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<wml xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><head><meta http-equiv="Content-Type" content="text/vnd.wap.wml;charset=ISO-8859-1"/></head><card id="main" title="KAYWA"><p><big>CINEMINO</big><br/></p><p><small>16.6.2008,&#xA0;14:43</small><br/><b><a href="http://cinemino.kaywa.com/mobile/mario-verger/acome-animazione.html">A...come animazione</a></b></p><p>Dopo le decine di migliaia di visite di lettori da ogni parte del mondo che hanno seguito i miei articoli sul linguaggio del cinema disegnato pubblicati su &#xAB;Cinemino&#xBB;, abbiamo deciso la pubblicazione on line del libro <a href="http://cinemino.kaywa.com/mobile/cartoni-ditalia/introduzione.html">Cartoni d&#x2019;Italia</a>, che si avvale della prefazione esclusiva di un maestro dell&#x2019;animazione internazionale come Bruno Bozzetto, con la speranza che l&#x2019;inedita raccolta di studi che lo compone permetter&#xE0;, di fatto, a tutti di vivere la Storia dell&#x2019;Animazione Italiana, dalle origini sino ad oggi.
di Mario Verger<br/>
Cartoni d&#x2019;Italia.
Cos&#x2019;&#xE8; l&#x2019;animazione italiana? Oggi come ieri la situazione non &#xE8; cambiata granch&#xE9;&#x2026; Ne &#xE8; prova ci&#xF2; che afferm&#xF2; oltre un trentennio addietro il critico Mario Pintus in A&#x2026;come Animazione, un libro straordinario ormai introvabile sulla Storia del cinema di animazione mondiale, quando, introducendo il capitolo riguardante il Bel Paese, scrisse: &#xAB;Una vera e propria scuola dell&#x2019;animazione, in Italia, non &#xE8; mai esistita. E&#x2019; piuttosto esatto affermare il contrario, in quanto, cos&#xEC; come in molte altre nazioni, tale forma di spettacolo ha potuto vivere esclusivamente grazie, al talento e alla perseveranza di pochi e fanatici assertori del disegno in movimento.<br/>
L&#x2019;artista italiano, salvo alcuni e recentissimi casi, ha sempre impostato il lavoro su base artigianale, quasi casalinga, affinandosi autonomamente nello studio delle tante soluzioni del disegno e delle riprese. Assume quindi maggior valore quanto prodotto dai primi coraggiosi pionieri, da noi ancora tali quando in altri paesi il genere animato vantava ormai una storia di oltre trent&#x2019;anni. Tanto pi&#xF9; rimarchevole se si pensa di come certe creazioni non abbiano avuto il tempo di essere standardizzate. Hanno vissuto si lo spazio di un attimo &#x2013; per la mancanza di un mercato idoneo e maturo &#x2013; ma hanno vissuto bene nel senso che rimangono spontanee e felici, perch&#xE9; dovute alla passione, che &#xE8; la prima molla dell&#x2019;arte, ma anche perch&#xE9; realizzate con gusto genuino e grande libert&#xE0; tematica&#xBB;.<br/>
Sull&#x2019;Animazione Italiana c&#x2019;&#xE8; stata una grande approssimazione in passato la quale ha portato ad una grossolana e frammentata conoscenza odierna.<br/>
I critici cinematografici &#x2013; i quali non soffrono della &#x201C;deformazione professionale&#x201D; di cui spesso sono oggetto gli specialisti settoriali dell&#x2019;animazione &#x2013;, rimangono a dir poco spiazzati nel vedere tante pagine dedicate ad autori di ridotta importanza erti a maestri del cinema animato, mentre, per il versante opposto, gli appassionati conoscitori non trovano una riga in omaggio ai loro autori preferiti &#x2013; oggi al contrario di ieri riconosciuti dalla critica ufficiale &#x2013; ignorando, per contro, del tutto o quasi le espressioni artistiche dei settoriali autori festivalieri; e, in conseguenza a ci&#xF2;, per gli uni e per gli altri, l&#x2019;&#x201C;equivoco&#x201D; non pu&#xF2; che proseguire&#x2026; venendosi cos&#xEC; a creare, di fatto, lacunose confusioni relative a stili e date, settorialismo e approssimazione di giudizio.<br/>
Oggi, quindi, l&#x2019;animazione italiana, dopo Carosello appunto, &#xE8; qualcosa di evanescente, un&#x2019;incongruenza di stili mal capiti espressa con il massimo dilettantismo, il fanalino di coda d&#x2019;Europa se non dell&#x2019;intero pianeta.<br/>
Esaminiamo dall&#x2019;interno e vediamo laddove c&#x2019;&#xE8; l&#x2019;&#xAB;errore&#xBB; che ha portato di fatto a far crollare l&#x2019;intero edificio.<br/>
Comparando gli scritti dell&#x2019;epoca dei vari studiosi trattati, &#xE8; interessante notare che il discorso risulta pi&#xF9; o meno unanime sui vari Luzzati, Zac e Manfredi, mentre severe discordanze si possono evidenziare quando, per la prima volta, gli stessi critici si cimentarono a studiare forme espressive le quali, al di l&#xE0; delle apparenze, si rivelarono straordinarie novit&#xE0;, risultando in seguito le pietre miliari dell&#x2019;animazione italiana.<br/>
