Storia della A.I.P. - terza parte: Blaxploitation
Terza parte: eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P.
di Roberto Rippa

Il genere denominato Blaxploitation, nato e proliferato nella prima metà degli anni ‘70 e reso noto al mondo intero grazie soprattutto a pellicole come Shaft (Gordon Parks, 1971, produzione MG.M.) e Super Fly (Gordon Parks Jr., 1972, Warner Bros.), caratterizzava pellicole d’azione a basso costo i cui eroi (negativi e non), e molto meno frequentemente il cast tecnico e meno ancora la produzione, erano afro-americani.
Va subito precisato che il termine Blaxploitation – sintesi di Black e Exploitation (1) - veniva contestato da registi e attori della comunità come etichetta sotto la quale venivano indistintamente compresi film di genere diverso, dalle commedie ai film d’autore, dai film drammatici a quelli sentimentali, motivo per cui finiva per essere usata per definire tutti i film che avessero nei ruoli principali personaggi afro-americani.
Un esempio in questo senso è quello di Melvin Van Peebles che, rifiutando con sdegno, vide etichettare come iniziatore del genere il suo Sweet Sweetback’s Baadasssss Song del 1971 (2).

Del resto il termine “Whitexploitation” non esisteva e difficilmente un attore molto attivo nel cinema d’azione in quell’epoca, come per esempio Burt Reynolds, avrebbe potuto venire indicato con un’etichetta simile.
Motivo del rifiuto sta anche nel fatto che le pellicole erano infarcite di qualsiasi luogo comune potesse pervadere un produttore bianco, tanto che i protagonisti erano spesso magnaccia, spacciatori o comunque criminali di qualche sorta.
È l’ex stella del football diventato attore Fred Williamson (Black Caesar e il suo seguito Hell Up in Harlem, Bucktown (3), tra i molti film che lo vedono protagonista) a precisare bene i motivi della contestazione nel libro What It Is...What It Was (4) quando rileva la differente accoglienza che i film da lui interpretati ottenevano in Europa dove, contrariamente a ciò che accadeva negli Stati Uniti, erano considerati unicamente come film d’azione e il colore della pelle non veniva sottolineato. Williamson dichiarava che questa assenza di ghettizzazione avrebbe spiegato bene anche il maggiore successo ottenuto da alcuni jazzisti in Europa rispetto al loro Paese natio.

Il genere si componeva in gran parte di pellicole d’azione e poliziesche ma fu capace anche di prendere a prestito elementi che Hollywood pareva avere in quel tempo messo un poco in disparte come il western, la fantascienza e l’orrore (un titolo per tutti: Blacula (5), 1972, variante black di Dracula).
La nascita della Blaxploitation fu dettata dal fatto che, agli inizi degli anni ’70, sia le major che le principali case di produzione di film di genere, la American International Pictures in testa, si erano rese conto della necessità di portare al cinema la comunità afro-americana per poter superare la crisi che stavano attraversando e il creare eroi cinematografici della stessa etnia era parsa una scelta vincente. Le periferie, poi, erano sempre più popolate dalla comunità, che non trovava nelle sale cittadine personaggi con cui identificarsi.
Del resto, pure la televisione americana, desiderosa di attrarre lo stesso pubblico, iniziò in quell’epoca a mettere in onda serie “all black”, che nulla avevano però a che fare con la Blaxploitation, come Sanford and Son (1972-1977), Good Times (1974-1979), What’s Happening (1976-1979), e, più tardi, The Jeffersons (1975-1985).
La American International ebbe l’intuito di trovare dietro a una scrivania dei suoi uffici (6) quello che diventerà il volto (e il corpo) ideale per colei che rimane un’eroina classica del genere: Pam Grier. È lei a dare vita a personaggi memorabili come Coffy (e Foxy Brown) e meno come Friday Foster e la Sheba Shayne di Sheba, Baby (7). Già nelle prime prove cinematografiche, Pam Grier, pur acerba a livello di recitazione, ha dalla sua un carisma che le permette di riempire lo schermo e rendere affascinanti le sue eroine.

