Un sacco bello
Un sacco bello
(Italia, 1980)
di Carlo Verdone

(Carlo Verdone sul set, nei panni di Ruggero, con Sergio Leone, a destra)
Trama
Vigilia di ferragosto a Roma, tre persone si apprestano a viverlo tra programmi a lungo studiati, incontri fortuiti e imprevisti.
Enzo, munito di collant e penne a biro, ha intenzione di recarsi a Cracovia per un intenso fine settimana di conquiste femminili. Quando il suo già riluttante compagno di viaggio è costretto a farsi ricoverare in ospedale lungo il viaggio, Enzo deve mettersi alla ricerca di un nuovo compagno di avventure.
Ruggero vive contento in una comunità autogestita, suo padre però tenta di convincerlo, con l’aiuto di un prete, di un professore vicino di casa e di un nipote, a tornare a casa, e a una vita a suo modo di vedere più normale.
Leo è un giovane bloccato dalla timidezza e da una madre che si intuisce essere piuttosto invadente. Mentre si appresta a partire per Ladispoli, dove si trova la madre, Ruggero incontra una turista spagnola che non riesce a trovare un alloggio per qualche giorno.
Commento
Quello di Carlo Verdone, nel 1980, è un nome molto familiare nelle case italiane grazie al successo dei suoi personaggi portati in televisione pochissimi anni prima nella trasmissione Non stop del compianto Enzo Trapani, uno tra i registi più innovatori della televisione italiana. Trapani, a caccia di nuovi talenti comici per la trasmissione che sta preparando anche in qualità di autore (con Alberto Testa, Mario Pogliotti e Giancarlo Magalli), scopre Verdone in un piccolo teatrino di Roma e lo convince a scrivere alcuni monologhi da portare in televisione. La trasmissione ottiene grande successo grazie alla presenza di volti allora in gran parte sconosciuti ma destinati a lasciare un segno (tra gli altri, La Smorfia, con Massimo Trosi, Lello Arena Enzo de Caro, I gatti di vicolo Miracoli, i Giancattivi (Francesco Nuti, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti), Gaspare e Zuzzurro, Marco Messeri) e viene vista dal regista Sergio Leone che immediatamente convoca Verdone e lo convince a scrivere un film, dicendogli anche che dovrà dirigerlo lui stesso.
Verdone si mette al lavoro con la stretta supervisione di Leone, che gli affianca due numi tutelari della sceneggiatura come Piero De Bernardi e Leonardo Benvenuti (tra le molte sceneggiature da loro scritte, quelle per Alfredo, Alfredo, 1972, di Pietro Germi, Amici miei, 1975, Amici miei atto II, 1982, e Il Marchese del Grillo, 1981, di Mario Monicelli, Fantozzi, 1975, e Il secondo tragico Fantozzi, 1976, di Luciano Salce) perché lo aiutino ad affinare i suoi testi e lo aiutino nei raccordi tra i tre episodi. Ma non solo: gli porta anche il bravo direttore della fotografia Ennio Guarnieri, chiede a Ennio Morricone di scrivere le musiche e, soprattutto, sta al suo fianco durante tutta la lavorazione per dargli indicazioni precise per quella che è la sua prima regia (Verdone aveva lavorato come aiuto regista, non accreditato, di Franco Rossetti per Quel movimento che mi piace tanto nel 1975).
Carlo Verdone porta sullo schermo i personaggi già provati in televisione, almeno in parte, e costruisce per loro tre episodi distinti in cui non manca di partecipare in piccoli ma molto incisivi ruoli di contorno (nell’episodio dedicato a Ruggero, è sempre lui il professore, il prete e il cugino per bene) e affianca loro amici, caratteristi di lungo corso come Mario Brega (cui regala il ruolo della vita come padre di Ruggero), la figlia di De Bernardi, Isabella, scoperta causalmente mentre sta lavorando con il padre.
Il film è una commedia sì esilarante ma che non disdegna di abbandonarsi all’amarezza e alla malinconia (Leo rimane solo, così come Enzo, che si ritrova a sfogliare un’agendina priva di nomi, solo Ruggero pare uscire dal suo episodio con leggerezza) e che costituisce un omaggio molto affettuoso a Roma, ai suoi luoghi e soprattutto ai suoi volti, fin nelle presenze più marginali ai fini delle storie (i portantini dell’ospedale, l’uomo alla finestra nell’episodio con Leo).
Ben protetto da tanti angeli custodi, Verdone firma un film di grande equilibrio e dal contenuto non prevedibile o unidimensionale nella presentazione dei personaggi, diventato immediatamente un classico della migliore commedia italiana. Un film premiato con un David di Donatello speciale e con un Nastro d’argento come migliore attore esordiente, il cui seguito non accenna a diminuire con il passare degli anni (e siamo a quasi tre decenni).
Uno tra i migliori film del regista (insieme a, secondo me, Bianco, rosso e Verdone, 1981, Borotalco, 1982, Acqua e sapone, 1983, Compagni di scuola, 1988, Maledetto il giorno che t'ho incontrato, 1992 e Viaggi di nozze, 1995).
La Medusa ha appena pubblicato il film in un’edizione decente arricchita da uno speciale di quasi 50 minuti in cui Verdone ripercorre i suoi esordi, presenta i luoghi e i volti del film (compresa una tappa in Spagna per un intervento di Verónica Miriel, ora pittrice).
(Roberto Erre)
Un sacco bello (Italia, 1980)
Regia: Carlo Verdone
Soggetto: Carlo Verdone (con Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi)
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio: Eugenio Alabiso
Interpreti principali: Carlo Verdone, Mario Brega, Renato Scarpa, Verónica Miriel, Isabella De Bernardi, Fausto Di Bella, Sandro Ghiani
93’
DVD

Editore: Medusa
Origine: Italia
Regione: 1
Formato video: 1:1.77 (16/9)
Formato audio: Mono
Lingue: italiano
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra: speciale (circa 50 minuti), trailer



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Uno tra i migliori di Verdone, che poi dirigerà con successo altalenante tra episodi alti, Compagni di scuola per tutti, e infimi, Il bambino e il poliziotto, I due carabinieri (terrificante)