Nel testo di Rondolino, senz&#x2019;altro inizialmente il pi&#xF9; compiuto, vi sono pagine eccelse, soprattutto nella prima parte riguardante il cinema astratto e la cinepittura futurista ma, &#xE8; da notare, che nessuno dei suoi studenti, forse per sincero rispetto al docente, forse per accettare teorie per partito preso, ha mai osato andare oltre i &#x201C;dogmi&#x201D;, quando invece lo stesso studioso aveva soltanto e in perfetta buona fede espresso una sua valutazione relativa ad un proprio gusto relativamente ai film dell&#x2019;animazione italiana da lui in quei decenni visionati.<br/>
Ci&#xF2; che, invece, c&#x2019;&#xE8; di veramente scandaloso &#xE8; che altri se avessero seguito le sue intuizioni, approfondendole verso un progresso futuro anzich&#xE9; per la stagnazione del presente, ne avrebbero senz&#x2019;altro tratto il meglio; quando invece, per non sbagliarsi, per non contraddirsi, per non osare oltre la certezza, hanno ripetuto come un dogma ci&#xF2; che era semplicemente l&#x2019;espressione un gusto, facendone, di fatto, una sterile tradizione farisaica.<br/>
Personalmente non ho motivi per seguire i rondoliniani, ma scelgo esclusivamente il meglio delle intuizioni del Rondolino, Bendazzi e Pintus.<br/>
Lascio quindi l&#x2019;ovvio e prendo il meglio dai loro studi.<br/>
Ad esempio, dove possiamo rintracciare le intuizioni sul Pioniere di Alassio?<br/>
Negli scritti dei suoi stessi &#x201C;scopritori&#x201D;. Vediamoli.<br/>
In Storia del cinema d&#x2019;animazione, al capitolo L&#x2019;Europa occidentale dopo il 1945, alla p. 299, Rondolino scrisse: &#xAB;Al di fuori dei lungometraggi di Domeneghini e dei Pagot, ci furono in quegli anni alcuni tentativi isolati di disegni animati spettacolari come Lalla, piccola Lalla (1947) dei Pagot, una delicata fiaba infantile, o L&#x2019;ultimo sciusci&#xE0; (1948) di Gibba (Francesco Maria Guido), di tendenza neorealistica; ma i risultati furono alquanto deludenti e, in ogni caso, questi esempi non aprirono la strada al disegno animato spettacolare che [&#x2026;] si afferm&#xF2; in Italia, tra non poche difficolt&#xE0;, soltanto nel corso degli anni sessanta, con i primi cortometraggi di Bruno Bozzetto, di Pino Zac, di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, dei fratelli Gavioli e di altri. Saranno questi autori e le loro opere a segnare la vera e propria nascita del disegno animato italiano, per troppi anni incerto tra pubblicit&#xE0; e spettacolo, tra disneysmo e antidisneysmo&#xBB;.<br/>
Lasciamo andare farisaiche precisazioni: chi &#xE8; dell&#x2019;ambiente sa bene dell&#x2019;impossibilit&#xE0; effettiva di prender diretta visione del materiale della cinematografia animata d&#x2019;epoca: esso &#xE8; quasi sempre andato perduto, distrutto durante la guerra, girato su pellicola infiammabile o semplicemente mai portato a termine. E questo gli esperti lo sanno.<br/>
Lasciamo anche perdere per l&#x2019;identificazione anagrafica del Pioniere ligure i vari Sic e parentesi quadre ad essi annesse, anche se bisogna ricordare che in passato non solo l&#x2019;opera ma perfino il nome &#xE8; stato ripetuto in tal modo. Io stesso, nell&#x2019;opuscolo che conteneva l&#x2019;estratto di Paolone, lessi il nome di Gibba quale pseudonimo di &#x201C;Francesco Maria Guido&#x201D; &#x2013; anche se forse suona perfino meglio&#x2026;<br/>
Ma la pubblicazione del Rondolino risaliva al 1974 e si pu&#xF2; senz&#x2019;altro supporre che lo studioso piemontese non avesse ancora preso personalmente visione de L&#x2019;ultimo sciusci&#xE0;, visto che la pellicola infiammabile non era disponibile fino agli inizi del 1980, anno in cui ne entr&#xF2; in possesso con una copia la Cineteca Nazionale di Roma.<br/>
Infatti, in seguito, lo stesso Gianni Rondolino ebbe a visionarlo in prima persona in Cecoslovacchia, in occasione del Simposio Internazionale sul &#xAB;Cinema di animazione del dopoguerra. 1945-1959&#xBB; a conclusione del Convegno Fiaf (Federazione Internazionale degli Archivi del Film), tenutosi a Karlovy Vary, di cui egli per primo rilev&#xF2; sul quotidiano torinese La Stampa il 2 luglio 1980, con l&#x2019;eloquente titolo &#xAB;Lo sciusci&#xE0; rivale di Walt Disney&#xBB; scrivendo: &#xAB;&#x2026;Vi &#xE8; infatti in questo film un tono decisamente antidisneyano, nella forma e nel contenuto, che indica, sia pure timidamente, una strada &#x201C;nazionale&#x201D; al disegno animato del dopoguerra, fuori dalle strade battute dai confini imposti dalla produzione hollywoodiana, in particolare da quella di Walt Disney. [&#x2026;] Il film di Gibba, come molti altri presentati a Karlovy Vary, testimonia di questa progressiva liberazione e costituisce anche un buon esempio della nascita di una scuola nazionale&#xBB;.<br/>