Ma la A.I.P. consegna alla storia della Blaxploitation anche Fred Williamson (8), ex giocatore di football nella NFL che, abbandonata la carriera sportiva, appare in M*A*S*H di Robert Altman e quindi in Tell Me That You Love Me, Junie Moon (1970) di Otto Preminger prima di trasformarsi in Hammer (dal nome con cui era chiamato sul campo) nel mediocre film omonimo diretto da Bruce D. Clark nel 1972, un anno prima di diventare protagonista di Black Caesar (Black Caesar, il padrino nero), storia dell’ascesa al potere e della discesa agli inferi di un boss mafioso, seguito da Hell Up in Harlem (seguito fallimentare che farà sì che il titolo del secondo capitolo delle avventure di Coffy venga trasformato da Burn, Coffy Burn! in Foxy Brown per eliminare ogni riferimento al precedente). Contemporaneamente, la A.I.P. effettua la stessa operazione con Jim Brown, ex giocatore dei Cleveland Browns che, dopo una onorevolissima carriera sportiva e alcune apparizioni in film di serie A, presterà il suo volto e la sua agilità a Slaughter (Jack Starrett, 1972) e Slaughter Big Rip-off (Gordon Douglas, 1973), entrambi prodotti dalla AIP, nonché Black Gunn (1972) and Three the Hard Way (1974).
Anche il cantante e compositore Isaac Hayes debutta nel cinema grazie a un film Blaxploitation prodotto dalla A.I.P. come Truck Turner (È tempo di uccidere detective Treck, 1974) di Jonathan Kaplan, classico dalla storia semplice (7) e dal ritmo mozzafiato, godibilissimo ancora oggi.

La Blaxploitation incontrò un grande successo determinato da un pubblico eterogeneo ma si dimostrò un “genere” caduco tanto che già a metà degli anni ’70 era entrato in forte crisi e sarebbe morto di lì a poco. Alla crisi del genere non fu certo estranea la consapevolezza della comunità afro-americana di essere stata usata a fini commerciali da case di produzione dirette da bianchi con conseguente diserzione delle sale cinematografiche in cui i film venivano proiettati.
La American International Pictures avrà però avuto il tempo di realizzare alcune tra le pellicole considerate ancora oggi alla stregua di grandi classici del genere.
Occorrerà attendere una decina di anni perché una nuova cinematografia black prenda vita, questa volta mettendo in luce autori come, tra gli altri, Spike Lee e John Singleton (suo Boyz N the Hood del 1991, candidato all’Oscar come migliore sceneggiatura e migliore regia, ma anche il deludente rifacimento di Shaft del 2000).
Dei film appartenenti al genere Blaxploitation va sottolineata l’importanza delle colonne sonore, generalmente bellissime, composte da musicisti del calibro di James Brown (Black Caesar), Willie Hutch (Foxy Brown), Roy Ayers (Coffy), Bobby Womack (Across 110th Street poi ripreso come tema di Jackie Brown di Quentin Tarantino) (9), Isaac Hayes (Truck Turner e il famosissimo tema di Shaft), Curtis Mayfield (Super Fly), tra gli altri.
Nel tempo il concetto di Blaxploitation ha mutato il suo significato e oggi definisce non più un calderone di pellicole bensì un genere preciso, il cinema d’azione, in cui l’eroe è nero e il cattivo generalmente bianco (ma anche viceversa, l’importante è che sia sempre il bianco a soccombere) in una sorta di glorificazione degli “stereotipi razziali”.
Il cinema Blaxploitation sarà oggetto di parodia in I’m Gonna Git You Sucka! (1988) di Keenen Ivory Wayans con un cast che comprende alcuni tra i più celebri nomi del genere, tra cui Antonio Fargas, Isaac Hayes e Jim Brown. Quentin Tarantino si dedicherà invece nel 1997 a un tributo con l’ottimo Jackie Brown, tratto da Ellroy, regalando a Pam Grier il ruolo della sua vita.

