Snow White

Snow White
di Samir
(sezione Competizione internazionale)

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Trama

Ventunenne, bella e di famiglia facoltosa, Nico trascorre la sua esistenza tra feste, droga e alcol. Quando incontra Paco, leader di una band hip-hop, mente sulla sua condizione di ragazza alto-borghese per conquistarlo.
I due si avvicinano e iniziano una relazione che porta a una lite con Boris, lo spacciatore abituale di Nico, che le offriva la cocaina in cambio delle sue grazie e
che ora le chiede di saldare il debito che ha con lui. Da qui avrà inizio la discesa agli inferi di Nico che, messa alla porta dai genitori, si troverà anche a prostituirsi pur di saldare il suo debito, fino alle più estreme conseguenze.

Commento

C’è qualcuno che sia in grado di spiegare come sia possibile nel terzo millennio girare film come questo? Se si, lo faccia e gliene saremmo profondamente grati.
Da parte mia posso solo dire che si tratta di un polpettone indigesto e anacronistico, con ambizioni forse sociologiche tutte fallite, inutilmente lungo, zeppo di luoghi comuni, da abc del cinema, sceneggiato malissimo (lo sceneggiatore è quello di Achtung, Fertig, Charlie!, chiaro?) e involontariamente ridicolo. Sempre. In ogni segmento.
Si salvano giusto un paio di interpretazioni (il che, con una sceneggiatura così, costituisce già un miracolo), la fotografia, qualche movimento di macchina, la musica e basta.
Rimontato e alleggerito di una mezz’ora abbondante e dei pretestuosi ottocento sotto-finali, sarebbe solo un brutto film. E sarebbe già un notevole passo avanti.

(Roberto Rippa)

Snow White (Svizzera/Austria, 2005)
Regia: Samir
Sceneggiatura: Samir, Michael Sauter
Musiche: Walter W. Cikan, Marnix Veenenbos
Fotografia: Andreas Hutter
Montaggio: Oliver Neumann
Interpreti principali: Julile Fournier, Carlos Leal, Zoé Miku, Stefan Gubser, Stefan Kurt
113’


Il regista

Samir, nato a Bagdad nel 1955, si trasferisce in Svizzera nel 1961. Diplomatosi
tipografo, gira i suoi primi film a partire dal 1983. La sua filmografia, che comprende più di quaranta opere video, tra cui Morlove (1986) e il documentario Babylon 2 (1993), include anche diversi film creati per la televisione tedesca. Il suo documentario Forget Bagdad del 2002 ha ottenuto il premio attribuito nella sezione della critica a Locarno e il Filmaward della Città di Zurigo.

The Giant Buddhas

The Giant Buddhas
di Christian Frei
(sezione Cineasti del presente)

The Giant Buddhas01
(Nelofer Pazira a Kabul - foto © Christian Frei Filmproductions)

Oggi la cronaca è abituata a cannibalizzare le notizie trasformandole in evento per poi abbandonarle nello spazio di poche ore e rimpiazzarle con altre, e così ai documentari (come ai libri) spetta il compito di consegnarle alla storia, approfondendole con la dovuta attenzione. Chi non ricorda l’ondata di indignazione scatenata dai Talebani che in Afghanistan nel marzo 2001 distrussero due statue giganti del Buddha, testimoni da tremila anni dei passati traffici commerciali avvenuti nella zona, che si trovavano sulla strada tra Cina e India? The Giant Buddhas prende le mosse da qui, alternando interventi di un giornalista di Al Jazeera, Taysir Alony, che documentò non visto la distruzione, di un abitante della valle, di una giornalista afgana rifugiatasi in Canada e di un archeologo dell’Università di Strasburgo a lettere scritte da Frei alla giornalista afgana Nelofer Pazira in cui la aggiorna sulle sue ricerche. Da questi incontri nascono diversi punti di vista su questi simboli religiosi e su molti altri, sulle cui tracce il regista si muove, senza pregiudizi, svelandone anche le valenze politiche.