Come si pu&#xF2; notare, quindi, fu lo stesso Rondolino, una volta visionato il film del giovanissimo alassino, ad identificare in Gibba e ne L&#x2019;ultimo sciusci&#xE0; la &#xAB;nascita di una scuola nazionale&#xBB;.<br/>
Come si pu&#xF2; ora facilmente vedere, comparando le due versioni scritte dal medesimo scrivente a distanza di sei anni, dapprima egli &#x201C;slitter&#xE0;&#x201D; di un ventennio la nascita dell&#x2019;animazione italiana, riferendosi a Bozzetto, Zac, Gavioli, Luzzati e Gianini, scrivendo: &#xAB;Saranno questi autori e le loro opere a segnare la vera e propria nascita del disegno animato italiano&#x2026;&#xBB;; quando, in seguito, fu lo stesso Rondolino ad &#x201C;anticipare&#x201D; riconoscendo in Gibba e nel suo L&#x2019;ultimo sciusci&#xE0; la vera &#xAB;nascita di una scuola nazionale&#xBB;.<br/>
Mario Pintus, del pioniere ligure, in un&#x2019;epoca in cui era ancora visto fra i proto autori anni quaranta, cos&#xEC; evidenzi&#xF2;: &#xAB;&#x2026;La sempre impegnata produzione di Guido &#xE8; importante nel movimento di innovazione del cinema italiano. Egli non ha mai ceduto alla facile tentazione puramente stilistica o al pezzo di bravura fine a se stesso; nelle sue brevi storie non ha mancato piuttosto di riproporre situazioni attuali. Si &#xE8; fatto paladino dei drammi e della vita della piccola gente, ed in questo &#xE8; stato un grande poeta, tanto nella essenziale raffigurazione del suo messaggio quanto per la coraggiosa ed a tratti violenta volont&#xE0; di denunciare i problemi dei giorni che viviamo&#xBB;.<br/>
Per&#xF2; gi&#xE0; allora ci avevano visto giusto e prima di altri, e dopo le pionieristiche intuizioni di Pintus, Rondolino, e Bendazzi, il nome di Gibba &#xE8; stato definitivamente consacrato alla fine del secolo da un esperto Rai come Marco Giusti, e l&#x2019;intera sua opera &#xE8; in possesso degli archivi delle Cineteche di Bologna e di Roma, come anche diverse pubblicazioni sono state rese al Pioniere d&#x2019;Alassio.<br/>
Sempre nel panorama del cinema di animazione italiano, un altro capostipite &#x2013; per anzianit&#xE0; e percorso artistico &#x2013; &#xE8; Osvaldo Piccardo. Basti pensare che inizi&#xF2; giovanissimo a Milano al fianco dei due Cossio, diventando negli anni di guerra animatore alla Pagot Film per I fratelli Dinamite; e in seguito, molti anni dopo, svilupp&#xF2; un suo personale stile a met&#xE0; fra la ricerca sperimentale e la psicologia umana; inoltre ide&#xF2; personaggi per la Gamma Film quali l&#x2019;indimenticabile Ulisse e l&#x2019;Ombra e altri, dirigendo a Roma il reparto animazione della Incom, alternando l&#x2019;attivit&#xE0; televisiva con filmati d&#x2019;autore quali L&#x2019;Asfodelo, Gigetto Carogna e il Capostazione, L&#x2019;Onesto Giovanni e in seguito il pi&#xF9; colto Egostrutture. Fratello del pi&#xF9; schivo Marcello, anch&#x2019;egli mosso da piani di ricerca grafici e intellettuali, quest&#x2019;ultimo realizz&#xF2; moltissimi esempi di cinema di animazione sperimentale assieme a Bruno Munari, all&#x2019;interno di un atelier d&#x2019;&#xE9;lite che comprendeva nomi della musica contemporanea, dell&#x2019;arte e della cultura. Sempre di Osvaldo Piccardo non &#xE8; da scordare l&#x2019;ideazione grafica del personaggio di Mr. Linea, da lui ideato per la pubblicit&#xE0;, e ripreso dal suo ex assistente della Pagot Film, Osvaldo Cavandoli.<br/>
Un altro capostipite a lungo fuori dai contesti che racchiude l&#x2019;intero percorso del cinema disegnato italiano, di cui se ne accorse a perfezione lo stesso Rondolino. Se altri avessero saputo leggere fra le righe, anzich&#xE9; prendere solo fra la quantit&#xE0; di parole, avrebbero potuto &#x2018;leggere&#x2019;. Fu infatti Gianni Rondolino ad intuirne definitivamente il valore, quando sul Pioniere di Monte Olimpino concluse: In ogni caso &#xE8; indubbio che Piccardo, nel panorama del cinema d&#x2019;animazione italiano, costituisce un caso un po&#x2019; particolare proprio per i suoi molteplici tentativi in direzione d&#x2019;un superamento del disegno animato tradizionale e d&#x2019;un recupero originale di esperienze d&#x2019;avanguardia&#xBB;.<br/>
I discepoli rondoliniani hanno spesso riproposto retrospettive su La Lineae sul suo creatore, quando forse pochi ricordano che fu lo stesso Rondolino &#x2013; se non l&#x2019;unico &#x2013; a mettere per iscritto che la creazione di Cavandoli sarebbe originaria dello stesso Piccardo.
