L'anticomunismo di Indiana Jones

Indiana Jones01

Gianmarco Mecozzi ha scritto per Derive Approdi un interessante editoriale sull'ultimo Indiana Jones. Lo potete leggere qui.

Rapporto confidenziale - numerosei

RC06

Il sesto numero (giugno 2008) di Rapporto confidenziale, la rivista digitale di cultura cinematografica, è finalmente online con cinquantasette pagine di critica cinefila.

Gli autori di questo numero (oltre ai fondatori Alessio Galbiati e Roberto Rippa) sono, in rigoroso ordine alfabetico: Roberto Bernabò, Alessandra Cavisi, Matteo Contin, Claudia D'Alonzo, Samuele Lanzarotti, Ciro Monacella, Cesare Moncelli, Francesco Moriconi, Emanuele Palomba, Mario Trifuoggi, Mario Verger.

Sommario del numerosei (giugno 2008):

Editoriale di A.G. (5) | Dorothy Stratten di Samuele Lanzarotti (7) | Il divo di Ciro Monacella (9) | Il Paese del Silenzio e dell’Oscurità di Samuele Lanzarotti (10) | speciale Gomorra. con le recensioni di: Alessandra Cavisi (11), Ciro Monacella (12), Emanuele Palomba (13), Matteo Contin (14) e Roberto Bernabò (15) | Scandaloso Gibba di Mario Verger (19) | Gli esclusi di Alessandra Cavisi (21) | L’avventurosa storia della American International Pictures. Sesta parte: LSD, Hell’s Angels e gas mortali - gli anomali di Roger Corman di Roberto Rippa (22). con le recensioni (a cura di Roberto Rippa) dei film: The Wild Angels (24), The Trip (25) e Gas! - Or - How It Became Necessary to Destroy the World in Order to Save It (26) | Von Ancken fa rivivere il vecchio West di Emanuele Palomba (28) | Western, o dell’eterno ritorno di Alessio Galbiati (28) | Nietzsche vs. Kubrick di Mario Trifuoggi (29) | segni di film. Berlinguer ti voglio bene di Cesare Moncelli (32) | DigiMag. L’ultima cena. Souvenir da Milano di Claudia D’Alonzo (41) | DigiMag. I’m not David Lynch! Charlemagne Palestine a Milano di Alessio Galbiati (43) | Il giardino delle delizie di Samuele Lanzarotti (46) | brevemente (a cura di Roberto Rippa). Il neige à Marrakech, Dust Bowl Ha! Ha! (47) | Cannibal Holocaust di Francesco Moriconi (48) | La ragazza del lago di Alessandra Cavisi (51) | Moolaadé di Alessio Galbiati (52) | Slipstream di Roberto Rippa (53) | All That Jazz di Alessio Galbiati (54) | J’ai toujours rêvé d’être un gangster di Roberto Rippa (55) | indice filmografico (56) | Arretrati (57)

RCBanner01

Improvvisamente, l'inverno scorso

Improvvisamente, l'inverno scorso (Italia, 2007)
di Gustav Hofer e Luca Ragazzi

Improvvisamente01
Improvvisamente, l’Inverno Scorso racconta la storia di Luca e Gustav, una coppia che sta insieme da otto anni, e di quello che gli è successo improvvisamente l’inverno scorso, quando un’ondata inaspettata di omofobia ha sconvolto la loro quotidianità.

A febbraio, dopo mesi di discussioni, il governo Prodi – come da programma - ha presentato una proposta di legge per le unioni civili estesa anche alle coppie omosessuali. e da lì è partita un’offensiva mediatica e politica di proporzioni inaspettate.
Il paese si è così diviso tra chi era a favore dei Di.Co. (il nome del disegno di legge) e chi gli sparava contro.
Dai pulpiti delle chiese e dai salotti televisivi, si è arrivati a livelli parossistici di intolleranza.
Gustav ha cercato di convincere Luca a realizzare un documentario sull’argomento sentendo l’opinione della gente comune, delle associazioni religiose, dei politici di destra e di sinistra (tra gli altri Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Barbara Pollastrini, Franco Grillini, Cesare Salvi, etc.) in occasione di manifestazioni e contromanifestazioni varie, e contemporaneamente per mesi e mesi hanno seguito la discussione generale al Senato.
Con un disagio crescente nei due protagonisti, il film registra, non senza ironia, mesi di polemiche sterili, strumentali e attacchi gratuiti.
Quello che ne viene fuori è un quadro poco edificante, e alquanto contraddittorio, del Belpaese.

Premio Manfred Salzgeber Award, menzione speciale, all'Internationale Filmfestspiele Berlin, 2008.


Dichiarazione dei registi

Questo documentario è nato da un’autentica necessità: quella di voler mettere nero su bianco il nostro disagio di coppia e di cittadini italiani di fronte alla massiccia campagna omofobica ingaggiata dai media, dalla politica e dalla chiesa, lo scorso inverno in occasione della presentazione del progetto di legge DiCo. Abbiamo dovuto dolorosamente constatare che stavamo vivendo in una sorta di bolla, circondati da amici e parenti, al riparo da tutti quanti coloro che vedono (ancora!) nell’omosessualità una minaccia se non una malattia.
Lungi dal voler ritrarci come vittime, ma anzi, cercando nell’ironia il nostro mezzo di indagine, nonchè partendo dall’assunto che si debbano sempre conoscere e rispettare le ragioni dell’altro,, siamo, con un certo coraggio usciti fuori dal guscio, mettendoci in gioco come persone e come coppia.