(Roberto Rippa)

The Giant Buddhas
(Svizzera, 2005)
Regia: Christian Frei
Musiche: Philip Glass, Arvo Pärt, Jan Garbarek, Steve Kuhn
Fotografia: Peter Indergand
Montaggio: Christian Frei, Denise Zabalaga
Con la partecipazione di: Nelofer Pazira, Xuanzang, Sayyed Mirza Hussain, Taysir Alony, Zémaryalai Tarzi, Stefan Kurt, Peter Mettler
95’

Sito ufficiale

In un altro paese

In un altro paese
di Marco Turco
(sezione Cineasti del presente)

In un altro paese01

Documentario forte, diretto e necessario su una parte della storia italiana che appare
già rimossa: quella che riguarda la più forte squadra antimafia mai costituita, quella presieduta dai giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. In un altro paese si basa sul libro Excellent Cadavers (lo stesso titolo del film diretto nel 1976 da Francesco Rosi) dell’americano Alexander Stille.
Marco Turco segue il giornalista e scrittore nelle sue ricerche a Palermo, parla con i collaboratori dei due giudici e con la fotografa palermitana Letizia Battaglia, che da anni immortala nelle sue fotografie i delitti di mafia avvenuti nella città.
Appassionato e diretto, il film non manca di analizzare l’evoluzione nei rapporti tra quelli che sono definiti i due veri poteri d’Italia. Doloroso e necessario.
(Roberto Rippa)

Ci sono paesi che hanno governi, che controllano emittenti televisive, che producono documentari, che alla fine non vengono trasmessi benché il tema sia di attualità, benché parli della storia del paese, benché racconti di uomini di stato che al paese hanno sacrificato la vita. Viene da chiedersi, innocentemente, a chi può dar fastidio, oggi in Italia, un documentario che tratta di mafia e di eroi italiani?
Parliamo delll'esemplare caso, malauguratamente non primo e non ultimo, di In un altro paese, documentario di Marco Turco presentato la scorsa edizione del Festival del Film di Locarno nella sezione Cineasti del presente.
Il regista Marco Turco (1960) ha esordito nel cinema al fianco di Gianni Amelio lavorando sui set di Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992) e Lamerica (1994). Cresciuto quindi al fianco di uno dei registi italiani più attenti all'attualità e che con sapienza è riuscito a mantenere viva quella via tutta particolare del cinema italiano che con Rosi, Petri e altri ancora, ha saputo raccontare il Paese sul vivo, nel presente, entrando con finezza e intelligenza nelle piaghe aperte senza facili moralismi o scontate prese di posizione.
Il film-documentario ripercorre le lente ma "inevitabili" traiettorie parallele percorse da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, traiettorie che li porteranno dalla procura di Palermo alla morte nei due attentati del 1992. Il racconto si basa sul libro dell'americano Alexander Stille, Excellent Cadavers, The Mafia and the Death of the First Italian Republic. Il regista, seguendo lo scrittore sui luoghi delle ricerche per la realizzazione del libro, incontra ex collaboratori dei due magistrati come pure la fotografa palermitana Letizia Battaglia, le cui immagini, realizzate in anni sulle scene di delitti di mafia nella capitale siciliana, ritmano le scene del film a ricordarci che storia attuale e passata si incontrano e confondo sullo sfondo dei rapporti che l'organizzazione mafiosa da sempre intesse con lo Stato.

(Donato Di Blasi)

Nato a Roma nel 1960, Marco Turco ha lavorato come assistente di Gianni Amelio in Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992) e Lamerica (1994). Il suo debutto alla regia è avvenuto nel 1994 con il cortometraggio La sveglia, presentato a Venezia.
Vite in sospeso, primo suo lungometraggio che tratta degli esiliati politici in Francia, risale al 1998. Ha lavorato come sceneggiatore con Roberta Torre per Tano da morire (1997). Ha diretto diversi documentari, tra cui un ritratto di Gillo Pontecorvo.