[<a href="http://cinemino.kaywa.com/files/images/2008/6/30/mob1810_1213621854.gif">image</a>]<br/>
(La Linea)
Rondolino, infatti, alla p. 302 del suo famosissimo libro, volle in qualche modo ricordare la possibilit&#xE0; che l&#x2019;idea fosse di Piccardo pur riconoscendone la non assoluta originalit&#xE0;, quando scrisse: &#xAB;L&#x2019;idea di costruire un raccontino, o meglio una serie di situazioni comiche o grottesche, utilizzando una semplice linea stesa da un capo all&#x2019;altro dello schermo che assume via via le forme d&#x2019;un personaggio divertente e di vari oggetti, pare sia di Osvaldo Piccardo e risalga al 1964. Fu tuttavia Cavandoli che la utilizz&#xF2; nel 1968 per alcuni caroselli pubblicitari e il successo di quei piccoli spettacoli lo spinse a realizzare dei film a soggetto in cui il personaggio lineare deve di volta in volta superare le pi&#xF9; impreviste difficolt&#xE0;. [&#x2026;] E&#x2019; probabile, data la complessa e varia personalit&#xE0; di Piccardo, e il suo continuo sperimentalismo che il progetto di un film pubblicitario basato sullo sviluppo narrativo di una semplice linea sia suo (come ha recentemente dichiarato), anche se l&#x2019;idea non &#xE8; del tutto originale e pu&#xF2; farsi addirittura risalire a Cohl e al suo disegno lineare continuamente mutevole&#xBB;.<br/>
Per non parlare di un altro straordinario esempio del cinema disegnato quale Lalla, piccola Lalla, scomparso presto dai circuiti e relegato in seguito a &#x201C;robetta per bambini&#x201D;, quando invece fu il Pintus l&#x2019;unico ad appuntare che, &#xAB;&#x2026;La prima esperienza dei due fratelli [Pagot] risale comunque agli anni della guerra, durante i quali lavorarono per i fratelli Leoni, e si concretizz&#xF2; con il successo solo quando ottennero la medaglia d&#x2019;oro al Festival di Venezia del 1947 per il film &#x2018;Lalla, piccola Lalla&#x2019;. La cara bambina &#xE8; forse una derivazione della &#x2018;Paola&#x2019; dei fumetti, interprete con &#x2018;Poldo&#x2019; di una lunga serie firmata Nino Pagotto, ma &#xE8; anche una piccola Alice perch&#xE9; di quest&#x2019;ultima vive le avventure straordinarie di un mondo fiabesco che &#xE8; evasione e sogno insieme. Lalla infatti, diventa piccola come un fungo, &#xE8; in grado di proporre lievi avventure in un mondo pieno di esaltanti novit&#xE0;, certamente al livello di incontro con animaletti e fiori, ma ben sappiamo come da un cannovaccio simile possa venir fuori una storia tale da colpire spiritualmente e figurativamente i sentimenti dello spettatore. Tutte le piccole cose che hanno un&#x2019;anima e un cuore puri sono suscettibili di adattamenti scenici che, pur nella prevedibilit&#xE0; dell&#x2019;intreccio tenero e commovente, lasciano ampio margine a quelle soluzioni comiche e fantasiose che si trasformano in elementi di ottimo, godibile e salutare passatempo. Viene quindi rispettata essenzialmente l&#x2019;impronta tutta americana di una trama basata su codici fissi quali la tenerezza, lo sgomento, l&#x2019;ingenuit&#xE0; e la candida petulanza della creatura umana, ma si d&#xE0; anche risalto ad elementi facilmente riconducibili alla realt&#xE0; fanciullesca, quella realt&#xE0; che spesso non &#xE8; priva di accenni di maturit&#xE0;. E&#x2019; una piccola fiaba che risente inoltre di centrati riferimenti caricaturali, spontanei ed istintivi&#xBB;.<br/>
Per La Rosa di Bagdad e I fratelli Dinamite, dopo esser stati presentati entrambi al Festival di Venezia nel 1949, inizialmente ne parlarono in termini seri e molto elogiativi i primi testi scientifici, come cito, ad esempio, quello di Walter Alberti, dando ovviamente pi&#xF9; risalto alla compiutezza del film di Domeneghini, anche se in quello dei Pagot, meno legato agli schemi del lungometraggio tradizionale, bisognava in seguito rintracciare le migliori espressioni dell&#x2019;animazione italiana dei decenni susseguenti, quando invece, influenzati probabilmente dal gusto in voga nel Sessanta si arriv&#xF2; a preferire una certa sintesi espressiva nel disegno dei tre scanzonati fratelli Din, Don, Dan, che ebbe la meglio sulla poesia pomposa e barocca della storia d&#x2019;amore fra il pifferaio Amin e la principessa Zeila.
&#xA0;
[<a href="http://cinemino.kaywa.com/files/images/2008/6/30/mob1811_1213621892.gif">image</a>]
(La Rosa di Bagdad)
<br/>
Ma qui si &#xE8; veramente in difettoso errore anche perch&#xE9; un confronto tra i due film &#xE8; alla base del tutto ingiusto, poich&#xE9; ci&#xF2; offenderebbe l&#x2019;una e l&#x2019;altra &#x2018;scuola&#x2019;, e chiedo scusa agli studiosi contemporanei i quali, forse, si lasciarono prendere da una ventata di modernismo non altrettanto sostanziato dall&#x2019;oggettivit&#xE0; dei fatti&#x2026; anche se, intanto, bisogna ricordarlo&#x2026; scripta manent!<br/>
Sempre riguardo i due lungometraggi, alla p. 298 dello stesso volume, Rondolino scrisse: &#xAB;&#x2026;Si tratta di La Rosa di Bagdad di Anton Gino Domeneghini e di I fratelli Dinamite di Nino e Toni Pagot: due opere differenti per concezione stilistica e per risultati che, se testimoniano dello sforzo tecnico ed artistico degli autori &#x2013; o, se si vuole, del loro coraggio &#x2013;, non escono dall&#x2019;ambito delle buone intenzioni&#xBB;.<br/>
Rondolino, antidisneyano per eccellenza, al primo sembra quasi preferire il secondo quando appunt&#xF2;: &#xAB;I fratelli Dinamite paiono pi&#xF9; sganciati dalle formule hollywoodiane, sia nel segno sia nel racconto, che si limita ad unire insieme episodi indipendenti delle avventure grottesche di tre fratelli scanzonati e liberi alle prese con un mondo &#x201C;condizionato&#x201D;, ma i risultati sono alquanto modesti&#xBB;.<br/>
Nonostante celeberrimi e mille volte pi&#xF9; famosi di altri, sui Pagot, ad esempio, contro i fatti evidenti, poche parole liquidatorie e niente pi&#xF9;.<br/>
Il punto per cui I fratelli Dinamite appare sganciato da formule hollywoodiane, pi&#xF9; che per una scelta fu perch&#xE9; semplicemente perch&#xE9; trattasi di diversi cortometraggi radunati in un unico lungometraggio, motivo per cui design dei personaggi, tempi e gag sono per logica pi&#xF9; semplificati rispetto alla sofisticatezza di cui necessita un lungometraggio in animazione tradizionale, i cui parametri saranno sempre superiori, per complesso e sontuosit&#xE0; nonch&#xE9; di stile iconografico, rispetto ai clich&#xE9;s subordinati al cortometraggio animato. Ci&#xF2; non toglie, per converso, che fu proprio l&#x2019;intuizione del grande Nino Pagot a radunare pi&#xF9; spettacoli in un unico film, a donargli quel ritmo e brio pirotecnico, che si rivel&#xF2; innovativo per un lungometraggio d&#x2019;animazione, nonch&#xE9; &#xE8; da notare il gusto ancora antico che contraddistinse in seguito l&#x2019;inconfondibile e straordinario stile Pagot che tutti noi conosciamo.
