13 (Tzameti)
13 (Tzameti)
di Gela Babluani

Quartieri difficili, vite difficili, c'è da tirare avanti. A volte no, si può preferire darsi la morte, potrebbe anche esserci qualcosa da guadagnare, per sé o per chi ti sta vicino.
Lui un tempo ci era già passato, ma ora ad un uomo che sembra più anziano di quello che è, per colpa della droga e di una vita che immaginiamo troppo intensa, questa vita gli scappa gratis e tocca ad un giovane raccoglierne involontariamente il testimone.
Poche parole percepite, un'attrattiva di guadagno, poco o niente da perdere, di certo l'innocenza: Sebastién parte per Parigi e si trova coinvolto in un gioco più grande di lui, che lo fa crescere in fretta e oltrepassare il punto di non ritorno.
Strizzando l'occhio a Kafka, a Kaurismaki e alla Nouvelle Vague questo giovane regista nato in Georgia ai tempi della guerra civile e trasferitosi a studiare e fare cinema in Francia, compone un quadro in bianco e nero dove, con una trama ridotta all'osso, ti stringe allo stomaco sin dall'inizio e non ti molla fino al sorprendente finale, lasciandoti tutto il tempo di concentrarti sui particolari, sugli oggetti e sugli sguardi.
Quello che emerge è un mondo violento, la polvere che la gente “per bene” preferisce sia loro nascosta sotto il tappeto, un mondo invisibilmente sanguinoso, in cui il potere e il denaro dominano sulla disperazione.
Solo se la Fortuna, la sorte che qui ricorre, anche simbolicamente, in tutta la narrazione, gira dalla parte giusta è consentito vedere uno spiraglio, ma anche così la fuga non è per niente facile: come finirà, se finirà mai?
Géla Babluani nasce nel 1980 in Georgia, Repubblica ex sovietica dilaniata dalla guerra civile. Figlio d'arte (il padre Temur ha diretto La migration des Moineaux e The sun of the wakeful), si trasferisce in Francia nel 1997 e cinque anni dopo gira il corto A fleur de peau. Debutta a 25 anni con il lungometraggio 13 (Tzameti), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2005 (Migliore Opera Prima) e al Sundance Film Festival 2006 (Gran Premio della Giuria).
(Sergio Citterio)
13/Tzameti
di Gela Babluani
(Francia - Georgia, 2005)
Soggetto e sceneggiatura: Gela Babluani
Fotografia: Tariel Meliava
Montaggio: Noémie Moreau
Scenografia: Bernard Péault
Costumi: Sabine Solin
Musica: Lohengrin Braconnier, Clemente Cartallas
Interpreti principali: Georges Babluani, Aurélien Recoing, Pascal Bongard, Fred Ulysse, Nicolas Pignon
95'
AGGIORNAMENTO: al film è stato attribuito l'European Film Award come scoperta europea dell'anno a Varsavia il 2 dicembre 2006.
di Gela Babluani

Quartieri difficili, vite difficili, c'è da tirare avanti. A volte no, si può preferire darsi la morte, potrebbe anche esserci qualcosa da guadagnare, per sé o per chi ti sta vicino.
Lui un tempo ci era già passato, ma ora ad un uomo che sembra più anziano di quello che è, per colpa della droga e di una vita che immaginiamo troppo intensa, questa vita gli scappa gratis e tocca ad un giovane raccoglierne involontariamente il testimone.
Poche parole percepite, un'attrattiva di guadagno, poco o niente da perdere, di certo l'innocenza: Sebastién parte per Parigi e si trova coinvolto in un gioco più grande di lui, che lo fa crescere in fretta e oltrepassare il punto di non ritorno.
Strizzando l'occhio a Kafka, a Kaurismaki e alla Nouvelle Vague questo giovane regista nato in Georgia ai tempi della guerra civile e trasferitosi a studiare e fare cinema in Francia, compone un quadro in bianco e nero dove, con una trama ridotta all'osso, ti stringe allo stomaco sin dall'inizio e non ti molla fino al sorprendente finale, lasciandoti tutto il tempo di concentrarti sui particolari, sugli oggetti e sugli sguardi.
Quello che emerge è un mondo violento, la polvere che la gente “per bene” preferisce sia loro nascosta sotto il tappeto, un mondo invisibilmente sanguinoso, in cui il potere e il denaro dominano sulla disperazione.
Solo se la Fortuna, la sorte che qui ricorre, anche simbolicamente, in tutta la narrazione, gira dalla parte giusta è consentito vedere uno spiraglio, ma anche così la fuga non è per niente facile: come finirà, se finirà mai?
Géla Babluani nasce nel 1980 in Georgia, Repubblica ex sovietica dilaniata dalla guerra civile. Figlio d'arte (il padre Temur ha diretto La migration des Moineaux e The sun of the wakeful), si trasferisce in Francia nel 1997 e cinque anni dopo gira il corto A fleur de peau. Debutta a 25 anni con il lungometraggio 13 (Tzameti), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2005 (Migliore Opera Prima) e al Sundance Film Festival 2006 (Gran Premio della Giuria).
(Sergio Citterio)
13/Tzameti
di Gela Babluani
(Francia - Georgia, 2005)
Soggetto e sceneggiatura: Gela Babluani
Fotografia: Tariel Meliava
Montaggio: Noémie Moreau
Scenografia: Bernard Péault
Costumi: Sabine Solin
Musica: Lohengrin Braconnier, Clemente Cartallas
Interpreti principali: Georges Babluani, Aurélien Recoing, Pascal Bongard, Fred Ulysse, Nicolas Pignon
95'
AGGIORNAMENTO: al film è stato attribuito l'European Film Award come scoperta europea dell'anno a Varsavia il 2 dicembre 2006.



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