In un altro paese
(Italia/Francia, 2005)
Regia: Marco Turco
Sceneggiatura: Marco Turco, Alexander Stille, Vania Del Borgo
Musiche: Andrea Pandolfo
Fotografia: Franco Lecca
Montaggio: Luca Gazzolo
92’

Delo osvobaja

Delo osvobaja
di Damian Kozole
(sezione Cineasti del presente)

Delo osvobaja01

La Slovenia paga il pegno dell’integrazione nell’Unione europea in termini di perdite di posti di lavoro. Ne è vittima anche Peter, meccanico, che si vede costretto a fronteggiare non solo i problemi legati al lavoro ma anche quelli legati al suo matrimonio. Malgrado la pressione intorno a lui e malgrado sia una vittima della situazione, riesce a conservare la gioia di vivere.

In questo film, girato per la televisione slovena ma poi «gonfiato» in 35 millimetri per essere presentato a vari festival (tra cui il Sarajevo Film Festival sempre nell’agosto
2004), il regista mescola sapientemente dramma ed ironia feroce e irresistibile. Seguiamo Pero nella sua difficile ricerca di un lavoro, nel rapporto con una moglie ambiziosa che si vergogna di lui e gli preferirà un collega dotato di un’automobile migliore, e in quello con la figlia che ama ma da cui sarà costretto a separarsi fino a un irresistibilmente comico tentativo di suicidio e quindi al riscatto: la ricerca di una nuova compagna e un nuovo lavoro. Si tratta di un film ben diretto e sceneggiato, che non stona accanto a opere dedicate agli stessi temi dal cinema inglese.
Ottimo il protagonista Peter Musevski che riesce a rendere il personaggio di Pero senza mai farlo scadere nell’eccesso e senza mai fargli perdere credibilità.

Damian Kozole è nato in Slovenia nel 1964. Trasferitosi da un piccolo centro industriale a Ljubljana, debutta nella regia nel 1986 con il film a basso costo Usodni Telefon cui fanno seguito Remington (1988), Stereotip (1997), Porno film (2000) e Rezervni deli (2003), storia di un uomo che trasporta clandestini dalla frontiera croata a quella italiana, selezionato per la competizione a Berlino nel 2003. Nel 2004 ha partecipato al Festival di Locarno come rappresentante del suo Paese con un cortometraggio facente parte del progetto Visions of Europe.

(Roberto Rippa)

Delo osvobaja
(Slovenia, 2005)
Regia e sceneggiatura: Damian Kozole
Musiche: Igor Leonardi
Fotografia: Ales Belak
Montaggio: Jure Moskon
Interpreti principali: Peter Musevski, Natasa Barbara Gracner, Marjuta Slamic, Manca
Dorrer
71’

La Neuvaine

La Neuvaine
di Bernard Emond
(sezione Concorso internazionale)

La Neuvaine01

Jeanne è un medico che si sente responsabile della morte di una paziente e del suo bambino, uccisi da un marito violento. Disperata, lascia Toronto e guida nella notte. Arrivata al santuario di Sainte-Anne-de-Beaupré con l’intento di buttarsi nel fiume, viene fermata da François, giunto sul posto per pregare per la nonna morente. Jeanne si lascia conquistare dalla semplicità
del giovane, che la convince ad accompagnarlo al suo villaggio per curare la nonna.
La situazione è però senza speranza e la morte, serena e pacifica, dell’anziana donna porterà Jeanne a scendere a patti con la sua stessa esistenza.

Primo episodio di una trilogia che il regista vorrebbe realizzare sul senso della vita visto attraverso tre religioni (cristianesimo, islam e ebraismo) La Neuvaine tratta, attraverso una visione comunque laica, del vuoto esistenziale e del dolore che ne consegue, che impedisce di prendere in mano la propria vita. Ne risulta un film capace
di provocare empatia nei confronti dei personaggi che faticano a ritrovare la loro via alla pace.