&#xA0;
[<a href="http://cinemino.kaywa.com/files/images/2008/6/30/mob1812_1213621930.gif">image</a>](I fratelli Dinamite)
<br/>
Riguardo il confronto fra i lungometraggi di Domeneghini e dei Pagot, Pintus scrisse: &#xAB;&#x2026;Piero Zanotto preferisce, alle storie d&#x2019;amore tra il pifferaio Amin e la Principessa Zeila, &#x2018;I fratelli Dinamite&#x2019;, e pu&#xF2; avere le sue ottime ragioni, ma noi pensiamo migliore il primo. E questo tanto per il risultato grafico, che costituisce sempre una riscoperta felice &#x2013; indimenticabile la caricatura dei tre vecchi ministri che bevono alla fontana della giovinezza e la pirotecnica scena finale dei festeggiamenti con le maschie figure degli arcieri stagliate in controluce &#x2013;, e per il grande mestiere dimostrano nel sapere rimescolare le carte in quel gioco tanto caro alla favolistica orientale: l&#x2019;amore ostacolato dalla malvagit&#xE0;.<br/>
In questo gioco si inserisce appunto la magia &#x2013; rappresentata dal sinistro Burk e dall&#x2019;etereo spirito della lampada &#x2013;, quella magia che pu&#xF2; servire tanto i buoni quanto i cattivi e che in Domeneghini &#xE8; pretesto per nuove ed equilibrate proposte di racconto, certamente fiabesco ma sempre stupendamente avvincente&#xBB;.<br/>
Ma come mai, ci fu questa imperdonabile sottovalutazione negli anni Settanta dopo tanta iniziale enfasi, ad esempio riguardo l&#x2019;opera dei fratelli Nino e Toni Pagot?<br/>
Il motivo &#xE8; presto detto. Il Pintus rilev&#xF2; per primo che essi &#xAB;&#x2026;diedero di questa maniera di fare l&#x2019;animazione un saggio &#x2013; che possiamo definire insuperato &#x2013; con &#x2018;I fratelli Dinamite&#x2019; nel 1947, un film che ebbe solo il torto di anticipare i tempi&#xBB;.
Recentemente parlando con Carlo Montanaro, sono venuto a conoscenza di un suo personale e prezioso ricordo, il quale, vista la competenza e l&#x2019;intuizione che ebbe l&#x2019;allora giovanissimo studioso veneziano, desideriamo pubblicare &#xAB;All&#x2019;inizio degli anni &#x2019;70 l&#x2019;Istituto per lo Studio e la Diffusione del Cinema d&#x2019;Animazione approd&#xF2; con i suoi Incontri annuali a Milano. Le rassegne, nate a Busto Arsizio e a Legnano sulla spinta dell&#x2019;ideatore dell&#x2019;ISCA Massimo Maisetti, trovarono collocazione al Centro San Fedele e per l&#x2019;organizzazione la base operativa pass&#xF2; all&#x2019;AGIS Lombarda. Avendo pi&#xF9; visibilit&#xE0; divenne necessario dedicar loro pi&#xF9; tempo. E, nei ritagli, divenne possibile anche &#x201C;peregrinare&#x201D; nelle basi operative dei vari animatori che, in buona percentuale, lavoravano a Milano. Ho potuto cos&#xEC; visitare gli studi di Cavandoli, la Gamma film a Cologno Monzese, la Bozzetto Film in via Melchiorre Gioia, Marco Biassoni, Luciano Paganini eccetera. Ma uno degli incontri che ricordo con pi&#xF9; affetto fu quello con Nino e Toni Pagot, in via di Porta Romana (se non erro). Gentilissimi mi accolsero in vestaglia bianca (anche Gino Gavioli e Paolo Piffarerio li ricordo con la &#x201C;svelandrina&#x201D; bianca da lavoro&#x2026;). Ridemmo molto con Nino, reduce da un&#x2019;operazione delicatissima &#x2013; in particolar modo allora agli inizi dell&#x2019;era della cardiochirurgia &#x2013; per l&#x2019;impianto di una valvola cardiaca che faceva costantemente un &#x201C;tic tac&#x201D; percepibile standogli accanto&#x2026; Presto la conversazione scivol&#xF2; sulla mancanza di testimonianze dello sviluppo del cinema d&#x2019;animazione italiano. Ovvero, l&#xEC;, alla Pagot Film, sull&#x2019;impossibilit&#xE0; di vedere LALLA PICCOLA LALLA e I FRATELLI DINAMITE: due pietre miliari. Mi palesarono il loro dispiacere nell&#x2019;aver perso il controllo delle pellicole. Dei negativi (soprattutto di LALLA) o non pi&#xF9; ritrovati a Londra presso l&#x2019;unico, all&#x2019;epoca, stabilimento europeo della Technicolor o ritirati da Londra e poi resi inservibili da una non buona conservazione. E dell&#x2019;unica copia che loro avevano tenuta in una casa sul Lago di Garda (o Maggiore&#x2026;) e che era sparita probabilmente rubata. Ed io raccontai loro di grappoli d&#x2019;immagini che mi rimanevano in mente de I FRATELLI DINAMITE. Immagini in bianco&#38;nero viste una mattina in un programma sperimentale della RAI che o stava facendo le prove tecniche in vista dell&#x2019;avvio dei programmi regolari o era appena appena partita (dal 3 gennaio 1954). Ero in uno strano negozio in Calle larga Goldoni a Venezia, il Bazar 33. Dove vendevano un po&#x2019; di tutto, giocattoli, scope e piccoli utensili per la casa. Li troneggiava per richiamo promozionale questo enorme televisore carrozzato di legno. E li passava il film. Non potei vederlo tutto perch&#xE9; mia madre aveva fretta. Ma quelle immagini le ho ancora stabilizzate nella mente. Mentre raccontavo a Nino e Toni di questo ricordo ragionavo: &#x201C;passare allora un film a colori in TV era impossibile perch&#xE9; i contrasti erano troppo forti. Cos&#xEC; di per certo o dal negativo o da una copia hanno tratto