The Wild Angels

The Wild Angels (I selvaggi, USA, 1966)
di Roger Corman

The Wild Angels01
Trama

“Heavenly Blues” (Peter Fonda) e “Loser” (Bruce Dern) sono membri degli Hell’s Angels di Venice, California. Quando il secondo tenta di recuperare la sua moto dopo che è stata rubata da una gang rivale, finisce in ospedale ferito dalla polizia. I suoi compagni sono però pronti a rapirlo per evitargli l’arresto.

Commento

Il film diretto da Roger Corman di maggiore successo al botteghino (si parla di 14 milioni di dollari incassati entro il 1980 a fronte di 360'000 spesi per girarlo), The Wild Angels nasce innanzitutto dal desiderio del regista-produttore di affrancarsi dai film da lui diretti ispirati a Edgar Allan Poe.
Lo spunto Corman lo trova in una fotografia pubblicata da una rivista che ritraeva un gruppo di Hell’s Angels al funerale di un amico.
Portata l’idea alla A.I.P., a Corman viene chiesto di sviluppare una sceneggiatura che ricordi The Wild One (I selvaggi, 1954, di László Benedek, con Marlon Brando) nel tentativo di ripeterne il successo, ma Corman rifiuta perché desidera concentrare tutta la sua attenzione sulla banda e non sulla reazione che essa provoca nella popolazione come invece nel film di Benedek.
Corman prende contatto con gli Hell’s Angels di Venice per documentarsi e finisce incautamente con l’assoldarne alcuni (citati tra gli interpreti nei titoli di testa) come comparse e figuranti in cambio di denaro, alcol e marijuana.
L’episodio che fa da spunto al film, ossia quello del biker prelevato dalla banda in ospedale dove è stato portato dalla polizia, nasce proprio dai racconti in prima persona ascoltati in quel giorno. La stessa sceneggiatura scritta da Charles B. Griffith venne letta e commentata dai biker prima di venire rivista da un giovane critico dal nome di Peter Bogdanovich (poi nominato all’Oscar per la regia e la sceneggiatura di The Last Picture ShowL’ultimo spettacolo, 1971), che al film collabora anche come montatore e addetto alla fotografia.
Come interpreti vengono scelti Peter Fonda, Bruce Dern e Diane Ladd (che durante la lavorazione concepirono – pare – la figlia Laura, poi musa di David Lynch (1)). Nancy Sinatra, figlia di Frank, venne invece imposta dalla produzione grazie al successo della canzone da lei cantata These Boots Are Made for Walking.
Gli Hell’s Angels crearono problemi a non finire in quanto ogni volta che venivano pagati per la giornata sparivano immediatamente lasciando il set. Corman stesso invita a notare come le comparse cambino di frequente quando sono sullo sfondo. Ma non furono gli unici: anche i servizi segreti si infiltrarono per tenere d’occhio la gang e carpirne alcuni segreti. La polizia stradale, dal canto suo, non abbandonò mai la troupe.
Il film venne accolto in modo eterogeneo dalla critica, che non riuscì in alcun caso a trattarlo con indifferenza
Gli Hell’s Angels, sentendosi diffamati per essere stati ritratti per quello che erano, delinquenti ubriaconi, minacciarono Corman di morte se non avesse dato loro 4 milioni di dollari.
Ovviamente non se ne fece nulla.
Il film rimane ad oggi valido come testimonianza della capacità del regista di lavorare in tempi molto brevi (si parla di tre settimane) anche in condizioni decisamente sfavorevoli.

(Roberto Rippa)


The Wild Angels
(I selvaggi, USA, 1966)
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Peter Bogdanovich (non accreditato), Charles B. Griffith
Musiche: Mike Curb, Davie Allan
Fotografia: Richard Moore, Peter Bogdanovich
Montaggio: Monte Hellman, Peter Bogdanovich
Interpreti principali: Peter Fonda, Bruce Dern, Nancy Sinatra, Diane Ladd, Buck Taylor, Norman Alden, Michael J. Pollard
93'

Note

(1)
Laura Dern ha lavorato con David Lynch in Blue Velvet, 1986, Wild at Heart, 1990 e INLAND EMPIRE, 2006. A Wild at Heart partecipa anche la madre Diane Ladd.