I registi

Gustav Hofer01 Luca Ragazzi01
Gustav Hofer
Nato a Sarentino (BZ), dopo la laurea in Scienze della Comunicazione a Vienna e in cinema a Londra si è trasferito a Roma.
Dal 2001 lavora per la televisione franco-tedesca “Arte” in qualità di corrispondente per la cultura dall’Italia. Da Gennaio 2005 conduce sulla stessa emittente il programma quotidiano di cultura, “Journal de la Culture – Arte Kultur”.

Filmografia
- Uomini per tutte le stagioni, 2005 (50’, per Medici senza Frontiere)
- Torna a casa, Bush, 2004 (26’)
- Il sangue dell’Impero, 2004 (52’, per Rai Tre con Giovanni Sparo)
- Korea Prioritaria (2002) (45’) (menzione speciale al Genova Film Festival)

Luca Ragazzi
Nato a Roma, laureato in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, esercita da anni la professione di giornalista - critico cinematografico e di fotografo.
E’ alla sua prima esperienza in qualità di regista.

Improvvisamente02
Improvvisamente, l'inverno scorso (Italia, 2007)
Regia: Gustav Hofer e Luca Ragazzi
Montaggio: Desideria Rayner
Montaggio del suono: Silvia Moraes
Prodotto da: hiq productions
Produttore esecutivo: Maria Teresa Tringali
Produttore associato: Jacqueline Lustig
Adattamento: Lorenzo Lupano
Traduzione: Mark Weir
Voce narrante: Veronica Pivetti (versione italiana), Frank Dabell (versione inglese)
80'
hdv

Collegamenti

Sito ufficiale (I/E)

Trailer (YouTube)


E ora?

carfagna01 carfagna02
Il neo-ministro per le pari opportunità Mara Carfagna che, poco prima di ritirare il patrocinio al Gay Pride nazionale del 28 giugno, ha invitato le persone omosessuali a una maggiore sobrietà ("In una società evoluta non c’è spazio per ogni tipo di discriminazione; pertanto anche l’omofobia va contrastata con la forza dell’educazione civica e del rispetto. A questo atteggiamento deve corrispondere la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell’esibizionismo e nel folklore") in due scatti che ne esaltano la sobrietà e la totale mancanza di esibizionismo tratti dal suo calendario di qualche anno fa.

Rapporto confidenziale - numerocinque

RC numerocinque
Il quinto numero di "Rapporto confidenziale", la rivista digitale di cultura cinematografica, è finalmente online con cinquantotto pagine di critica cinefila.

Molti gli autori di questo numero: dai co-fondatori della rivista Alessio Galbiati e Roberto Rippa, a Francesco Moriconi, Mario Verger, Ciro Monacella, Emanuele Palomba e Mario Trifuoggi, Alessandra Cavisi, Lucrezia Cippitelli, Matteo Contin, Cesare Moncelli, Monica Ponzini e Samuele Lanzarotti.

Potete scaricare gratuitamente la rivista qui.

Sommario del numerocinque (maggio 2008): West and Soda di Mario Verger | 4 | Blood Simple di Alessandra Cavisi | 7 | Bruce Bickford di Samuele Lanzarotti | 8 | Basta guardarla di Francesco Moriconi | 10 | Death Proof di Emanuele Palomba | 11 | Black Box: gli spazi del cinema di Lucrezia Cippitelli (DigiMag) | 13 | L’eterno ritorno dell’immagine in movimento. zerofeedback vol.01 di Alessio Galbiati | 19 | E se l’angelo sterminatore fosse già lì? di Ciro Monacella | 22 | We are the… Strange Media for Strange People di Monica Ponzini (DigiMag) | 23 | Cinema e spazzatura: intervista a Ciro Ascione di Matteo Contin | 26 | Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Fast Food Nation di Alessio Galbiati | 29 | Fase IV: Distruzione Terra di Samuele Lanzarotti | 30 | Schermo negato di Roberto Rippa | 31 | > Searchers 2.0 / Contre toute espérance ||| Psyco di Cesare Moncelli | 33 | L’avventurosa storia della American International Pictures. Quinta parte: la fine dell’umanità secondo Ray Milland e Vincent Price di Roberto Rippa | 46 | > Panic in the Year Zero! / L’ultimo uomo della terra ||| Sunset Boulevard di Alessandra Cavisi | 51 | Francis Bacon in mostra a Milano di Samuele Lanzarotti | 53 | Il serial cinematografico americano degli anni dieci: le serial queen. Appendice di Alessio Galbiati | 54 | Filmografia | 58 |

RCBanner01

Mala...ricordi a Lugano

 

Mala...ricordi01

 

 


Mala..ricordi?
un'iniziativa ideata e realizzata da Luca Zioni

Mala..ricordi? giunge al CS()A Il molino di Lugano dopo il grande successo riscosso negli eventi passati in Italia e ci porta indietro di 50 anni, esattamente al 27 febbraio 1958 quando prese forma il capolavoro delle rapine.
Fu messa a segno contro un furgone portavalori che si trovava a passare per la via Osoppo a Milano da sette uomini in tuta blu, era la famosa rapina nota da allora come "la rapina del secolo": bottino senza precedenti senza fare uso di armi.