un lavander in bianco&#38;nero, una copia dai contrasti ammorbiditi come pretendeva la tecnologia dell&#x2019;epoca. La RAI ha magazzini infiniti. Magari se lanciate qualche segnale&#x2026;&#x201D;. E cos&#xEC; fu fatto. E qualche tempo dopo fu effettivamente identificata in un magazzino RAI una copia bianco&#38;nero del film che pot&#xE9; essere trasmessa, sempre in RAI nel corso del programma di Mario Accolti Gil MILLE E UNA SERA. Un mitico programma che allora, alla met&#xE0; degli anni &#x2019;70 fece non solo il punto sull&#x2019;animazione italiana proiettando il poco, ad allora identificato e salvato, ma in generale sull&#x2019;animazione europea. Non eravamo ancora entrati nell&#x2019;era della videoregistrazione. E anche di MILLE E UNA SERA io posso dire di conservare immagini, sensazioni, ricordi&#xBB;. Infatti, oggi grazie anche all&#x2019;interessamento di Marco Giusti, l&#x2019;arte dei fratelli Pagot occupa definitivamente il posto d&#x2019;eccezione che merita, e tutto il complesso della produzione Pagot Film, pellicole 35mm, materiali e rodovetri d&#x2019;epoca compresi, &#xE8; stato rilevato e salvaguardato dall&#x2019;apposita sezione della Cineteca di Milano.

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(Il Signor Rossi)
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(West and Soda)
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(Vip mio fratello superuomo)
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(Allegro non Troppo)

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Anche Carosello fu a lungo tralasciato forse perch&#xE9; allora ancora in onda, considerato pi&#xF9; un&#x2019;animazione televisiva che autoriale. Ciononostante ne beneficiarono singolarmente personaggi quali Mr. Linea di Cavandoli o lo stile dei fratelli Gavioli, non tanto per le creazioni in s&#xE9; quanto pi&#xF9; che altro per il tratto stilizzato ed angoloso che si accorpava di fatto a quello in voga negli anni Sessanta.<br/>
Per Carosello, capitolo dell&#x2019;animazione italiana fino a qualche decennio fa in second&#x2019;ordine rispetto all&#x2019;animazione d&#x2019;autore, ha trovato le prime evidenti rivalutazioni da parte dell&#x2019;allieva di Rondolino, Chiara Magri, ed in seguito &#xE8; stato finalmente studiato, raccolto e definitivamente catalogato da un esperto Rai del calibro di Marco Giusti e dalla sua prima collaboratrice Guia Croce.
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(Calimero)
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Riguardo invece il Pinocchio di Cenci, dopo tre anni dall&#x2019;uscita del lungometraggio, il Pintus ne intu&#xEC; per primo l&#x2019;importanza dedicandogli, come a nessun altro film italiano, ben tre pagine all&#x2019;interno di un paragrafo comprendente la produzione del nostro paese, scrivendo: &#xAB;Il piccolo Olimpio dell&#x2019;animazione italiana &#xE8; sempre preda di un salutare fenomeno di iniziative &#x2013; le pi&#xF9; diverse e approfondite &#x2013; alla ricerca di nuove formule tecniche e sperimentazioni narrative, ma la sorpresa degli anni Settanta verr&#xE0; probabilmente dai fratelli &#x2013; ancora una volta un sodalizio a due! &#x2013; Renzo e Giuliano Cenci, che hanno inteso onorare la memoria di Carlo Lorenzini proponendo una versione cinematografica del burattino pi&#xF9; famoso del mondo nella maniera pi&#xF9; classica e tradizionale.<br/>
Pinocchio &#xE8; sempre stato un po&#x2019; la tentazione ed il duro banco di prova di molti animatori, tanto per le enormi possibilit&#xE0; figurative quanto per il grande spazio concesso alla fantasia, ma su questo lavoro tutti sono caduti o pi&#xF9; meno rovinosamente. Per Russi, Belgi e Giapponesi il titolo &#xE8; stato un&#x2019;occasione per travisare completamente il personaggio e per darne le versioni pi&#xF9; disparate e meno reali. Lo stesso Disney, ben conosciuto per l&#x2019;estremamente accurata e quasi pedante fedelt&#xE0; alle opere cui si &#xE8; ispirato, e per la grande opera di documentazione che svolgeva alle soglie della produzione di un lungometraggio, con Pinocchio commise un passo falso: perch&#xE9; dell&#x2019;eroe di Collodi non seppe penetrare il carattere e non riusc&#xEC; a far rivivere lo spirito acre e pungente dell&#x2019;autore, circondando la storia dei soliti elementi stilistici &#x2013; delizioso e commoventi &#x2013; ma nel caso troppo artefatti e pi&#xF9; spesso estranei all&#x2019;intreccio ed alla tematica, al messaggio, insomma, del famoso toscano.<br/>
I Cenci, provenienti da una ricca attivit&#xE0; in campo pubblicitario, hanno tenuto conto di tutti i tentativi precedenti, decidendosi alfine per una linea il pi&#xF9; possibilmente collodiana e toscana, rifacendosi in questo anche alle illustrazioni di Attilio Mussino &#x2013; il creatore del negretto &#x2018;Bilbolbul&#x2019; del &#x2018;Corriere dei Piccoli&#x2019; &#x2013;, uno stupendo disegnatore che ai primi del secolo cur&#xF2; la pi&#xF9; classica delle edizioni illustrate sulle vicende del burattino.<br/>
