[Rec]

[Rec] (Spagna, 2008)
di Jaume Balagueró e Paco Plaza

[Rec]01

Trama

Una giornalista e un cameraman sono impegnati nella realizzazione di un servizio testimoniante l’attività notturna di una squadra di pompieri. Chiamati a intervenire presso un palazzo di appartamenti, vi si trovano improvvisamente isolati in quarantena mentre all’interno una misteriosa epidemia trasforma gli inquilini in esseri assetati di sangue.

Commento

Capita, da qualche anno a questa parte, di pensare che il genere horror non abbia più nulla di nuovo da raccontare. Testimonianza di questo sarebbero anche le decine di rifacimenti di film degli anni ’70 e ’80 che da tempo occupano i nostri schermi, in cui gli effetti speciali, sempre più presenti, o l'aumento del grado di violenza tentanto di supplire alla mancanza di idee (e già di questo film è in uscita in agosto negli Stati Uniti il rifacimento dal titolo Quarantine ad opera di John Erick Dowdle).
Nemmeno [Rec] sfugge alla regola: la storia non presenta elementi originali (e i rimandi a The Blair Witch Project, a sua volta fortemente ispirato da Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato non sono affatto negati da Balagueró anche se, nella rivista francese Première del maggio 2008, chiarisce che l’intento in [Rec] è diverso). Anche qui, come lì, è il video a fungere da soggettiva e il tema dello spazio chiuso da cui è impossibile fuggire non è certo nuovo.
Balagueró e Plaza, però, scelgono di supplire alla mancanza di originalità con il ritmo: dopo un inizio lento, quanto basta per fare abbassare la guardia allo spettatore, la tensione cresce per rimanere a un alto livello fino all’ultima scena. Scelgono anche di usare lunghi piani sequenza, uno di addirittura 22 minuti, ad aumentare la sensazione di realismo, evitano soluzioni troppo esplicite, lasciando lo spettatore libero di intuire cosa sia accaduto nel palazzo e, cosa molto rara e rischiosa, tralasciano completamente la presenza di musica a sottolineare i momenti di tensione lasciando la responsabilità alle sole immagini.
È in questi elementi che [Rec] trova una sua originalità indiscutibile riuscendo a trasformare un soggetto non troppo originale in un film che riesce a fare sobbalzare lo spettatore in più occasioni equilibrando con sapienza i luoghi comuni del genere.

(Roberto Rippa)


I registi

Paco Plaza01

Paco Plaza, 1973, ha diretto con Balaguero il film OT: la película, versione cinematografica del programma televisivo Operación triunfo.
Nel 2002 ha diretto El segundo nombre (titolo internazionale: Second Name), gran premio per il film fantasy europeo a Sitges. Dopo Romasanta (I delitti della luna piena, 2004), ha diretto il film per la TV Cuento de navidad, per la serie Películas para no dormir.

Jaume Balagueró01

Dopo alcuni cortometraggi, Jaume Balagueró ha diretto il thriller/horror Los sin nombres (1999, titolo internazionale: The Nameless), premiato in numerosi festival. Nel 2002 ha diretto Darkness e quindi Frágiles, premiato con un Goya per i migliori effetti speciali.
Il film per la televisione Para entrar a vivir (2006), parte della serie Películas para no dormir precede di un anno la realizzazione di [Rec].


[Rec] (Spagna, 2008)
Regia: Jaume Balagueró, Paco Plaza
Sceneggiatura: Jaume Balagueró, Luiso Berdejo, Paco Plaza
Fotografia: Pablo Rosso
Montaggio: David Gallart
Interpreti principali: Manuela Velasco, Vicente Gil, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Carlos Vicente, Pablo Rosso, David Vert, Jorge Serrano
Durata: 80'

Sito Ufficiale (F)

The Darjeeling Limited

The Darjeeling Limited
(Il treno per il Darjeeling, USA, 2007)
di Wes Anderson

The Darjeeling Limited01
Trama

Francis, scampato a un incidente che lo costringe a una vistosa fasciatura sul viso e sulla testa, organizza un viaggio in India con i due fratelli minori Peter, pronto per chiedere il divorzio alla moglie che però nel frattempo gli ha annunciato di essere in attesa di un bambino, e Jack, che coglie ogni occasione per ascoltare eventuali messaggi sulla segreteria dell’ex fidanzata. I tre fratelli non si incontrano da tempo, dal funerale del padre e lo scopo del viaggio sarebbe nelle intenzioni spirituale ma nasconde anche il desiderio di Francis di riavvicinarsi con i fratelli alla madre, che in India lavora in un orfanotrofio.