DVD

The Wild Angels/Hell's Belles

Roger Corman Collection (Bloody Mama / A Bucket of Blood / The Trip / Premature Burial / The Young Racers / The Wild Angels / Gas-s-s / X)


Pubblicato su Rapporto confidenziale numerosei (giugno 2008)

RCBanner01

Hot Rods To Hell

Hot Rods to Hell (USA, 1967)
di John Brahm e James Curtis Havens

Hot Rods to Hell02

Tom Phillips, commesso viaggiatore a capo di una famiglia che sembra essere stata tolta di peso da un film di Doris Day, ha un incidente d'auto che gli causa seri danni alla schiena. Costretto da questo infausto evento ad abbandonare il lavoro, decide, convinto da suo fratello, a prendere in gestione un motel nel deserto della California. Messosi in viaggio con moglie e i due figli, il piccolo Jamie e la diciassettenne Tina, si ritrova presto a doversi difendere da un gruppetto di teppisti (dalle camicie stirate e dai pantaloni con la piega, espediente per sottolineare che il pericolo si annida in ogni famiglia, anche nelle migliori) che su macchine sportive, le Hot Rods del titolo, è ben deciso a fargli passare un brutto momento. Il piccolo manipolo, due ragazzi e una ragazza (una giovanissima Mimsy Farmer, poi attivissima nel cinema italiano da con film come 4 mosche di velluto grigio di Dario Argento, Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, Ciao maschio di Marco Ferreri in poi) ingaggia con lui un duello fatto di appostamenti, tentativi di buttarlo fuori strada e sfiorati incidenti frontali. L'arrivo a destinazione della non più tanto allegra famigliola, non significherà la fine di un incubo bensì l'inizio di uno ancora più grande.
Tipico film da secondo spettacolo per i drive-in dell'epoca, ma in realtà inizialmente pensato per la televisione, Hot Rods to Hell di John Brahm e James Curtis Havens, è uno di quelli che Tarantino deve avere visto in gioventù e che deve essergli tornato in mente al momento di scrivere Death Proof per il progetto Grindhouse.
Il film, recentemente pubblicato in DVD negli Stati Uniti dalla Warner, è divertente, sfrenato, totalmente ingenuo e intriso di una presunta critica sociale assolutamente esilarante (le ragazze devono mantenersi per l'amore e non buttarsi via per il sesso, anche i ragazzi più cattivi, quelli che un attimo prima stavano per uccidere te e la tua famiglia, meritano una signorile occasione di riscatto).
Hot Rods to Hell, offre esattamente ciò che promette: auto veloci, inseguimenti mozzafiato e l'eccitazione di vedere una tipica famiglia media americana assediata dal più improbabile manipolo di teppisti mai visto sullo schermo.

(Roberto Rippa)

Hot Rods to Hell (USA, 1967)
Regia: John Brahm, James Curtis Havens
Soggetto: Alex Gaby
Sceneggiatura: Robert E. Kent
Musiche: Fred Karger
Fotografia: Lloyd Ahern
Montaggio: Ben Lewis
Interpreti principali: Dana Andrewsm Jeanne Crain, Mimsy Farmer, Laurie Mock, Paul Bertoya, Gene Kirkwood, Jeffrey Byron
100'

DVD

Il DVD pubblicato dalla Warner Bros. offre il film in una versione sorprendentemente buona, con compressione minima, immagine nitida e colori vivi recuperando tra líaltro 8 minuti assenti nella versione televisiva.
Il DVD è disponibile sia in edizione singola, che come parte del cofanetto "Terrorized Travellers" della serie "Cult Camp Classics" (insieme a Skyjacked, 1972, di John Guillermin e Zero Hour!, 1957, di Hall Bartlett)

Hot Rods to Hell DVD

Edizione: Warner Bros. Home Video
Origine: USA
Regione: 1
Formato video: 1.85:1 (16x9)
Formato audio: Dolby Digital mono
Lingue: inglese
Sottotitoli: inglese e francese
Extra: trailer

Hot Rods to Hell

Cult Camp Classics 3 - Terrorized Travelers (Hot Rods to Hell / Skyjacked / Zero Hour!)

Thank God It's Friday

Thank God It's Friday
(Grazie a Dio è venerdì, USA, 1978)

Thank God Its Friday01
Trama

Varie persone incrociano le loro storie in una grande discoteca di Los Angeles. Tra loro, la giovane Nicole Simms, aspirante cantante desiderosa di fare ascoltare un suo pezzo al DJ.