Mala..Ricordi? è un progetto realizzato da Luca Zioni che aprirà la serata con la proiezione del documentario di Tonino Curagi e Anna Gorio Malamilano, seguito dalla videointervista realizzata appositamente per questo appuntamento con due protagonisti della rapina del secolo: Luciano De Maria e Arnaldo Gesmundo.

16 maggio 2008
CS()A Il molino, viale Cassarate 8, 6900 Lugano
Inizio proiezioni: 20'30 - entrata libera
Una presentazione di Rapporto Confidenziale

 

Per informazioni: www.malaricordi.com

Rapporto confidenziale pubblica sul numerotre un articolo su Malamilano e un'intervista a Luca Zioni, organizzatore di Mala...ricordi, entrambi di Alessio Galbiati. Potete leggerli scaricando gratuitamente la rivista qui.

RCBanner01

Why Democracy?

Why Democracy01

 

Why Democracy? è il più grande evento multimediale mai organizzato su un argomento di attualità. Trasmesso via televisione e radio in oltre 200 paesi e territori e accessibile sul web agli utenti di tutto il pianeta, con un pubblico di oltre 300 milioni di persone, ha dato vita a un dibattito “globale” sulla democrazia nel mondo.

Al cuore di questo evento ci sono 10 documentari realizzati da affermati registi, provenienti da altrettante nazioni. I film hanno i soggetti più vari e raccontano storie diverse, dai metodi di tortura usati dai militari USA all’elezione di un rappresentante di classe in una scuola elementare cinese, dalla rivoluzione di Evo Morales in Bolivia alla polemica sulle vignette danesi su Maometto, ma tutti indagano su un grande tema di fondo: lo stato della democrazia nel mondo.


I documentari

Please Vote for Me! (Votami, Cina, 2007)
di Weijun Chen (52')

Tre candidati pronti a tutto, supportati da “spin doctor” e “consiglieri”. La battaglia per il posto di capoclasse in una terza elementare è aperta: e non saranno fatti prigionieri. Una vivida ed esilarante metafora dei meccanismi della democrazia.

Dinner with the President (A cena con Musharraf, Pakistan, 2007)
di S. Sumar e S. Sathananthan (52')

Quella della dittatura può essere una strada verso la democrazia? I recenti avvenimenti in Pakistan sembrano indicare che il percorso che porta allo stato democratico è ancora lungo e irto di ostacoli.

Bloody Cartoons (Le vignette insanguinate, Danimarca, 2007)
di Karsten Kjaer (52')

La libertà di espressione è uno dei principi fondamentali della democrazia.
Immaginare una cosa senza l’altra è un assurdo. Ma cosa succede quando un diritto democratico viola il diritto di altri?

Iron Ladies of Liberia (Liberia, potere alle donne!, Liberia, 2007)
di D. Junge e S. Scott-Johnson (52')

Un paese devastato da quattordici anni di guerra civile cerca con ansia la persona che possa condurlo verso il cambiamento. Potrebbe averla trovata. E potrebbe essere una donna. …anzi, un gruppo di donne.

Egypt: We are Watching You (Egitto: attenti, vi stiamo osservando!, Egitto, 2007)
di Leila Menjou e Sherief Fahmy, (52')

Un gruppo di donne, insoddisfatte dello stato della democrazia nel loro paese, decide di partecipare direttamente al cambiamento creando un movimento che dal basso controlli sull’operato dei politici.

For God, Tzar and Fatherland (In nome di Dio, dello Zar e della patria, Russia, 2007)
di Nino Kirtadze (52’)

Nel Villaggio dei Matti tutti devono rispettare le leggi del leader e condividere i suoi valori: Dio, Zar e Madrepatria. La storia di una comunità di recupero dalla struttura autoritaria e rigida che riscuote successo e si attira le simpatie di Putin e di molti politici russi.

Looking for the Revolution (Bolivia, la rivoluzione perduta, Bolivia, 2007)
di Rodrigo Vazquez (52')

Come sopravvive l’idea rivoluzionaria di Che Guevara in Sud America? Il presidente indio Evo Morales è la persona giusta per incarnarla? E la Bolivia può essere un modello per le altre democrazie latine?

In Search of Gandhi (In cerca di Gandhi, India, 2007)
di Lalit Vachani (52')

Il 2007 è stato il sessantesimo anniversario dell’indipendenza dell’India dall’impero britannico, ottenuta grazie alla satyagraha, la filosofia della non violenza del Mahatma Gandhi. Cosa resta di questo insegnamento nella più grande democrazia del mondo?

Campaign! The Kawasaki Candidate (La campagna elettorale del Sig. Yamauchi, Giappone, 2007)
di Kazuhiro Soda (52')

Democrazia vuol dire libertà di votare il candidato che si preferisce ma anche libertà di candidarsi.
Ma una democrazia resta tale quando a vincere è un signor nessuno imposto dalle gerarchie del partito al potere?

