Rapporto confidenziale - speciale Locarno 61

 

Locarno 61 Leopardo

 
Rapporto confidenziale, la rivista digitale di cultura cinematografica, uscirà a settembre con un numero speciale interamente dedicato alla sessantunesima edizione del Festival internazionale del film di Locarno, appena concluso.
Il numero speciale che si affiancherà al numero otto della rivista, sarà disponibile, gratuitamente come sempre, all'indirizzo della rivista.
Maggiori informazioni presto su queste pagine e sul sito di rapporto confidenziale.
 
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Helvetica

Helvetica
di Gary Hustwit

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(Amsterdam)

Helvetica è un film indipendente su tipografia, grafica e cultura visuale globale che guarda alla proliferazione di un carattere tipografico (che festeggerà il suo cinquantesimo compleanno nel 2007, essendo stato sviluppato da Max Miedinger e Eduard Hoffmann nel 1957 per la Haas Type Foundry a Münchenstein, in Svizzera) come parte di una discussione più ampia su come un carattere possa influenzare le nostre vite.
Il film presenta un’esplorazione degli spazi urbani di grandi città e dei caratteri che le abitano, nonché una discussione con alcuni designer sul loro lavoro, il processo creativo e le scelte estetiche che stanno dietro la scelta di un carattere.
Helvetica ci invita ad osservare più profondamente le migliaia di parole che vediamo ogni giorno.
Il film, che è stato girato in alta definizione negli Stati Uniti, in Inghilterra, Olanda, Germania, Svizzera, Francia e Belgio, viene attualmente presentato in numerosi Paesi nel mondo in festival o proiezioni speciali (per sapere quali sono i prossimi appuntamenti, cliccate qui).
Tra le persone intervistate, troviamo nomi eminenti del mondo del design quali, tra i molti, Erik Spiekermann, Matthew Carter, Massimo Vignelli, Wim Crouwel, Hermann Zapf, Neville Brody, Stefan Sagmeister, Michael Bierut, David Carson, Paula Scher, Jonathan Hoefler, Tobias Frere-Jones, Experimental Jetset, Michael C. Place, Norm, Alfred Hoffmann, Mike Parker, Bruno Steinert, Otmar Hoefer, Leslie Savan, Rick Poynor, Lars Müller.

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(Zurigo)


Il regista

Gary Hustwit ha prodotto cinque documentari, tra cui I Am Trying To Break Your Heart, sulla band Wilco; Moog e Drive Well, Sleep Carefully, sulla band indie Death Cab for Cutie in tour. Helvetica è il primo documentario da lui diretto.


Helvetica (UK, 2007)

Regia: Gary Hustwit
Musiche: The Album Leaf, Battles, Caribou, Chicago Underground Quartet, El Ten Eleven, Four Tet, Kim Hiorthøy, Motohiro Nakashima, Sam Prekop
Fotografia: Luke Geissbuhler
Montaggio: Shelby Siegel
80’

Sito ufficiale

An Inconvenient Truth

An Inconvenient Truth
(titolo italiano: Una scomoda verità, USA, 2006)
di Davis Guggenheim

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L’umanità è seduta su una bomba a orologeria. Se la maggior parte degli scienziati del mondo ha ragione, ci restano dieci anni per evitare una catastrofe che potrebbe innescare una spirale distruttiva nell’intero sistema climatico del pianeta, con condizioni meteorologiche estreme, alluvioni, siccità, epidemie e ondate di caldo letali mai registrate prima: e saremo noi la causa della catastrofe.

Dal regista Davis Guggenheim, reduce dal successo ottenuto al Sundance Film Festival, An Inconvenient Truth (in italiano Una scomoda verità) ritratto appassionato di un uomo e del suo impegno contro i falsi miti e i fraintendimenti che accompagnano il problema del surriscaldamento globale. Il protagonista è niente meno che il vice presidente Al Gore il quale, in seguito alla sconfitta subita alle elezioni del 2000, ha deciso di dedicarsi alla salvaguardia del pianeta. In questo illuminante e intenso ritratto, Gore e il suo “spettacolo itinerante sul surriscaldamento globale” divertono, coinvolgono e stimolano lo spettatore comune a riflettere sulla cosiddetta “emergenza planetaria” prima che sia troppo tardi.
Nel 2005, in America si sono registrate le più disastrose calamità naturali della storia. Sembra evidente che ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno e Gore non usa mezzi termini per spiegare la preoccupante situazione. La sua storia personale si alterna ai dati e alle previsioni future: lo studente universitario idealista che temeva una preoccupante crisi ambientale è diventato un giovane senatore alle prese con una dolorosa tragedia familiare che ha mutato la sua visione delle cose. Infine, l’uomo che è stato a un passo dal diventare presidente ha deciso di tornare a occuparsi della causa a cui ha dedicato una vita: con la convinzione che ci sia ancora tempo per porre rimedio.
Intelligente, stimolante e ricco di speranza, An Inconvenient Truth dà voce alle persuasive argomentazioni di Al Gore: non possiamo più permetterci di ritenere il surriscaldamento globale un semplice problema politico. Piuttosto, si tratta della sfida morale di maggiore portata con cui la nostra civiltà globale dovrà fare i conti.
Paramount Classics e Participant Productions presentano un film diretto da Davis Guggenheim, An Inconvenient Truth. Interpretato da Al Gore, il film è prodotto da Laurie David, Lawrence Bender e Scott Z. Burns. Jeff Skoll, Davis Guggenheim, Diane Weyermann, Ricky Strauss e Jeff Ivers curano la produzione esecutiva mentre Lesley Chilcott è co-produttrice.