Commento

Tentativo di cavalcare il successo di Saturday Night Fever con una colonna sonora che comprende nomi legati all'etichetta Casablanca, produttrice del film, tra cui l'allora stella più fulgida Donna Summer, Thank God It's Friday si risolse alla sua uscita in un sonoro fiasco a dispetto anche di un valido cast che comprende i giovanissimi Debra Winger, al suo primo ruolo di rilievo, e Jeff Goldblum.
Con Saturday Night Fever, Thank God It's Friday non c'entra assolutamente nulla: se il primo era un film drammatico con alcuni numeri musicali, qui la musica la fa da padrona (ma i numeri musicali sono inseriti nella sceneggiatura usando il falcetto) e il tono del film vorrebbe essere prevalentemente da commedia.
Donna Summer, nel ruolo di un'aspirante cantante che vuole fare passare al DJ la sua canzone, non sta sullo schermo che per una manciata di minuti e, vista la sua perfomance, il film non ha che da guadagnare dalla sua assenza.
La canzone "Last Dance" vinse il premio Oscar nel 1979. Il suo autore, Paul Jabara, che qui appare come attore, è stato l'autore di canzoni come "No More Tears (Enough Is Enough)" cantata da Donna Summer e Barbra Streisand e "It's Raining Men", scritta per le Weather Girls. È scomparso nel 1992.

Il regista Robert Klane, qui alla sua prima prova, proseguirà una non brillante carriera come regista dirigendo Weekend at Bernie's II (Weekend con il morto II).

(Roberto Rippa)

Thank God It's Friday
(Grazie a Dio è venerdì, USA, 1978)
Regia: Robert Klane
Sceneggiatura: Barry Armyan Bernstein
Musiche originali: Giorgio Moroder
Fotografia: James Crabe
Montaggio: Richard Halsey
89'


Thank God Its Friday02
Colonna sonora

"Last Dance" (Donna Summer)
"After Dark" (Patti Brooks)
"It's Serious" (Cameo)
"Find My Way" (Cameo)
"Let's Make a Deal" (Syreeta with G. C. Cameron)
"Too Hot Ta Trot" (The Commodores)
"Easy" (The Commodores)
"Brick House" (The Commodores)
"Romeo and Juliet" (Alec Constandinos)
 "You're the Person I Feel Like Dancing With" (5th Dimension)
 "From Here to Eternity" (Giorgio Moroder)
"Dance All Night" (Cuba Gooding)
"Love Masterpiece" (Thelma Houston)
"I'm Here Again" (Thelma Houston)
"Disco Queen" (Donna Summer)
"Trapped in a Stairway" (Paul Jabara)
"Do You Want The Real Thing" (D.C. LaRue)
"You Can Always Tell a Lady By the Company She Keeps" (D.C. LaRue)
 "Thank God It's Friday" (Love & Kisses)
 "You Are the Most Precious Thing In My Life" (Love & Kisses)
"I Wanna Dance" (Marathon)
"Meco's Theme" (Meco)
"Floyd's Theme" (Natural Juices)
"Down to Love Town" (The Originals)
"Lovin', Livin' and Given'" (Diana Ross)
"Sevilla Nights" (Santa Esmeralda)
"(Try) With Your Love" (Donna Summer)
"Love To Love You Baby" (Donna Summer)
"Je t'aime moi non plus" (Donna Summer)
"Take It to the Zoo" (Sunshine)
"I Am What I Am" (Gloria Gaynor)
"Hollywood" (The Village People)
"Leatherman's Theme" (Wright Brothers Flying Machine)

The Original Motion Picture Soundtrack Of Thank God It's Friday

DVD

Thank God It's Friday

Heavy Traffic

Heavy Traffic (USA, 1973)
di Ralph Bakshi

Heavy Traffic01
Trama

Vita quotidiana di Michael Corleone, ventiduenne fumettista sessualmente frustrato, figlio di un mafioso e di una psicopatica, in una New York violenta e oscura.