Taxi to the Dark Side (Taxi per l'inferno, USA, 2007)
di Alex Gibney (52’)

Dove si sta spingendo l’America nella guerra al terrorismo? Quali limiti ha deciso di superare? La pratica della tortura può essere accettata nel nome della difesa della democrazia?
Premio Oscar 2008 per il documentario
(Di questo filmato sono presenti solo degli estratti perché non è possibile mostrarlo sul web. Sarà disponibile al più presto in DVD)

 
Collegamenti 

whydemocracy.it

whydemocracy.net

Why Democracy? Channel (YouTube)

Nazirock a Lugano

 

Nazirock01

 

Nazirock verrà proiettato alla presenza del suo autore Claudio Lazzaro

Sabato 10 maggio alle 20.30 presso il CS()A Il molino
(viale Cassarate 8, 6900 Lugano)


Nazirock
Un film documentario di Claudio Lazzaro

L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.
La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata.
Nazirock racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.
Il film apre con le immagini dei “due milioni” convocati a Roma dall’opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell’estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si è svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.
Alla manifestazione di Forza Nuova si vendono decalcomanie filonaziste, stemmi con la faccia di Hitler da applicare alle felpe, testi negazionisti che non temono di sfoggiare in copertina titoli come “Auschwitz: fine di una leggenda”.
Dal palco ascoltiamo politici e intellettuali provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania, discettare di “cataclisma multirazziale” e “Uomo Nuovo di fronte alla Decadenza”. Assistiamo fino a notte fonda, nel grande hangar che di giorno ospita i dibattiti, allo spettacolo dei concerti rock: una folla a braccio teso nel saluto nazifascista, giovani che srotolano un grande striscione, accuratamente stampato. Il testo, in caratteri cubitali: “PIU’ NAZISMO PER TUTTI”.
Tra i relatori, a Viterbo, forse il più applaudito è Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, che dieci giorni dopo il suo intervento al Campo d’Azione viene arrestato per rapina. Appassionato anche l’intervento di Andrea Insabato, condannato a 12 anni, poi ridotti a 6, per l’attentato dinamitardo alla sede del Manifesto. Mentre gli Hobbit intonano un inno allucinato alla violenza negli stadi “Frana/la curva frana/sulla polizia italiana” che anticipa, e sembra invocare, gli scontri sanguinosi di Catania e la morte dell’ispettore Filippo Raciti.
Ma ancora più interessanti e rivelatrici sono le interviste ai giovani che partecipano al meeting politico, facce da proletari, ragazzi che non hanno occhi cattivi, ma che potrebbero fare cose molto cattive, guidati da chi sa strumentalizzare la loro voglia di giustizia e la loro ignoranza a volte abissale. Li ascoltiamo senza commentare, li guardiamo, nel montaggio alternato coi brani nazirock, inframezzati ai materiali di repertorio che ricordano gli orrori e le distruzioni provocati da un’ideologia portatrice di morte e vergogna.
Un incubo che lascia spiazzati, perché la domanda è sempre la stessa: “Possibile che la storia non riesca a insegnare nulla?”


Piccoli film che non dovrebbero esserci
di Claudio Lazzaro (dal libro "Ho il cuore nero")

