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<wml xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><head><meta http-equiv="Content-Type" content="text/vnd.wap.wml;charset=ISO-8859-1"/></head><card id="main" title="KAYWA"><p><big>CINEMINO</big><br/></p><p><small>27.9.2007,&#xA0;08:25</small><br/><b><a href="http://cinemino.kaywa.com/mobile/visti/il-gatto-a-nove-code.html">Il gatto a nove code</a></b></p><p>Il gatto a nove code (Italia, 1971)<br/>
di Dario Argento
[<a href="http://cinemino.kaywa.com/files/images/2007/9/30/mob1315_1190898768.gif">image</a>]
Trama<br/>
<br/>
In un istituto di ricerca, uno scienziato fa una scoperta sconvolgente: gli individui che possiedono un determinato corredo genetico sono tutti potenziali temibili delinquenti. La scoperta costa la vita al suo fautore e suscita la curiosit&#xE0; di due investigatori dilettanti, un giornalista e un enigmista non vedente che, insieme a una bambina di nove anni, si mettono alla ricerca del colpevole diventando a loro volta obbiettivi di un disegno omicida.<br/>
Commento<br/>
&#xC8; curioso osservare come il secondo film di Dario Argento, dopo il successo de L&#x2019;uccello dalle piume di cristallo dell'anno precedente, sia quello che lui stesso, e parte dei suoi estimatori, meno amano. Eppure per il secondo titolo della sua trilogia zoonomica, il regista romano sceglie di appoggiarsi a una struttura rigorosa &#x2013; pur scientificamente incongruente - nata da un soggetto di Dardano Sacchetti (con l&#x2019;indagine poliziesca condotta contemporaneamente da pi&#xF9; persone, ognuna delle quali pu&#xF2; basarsi su un elemento di partenza diverso) che gli permetta di sbizzarrirsi a livello visivo con quegli elementi (uso della soggettiva, i primi piani stretti sui dettagli, la cura e la ripetizione dei suoni, le morti efferate, l&#x2019;accuratezza del montaggio) che diventeranno la sua peculiare cifra stilistica e che raggiungeranno il culmine della compiutezza con Profondo rosso (1975) prima che il regista decida di svincolarsi ancora di pi&#xF9; dalle strutture cinematografiche classiche, con sceneggiature pi&#xF9; o meno rigorose, dedicandosi a storie di carattere soprannaturale a partire da Suspiria (1979).<br/>
Mentre i produttori gli chiedono una copia carbone de L&#x2019;uccello dalle piume di cristallo e tentano di imporgli di girare il film all&#x2019;estero in quanto ritengono l&#x2019;Italia poco adatta ad ambientarci un giallo, Dario Argento cerca maniacalmente i luoghi dove ambientare la storia, trovando in Torino, considerata il vertice di un triangolo magico (con Praga-Lione e Londra-San Francisco) e conosciuta per la antica tradizione esoterica, il luogo ideale per la sua storia.<br/>
Se Il gatto a nove code &#xE8; effettivamente un giallo di stampo classico, &#xE8; nel contempo impossibile non vederci uno stile nuovo per il genere nonch&#xE9; il seme di quello che sar&#xE0;, per quasi un decennio, il cinema italiano di maggiore successo commerciale, in barba allo sdegno della critica, e maggiormente esportato.
(Roberto Rippa)
Curiosit&#xE0;:
Il gatto a nove code, &#xE8; il secondo film della cosiddetta trilogia zoonomica insieme a L&#x2019;uccello dalle piume di cristallo e 4 mosche di velluto grigio. Il successo di questo titoli diede la stura a una quantit&#xE0; notevole di film fotocopia che nel titoli li richiamavano apertamente nel tentativo di ricalcarne il successo. Tra i tanti: La tarantola dal ventre nero (Paolo Cavara, 1971), L&#x2019;iguana dalla lingua di fuoco (Riccardo Freda, 1971), Sette scialli di seta gialla (Sergio Pastore, 1972), l&#x2019;italo-spagnolo La volpe dalla coda di velluto (El ojo del hurac&#xE1;n, Jos&#xE9; Mar&#xED;a Forqu&#xE9;, 1971). Anche il titolo La lucertola dalla pelle di donna di Lucio Fulci si rifa, per scelta dei produttori, ai titoli argentiani ma se ne discosta a livello di contenuto imponendo la peculiare visione di Lucio Fulci.
Tra i motivi di insoddisfazione a riguardo del film, Dario Argento indica il protagonista James Franciscus, imposto dalla co-produzione, in quanto volto troppo americano per la sua storia italiana.
Classe 1960, Cinzia De Carolis, al momento di partecipare a Il gatto a nove code, era reduce dalla sentita interpretazione offerta tre anni prima nella trasposizione del dramma The Miracle Worker di William Gibson nello sceneggiato RAI Anna dei miracoli.<br/>
Per scrollarsi di dosso la perdurante immagine di bambina prodigio, posa nuda, sedicenne, per Playboy guadagnando per&#xF2; cos&#xEC; solo la parte della protagonista in Libidine di Raniero di Giovanbattista, il Jonas Reiner del porno, in cui interpreta il ruolo di una ragazza oggetto dell&#x2019;attenzione amorosa di un pitone cui &#xE8; stato iniettato il cervello di un uomo. Al suo fianco nel capolavoro, Ajita Wilson e Marina Frajese. Ha quindi proseguito la sua carriera lavorando principalmente come doppiatrice.
La traccia Paranoia prima di Ennio Morricone, tratta dalla colonna sonora del film &#xE8; stata riutilizzata in Death Proof, il segmento di Quentin Tarantino del film Grindhouse.
Il rapporto tra Argento e Torino, nato in occasione della lavorazione di questo film, dura ancora oggi. Il regista, infatti, ci &#xE8; tornato anche per il successivo 4 mosche di velluto grigio, 1971, per Profondo rosso, per alcune scene di Suspiria, 1977, Non ho sonno, 2001, il televisivo Ti piace Hitchcock?, 2005, nonch&#xE9; l&#x2019;atteso La terza madre, 2007.<br/>
Il gatto a nove code (Italia, 1971)<br/>
Regia, sceneggiatura: Dario Argento<br/>
Soggetto: Dardano Sacchetti, Luigi Collo, Dario Argento, Bryan Edgar Wallace<br/>
Sceneggiatura: Dario Argento<br/>
Musiche: Ennio Morricone<br/>
Fotografia: Erico Menczer<br/>
Montaggio: Franco Fraticelli<br/>
Interpreti principali: James Franciscus, Karl Malden, Catherine Spaak, Pier Paolo Capponi, Cinzia De Carolis, Horst Frank, Rada Rassimov, Aldo Reggiani, Ugo Fangareggi<br/>
112'
[<a href="http://cinemino.kaywa.com/files/images/2007/9/30/mob1316_1190901728.gif">image</a>]
&#xA0;&#xA0;</p><p><small><a href="http://cinemino.kaywa.com/mobile/visti/il-gatto-a-nove-code.html">Comments</a>&#xA0;(0)
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