Bernard Emond nasce a Montreal nel 1951. Dopo avere studiato antropologia, si dedica alla creazione di documentari televisivi. Nel 2001 firma il suo primo lungometraggio La femme qui boit, che gli vale diversi premi e l’attenzione della critica. Il film successivo, 20h17 rue Darling (2003), viene presentato nel corso della settimana della critica al Festival di Cannes. La Neuvaine è il suo terzo lungometraggio.

(Roberto Rippa)

Non sono un credente, ma ho notato che, da non credente, sento un vuoto.
Mi sento nostalgico nei confronti della fede della mia infanzia. In questo film non ci sono conversioni o miracoli e non è la fede di François a ridare vita a Jeanne: sono solo la sua bontà e semplicità.

(Bernard Emond)

Premio per la migliore interpretazione maschile a Patrick Drolet.

La Neuvaine
Regia, soggetto, sceneggiatura: Bernard Emond
Musiche: Robert Marcel Lepage
Fotografia: Jean-Claude Labrecque
Montaggio: Louise Côté
Interpreti principali: Elise Guilbault, Patrick Drolet, Denise Gagnon, Isabelle Roy, Stéphane Demers
97’

Frankie

Frankie
di Fabienne Berthaud
(sezione Cineasti del presente)

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Frankie è una modella tedesca trapiantata a Parigi, ma non di quelle che per meno di 10’000 dollari nemmeno si degnerebbero di alzare un sopracciglio. E’ una di quelle che fanno il lavoro sporco tra fotografi stronzi e assistenti ancora più stronzi che la trattano come un pezzo di carne (beh, fa la modella, mica traduce Proust). La vediamo in una casa di cura per malattie mentali e quindi seguiamo a ritroso tutto il percorso che l’ha portata fino a lì. Diane Kruger è bella e brava e tiene al film tanto da venire a Locarno a presentarlo. Girato nell’arco di 3 anni per difficoltà produttive, tanto che Diane Kruger, nel frattempo diventata famosa (è stata Elena di Troia in Troy di Wolfgang Petersen e da allora è impegnatissima), l’ha concluso lavorando nei tempi morti di lavorazioni produttivamente più importanti in cui era impegnata.

(Roberto Rippa)

Frankie
(Francia, 2005)
Regia, fotografia e sceneggiatura: Fabienne Berthaud
Musiche: Coco Rosie (Bianca e Sierra Casady)
Montaggio Raphaele: Urtin
Interpreti principali: Diane Kruger, Jeanick Gravelines, Brigitte Catillon, Christian Wiggert
88’

Sangue - La morte non esiste

Sangue - La morte non esiste
di Libero De Rienzo
(Sezione Cineasti del presente)

Sangue - La morte non esiste01

Stella è una giovane donna che crede di avere le idee molto chiare. Ha un obbiettivo e sa che lo raggiungerà: entrare nel mondo dei grandi dalla porta principale. Nelle sue tasche nasconde un segreto, il biglietto d'aereo che la porterà lontano. Lontano dal padre e dal dolore per la morte di sua madre. Stella è forte, intelligente, ambiziosa, bella, molto bella: Iuri le dice sempre che è "sconvolgente e definitiva". Iuri è suo fratello maggiore. Ha passato metà della sua vita sui libri; l'altra metà a pensare a come rendere la sua vita degna di un libro. E' intenso, generoso, completamente paranoico e ha un difficile rapporto con le autorità: professori, poliziotti, e in particolare suo padre. Iuri è completamente e dunque infelicemente innamorato di Stella. Solo quando stanno insieme, Iuri sente di appartenere al mondo, di avere un motivo valido per vivere. Il padre non sa nulla di loro. Iuri non sa nulla del progetto di Stella...