Il coinvolgimento di Al Gore

Per anni è stato per tutti il “futuro presidente degli Stati Uniti”; poi, in seguito alla controversa e, sul piano personale, devastante sconfitta alle elezioni del 2000, Al Gore ha fatto una scelta che ha sorpreso tutti. Si è messo in viaggio, non in cerca di esilio, ma come showman itinerante.
Il suo “spettacolo” è una presentazione imparziale e multimediale, condita da un’originale miscela di umorismo, cartoon e convincenti dati scientifici, sugli effetti che il surriscaldamento globale sta provocando nel nostro pianeta. Ma è anche una coinvolgente, stimolante “chiamata alle armi” che rivela l’opportunità irripetibile che la nazione si trova a dovere e a poter affrontare. Senza troppo clamore, Gore ha portato il suo show in oltre 1.000 località riempiendo puntualmente gli auditorium delle scuole e le sale conferenze degli alberghi di città grandi e piccole nella speranza di esortare la gente comune a fare qualcosa di importante per iniziare a ribaltare le sorti di quella che potrebbe rivelarsi la peggior catastrofe della storia umana.
Tra i tanti spettatori, due sono rimasti particolarmente colpiti dalle parole di Gore: l’attivista e ambientalista di punta Laurie David e il produttore cinematografico Lawrence Bender. David ha introdotto due esibizioni di Gore che hanno fatto registrare il tutto esaurito a New York e a Los Angeles. “Lo vedevo come il Paul Revere dei nostri tempi”, sostiene David, “in viaggio per il paese per esortare i cittadini a non ignorare questo appello vitale”.
David si rende conto che il messaggio di Gore non è di poco conto. “Avendo studiato il problema per quasi 40 anni, nessuno lo conosce meglio di lui e nessuno è in grado di spiegarne meglio le implicazioni”, osserva David. “Ma se anche viaggiasse per 365 giorni l’anno, Gore riuscirebbe a portare il suo messaggio soltanto a una minima parte di cittadini”.
“Quando ho assistito alla presentazione di Gore, ho subito pensato che si potesse trarne un film straordinario”, ricorda Lawrence Bender. “Eravamo tutti convinti che la verità di ciò che egli stava dimostrando meritasse di essere veicolata su scala più ampia”.
Decisi a passare all’azione, David e Bender hanno proposto il progetto a un vecchio amico e collega come Scott Z. Burns, scrittore, regista e vincitore del premio Clio grazie alle sue campagne pubblicitarie. Il team si è inoltre rivolto a Jeff Skoll di Participant Productions, una nuova società di produzione che dedica la propria attività a realizzare film su temi sociali di grande attualità, e nota per aver prodotto nel 2005 gli acclamati e provocatori Good Night and Good Luck e Syriana.
I quattro hanno quindi assistito insieme a uno spettacolo di Gore e hanno deciso di lanciarsi in questa sfida. Jeff Skoll ammette: “Pensavo di sapere molto su questo argomento perché l’ho studiato e mi sono informato per anni; ma quando ho assistito alla presentazione di Al Gore, mi sono dovuto ricredere. Avevo sempre pensato che si trattasse di un problema a lungo termine, qualcosa che avrebbe iniziato a incidere nei prossimi 20 o 30 anni; invece, la questione è ancora più impellente. I dati illustrati da Gore ci danno ancora cinque o dieci anni di tempo per affrontarla in maniera decisiva. Ma Al presentava i suoi dati a un pubblico di qualche centinaio di persone a ogni spettacolo: è ovvio che non poteva bastare. Così abbiamo cercato di portarlo sullo schermo in tempi molto rapidi”.
Al pari di Gore, i produttori ritengono che i rischi legati al surriscaldamento globale trascendano la partigianeria politica. Scott Burns commenta: “Mi ha molto colpito il fatto che, dopo aver ricoperto una posizione che gli consentiva di avere una visione a 360 gradi di tutti i problemi che il mondo d’oggi deve affrontare, Al Gore abbia preso la decisione di impegnarsi personalmente per far fronte a questo problema specifico. Non c’è niente di politico. La scienza è, per definizione, neutrale. Quando parlava sul palco, Al non chiedeva i nostri voti, ma di dedicare la nostra attenzione e il nostro impegno alla necessità di un cambiamento”.