Commento

Ralph Bakshi realizza Heavy Traffic nel 1973, ossia immediatamente dopo il successo di Fritz the Cat, il primo film d’animazione a venire classificato negli Stati Uniti come X, ossia alla stregua di un film pornografico.
Bakshi cita apertamente come influenze il romanzo Last Exit to Brooklyn di Hubert Selby (portato in seguito sullo schermo da Uli Edel nel 1989), di cui si dice avesse tentato vanamente di acquistare i diritti, le opere del fotografo Robert Frank e la musica di John Coltrane.
Funestato da numerose liti tra Bakshi e il produttore Steve Krantz, che a un certo punto lo licenzia e tenta invano di sostituirlo (salvo poi riassumerlo), Heavy Traffic è uno sguardo sul lato sordido di New York, lo stesso che verrà mostrato sullo schermo tre anni dopo da Martin Scorsese in Taxi Driver, e non lesina in quanto a sesso e violenza, mescolando personaggi reali e animati e usando spesso fotografie come sfondi per le azioni.
Il film venne accolto in maniera trionfale dalla critica, ottenendo persino la benedizione di Charles Champlin che, sul New York Times, lo definì dotato di “furiosa energia, tanto spesso fastidioso da vedere quanto esilarante”.
Pur discontinuo nell'umorismo nero che lo dovrebbe pervadere nelle intenzioni (smorzato probabilmente anche dal rimaneggiamento per ottenere una classificazione migliore dalla censura statunitense), Heavy Traffic rimane un'opera selvaggia e potente, tanto da non sfigurare al fianco delle prime opere di Abel Ferrara o a Mean Streets di Scorsese, non troppo curiosamente uscito nello stesso anno.

(Roberto Rippa)

Heavy Traffic02

Heavy Traffic (USA, 1973)
Regia e sceneggiatura: Ralph Bakshi
Musiche: Ed Bogas, Ray Shanklin
Fotografia: Ted C. Bemiller, Gregg Heschong
Montaggio: Donald W. Ernst
Interpreti principali: Joseph Kaufmann, Beverly Hope Atkinson, Frank DeKova (voce), Terri Haven (voce), Mary Dean Lauria (voce), Jacqueline Mills (voce)
79'


DVD

Heavy Traffic

Fritz The Cat / The Nine Lives of Fritz the Cat (2 Pack)

Caddyshack

Caddyshack
(Palla da golf, USA, 1980)

Caddyshack01
Trama

Il giovane Danny Noonan, impiegato come caddy presso il Bushwood Country Club, non ha alcuna idea su cosa fare del suo futuro. La sua apparentemente unica possibilità è quella di vincere una borsa di studio attribuita dal giudice Elihu Smails, proprietario del club.
Nel contempo, il rozzo milionario Al Czervik tenta di acquistare il club dal giudice, che dimostra un profondo disgusto nei confronti suoi e dei suoi modi.
Ad assistere ai conflitti che si creano tra i vari frequentatori, Carl Spackler che, nel suo ruolo di tuttofare, è impegnato nel tentativo di uccidere una talpa che ha trasformato il campo in un labirinto di cunicoli.

Judge Smails:
I've sentenced boys younger than you to the gas chamber.
Didn't want to do it. I felt I owed it to them.

Al Czervik:
Oh, this your wife, huh? A lovely lady.
Hey baby, you must've been something before electricity.

Commento

Praticamente sconosciuto alle nostre latitudini, malgrado sia uscito in sala (e chissà con il doppiaggio quanto si è perso della forza originale), il film di debutto di Harold Ramis rimane una tra le commedie più citate negli Stati Uniti.
Effettivamente, il film, la cui trama rappresenta poco più di uno spunto per dare spazio ai vari caratteri e a un'infinita serie di battute fulminanti, appare come un compendio di commedia classica.
Ramis, allora autore della serie televisiva Second City TV e sceneggiatore per Animal House e Meatballs, lo scrive con Douglas Kenney, co-sceneggiatore di Animal House e scomparso proprio dopo avere scritto questo film, e con Brian Doyle Murray, autore anch’esso per Second City TV e per il Saturday Night Live tra il 1977 e il 1982. Ed è proprio dal Saturday Night Live che giungono alcuni tra gli interpreti del film, come Rodney Dangerfield, Chevy Chase, Bill Murray, con l’aggiunta dello straordinario Ted Knight, volto noto della sitcom Mary Tyler Moore Show.
Il film altro non è che un incrocio di esili – in questo caso a tutto vantaggio del film - sottotrame utili per dare spazio agli attori e alle battute da loro pronunciate a getto continuo.
Commedia classica in cui vengono inseriti alcuni elementi moderni, Caddyshack funziona non solo grazie a una sceneggiatura estremamente ritmata, che arriva a rendere difficile smettere di ridere tra una battuta e l’altra, ma anche grazie a una serie di attori di estremo pregio tra cui il classico Rodney Dangerfield, con i suoi tempi perfetti, Chevy Chase, allora al massimo della sua forma espressiva e ancora ben lontano dalle cadute cinematografiche che sarebbero poi venute, il classico Ted Knight cui si aggiunge un giovane Bill Murray nel surreale ruolo del tuttofare del club, impegnato in un estenuante duello con una talpa evidentemente più furba di lui.
Alla fine, Caddyshack è un film nato con l’unico scopo di fare ridere, e in questo riesce benissimo, uno dei pochi film la cui ripetuta visione aggiunge piacere.
Il seguito Caddyshack II, girato otto anni dopo da Allan Arkush e scritto da Ramis con Peter Torokvei (autore per la sitcom WKRP in Cincinnati), non vale un solo minuto del primo capitolo.

