, Pam Grier approda giovanissima a Los Angeles, dove si paga i corsi di recitazione dividendosi tra cinque diversi lavori, tra cui quello di segretaria presso la Agency for the Performing Arts il mattino e quello presso la American International Pictures il pomeriggio.
La sua carriera come attrice ha inizio nel 1971, quando Roger Corman la lancia nei film da lui prodotti con la sua New World The Big Doll House (1971) e The Big Bird Cage (1972), entrambi di ambientazione carceraria.
La sua forte presenza le porta un contratto di cinque anni con Samuel Z. Arkoff e la American International Pictures, che la eleva a protagonista di diversi film d'azione come Black Mama, White Mama (1972), Coffy (1973), Scream Blacula Scream (1973, seguito di Blacula dell’anno precedente), Foxy Brown (1974, seguito non ufficiale di Coffy), Friday Foster (1975) e Sheba Baby (1975). Nel 1997 Quentin Tarantino la sceglie come protagonista del suo Jackie Brown, che già nel titolo omaggia il più famoso film blaxploitation che l’aveva vita protagonista trent’anni prima.

(7)
Tra i numerosi film europei distribuiti negli Stati Uniti dalla compagnia, ci sono gli italiani La fine dell’innocenza (1976, Massimo Dallamano), Ultimo mondo cannibale (1977, Ruggero Deodato), Tentacoli (1977, di Ovidio G. De Assonitis) Holocaust 2000 (1977, Alberto De Martino), L’umanoide (1977, Aldo Lado), lo spagnolo ¿Quién puede matar a un niño? (1976, Narciso Ibáñez Serrador) ma anche La dolce vita (1960) di Federico Fellini.

Fonti: Mark Thomas McGee, Fast and Furious: The Story of American International Pictures (McFarland & Company, USA, 1995); Jesse Algeron Rhines, Black Film/White Money (Rutgers University Press, USA, 1996); Andres Chavez, Denise Chavez, Gerald Martinez, What It Is... What It Was!; The Black Film Explosion of the '70s in Words and Pictures (Miramax Books, USA, 1998); Roger Corman, Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro (Lindau, Italia, 1998); IMDb.


DVD

Alcuni film prodotti dalla A.I.P. e disponibili in DVD:

Film della serie Beach Party

Frankie & Annette MGM Movie Legends Collection (Beach Blanket Bingo / How to Stuff a Wild Bikini / Beach Party / Bikini Beach / Fireball 500 / Thunder Alley / Muscle Beach Party / Ski Party)

Vincent Price

Vincent Price: MGM Scream Legends Collection (The Abominable Dr. Phibes / Tales of Terror / Theater of Blood / Madhouse / Witchfinder General / Dr. Phibes Rises Again / Twice Told Tales)

Roger Corman

Roger Corman Collection (Bloody Mama / A Bucket of Blood / The Trip / Premature Burial / The Young Racers / The Wild Angels / Gas-s-s / X)

Animali assassini

The Food of the Gods

Empire of the Ants/Tentacles

Squirm

Frogs

Persone rimpicciolite o ingrandite

Attack of the Puppet People/Village of the Giants

Blaxploitation

Coffy

Foxy Brown

Cotton comes to Harlem

Blacula

Scream, Blacula, Scream

Black Caesar

Hell Up In Harlem

Slaughter

Slaughter's Big Ripoff

Black Mama, White Mama

The Best of Soul Cinema DVD Collection (Coffy / Cooley High / Foxy Brown / Hell up in Harlem / I'm Gonna Get You Sucka)

Fox in a Box - Featuring Pam Grier (Sheba, Baby / Foxy Brown / Coffy)

Mostri preistorici

The Land That Time Forgot/The People That Time Forgot


Collegamenti

Film distribuiti e/o prodotti dalla A.I.P. (IMDb)

Breve storia della A.I.P. (Wikipedia)

The A.I.P. Cinerama parte 1 (MTC Europa Video)

The A.I.P. Cinerama parte 2 (MTC Europa Video)

The A.I.P. Cinerama parte 3 (MTC Europa Video)

AIP logo 1968 AIP02
(A sinistra, il logo utilizzato a partire dal 1968. A destra quello che l'ha sostituito fino alla chiusura della casa di produzione)