Skoll aggiunge: “Al presenta i fatti in modo unico e coinvolgente, riesce a divertirti e a spaventarti allo stesso tempo. Il suo obiettivo è chiaramente quello di portare il tema al di fuori dell’agone politico presentandoci i fatti in maniera obiettiva: l’unico scopo è coinvolgere più persone possibile nella sua causa, perché a prescindere da razza, classe sociale, provenienza o quant’altro, questo è un problema che riguarda la vita di tutti noi”.
I produttori hanno capito ben presto che ciò in cui si stavano per cimentare non sarebbe stata la solita produzione cinematografica. “Eravamo ben consci che la posta in gioco”, conferma Laurie David, “in fin dei conti era il pianeta stesso. Non restava che convincere Gore”.
Così, questo gruppo di produttori hollywoodiani ha proposto l’idea all’ex vice presidente degli Stati Uniti, non senza una certa soggezione. “Sono abituato a incontri con personalità di ogni tipo, ma in questo caso si trattava dell’uomo che avrebbe potuto diventare presidente”, osserva Bender. Fortunatamente, Gore li ha subito messi a loro agio. “Si è rivelato molto pacato e affascinante”, continua Bender. “Ha immediatamente capito le potenzialità del progetto: anziché portare il suo messaggio a qualche migliaio di persone, un film avrebbe potuto raggiungere milioni di spettatori”.
“Il peggioramento continuo delle condizioni climatiche richiede un’azione coraggiosa, rapida e consapevole”, spiega Gore, che ritiene An Inconvenient Truth un valido mezzo per attirare l’attenzione del mondo sull’urgenza della situazione.
I realizzatori hanno quindi reclutato il regista Davis Guggenheim per assicurare che il film avesse il giusto ritmo cinematografico e il giusto equilibrio tra intrattenimento e coinvolgimento emotivo. Cineasta molto duttile, Guggenheim vanta una vasta esperienza televisiva e recentemente si è distinto anche come produttore esecutivo dell’acclamata serie HBO Deadwood. Con An Inconvenient Truth Guggenheim ha colto l’occasione per tornare al documentario raccontando una storia intensa e densa di sorprese.
“Laurie David si è precipitata nel mio ufficio proponendomi quello che secondo lei sarebbe stato il film più importante di tutta la mia carriera”, ricorda Guggenheim. “Tuttavia, sono rimasto alquanto titubante fino a quando non ho visto lo spettacolo di Gore”.
Come era successo ai suoi colleghi, alla fine della presentazione Guggenheim ha sentito di dover fare qualcosa per unirsi alla causa e ha iniziato subito a immaginare il film che avrebbe potuto trarre dallo spettacolo a cui aveva assistito. “Mi ha letteralmente rapito e ho subito pensato che dovevo assolutamente raccontare al più presto questa storia al maggior numero di persone possibile”, riferisce il regista.
Più veniva a conoscenza delle ricerche scientifiche su cui si basavano le preoccupazioni di Gore sul surriscaldamento globale, più Guggenheim si interessava all’argomento. “Come cineasta, la cosa che più mi preme è trovare un soggetto che mi catturi totalmente e mi convinca a farne un film”, spiega, “ed è quello che mi è successo con questo progetto. Avevo la sensazione che se anche non fossi riuscito a realizzare nient’altro in tutta la mia vita, quest’idea era talmente grande che non potevo non perseguirla”.
All’inizio della produzione, per ammissione degli stessi produttori, non sono mancati i dubbi su come il pubblico e i media avrebbero potuto reagire a un film i cui due elementi principali (Gore e il tema del surriscaldamento globale) sono sempre stati causa di numerose controversie. Ma i timori si sono dissipati quando il film è stato accolto in maniera entusiastica al Sundance Film Festival, con ben 3 standing ovation.
“La domanda che ci ponevamo era: la gente andrà a vedere questo film con idee preconcette?”, commenta Jeff Skoll. “È gratificante che un pubblico così composito lo abbia apprezzato, e che anche coloro di cui inizialmente avremmo pensato il contrario si siano uniti nelle lodi. Conservatori, liberali, democratici, repubblicani... credo davvero che questa storia non abbia bandiere”. Lesley Chilcott aggiunge: “Il dibattito infuocato sul surriscaldamento globale ha ormai fatto il suo tempo. L’unico dibattito utile oggi è su quanto rapidamente dobbiamo agire”.

An Inconvenient Truth
(titolo italiano: Una scomoda verità, USA, 2006)
Regia: Davis Guggenheim
Musiche originali: Michael Brook
Montaggio: Jay Lash Cassidy
100'

Sito ufficiale