Jacques Tati
Jacques Tati

(Jour de fête)
Jacques Tati, nato come Jacques Tatischeff il 9 ottobre 1909 in quella che ora si chiama Yvelines, Francia, si ispira da subito all’arte dei grandi mimi.
Dal 1931 fino all’immediato dopoguerra calca le scene dei teatri di varietà ottenendo grande successo con le sue trovate visive, ispirate anche a Charlot, il personaggio inventato da Charlie Chaplin.
Già nel 1932 appare in un cortometraggio, Oscar, champion de tennis, diretto da Jack Forrester. Segue, nel 1934, un altro cortometraggio: On demande un brute (in italiano Bruto cercasi) diretto da Charles Barrois.
Nel 1935 co-dirige e co-sceneggia (con il clown Rhum) il suo primo cortometraggio Gai dimanche cui segue la partecipazione come attore e sceneggiatore a Soigne ton gauche di René Clément.
Nel 1947 dirige il celebre L’école des facteurs (in italiano La scuola dei portalettere), in cui appare già il personaggio del postino, figura poi al centro del lungometraggio Jour de fête del 1949, da lui scritto (con Henri Marquet) e diretto. Tati, in questo film, basa le sue trovate sulla parodia dei gesti e dei tic comuni.

(Les vacances de M. Hulot)
Les vacances de M. Hulot (Le vacanze di Monsieur Hulot, 1953) lo vede, ancora muto (pronuncia solo il suo cognome) protagonista di una storia che ha al centro la società consumista e la tecnologia (le auto, gli elettrodomestici) ma, al contrario di Chaplin in Modern Times (Tempi moderni, 1936) lui passa attraverso qualsiasi novità non perdendo il suo atteggiamento serafico finendo anzi con il rendere le vacanze agli altri turisti meno monotone. Qui Hulot è come non mai la quintessenza dell’uomo comune, caratterizzato da un animo candido e cortese.

(Mon oncle)
Mon oncle (Mio zio, 1958) amplifica il tema ponendo Hulot a confronto con la sorella, borghese e snob, che vive in una casa modernissima piena di ogni diavoleria ultratecnologica.
Lei si mette in testa di farlo fidanzare con una vicina nel corso di una festa che, naturalmente, Hulot trasformerà in un disastro. Anche il cognato tenterà di omologarlo alla società corrente dandogli un lavoro nella sua fabbrica di tubi ma anche l’esito di questa esperienza sarà disastroso.Suo nipote, intanto, trova in lui la fantasia e la svagatezza che nella vita quotidiana della sua famiglia manca totalmente.

(Playtime)
Nel 1967 ritroviamo Hulot, in Playtime, tentare di prendere contatto con un funzionario che continua ad apparire per poi scomparire nei meandri di in un palazzo tutto vetrato che imprigionerà anche lui come in un labirinto. Dopo una visita a una fiera campionaria, piena di oggetti moderni e ridicoli, si ritroverà travolto da un’orda di turisti americani a vagare per Parigi.
Traffic (Monsieur Hulot nel caos del traffico, 1971) lo vede disegnare un’innovativa vettura piena di soluzioni innovative che va presentata a una fiera ad Amsterdam. Il viaggio verso l’Olanda verrà intrapreso con tre mezzi: un camion
contenente la vettura, una berlina con i dirigenti dell’azienda costruttrice e un’automobile sportiva. Il traffico infernale unito a una serie di contrattempi faranno sì che il viaggio si complichi oltremisura, con Hulot che tenta, senza successo, di porre rimedio agli inconvenienti. Questa volta Hulot diventa il cantore della modernità, facendone comunque sottilmente oggetto di satira.
Segue l’ultima apparizione della sua carriera Parade (Il circo di Tati, 1974), cronaca realizzata per la tv di un suo spettacolo in cui ripercorre, attraverso i suoipersonaggi, la sua carriera.
Jacques Tati è morto a Parigi il 4 novembre del 1982.
(Roberto Rippa)
Sito ufficiale



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