Nazirock lo vedo come il secondo episodio di una trilogia. Anche se il terzo film non lo farò mai.
In questo documentario, il secondo, racconto dall’interno la destra radicale, soprattutto i giovani, ma anche i cattivi maestri, quelli che stanno entrando nelle stanze del potere o ci sono già entrati, quelli che mostrano due facce, una istituzionale e una eversiva, quelli che lavorano in collegamento con l’estrema destra nazifascista europea.
Uso come filo conduttore la musica rock perché voglio parlare soprattutto ai ragazzi. In questo viaggio ne ho incontrati tanti che non sanno nulla. Non hanno occhi cattivi, ma sono pronti a fare - a “rifare” - cose molto cattive. Perché non conoscono la storia. Oppure credono di conoscerla, ma è solo un falso, spacciato nel caos mediatico di internet.
Ci sono una trentina di band in Italia, alcune di buon livello, che macinano un rock infarcito di xenofobia, razzismo, incitazioni alla violenza, richiami nostalgici ai tempi della svastica e del saluto romano. Attenzione: dove esiste espressione artistica, anche se rudimentale, esiste identità. Nazirock vuole mostrare le origini di questa identità.
Perché lo considero un secondo episodio? Perché sviluppa temi che avevo già affrontato in Camicie Verdi, due anni, fa quando avevo lasciato il Corriere della Sera per mettermi a fare documentari.
Camicie Verdi raccontava la pancia eversiva della Lega Nord. Il messaggio era semplice. Chiedete la secessione? Fate pure. Ma razzismo e incitazione alla violenza quelli no. Ci sono confini, paletti, in democrazia, che non si possono abbattere e superare.
Gli stessi che difende Nazirock. Volete lottare a destra della destra? Ci mancherebbe. Siamo in democrazia. Ma l’incitamento all’odio razziale e alla violenza contro le istituzioni, l’antisemitismo, la negazione strumentale e velenosa della storia, ecco, questo neppure una democrazia se lo può permettere, se vuole sopravvivere
I paletti che avrebbe dovuto difendere il terzo episodio della trilogia sono quelli piantati da Montesquieu nel 1748 e che ancora oggi definiscono i confini di un governo democratico.
“Ogni uomo che ha potere è portato ad abusarne finchè non incontra dei limiti”, avverte il filosofo enciclopedista. Questo rende necessaria una rigorosa divisione e autonomia dei poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Ma oggi il principale protagonista della politica italiana ha usato e forse tornerà a usare il legislativo per impedire al giudiziario di dare fastidio all’esecutivo. E nel contempo si tiene stretto il controllo quasi totale di un quarto potere, quello dell’informazione, che ai tempi di Montesquieu non esisteva e oggi, in linea di tendenza, finirà col pesare più della somma degli altri tre.
Insomma il terzo film avrebbe dovuto occuparsi di Silvio Berlusconi. Ma non credo che lo metterò in cantiere: autorevoli consulenti mi hanno spiegato che la potenza di fuoco dei suoi studi legali, se facessi il film che ho in testa di fare, mi raderebbe al suolo e mi spedirebbe dormire nei cartoni.
Nazirock comunque gli dedica un siparietto. Lo vediamo trionfante a Roma, il 2 dicembre del 2006, alla manifestazione dei 2 milioni in Piazza San Giovanni, e accanto a lui, sul palco degli oratori, Luca Romagnoli, il leader della Fiamma Tricolore, quello che interrogato sulle camere a gas risponde testualmente “Non ho nessun mezzo per poter affermare o negare”. Proprio lui, il negazionista erede di Pino Rauti, stava lì sul palco affettuosamente accolto dall’uomo più potente d’Italia. E c’era Alessandra Mussolini. E Gianfranco Fini, che spiegava alle masse, scandendo per bene le parole, quale fosse stato “il capolavoro, l’autentico capolavoro politico” di Silvio Berlusconi: non solo sdoganare la destra rappresentata da Alleanza Nazionale – riassumo – ma accogliere, dare una casa, anche al filone di destra che si ritrova in altre formazioni. Come appunto la Fiamma Tricolore e tra poco, perché no, il cartello delle destre promosso fino al 2006 da Alessandra Mussolini, compreso Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, condannato a nove anni per banda armata.
E queste cose, queste persone, queste parole, non hanno suscitato scandalo, non sono diventate oggetto di commenti allarmati. C’erano centinai di telecamere a filmare tutto, centinaia di giornalisti coi loro tacquini. Tutto normale, tranquillo.
Questo spiega la difficoltà di fare informazione oggi nel nostro Paese. Spiega l’importanza di piccoli film, montati in casa, realizzati con troupe spesso costituite da una sola persona. Film che non dovrebbero esserci, secondo il sistema dominante e istituzionale della comunicazione.
Nazirock racconta un raduno, un “campo d’azione” di Forza Nuova, mostra i ragazzi della destra estrema. Ma i due territori, questo e quello di Camicie Verdi, sono collegati. Quando nel primo documentario intervisto Mario Borghezio in ospedale, appena sfuggito al linciaggio degli autonomi, e gli chiedo quali politici lo abbiano chiamato. Lui, mogio, risponde: “Soltanto due, Roberto Fiore e Alessandra Mussolini”.
Proprio girando Camicie Verdi, nel profondo Nord, mi sono imbattuto nei gruppi rock nazifascisti. Ho scoperto il musicista e attivista Piero Puschiavo, fondatore del Veneto Fronte Skinheads, che a sua volta riconosce come padre spirituale l’inglese Ian Stuart Donaldson, nato a Blackpool nel 1950, morto nel 1993 in un incidente stradale. Di Adolf Hitler, Ian Stuart diceva: “Ammiro tutto ciò che ha fatto, tranne una cosa. Perdere”.
Piero Puschiavo oggi è membro del Comitato centrale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Non l’ho riconosciuto sul palco con Romagnoli, alla manifestazione dei due milioni, ma un posto gli spettava.
Da quella manifestazione, un anno dopo, c’è stato un rimescolamento di carte. Fini sembra puntare al centro, mentre Berlusconi si tiene Storace e la destra estrema. Di solito è svelto a capire. Il disgusto nei confronti della classe politica, intesa come casta, che lui stesso ha contribuito a provocare, si sta diffondendo in forma qualunquista: “Sono tutti uguali”. Uno schifo che rischia di minare la fiducia nel sistema democratico e spianare la strada all’uomo forte, cioè al più forte venditore su piazza, a quello che ha più televisioni per piazzare il prodotto.
L’ottimistica profezia di Indro Montanelli, che l’esperienza di un governo Berlusconi sarebbe bastata a vaccinare gli italiani, non si è realizzata. E ci sono altre autorevoli previsioni, in ogni caso, che vedono la destra crescere in tutto il mondo. Fenomeni inevitabili, come l’immigrazione e la globalizzazione, tirano da quella parte.
I ragazzi che vediamo salutare a braccio teso nel film hanno le facce dei nuovi proletari, sono quelli che potrebbero fare gli idraulici, “ma c’è un polacco che chiede la metà”, quelli che abitano dove l’immigrazione ha cambiato faccia ai quartieri, che non hanno ricevuto gli strumenti culturali per surfare l’onda del cambiamento globale e trarne vantaggio. A loro i cambiamenti rapidi e inarrestabili dell’economia globalizzata fanno paura, perché ne sono vittime. E a qualcuno devono dare la colpa. Ma spesso confondono i bersagli. C’è l’industria della paura che li aiuta a sbagliare: una destra politica, i Fiore, i Borghezio, i Romagnoli, che prospera su rancori e pregiudizi, fomentandoli.
E non sono soltanto i nuovi poveri a subire il contagio. La paura s’insinua nelle fasce dominanti. Manca la sicurezza. “Gli stranieri fanno figli, noi no. Diventeremo minoranza, dovremo rinunciare alla nostra cultura, saremo spazzati via nel giro di poche generazioni”. Sono questi gli argomenti su cui punta la destra radicale. Elevare muri, costruire recinti, ripristinare e rinforzare le barriere di classe, queste le risposte difensive che vengono proposte.
Una pressione che ai temi della politica affianca quelli presi a prestito dalla sociobiologia.
A questa pressione la sinistra dovrebbe trovare risposte libere da condizionamenti ideologici, risposte pratiche ai problemi concreti delle persone. Soprattutto dovrebbe trovare un linguaggio nuovo, capire che il mondo è cambiato e che non tornerà indietro, che per difendere i valori della solidarietà, il diritto al lavoro, il rispetto delle libertà individuali, le pari opportunità senza distinzioni di classe, insomma per difendere il bagaglio storico della sinistra democratica, bisogna scaricare come zavorra alcune certezze antiche.
Oggi è perfino difficile a volte distinguere, nella prassi, un comportamento politico di destra da uno di sinistra. Si vede molta destra a sinistra e può capitare di scorgere a destra un barlume di quel che cercavi a sinistra. Mancando riferimenti condivisi non è facile respingere le appropriazioni indebite.
Momenti confusi ci sono sempre stati. Quando il 68 esplode e la contestazione studentesca si scatena, il 28 febbraio, a Roma, in piazza contro “il sistema” non c’è solo la sinistra, gli Oreste Scalzone, i Giuliano Ferrara (sedicenne). Ci sono, dalla stessa parte, anche i “fascisti”. Poi ognuno per la sua strada. Ma forse non era così diversa la voglia di giustizia.
Dico che bisogna accantonare le differenze? Assolutamente no. Le premesse, la visione del mondo, i riferimenti culturali, sono molto lontani. Ma quando parlo coi ragazzi attirati nel “campo d’azione” da Forza Nuova, sono proprio sicuro che loro abbiano capito queste differenze? La ragazzina che ha cominciato a fare politica allo stadio, “perché i politici pensano solo ai loro interessi”, ma anche uno come Martin Avaro, federale di Forza Nuova per Roma Est, che canta “cuore nero” con la faccia da proletario, siamo sicuri che abbiano voglia di riconoscersi nelle teorie elitarie di Julius Evola o negli algidi superomismi di Franco Giorgio Freda? Veramente si pensano, si vedono, come le nuove aristocrazie, come le gerarchie destinate a costruire l’Ordine Nuovo? O sono semplicemente ragazzi impauriti che chiedono giustizia?
Le differenze ci sono e vanno spiegate, ma bisogna trovare il linguaggio per farlo. Bisogna sentire questo dovere. Che invece non si sente.
Il ragazzo che vediamo all’inizio di Nazirock, quello con il tatuaggio del Duce sul polpaccio, non ha gli occhi cattivi. Ma non sa nulla. “Gli ebrei deportati a Roma? Non lo sapevo. L’olocausto? Si, ma non erano sei milioni. Quanti? Uno, al massimo. Chi te l’ha detto? Un sito. Quale? Non ricordo”.
Se dice e pensa queste cose, di chi è la colpa? Della scuola, della famiglia, della televisione?
Forse anche di una sinistra che non trova il modo di parlare con lui. Non lo dico io. Lo diceva Pier Paolo Pasolini (Corriere della Sera, 24 giugno 1974): “Con i fascisti, parlo soprattutto di quelli giovani, ci siamo comportati razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente ad essere fascisti…Nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male”.