(Roberto Rippa)

Caddyshack02
Caddyshack
(Palla da golf, USA, 1980)
Regia: Harold Ramis
Sceneggiatura: Brian Doyle-Murray, Harold Ramis, Douglas Kenney
Musiche: Johnny Mandel
Fotografia: Stevan Larner
Montaggio: William Carruth
Interpreti principali: Chevy Chase, Rodney Dangerfield, Ted Knight, Michael O’Keefe, Bill Murray, Sarah Holcomb, Scott Colomby
98’


Collegamenti

Le 10 migliori battute del film secondo The Columbus Movie Guy


DVD

Regione 1:

Caddyshack

Regione 2:

Caddyshack [1980]

Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii

Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii
(titolo internazionale: How I Spent the End of the World, Romania, 2006)
di Catalin Mitulescu

Cum mi-am petrecut01
Trama

Bucarest, 1989: sotto gli ultimi giorni della dittatura di Nicolae Ceauşescu, Eva vive con i genitori e con suo fratello minore Lalalilu. Un giorno, a scuola, Eva trasgredisce a una delle severe regole e viene punita con l’espulsione e il trasferimento in un riformatorio.
Convinto che la responsabilità sia del dittatore, Lalalilu studia un piano per ucciderlo.

Commento

Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii vive dell’ambizione di raccontare una storia personale di crescita unita alla desolazione causata dal vivere sotto una tra le peggiori dittature che l’Est europeo abbia conosciuto.
Catalin Mitulescu riesce a mantenere mirabilmente il difficile equilibrio tra commedia e tragedia vista attraverso gli occhi della gente normale, quella che nei momenti della rivoluzione – vista nel film come la fine del mondo - è rimasta nell’ombra.
Opera prima del regista, che co-sceneggia con Andreea Valean, Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii illustra i momenti precedenti la caduta di Ceauşescu attraverso gli occhi di una famiglia e presenta interpretazioni di grande pregio, sulle quali spicca quella di Doroteea Petre, non per nulla premiata come migliore interprete nella sezione Un Certain Regard a Cannes nel 2006.
Il cinema rumeno non smentisce la sua capacità di raccontare la sua personale tragedia già brillantemente illustrata di recente in A fost sa n-a fost? di Corneliu Porumboiu e in 4 luni, 3 saptamani si 2 zile di Cristian Mungiu.

(Roberto Rippa)

Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii
(titolo internazionale: How I Spent the End of the World, Romania, 2006)
Regia: Catalin Mitulescu
Sceneggiatura: Catalin Mitulescu, Andreea Valan
Musiche: Alexander Balanescu
Fotografia: Marius Pandoru
Montaggio: Cristina Ionescu
Interpreti principali: Dorotea Petre, Timotei Duma, Ionut Becheru, Jean Constantin, Mircea Diaconu, Grigore Conta
106’


Sito ufficiale

The Trip

The Trip (Il serpente di fuoco, USA, 1967)
di Roger Corman

The Trip01
Trama

Il regista pubblicitario Paul Groves è nel pieno di una crisi esistenziale cui non è estranea la separazione dalla moglie. Decide quindi di provare l’LSD.