Opera prima che ha alcuni difetti delle opere prime poco sorvegliate ma anche non pochi, interessanti, pregi: primo tra tutti quello di distaccarsi da strade troppo battute dal cinema italiano della nuova generazione e, secondo, quello di iniettare robuste dosi di ironia in una vicenda che, sulla carta, parrebbe mortifera e sullo schermo per nulla.
Da citare anche il fatto che il film non ha quella fotografia da fiction televisiva che ormai tanto cinema italiano pare avere adottato come standard.
Polizia futurista e violentissima (si citano i fatti del G7 di Genova), un rapporto
che sfiora l’incesto tra sorella e fratello (che alleva zanzare offrendo loro il braccio per nutrirle) con un esilarante finale.
Ottima l’interpretazione di Elio Germano. Nel film compare anche, nel ruolo del padre, il vero padre del regista, il giornalista RAI Fiore De Rienzo.

Libero De Rienzo, che qui sceglie di occuparsi di tutto, sceneggiatura e montaggio compresi, avrebbe forse fatto meglio ad affidarsi ad un montatore capace di alleggerire il film di qualche lungaggine nella parte centrale.
Per il resto, pur considerandone i difetti, è un esordio decisamente molto interessante.

(Roberto Rippa)

Sangue - la morte non esiste (Italia, 2005)
Regia, sceneggiatura e montaggio: Libero De Rienzo
Musiche: Giardini di Mirò
Fotografia: Francesco Di Giacomo
Interpreti principali: Elio Germano, Emanuela Barilozzi, Luca Lionello, Libero De Rienzo
104’

Sito ufficiale del film

DVD
Etichetta: Cecchi Gori
Origine: Italia
Regione: 2
Formato video: 2,35:1 - 16/9
Formato audio: Dolby Digital 5.1 e 2.0
Lingue: italiano
Sottotitoli: inglese e italiano per non udenti
Extra: trailer e spot, note di regia, note di produzione, filmografie


Il regista

Libero De Rienzo01
(Libero De Rienzo)

Libero De Rienzo, attore premiato per il ruolo da non protagonista in Santa Maradona di Marco Ponti (in cui rubava la scena al protagonista Stefano Accorsi), ha lavorato con il regista anche in A/R – Andata + ritorno (2004). È stato diretto inoltre da Catherine Breillat in À ma soeur! (2001). Nel 2003 ha partecipato all’evento «Shooting Stars» organizzato dall’EFP (European Film Promotion) per promuovere i più brillanti talenti del cinema europeo.
Nel 2007 uscirà Milano-Palermo: il ritorno in cui è diretto da Claudio Fragasso.

Klingenhof

Klingenhof
di Beatrice Michel
(sezione Appellations Suisse)

Klingenhof01

Ogni posto può essere il centro del mondo. Questa frase di Claudio Magris, citata sui titoli di testa, diventa l’assunto di questo piccolo, personale film.
La regista Beatrice Michel e il suo compagno Hans Stürm, dopo vari viaggi in diverse parti del mondo, si rendono conto di considerare casa loro l’appartamento che possiedono a Zurigo, nella zona del Klingenhof. Decidono quindi di metterlo al centro del loro progetto filmandolo e filmando i suoi abitanti, quelli che si raccontano in maniera estensiva, e quelli che si limitano a nascondersi dietro alle finestre.

Un piccolo grande film che ha il merito di raccontare la gente comune (che di comune non ha mai nulla) in un film in cui anche la storia della regista diventa protagonista invisibile con il racconto della malattia e quindi la morte del suo compagno nel corso della lavorazione.