Claudio Lazzaro


L'autore

Nazirock, distribuito in DVD da Feltrinelli Real Cinema a partire dal 3 aprile 2008, è il suo secondo documentario. Camicie Verdi, (www.camicieverdi.com) viaggio all’interno della Lega Nord, è stata la sua prima regia. Ma anche la sua prima volta da produttore, operatore, fonico e tutto il resto.
Il film sulla Lega Nord, distribuito da Mikado due mesi prima del voto sulla Devolution, è stato proiettato in moltissime sale, dal nord al sud, animando il dibattito pre-elettorale. Al Festival di Locarno 2006 ha ricevuto il Premio della critica indipendente come “Film civilmente più significativo”. In edicola è uscito come allegato al quotidiano L’Unità. Recentemente il canale satellitare Rai Sat Cinema lo ha mandato in onda in prima serata.
Claudio Lazzaro fa il giornalista da trent’anni. Ha sempre lavorato per la carta stampata, a parte qualche sporadica incursione nel mondo della televisione, in Rai e a Mediaset, come autore e conduttore, o in quello del cinema, come sceneggiatore.
Ha cominciato all’Europeo, quando era il settimanale delle grandi inchieste. Gli ultimi dieci anni li ha passati al Corriere della Sera, dove si è occupato prevalentemente di cronaca e di esteri (inviato di guerra in Kossovo e Iraq).
Due anni fa ha lasciato il Corriere e ha costituito una società, la Nobu Productions, per realizzare documentari a basso costo, sfruttando la potenzialità delle nuove tecnologie e dei nuovi canali distributivi.