Commento

L’LSD nella metà degli anni ’60 è un argomento estremamente dibattuto negli Stati Uniti, tanto da guadagnarsi frequentemente le prime pagine dei giornali. Corman pensa bene di cavalcarlo e, come spesso, trova il titolo prima ancora di avere pensato al soggetto, che rimane comunque poco più che uno spunto che lo lascia libero di scatenarsi a livello visivo.
Il regista, però, sceglie questa volta di trattare l’argomento a ragion veduta e non come mera come operazione commerciale. Chiesta una sceneggiatura a Jack Nicholson, che già aveva scritto per Corman il western Ride in the Whirlwind (Le colline blu, 1965), Corman decide di provare l’LSD. Letto un libro di Leary e unitosi a un gruppo di amici, si dedica al personale esperimento che gli da l’esatta idea su come trattare, soprattutto a livello visivo, il tema.
La sceneggiatura di Nicholson che prevede, su esplicita richiesta di Corman per evitare facili identificazioni, che il protagonista sia un regista di spot pubblicitari, richiederebbe un uso eccessivo di effetti speciali, tale da superare ampiamente quanto Corman pensa di spendere. Ma il regista non è tipo da farsi scoraggiare e il film viene realizzato nello spazio di pochi giorni con Peter Fonda, già con Corman in The Wild Angels, Susan Strasberg e, in ruoli minori, Bruce Dern e Dennis Hopper.
Alla fine, il regista confesserà di essersi sentito in dovere di aggiungere scene angoscianti per il protagonista, ispirandosi alle scene più spaventose dei suoi film ispirati da Edgar Allan Poe, in quanto la rappresentazione troppo positiva dell’esperienza (come da lui stesso fatta) avrebbe potuto risultare propagandistica. Il film, che per decisione della A.I.P. veniva aperto da un cartello (e relativa voce fuori campo) che condanna l’uso di droghe, risulta particolarmente curato, divertente e sfrenato.
Dopo avere vanamente richiesto il visto di censura per più volte, è vedibile in Inghilterra solo dal 2002.

(Roberto Rippa)

The Trip (Il serpente di fuoco, USA, 1967)
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Jack Nicholson
Musiche originali: American Music Band
Fotografia: Arch R. Dalzell
Montaggio: Ronald Sinclair
Interpreti principali :Peter Fonda, Susan Strasberg, Bruce Dern, Dennis Hopper, Salli Sachse, Barboura Morris
85’

DVD

Regione 1:

Roger Corman Collection (Bloody Mama / A Bucket of Blood / The Trip / Premature Burial / The Young Racers / The Wild Angels / Gas-s-s / X)

Regione 2:

The Trip [1967]

Pubblicato su Rapporto confidenziale numerosei (giugno 2008)

RCBanner01

Panic in Year Zero!

Panic in Year Zero!
(Il giorno dopo la fine del mondo, USA, 1962)
di Ray Milland

Panic in the Year Zero01
Trama

In partenza per una vacanza dedicata alla pesca, Harry Baldwin e la sua famiglia sono testimoni di un’esplosione nucleare che rade al suolo Los Angeles. Mentre la città viene immediatamente presa d’assalto da saccheggiatori e assassini, Harry decide di scappare verso la sua meta originaria. Giunto a destinazione, scoprirà che anche lì le cose non sono diverse e si preparerà a difendersi.

Rick Baldwin: There's nothing like eating under the open sky... even if it is radioactive.

Commento

Uno tra i tanti film che sfruttano le paure scatenate dalla Guerra fredda per mettere in scena il tema dell’uomo come peggiore nemico di sé stesso, Panic in Year Zero! soffre solo marginalmente della scarsità di mezzi disponibili per la sua realizzazione (1).
Tratto non ufficialmente da due racconti di Ward Moore (Lot e Lot’s Daughter, entrambi del 1953), adattati per lo schermo da John Morton e Jay Simms, il film venne massacrato dalla critica per la povertà degli effetti ma lodato per la tensione che Ray Milland riesce a mantenere per tutta la sua durata e per il pessimismo sul futuro dell’umanità, piuttosto inedito per l’epoca.
Mentre la gente tenta di difendersi dallo straniero chiudendo le strade e fortificando i villaggi come tanti elettori della Lega, si assiste alla discesa dei personaggi dalla condizione umana a quella bestiale.
Ray Milland si dimostra buon regista tanto da far pensare che avrebbe fatto meglio a proseguire in questa direzione invece che accettare di recitare in una serie di film di infimo livello come avrebbe invece fatto.
Mentre il protagonista perde in umanità assomigliando sempre più ai predoni da cui tenta di difendersi, tanto da far pensare al film come a un’occasione di propaganda per l’industria delle armi, la musica allegra del film, spesso in contrapposizione con le situazioni narrate, fa sospettare che la produzione l’abbia scelta per smorzare il pessimismo del film, inedito per l’epoca.
Nel film anche Frankie Avalon, nei panni del giovane Rick Baldwin, che un anno dopo debutterà nella serie di film da spiaggia della A.I.P. (2) che lo consegneranno alla storia del cinema bis.