(Antonio Fargas in Foxy Brown)
Il genere, malgrado la sua breve vita, ha avuto una rilevanza tale che torneremo sull’argomento dedicandogli uno speciale.
Note
(1)
Il genere “exploitation” (ossia sfruttamento) definisce pellicole dai valori produttivi inferiori che attirano il pubblico facendo leva sui suoi interessi più “bassi”.
(2)
Nel film, un giovane orfano (interpretato dal figlio del regista, Mario Van Peebles, in seguito regista anche lui) lavora come tuttofare in un bordello negli anni ’40, dove viene chiamato dalle ragazze “Sweet Sweetback” in onore alla grandezza del suo pene. Dopo la premessa,
vediamo Sweetback adulto, negli anni ’70, esibirsi in numeri di sesso dal vivo in pubblico.
Quando la polizia, per calmare la comunità, ha necessità di trovare un colpevole - anche falso - per l’omicidio di un uomo di colore, si accorda con il proprietario del bordello per arrestare Sweetback. L’accordo prevede che l’arresto duri il tempo di dare la notizia in pasto alla stampa e fare calmare le acque ma, durante il trasferimento in carcere, la polizia ferma un membro delle Black Panther, che viene ammanettato a Sweetback. Quando il nuovo arrestato viene brutalmente picchiato dalla polizia, Sweetback reagisce picchiando a sua volta la polizia con la mano lasciata libera dalle manette. Il resto del film testimonia la sua accidentata fuga verso la frontiera con il Messico. Il film si apre con la dedica “Dedicated to all the Brothers and Sisters who had enough of the Man”
(3)
Black Caesar (1973), di Larry Cohen, vede Williamson nei panni di un criminale che, picchiato da un poliziotto da bambino, vede nell’ascesa al potere criminale ad Harlem una ragione di riscatto. Giunto al vertice della mafia, diventerà sempre più crudele e ambizioso scatenando una sanguinosa guerra tra cosche.
Il seguito Hell Up in Harlem, diretto sempre da Cohen nello stesso anno per capitalizzare il successo ottenuto dal primo, vede Williamson riorganizzare la sua banda dopo un periodo forzato di riposo dovuto alle ferite riportate negli scontri del film precedente. In realtà Black Caesar venne presentato con due finali differenti: in quello della versione americana, il protagonista fa ritorno nel quartiere della sua infanzia a osservarne desolato la rovina, in quella europea (poi reintegrata nella versione pubblicata in DVD) invece viene picchiato - apparentemente a morte, anche se la scena non è esplicita in questo senso - da una gang di ragazzini di colore.
Sonoro insuccesso al botteghino, Hell Up in Harlem, che sostituisce alla storia un ritmo frenetico, è in realtà molto godibile. Il suo tonfo convincerà la A.I.P. a non realizzare seguiti dei suoi film Blaxploitation, trasformando Burn, Coffy, Burn!, previsto seguito di Coffy, in Foxy Brown.
Bucktown (1975) di Arthur Marks (in seguito regista anche di Friday Foster, 1975, J.D.’s Revenge, 1976, e The Monkey Hu$tle, 1976) mette in scena le vicende di Dukle Johnson che, giunto in una piccola cittadina del Sud per il funerale del fratello, scopre di essere costretto a fermarvisi per due mesi perché le questioni legate all’eredità vengano espletate. Fattosi convincere a riaprire il night-club di proprietà del fratello, diventa vittima dei tentativi di estorsione da parte della corrotta e violenta polizia locale in un crescendo di violenza. Pam Grier è la sua compagna di disavventure.