Non l’ho chiamata Nobu per rendere omaggio al famoso cuoco giapponese Nobu Matsushita.
Nobu è una contrazione di “no budget”, che significa “i soldi non ci sono”.
Ma il film si fa lo stesso. Come? Lavorando con chi sia disponibile a non guadagnare nell’immediato, scommettendo su progetti che cercano la loro forza, anche commerciale, nella totale libertà con cui vengono realizzati.


Notizie

Vita difficile per Nazirock – anche per i compagni è inopportuno proiettare il film di Claudio Lazzaro sullo sdoganamento della destra neofascista nel giorno della liberazione e del ballottaggio... (da www.dagospia.com, 28 aprile 2008)

È stata cancellata la proiezione di Nazirock alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. Il film di Claudio Lazzaro sullo sdoganamento della destra neofascista doveva essere proiettato nel giorno della Liberazione, ma non tutte le organizzazioni incluse nella Commissione della Casa della Memoria si sono trovate d’accordo.
L’ufficio Cultura del Comune di Roma, che ospita la Casa della Memoria nel palazzo di via Francesco di Sales, ritenendo che il dibattito sul film, già da tempo annunciato, potesse apparire come una presa di posizione elettorale nel momento del ballottaggio, ha preferito sconsigliare la proiezione.
Il primo a difendere il film, quando le diffide di Forza Nuova erano riuscite a impedirne la programmazione nei cinema, era stato Massimo Rendina, presidente dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che aveva subito chiesto alla Casa della Memoria di proiettare il film nel giorno della Liberazione. Ma il ricovero in ospedale per un infarto aveva impedito a Rendina, 86 anni, di organizzare la visione e il dibattito.
Mi pare un decisione allarmante, dichiara il regista di Nazirock, le opportunità di dibattito, in tutti i paesi democratici, si moltiplicano prima del voto. Qui invece si riesce a limitarle.
Impedire agli ex partigiani, aggiunge Lazzaro, di aprire un dibattito sul neofascismo a partire da un film, vuol dire tenerli relegati a un ruolo decorativo, di celebrazione retorica della Resistenza. Significa togliere la parola a quelli che al prezzo della loro vita hanno difeso il Paese, quando il Paese ne aveva bisogno.
Da quando è uscito, il 4 aprile, distribuito in libreria da Feltrinelli Real Cinema, Nazirock non ha avuto vita facile. Per tre giorni il sito del film www.nazirock.it è stato oscurato da un attacco hacker, che è riuscito a distruggere il blog.
A Perugia, il centro sociale che ha organizzato una proiezione del film la sera del 19 aprile è stato devastato all’alba da un gruppo di estremisti di destra.
Le diffide inviate dai legali di Forza Nuova, il movimento neofascista che si ritiene diffamato dal film, hanno raggiunto anche le università dove le organizzazioni studentesche hanno organizzato incontri col regista.
Il 9 aprile il rettore dell’Università di Bologna ha cancellato all’ultimo momento una proiezione organizzata da Giurisprudenza Democratica, mentre a Napoli, il 23 aprile, all’Istituto Universitario Orientale, malgrado la diffida di Forza Nuova, la proiezione di Nazirock si è svolta regolarmente.


Collegamenti

Sito ufficiale

CS()A Il molino

RCBanner01

Appuntamento a mano armata 2008

Appuntamento a mano armata2008

APPUNTAMENTO A MANO ARMATA 2008
International Meeting Of Italian 70's Action's Movies And Music
Cattolica - 9/10 maggio

Secondo appuntamento interamente dedicato al cinema poliziesco italiano degli anni '70 ed alle sue indimenticabili colonne sonore.
Quest'anno si inizia da Venerdì 9 Maggio al CINEMA TEATRO SNAPORAZ con le proiezioni in pellicola 35mm di due classici indiscussi, Milano calibro 9 e Napoli violenta rispettivamente dei maestri Fernando Di Leo e Umberto Lenzi.
Sabato 10 Maggio si riprende all'HOTEL ROMA con un Pranzo Rovente dove appassionati e curiosi avranno la possibilità di conoscersi e confrontarsi sul "genere" che più di ogni altro continua a coinvolgere migliaia di fans di tutto il mondo.
A partire dalle 15 sarà la volta del secondo raduno POLLANET SQUAD/GIULIA '70 che vedrà sfilare sulla strada le favolose auto e moto protagoniste dei film polizieschi che si vedranno assieme riunite in PIAZZA PRIMO MAGGIO (a 50 metri dal mare) dove avverrà la presentazione del libro "Delitti a Cinecittà" del maestro Umberto Lenzi nella cornice della mostra mercato vintage (cd, dvd, locandine, fotobuste, gadgets, libri...) il tutto animato dalla colonna sonora rigorosamente "poliziottesca" a cura del dj GILPSYCH.
L'associazione culturale ESCALATION promuoverà l'uscita dell'ultimo cd dalla doppia original soundtrack L'uomo dagli occhi di ghiaccio del compositore Peppino de Luca in collaborazione con i MARC 4 e Un uomo dalla pelle dura composta dal chitarrista Carlo Pes.
Il momento clou dell'Appuntamento a mano armata avverrà presso il TEATRO DELLA REGINA alle 21.45 con l'atteso concerto del maestro FRANCO MICALIZZI che, insieme ai 18 elementi dell'orchestra BIG BUBBLING BAND, riproporrà i numerosi brani tratti dalle colonne sonore composte per il cinema poliziesco (Il cinico, l'infame, il violento - Roma a mano armata - La banda del gobbo - Italia a mano armata e molti altri). Costo del biglietto 15 Euro. Affrettatevi a prenotare.
Nel ridotto del teatro una mostra dedicata ai bellissimi e rari manifesti cinematografici ci riporteranno alle atmosfere delle nostre pellicole "a mano armata".
Un'imperdibile Party a base di cinematic grooves presso la DISCOTECA LE CLUB dalle ore 24.00 fino a notte fonda, concluderà questo secondo appuntamento internazionale rivolto alle immagini e ai suoni del nostro avvincente cinema d'azione.
Le location (Cinema Snaporaz, Hotel Roma, Piazza Primo Maggio, Teatro della regina e discoteca Le Club) sono tutte nel raggio di un chilometro quadrato.
Non mancheranno ospiti e sorprese!