Il lavoro &#xE8; venuto su mano mano, vivendo dei piccoli autofinanziamenti che la cooperativa dei collaboratori &#x2013; fra i quali ricordiamo Alberto D&#x2019;Angelo e Abramo Scortecci &#x2013; poteva permettersi; quindi un qualcosa di artigianale, ma non certo a scapito della qualit&#xE0;. Il concetto generale che ha guidato il lavoro &#xE8; ben chiaro da quanto Giuliano Cenci ha dichiarato al critico Bendazzi: &#x2018;Pinocchio aveva bisogno di una interpretazione letterale ed italiana. Il testo &#xE8; ricchissimo di elementi importanti e trovo assurdo andarne a cercare di nuovi. Il nostro film sar&#xE0; la realizzazione cinematografica del Pinocchio che tutti abbiamo amato da bambini, sar&#xE0; la proiezione dei nostri sogni&#x2019;.<br/>
Questo doveroso film sul burattino pi&#xF9; famoso del mondo &#xE8; un&#x2019;opera esemplare sotto il profilo stilistico, evidenziata da un disegno decorativo e dolce, e da un ritmo narrativo che va graziosamente in sincronia con lo sfogliare delle pagine. E&#x2019; una fiaba realizzata senza intendimenti pretenziosi e senza false giustificazioni moralistiche, perch&#xE9; della singolare favola ha voluto mantenere intatto il sapore cos&#xEC; intimamente e gelosamente strapaesano.<br/>
Diversi critici, al Festival di Busto Arsizio, hanno storto la bocca, accusando superficialmente i Cenci di &#x2018;morbo di Disney&#x2019;, ma hanno dimenticato che il buon disegno &#x2013; rifinito e maturo &#x2013; non &#xE8; prerogativa di Burbank, vive a tutte le latitudini: &#xE8; solo questione di un sapiente e intelligente impiego, una volta che se ne sia padroni. Il film dei Cenci ci pare sia pienamente raggiunto. Essi hanno sempre escluso l&#x2019;arte come movente imponendosi di pensare esclusivamente al pubblico: quello infantile ride divertito alle peripezie del burattino, quello adulto ritrova sullo schermo un eroe che nell&#x2019;animo di tutti ha da sempre un piccolo angolo riservato, e ci&#xF2; che pi&#xF9; conta lo riavvicina con la stessa ansia e meraviglia del passato. E non si hanno delusioni, perch&#xE9; gli autori sono stati illustratori fantasiosi ed intelligenti ed il loro Pinocchio non &#xE8; soltanto bello, movimentato ed avvincente, ma &#xE8; soprattutto semplice e vero, e con questo essi hanno creato, forse senza volerlo anche un grosso film d&#x2019;arte&#xBB;.
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(Un burattino di nome Pinocchio)
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Negli anni successivi, il Pinocchio di Cenci venne doppiato e distribuito in tutto il mondo a cominciare dagli Stati Uniti d&#x2019;America, per poi passare dalla Francia, Inghilterra, Spagna, Australia, Africa, Sud America, tanto che negli USA ha scatenato un vero e proprio culto.<br/>
In Italia, invece, come sempre succede, non si provvede neanche al ripristino del negativo originale, che a tutt&#x2019;oggi non si sa neanche pi&#xF9; dove sia.<br/>
Evidentemente &#xE8; vero il detto: Nemo propheta in patria!<br/>
Infatti, del Pinocchio, il negativo originale del fautore di Carosello &#xE8; finito anch&#x2019;esso negli sterminati archivi Rai.<br/>
Oggi, ad esempio, le puntate animate da Giuliano Cenci de La Pimpa, e di Lalla, nell&#x2019;isola di Tulla, con protagonista Raffaella Carr&#xE0; in cartoon sono quotidianamente riproposte come veri e propri cult della televisione per l&#x2019;infanzia da Rai Click. Ma del pi&#xF9; importante lungometraggio italiano, Un burattino di nome Pinocchio, sempre in Rai a tutt&#x2019;oggi pare non esista traccia&#x2026;<br/>
Relativamente all&#x2019;interessamento di Marco Giusti e di Claudia Sasso, quest&#x2019;ultima responsabile Rai della programmazione ragazzi e figlia di Mario Sasso &#x2013; un grande innovatore dell&#x2019;animazione in computer graphic che realizz&#xF2; molte sigle Rai nei decenni addietro &#x2013; sappiamo che nelle Teche Rai, del Pinocchio di Cenci, risultano rubricati soltanto i master BVU della messa in onda, quando il film venne programmato per intero ma suddiviso in episodi all&#x2019;interno di un contenitore televisivo per l&#x2019;infanzia durante la stagione televisiva 1989/90.<br/>
Fortunatamente una copia positiva 35mm del film &#xE8; presente in archivio presso la Cineteca Nazionale di Roma, la quale fu la prima copia stampata rilasciata dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo, ma di cui oggi, per via dei procedimenti chimici dell&#x2019;epoca, se ne sta alterando la resa cromatica, tanto che meglio sarebbe ripristinare attraverso gli attuali sistemi di restauro un definitivo negativo in pellicola di un capolavoro di altissima qualit&#xE0; tecnica e artistica senza precedenti nella storia del cinema disegnato, di importanza e notoriet&#xE0; internazionale.<br/>
Allora, trascorso un secolo, passate le mode, vogliamo una volta per tutte riscrivere la storia dell&#x2019;animazione italiana e degli annessi autori sulla base degli scritti dei loro stessi scopritori&#x2026; anzi scriverla definitivamente noi per la prima volta?
Iniziamo:
L&#x2019;animazione italiana comincia con Gibba.