Fred Williamson è stato molto attivo anche nel cinema di genere italiano, lavorando, tra gli altri, in Impatto mortale (1984) di Fabrizio De Angelis, I guerrieri dell’anno 2072 (1984) di Lucio Fulci, Cobra nero e Eroi dell’inferno (1987) e Cobra nero 2 (1988) di Stelvio Massi.
A questo proposito, Williamson dichiara a Steve Ryfle, in un’intervista pubbilcata dalla rivista americana Shock Cinema (numero 15): “Se l’industria cinematografica italiana fosse ancora forte, sarei ancora là. Ho vissuto bellissimi momenti”.
(4)
What It Is...What It Was, di Gerald Martinez, Diana Martinez, Andres Chavez, Hyperion-Miramax Books, New York, NY, 1998.
(5)
Blacula (1972, di William Crain) narra di Manuwalde, un principe africano trasformato in vampiro dopo un incontro con Dracula nel 1780. Dopo un salto temporale, lo vediamo trasportato a Los Angeles nel 1972 nella sua bara da due collezionisti di antichità. Liberatosi, inizia a imperversare per la città mietendo vittime. Il suo seguito Scream Blacula Scream (1973, di Bob Kelljan) vede una regina del voodoo nominare alla sua morte un’erede. Quando il legittimo erede lo scopre, medita una vendetta: comperate le ossa di Blacula, usa il voodoo per riportarlo in vita. Blacula, risvegliatosi, lo trasforma dapprima in vampiro e quindi in suo schiavo, iniziando così una lunga serie di omicidi. Il seguito, poco considerato malgrado la presenza di Pam Grier, non incontrò il successo del primo capitolo.
(6)
Vedi Pam Grier
(7)
I film sono, rispettivamente: Coffy (1973) e Foxy Brown (1974) di Jack Hill, Friday Foster (1975) di Arthur Marks e Sheba, Baby (1975) di William Girdler.
(8)
Isaac Hayes interpreta il personaggio del titolo, un cacciatore di taglie che, impegnato nella caccia a un uomo di nome Gator, si ritrova ad essere cacciato a sua volta dagli uomini messi alle sue calcagna dalla compagna di Gator, Dorinda.
(9)
L’ottimo Across 110th Street - in italiano Rubare alla mafia è un suicidio – diretto nel 1972 da Barry Shear è il classico esempio di film etichettato come Blaxploitation quando in realtà gli mancano alcuni elementi fondamentali del genere.
Schede particolareggiate
Fonti
Blaxploitation Films – Michel J. Koven Trafalgar Square, USA, 2001
What It Is...What It Was, di Gerald Martinez, Diana Martinez, Andres Chavez, Hyperion - Miramax Books, New York, NY, 1998.
That’s Blaxploitation!: Roots of the Baadasssss ‘Tude (Rated X by an All-Whyte Jury) – Darius James, St. Martin’s Press, USA, 1995
Nocturno Book #15 (novembre 2000), Dossier Blaxploitation (www.nocturno.it)
Gli altri articoli della serie
L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES
di Roberto Rippa.
Introduzione (Rapporto confidenziale numerouno - gennaio 2008): Rane assassine, bellezze da spiaggia, topi giganti, mostri preistorici, scienziati pazzi e eroi neri.
Prima parte (Rapporto confidenziale numerodue - febbraio 2008): Dinosauri, rane, vermi assassini e i mostri giganti di Bert I. Gordon e H.G.Wells.
Seconda parte (Rapporto confidenziale numerotre - marzo 2008): testosterone, falsi pudori, sabbia e canzoni – I film da spiaggia di Frankie e Annette.
DVD
Shaft / Shaft's Big Score / Shaft in Africa (2pc)
Fox in a Box - Featuring Pam Grier (Sheba, Baby / Foxy Brown / Coffy)
Colonne sonore
Shaft: Music From The Soundtrack (1971 Film)
Foxy Brown: Original Soundtrack From American International Pictures
Double Feature : Music From The Soundtracks Of Three Tough Guys & Truck Turner






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