(Roberto Rippa)

Panic in the Year Zero02

Panic in Year Zero!
(Il giorno dopo la fine del mondo, USA, 1962)
Regia: Ray Milland
Soggetto: Ward Moore (dai suoi romanzi Lot e Lot’s Daughter) non accreditato
Sceneggiatura: John Morton, Jay Simms
Musiche: Les Baxter
Fotografia: Gilbert Warrenton
Montaggio: William Austin
Interpreti principali:
Ray Milland, Jean Hagen, Frankie Avalon, Mary Mitchel, Joan Freeman, Richard Bakalayan, Rex Holman
93’

Note:

(1)
La scarsità di mezzi è visibile particolarmente nella scena dell’esplosione nucleare e nelle sequenze in cui si testimonia la fuga delle persone da Los Angeles, realizzate con quattro o cinque automobili (visibilmente sempre le stesse) e usando scene di repertorio sgranate delle autostrade della città in pieno traffico. La descrizione di ciò che accade è spesso affidata alle voci di cronisti radiofonici.
Il fatto che l’esplosione e i suoi effetti vengano raccontati dalla radio ricorda la trasmissione di Orson Welles War of the Worlds. Tratta da un racconto di H.G. Wells, War of the Worlds raccontava di un attacco alieno alla terra usando, per la prima ora di trasmissione, un montaggio di finti notiziari, cosa che fece credere a milioni di radioascoltatori di assistere a un vero attacco alieno, producendo un’ondata di panico che provocò una fuga dalle case e dalle città.

(2)
Vedi Rapporto confidenziale numeroquattro (aprile 2008)


DVD

Panic in the Year Zero/The Last Man on Earth


Pubblicato su Rapporto confidenziale numerocinque (maggio 2008)

RCBanner01

Kizil tug - Cengiz han

Kizil tug - Cengiz han (Turchia, 1952)
di Aydin Arakon

Kizil-Tug01
Decima uscita per la greca Onar Films, Kizil Tug rappresenta un reperto storico di notevole rilevanza. Si tratta infatti di un peplum (1) turco del 1952, realizzato quindi nella stessa epoca in cui il cinema italiano rendeva il genere famoso in tutto il mondo dapprima grazie a registi come Francisci, Freda e poco dopo Bava, Tessari, Camerini, Cottafavi e anche Leone (ma i primi peplum italiani risalgono al periodo del muto con La caduta di Troia, 1911, di Giovanni Pastrone come probabile apripista (2) e Messalina di Carmine Gallone primo esempio di peplum italiano dell’era del sonoro). Produzione inusualmente ricca, il film di Aydin Arakon (1918-1982) è stato recuperato miracolosamente e, benché in condizioni miserabili, restaurato per la pubblicazione tanto da apparire in migliori condizioni di alcune pubblicazioni di film più recenti da parte della Onar. Come prezioso extra, la Onar pubblica la prima parte di un documentario, di poco meno di 15 minuti, dal titolo Turkish Fantastic Cinema in cui ospiti come, tra gli altri, gli attori Tanju Gürsu, Yüksel Aksu, Behçet Nacar, Serdar Gökhan, Canan Perver e Süheyl Eğriboz raccontano il genere. Allegato al DVD anche un prezioso libretto dal titolo Turkish Fantastic Cinema Guide, 40 pagine a colori che trattano dei generi (dal western al fantasy, dai film sul karate a quello dei supereroi) del cinema popolare turco, ricco di titoli e immagini originali dei manifesti. La Onar prosegue nel suo mirabile percorso di recupero del cinema popolare turco aggiungendo al suo catalogo un titolo imprenscindibile, trattato con la consueta cura.


Kizil tug - Cengiz han (Turchia, 1952)

Regia e sceneggiatura: Aydin Arakon
Soggetto: Abdullah-Ziva Kozanoglu
Musiche: Orhan Barlas
Fotografia: Ilhan Arakon
Interpreti principali: Turan Seyfioglu, Mesiha Yelda, Cahit Irgat, Rauf Ulukut, Atif Kaptan, Nebile Teker, Mücap Ofluoglu, Nubar Terziyan
75' 


DVD

Etichetta: Onar Films
Origine: Grecia
Regione: 0
Formato video: Full Screen
Formato audio: Dolby Digital 2.0 – Stereo
Lingue: Turco
Sottotitoli: inglese, greco
Extra: Bio/Filmografie
Galleria fotografica
Trailer delle uscite Onar
Documentario Turkish Fantastic Cinema
Guida al cinema fantastico turco (40 pagine)

500 copie numerate

Note

(1)
Il Peplum è una derivazione del genere fantastico che riguarda film di tema storico e mitologico ambientati in contesti biblici o del periodo Greco o Romano.