Chi per&#xF2; di fatto un decennio addietro ha dato una spinta decisiva &#xE8; stato Luigi Liberio Pensuti, il quale, dopo svariati filmati didattici e scientifici, gi&#xE0; dal Crociato &#x2018;900 per la battaglia antitubercolare commissionatagli dal Duce, intu&#xEC; che il cartone animato poteva agganciarsi all&#x2019;attualit&#xE0;, realizzando per l&#x2019;Istituto Nazionale Luce cortometraggi di propaganda quali, Il Dottor Chukill, Aim&#xE9; Selassi&#xE9;, Suez, Ahi Hitler!.<br/>
Il precursore dell&#x2019;animazione invece &#xE8; stato Osvaldo Piccardo, che inizi&#xF2; giovanissimo e, passando per i fratelli Pagot, prosegu&#xEC; la sua attivit&#xE0; trent&#x2019;anni dopo quale caporeparto Incom per la realizzazione di Carosello, sigle e intermezzi televisivi, ideando personaggi come Ulisse e la sua Ombra, nonch&#xE9; per stile e ingegno dobbiamo riconoscergli almeno la straordinaria ideazione de La Linea.
Quindi, Gibba sta a De Sica come Piccardo sta a Bragaglia, chiaro, no?
Lasciamo ora perdere i nozionismi cronologici partendo da La guerra e il sogno di Momi &#x2013; i quali ovviamente troverete riportati &#x2013; di fatto Gibba &#xE8; da considerarsi il vero Pioniere del Cinema d&#x2019;Animazione Italiano. Appena ragazzo, infatti, super&#xF2; i suoi maestri Carlo e Vittorio Cossio, Antonio Rubino e lo stesso Pensuti, lasciando intuire come il cartone animato poteva agganciarsi all&#x2019;attualit&#xE0;, passando per Fellini e Kremos in Hello Jeep!, e appena ventitreenne con L&#x2019;ultimo sciusci&#xE0; diede realmente il via ad una scuola nazionale; passando per gli anni Sessanta con la Produzione Corona comprensiva, per gli americani, dei vari Popeye e Kresy Kat, e tornando a definitiva maturazione col mitico lungometraggio cult Il Nano e la Strega.<br/>
Come anche su Giuliano Cenci, Anton Gino Domeneghini, Nino e Toni Pagot, dobbiamo al genio di Mario Pintus che per primo intu&#xEC; parlando di loro come i veri e definitivi capostipiti dell&#x2019;animazione italiana.<br/>
Dapprima il Commendator Anton Gino Domeneghini realizz&#xF2; la prima grande pietra miliare dell&#x2019;Animazione Italiana con La Rosa di Bagdad, a cui seguirono diversi cortometraggi pubblicitari tracciando la strada a Carosello; mentre a lui coevi, i pi&#xF9; giovani Nino e Toni Pagot, che gi&#xE0; avevano notevole esperienza nel settore, portarono a termine il pi&#xF9; semplice ma non meno espressivo I fratelli Dinamite, il quale segn&#xF2; la svolta per le loro creazioni future fino a Carosello, da cui nacque un personaggio celebre in tutto il mondo: Calimero.<br/>
Poi arriver&#xE0; il giovanissimo Bruno Bozzetto che con West and Soda, Vip mio fratello superuomo e Allegro non Troppo e la sua sterminata produzione composta da decine e decine di cortometraggi, film e serie televisive, &#xE8; senz&#x2019;altro il cartoonist italiano pi&#xF9; popolare e un nome di inimmaginabile importanza internazionale.<br/>
Oggi l&#x2019;intera Produzione Bozzetto &#xE8; definitivamente custodita dalla Cineteca Italiana.<br/>
Sempre all&#x2019;interno della produzione pi&#xF9; innovativa ed importante del XX Secolo non sono da tralasciare i film sperimentali di Luigi Veronesi, Bruno Munari, Cioni Carpi e Pino Pascali, come avevano intuito, prima degli altri, Rondolino, Bendazzi e Giusti grazie ai quali se ne deve oggi la definitiva valorizzazione.<br/>
Ma il coronamento definitivo avverr&#xE0; negli Anni Settanta quando il linguaggio del cinema disegnato non sar&#xE0; n&#xE9; troppo antico n&#xE9; troppo moderno: Giuliano Cenci, non &#xE8; quindi solo il regista che ha portato al successo in tutto il mondo Un burattino di nome Pinocchio ma &#xE8; stato anche il primo ad escogitare in Italia: l&#x2019;accoppiamento del film dal vero col cartone animato; l&#x2019;invenzione dell&#x2019;animazione in plastilina; il miglioramento tecnico del difficile procedimento del Film-Guida; le definitive innovazioni degli effetti speciali le quali sono tutt&#x2019;oggi una straordinaria novit&#xE0; in campo mondiale; e, cosa pi&#xF9; importante, le prime pubblicit&#xE0; animate per la Philco le quali diedero definitivo inizio al pi&#xF9; famoso programma della televisione italiana, tanto che Giuliano Cenci pu&#xF2; essere veramente definito anche il &#xAB;Pap&#xE0; di Carosello&#xBB;.<br/>
Come detto, tutti gli stili e gli autori, convergono a lui: Giuliano Cenci &#xE8; il vero Padre dell&#x2019;Animazione Italiana.<br/>
Dopo le decine di migliaia di visite di lettori da ogni parte del mondo che hanno seguito i miei articoli sul linguaggio del cinema disegnato pubblicati su &#xAB;Cinemino&#xBB;, abbiamo deciso la pubblicazione on line del libro Cartoni d&#x2019;Italia, che si avvale della prefazione esclusiva di un maestro dell&#x2019;animazione internazionale come Bruno Bozzetto, con la speranza che l&#x2019;inedita raccolta di studi che lo compone permetter&#xE0;, di fatto, a tutti di vivere la Storia dell&#x2019;Animazione Italiana, dalle origini sino ad oggi.
Mario Verger&#xA0;</p><p><small><a href="http://cinemino.kaywa.com/mobile/mario-verger/acome-animazione.html">Comments</a>&#xA0;(1)
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