(Roberto Rippa)

Klingenhof
(Svizzera, 2005)
Regia: Beatrice Michel
Sceneggiatura: Beatrice Michel, Hans Stürm
Fotografia: Hans Stürm, Otmar Schmid
Montaggio: Marlies Graf Dätwyler, Rainer Maria Trinkler
86’

20 centímetros

20 centímetros
(titolo italiano: 20 centimetri, Spagna, 2005)
di Ramón Salazar
(sezione Concorso internazionale)

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Gustavo, alias Marieta, è un travestito i cui 20 centimetri di troppo (non si parla di
statura, sia chiaro) assicurano successo nello svolgimento della sua professione di prostituta ma pesano sulla sua identità. E inoltre affetta da narcolessia, malattia che la porta ad addormentarsi ogni qualvolta la sua vita le pone davanti una forte emozione, come quella dell’incontro con uno scaricatore al mercato, bello e giovane, con cui inizierà una relazione destinata a finire, giacché di lei lui apprezza soprattutto quel fardello di cui lei vuole liberarsi. Sceglierà, alla fine, di avere una nuova identità, sacrificandole la relazione con il giovane.

Da quando Pedro Almodóvar nel suo cinema si è dedicato a temi considerati piu maturi (ma siamo sicuri di questo? non sono davvero più mature le sue prime opere?), in Spagna pare essersi formata un’intera generazione di registi pronti a riprendere esattamente da dove il regista aveva lasciato, a partire approssimativamente da Kika del 1993.
Un’altra generazione, invece, quella dei De La Iglesia, tanto per fare un nome, sembra essere soffocata nel paragone spesso ingiustificato come se il grottesco fosse un’esclusiva almodovariana.
Ma questo film appartiene alla prima genìa, ed è evidente.
La pellicola vive dei suoi momenti musicali, apprezzati al punto di essere applauditi in sala, ma solo di questi, e, per quanto siano sontuosi, divertenti e originali, non bastano a risollevare un film che alla fine risulta sì gradevole, ma nulla di più. Oltretutto i personaggi sono tanto approssimati, appena tratteggiati, e la trama tanto esile da far sospettare che il film sia solo un riempitivo pretestuoso tra una esibizione musicale e l’altra. Alla fine, il paragone con Pedro Almodóvar è ingeneroso nei confronti di quest’ultimo che nelle sue opere, anche le più scatenate, è sempre riuscito a far trasparire una profondità cui questo film non si avvicina quasi mai.
I numeri musicali si compongono, esattamente come in Moulin Rouge di Baz Luhrmann, di canzoni già note, spagnole e non, riarrangiate e ricantate dalla protagonista. Alla fine, addormentatasi sul tavolo operatorio, Marieta sognerà il numero musicale I Want to Break Free dei Queen, viatico alla sua nuova, definitiva, identità.
La straordinaria Mónica Cervera, vista anche in Crimen ferpecto di Alex de la Iglesia (Crimine perfetto, 2004) porta sulle sue spalle l’intero peso del personaggio protagonista, non troppo aiutata dalla sceneggiatura. Godibile e divertente ma purtroppo pronto a farsi dimenticare rapidamente.

Ramón Salazar è nato nel 1963 a Malaga. Nel 1999 dirige il suo primo cortometraggio, Hongos, e nel 2002 il primo lungometraggio, Piedras, storia tutta al femminile che parla di amore, amicizia, famiglia e carriera, una sorta di Cenerentola riveduta e aggiornata. Mónica Cervera è presente in tutti i suoi film.

(Roberto Rippa)

20 centímetros
(titolo italiano: 20 centimetri, Spagna, 2005)
Regia e sceneggiatura: Ramón Salazar
Musiche originali: Najwa Nimri, Pascal Gaigne
Fotografia: Ricardo De Gracia
Montaggio: Teresa Font
Interpreti principali: Mónica Cervera, Pablo Puyol, Miguel O’Dogherty, Concha Galán, Lola Dueñas, Rossy De Palma
113’

Fratricide

Fratricide
di Yilmaz Arslan
(sezione Concorso internazionale)