Collegamenti

Onar Films

Onar Films blog

Trailer (YouTube)

Beach Party

Beach Party (USA, 1963)
di William Asher

Beach Party01

Trama

L’antropologo Robert Orwell Sutwell (Bob Cummings) è impegnato in uno studio sulle abitudini sessuali e sentimentali dei giovani. Spia quindi il gruppo di cui fa parte anche la coppia composta da Frankie e Dee Dee.

Commento

Il film si apre sui volti di Dee Dee e Frankie che, sulla strada per la spiaggia di Paradise Cove a Malibu cantano in auto (su uno sfondo che più artificiale non si potrebbe). Appena giunti, la sorpresa: quella che per Frankie dovrebbe essere una vacanza da trascorrere soli sarà in realtà una vacanza di gruppo giacché Dee Dee, che teme di cadere nella tentazione dell’intimità con Frankie, ha invitato l’intera cricca dei loro amici. La ripicca di Frankie consisterà nel corteggiare la vistosa Ava. Le schermaglie amorose vengono intanto seguite passo per passo dal professor Sutwell, intenzionato a documentare le abitudini sessuali della gioventù californiana. Mentre Dee Dee usa il professore per fare ingelosire a sua volta Frankie, la di lui assistente Marianne lo ama segretamente senza che lui se ne renda conto. C’è bisogno di spiegare che ogni tassello del puzzle troverà la sua giusta collocazione?
Il tono comico del film è appannaggio di Eric Von Zipper (Harvey Lembeck), sfigato capo di una gang di motociclisti che ha il compito di tenere in piedi una sottotrama che vede il rapimento di Dee Dee e il confronto con il professore.
Il tono della serie è già tutto qui: i ragazzi sono bombe ormonali, le ragazze o sono facili o sognano un matrimonio in bianco, c’è la spiaggia completamente deserta (il film venne girato in inverno), le canzoni, nessuno parla di denaro (tutti pare ne abbiano ma da dove arrivino non è dato di saperlo), di genitori non c’è traccia, le schermaglie amorose e i giovani sono difficilmente definibili in quanto a età, anche perché i loro interpreti sono già ben lontani dall’adolescenza ma anche dalla post-adolescenza.
In primo piano i valori pre-femministi di Dee Dee, pronta a giustificare le pulsioni del suo fidanzato ma nel contempo decisa a immolarsi all’astinenza pre-matrimoniale.
Beach Party è un classico goffo, pieno di canzoni che più camp non si potrebbe e di personaggi reazionari, conservatori, anacronistici anche all’epoca Un film tanto improbabile da risultare irresistibile.
Costato approssimativamente 350'000 dollari, il film incasserà in breve tempo 4'000’000 solo negli Stati Uniti.

(Roberto Rippa)

Beach Party02
Beach Party (USA, 1963)
Regia: William Asher
Soggetto e sceneggiatura: Lou Rusoff
Musiche: Les Baxter
Fotografia: Kay Norton
Montaggio: Homer Powell
Interpreti principali: Robert Cummings, Dorothy Malone, Frankie Avalon, Annette Funicello, Morey Amsterdam, Harvey Lembeck, Eva Six, John Ashley, Jody McCrea, Dick Dale.
Con la partecipazione di: Vincent Price e (non accreditata) Elizabeth Montgomery.
101’

Canzoni

"Beach Party" (di Gary Usher e Roger Christian) - Frankie Avalon e Annette Funicello.
"Swingin' and a-Surfin” e "Secret Surfing Spot" (di Gary Usher e Roger Christian) -
Dick Dale and the Del Tones.
"Promise Me Anything (Give Me Love)" (di Guy Hemric and Jerry Styner) -
Annette Funicello e Dorothy Malone
“Treat Him Nicely" (di Guy Hemric and Jerry Styner) - Annette Funicello
"Don't Stop Now" (di Robert P. Marcucci e Russell Faith) - Frankie Avalon.

DVD

Beach Party/Bikini Beach

Frankie & Annette MGM Movie Legends Collection (Beach Blanket Bingo / How to Stuff a Wild Bikini / Beach Party / Bikini Beach / Fireball 500 / Thunder Alley / Muscle Beach Party / Ski Party)

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