Per maggiori informazioni: Pollanet Squad / Gente di rispetto

Franco Micalizzi - La banda del Gobbo Live (YouTube) 

Rapporto confidenziale su RAI International - Italica

RC Italica


Il sito di RAI International Italica, dedicato alla lingua e alla cultura italiana, pubblica un articolo su Rapporto confidenziale in occasione dell'uscita del numeroquattro (aprile 2008).

Trovate l'articolo qui.


Rapporto confidenziale

italica.rai.it

RCBanner01

Rapporto confidenziale - numeroquattro

RC numeroquattro

Il quarto numero di Rapporto confidenziale, rivista digitale di cultura cinematografica, è online con le sue 67 (!) pagine di critica cinefila.

Molti gli autori di questo numero: dai co-fondatori della rivista Alessio Galbiati e Roberto Rippa, agli ormai fissi Ciro Monacella, Emanuele Palomba, Mario Trifuoggi, Matteo Contin, Cesare Moncelli, Samuele Lanzarotti, Alessandra Migani e Loredana Manghi di Digimag fino ai nuovi arrivi Francesco Moriconi e Alessandra Cavisi.

Leggete, commentate e diffondete.

DOWNLOAD

ALTA QUALITA’ (9,48 MB)

BASSA QUALITA’ (4,54 MB)

SOMMARIO del numeroquattro (aprile 2008)

Break up - L'uomo dei palloni di Samuele Lanzarotti pag. 4

speciale L’avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES. Quarta parte: eroi neri e luoghi comuni bianchi - La Blaxploitation secondo la A.I.P. di Roberto Rippa
pagg. 6-12

Con gli approfondimenti (a cura di Roberto Rippa):

Pam Grier - cenni biografici pag. 9

Coffy di Jack Hill (USA, 1973) pag. 10

Foxy Brown di Jack Hill (USA, 1974) pag. 11

Truck Turner di Jonathan Kaplan (USA, 1974) pag. 12

intervista
Ken Jacobs: il demiurgo dell’immagine in movimento di Alessio Galbiati
pagg. 14-18

Milano calibro 9 di Francesco Moriconi pagg. 20-21

anteprima
In viaggio per l’India a bordo del Darjeeling Limited di Emanuele Palomba
pag. 23

Redacted di Alessandra Cavisi pag. 24

nelle sale
Tutta la vita davanti di Roberto Rippa pag. 26

nelle sale
Juno: la favola moderna di Jason Reitman di Emanuele Palomba pag. 28

Spell - Dolce Mattatoio di Samuele Lanzarotti pagg. 29-30

lo schermo negato
Malen’kie ljudi di Roberto Rippa pag. 31

Specularità: il tema del doppio come leit-motiv nel cinema di Alessandra Cavisi
pagg. 33-35

Edward & Sweeney: lame a confronto di Matteo Contin pag. 36

Abre Los Ojos vs Vanilla Sky di Emanuele Palomba pagg. 37-38

Finalmente Domenica di Ciro Monacella pag. 38

Digimag
Mike Mills: Human Before All! di Alessandra Migani pagg. 41-42

Thumbsucker. Il succhiapollice di Alessio Galbiati pagg. 43-45

Storia e discorso – articolo n° 2 Elementi di una teoria narrativa di Roberto Bernabò
pagg. 47-48

Digimag
Sex is a pain in the ass di Loredana Menghi p. 49-50

Ultimo tango a Zagarol di Walter Veltroni p. 51

Intrigo internazionale di Alessandra Cavisi pagg. 52-53

“Io non sono un animale! Sono un essere umano! Sono...un...uomo”
di Samuele Lanzarotti pagg. 55-56

brevemente
EUROPA di Roberto Rippa pagg. 58-59

speciale
Il serial cinematografico americano degli anni dieci: le serial queen - Terza parte
di Alessio Galbiati pagg. 61-63

indice filmografico pag. 65

RCBanner01

Entries  1 - 10 /39