Fratricide01

Trama

Azad, un giovane curdo, lascia la sua terra alla volta della Germania, grazie ai soldi che suo fratello, che in Germania lavora da tempo come magnaccia, gli ha spedito allo scopo.
Al centro per rifugiati che lo accoglie al suo arrivo, stringe amicizia con il giovanissimo Ibo, orfano di entrambi i genitori, morti in un agguato.
Azad cerca di integrare il misero mensile fornitogli dal centro per rifugiati lavorando come barbiere, facendosi assistere da Ibo, nel gabinetto situato nel retro del negozio di un conoscente.
Una sera i due incontrano due giovani fratelli teppisti turchi che sulla metropolitana li spaventano usando un rottweiler reso aggressivo dalla fame cui il suo padrone, volontariamente, lo costringe. Uscito dal vagone, mentre il convoglio sta ripartendo, Azad provoca i due. Da questo momento avrà inizio una discesa agli inferi fatta di persecuzione, rappresaglia e violenza che sfocerà in una tragedia sanguinosa in cui nessuno avrà scampo.

Commento

Se la prima parte, la partenza di Azad per la Germania, il suo faticoso e volenteroso
processo di integrazione e il tentativo di affrancarsi dal fratello magnaccia, di cui non condivide le scelte di vita, funziona benissimo, la seconda, a partire dall’incontro-scontro con i due fratelli teppisti turchi, si sfilaccia, perdendosi per un attimo in un’estetica da episodio di Ein Fall für Zwei (senza possederne il rigore matematico).
E a nulla servono gli effettacci (il rottweiler che si avventa sul suo padrone moribondo le cui viscere stanno fuoriuscendo dalla pancia per mangiargliele) che al massimo ottengono, chissà se volutamente, di far esplodere la sala in un boato di risate. A un certo punto ho addirittura sperato che il rottweiler uscisse dallo schermo e si avventasse famelico anche su di me, mettendo così fine alla mia pena.
La storia riprende però immediatamente quota per chiudere nella parte finale, con un clima da tragedia classica greca, in cui la contrapposizione tra due fazioni (e due popoli) non vedrà vincitori e vinti ma solo perdenti.
Ne rimane un valido ritratto di immigrazione.
Il cast, in gran parte composto da attori non professionisti, offre interpretazioni di ottimo livello sia nei ruoli principali che in quelli secondari.

Yilmaz Arslan nasce nel 1968 a Kazanli, in Turchia. Nel 1975 emigra nella Repubblica Federale Tedesca. Nel 1988 fonda la compagnia teatrale «Sommer Winter» per cui scrive e mette in scena la pièce Ohnmacht des Alltags. Nel 1993 si diploma alla
scuola di cinema di Potsdam/Babelsberg.
Il suo primo lungometraggio, Langer Gang, risale al 1992, il secondo, Yara del 1997, è stato presentato alla 55ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

(Roberto Rippa)

In confronto al passato, oggi la situazione tra curdi e turchi è quasi accettabile! Questo perché il governo turco ha raggiunto tutti i suoi obbiettivi. In passato ha utilizzato le sue forze militari per portare a termine un sistematico spostamento della popolazione
curda, costringendola a lasciare la sua terra di appartenenza. Ora i curdi sono sparsi per tutta la Turchia. Lo scopo di questa strategia è stato quello di distruggere tutti i legami culturali e sociali tra la popolazione per portarla poi a subire un processo di assimilazione nella parte ovest della Turchia.

(Yilmaz Arslan)


Fratricide
(Germania/Lussemburgo/Francia, 2005)

Regia e sceneggiatura: Yilmaz Arslan
Musiche: Evgueni Galperine
Fotografia: Jean-François Hesgens
Montaggio: André Bendocchi-Alves
Interpreti principali: Xevat Gectan, Gerai Celik, Bülent Büyükaik, Nurettin Celik
90’

Pardo d’Argento e menzione speciale a Xevat Gectan per la sua eccezionale interpretazione.

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