Commento

Wes Anderson per il suo primo film dopo l’enorme successo di The Life Aquatic with Steve Zissou del 2004, sceglie di cambiare registro non trascurando però mai il suo peculiare studio dei caratteri.
The Darjeeling Limited (dal nome del treno che accompagna i tre fratelli nel loro viaggio) non narra una storia dalla struttura classica, con un inizio e una fine, ma utilizza il viaggio per esplorare i tre personaggi, la cui comprensibilità sarà aiutata dal ritrovamento della madre.
Lo scopo del viaggio, fare un esperienza spirituale e ritrovare un’improbabile armonia tra loro dopo la morte del padre, nasconde come reale motivazione la fuga ognuno da una situazione della propria vita che sembra imprigionarli.
In un’India non da cartolina (gli sceneggiatori – Anderson, Schwartzman e Roman Coppola - si sono recati in India mentre erano impegnati nella stesura della sceneggiatura) bensì reale e moderna, assistiamo alle vicissitudini ora sottilmente comiche, ora drammatiche, dei personaggi senza che nessuno dei due toni prevalga mai sull’altro lasciando allo spettatore la sensazione di avere assistito a un viaggio importante al di là della sua destinazione.
Anderson sceglie un montaggio lento, facendo muovere molto i suoi personaggi, e attribuisce a ognuno di loro una precisa caratteristica visiva: il visto bendaggio per Francis, il camminare costantemente a piedi nudi per Jack e gli occhiali del padre scomparso per Peter.
Owen Wilson fa efficacemente del suo Francis un uomo dimesso e misterioso, mentre Adrien Brody e Jason Schwartzman interpretano rispettivamente Peter e Jack.
Un nuovo, importante, capitolo nell’interessante fimografia di Anderson.

(Roberto Rippa)

Il film è preceduto dal cortometraggio Hotel Chevalier che racconta ciò che accade a Jack e alla sua fidanzata prima della partenza per il viaggio.

The Darjeeling Limited
(Il treno per il Darjeeling, USA, 2007)
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Fotografia: Robert Yeoman
Montaggio: Andrew Weisblum
Interpreti principali: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Scwartzman, Amara Karan, Wallace Wolodarsky, Wris Ahluwalia, Irfan Kahn, Barbet Schroeder, Camilla Rutherford, Anjelica Huston e con l’apparizione di Bill Murray
91'

The Darjeeling Limited02
(da sinistra: Owen Wilson, Adrien Brody, Wes Anderson e Jason Schwartzman)


Hotel Chevalier (USA, 2007)
di Wes Anderson

Hotel Chevalier01

Nella stanza 403 del parigino Hotel Chevalier, un uomo riceve la visita della sua (ex?) compagna. Lui la accoglie senza particolare entusiasmo e, lentamente, emergono sprazzi di una crisi. Lui si appresta a partire per il viaggio in India che lo riunirà ai due fratelli.

Hotel Chevalier (USA, 2007)
Regia e sceneggiatura: Wes Anderson
Fotografia: Robert Yeoman
Montaggio: Vincent Marchand
Interpreti: Jason Schwartzman, Natalie Portman
13'

Hotel Chevalier è stato reso disponibile per un breve periodo su iTunes. Dalla sua rimozione ha preceduto alcune proiezioni di The Darjeeling Limited.

 

Sito ufficiale (Fox Searchlight)

Non pensarci

Non pensarci (Italia, 2007)
di Gianni Zanasi

Non pensarci01
Trama

Stefano Nardini suona da quando aveva cinque anni e passo dopo passo ecco che dal conservatorio è finito col diventare una piccola star del punk rock indipendente.
Ma i tempi delle sue foto in copertina sono passati e adesso a trentasei anni si guarda intorno: suona con dei ventenni invasati, a casa non ha più né fidanzata né letto dove dormire, gli è rimasta giusto una chitarra e un’auto con le portiere che non si aprono…
Insomma è venuto il momento anche per lui di cercare un riparo, tornare dalla famiglia che non vede da tempo, riflettere. Ma a casa trova tutt’altro.
Il padre, reduce da un infarto, gioca a golf; la mamma segue seminari di "tecniche sciamaniche"; Michela la giovane sorella ha lasciato tutto per dedicarsi al lavoro con i delfini in un parco acquatico e poi Alberto, il fratello maggiore che ha tutta su di sé la ‘terribile’ responsabilità della fabbrica di ciliegie sotto spirito di famiglia…
Preso quasi da subito in contropiede da una serie di rivelazioni e scoperte famigliari per lui sempre più incredibili, Stefano si ritrova suo malgrado costretto ad occuparsi assurdamente e a modo suo di tutti.
E alla fine è forse proprio in questo modo che, dopo tanto tempo e senza accorgersene, finisce con l’occuparsi di se stesso.

Commento

Stefano è diplomato al conservatorio, suona in una band composta da ventenni o poco più che si esibisce nei centri sociali e convive con la sua ragazza, che però lo tradisce con il chitarrista di un altro gruppo. Questo evento, unito a un concerto (certamente l'ennesimo) inconcludente, lo porta a decidere di lasciare Roma per fare ritorno dalla sua famiglia a Rimini per quella che dovrebbe essere una pausa di riflessione.
Stefano ha bisogno di tornare alle sue radici, ha bisogno della sua famiglia ma, come dice nel corso del film: “Non così tanta”.
Effettivamente il suo è un ritorno a una famiglia in crisi: il padre ha abbandonato l'azienda di famiglia a causa di un problema di salute lasciandola in mano al figlio maggiore, che assiste al suo progressivo crollo tra debiti e stipendi non pagati da mesi, la madre sembra staccata dalla realtà e nasconde un segreto e la sorella fa discutere per la sua vita sentimentale, o meglio per la sua assenza.
Zanasi assiste all’inserimento di Stefano come nuovo elemento, apparentemente assente da lungo tempo, in una situazione surreale e nel contempo estremamente credibile che presenta un equilibrio placido quanto precario, e lo sottolinea con ironia non dimenticando di restituire un ritratto fedele della provincia e dei suoi personaggi (compreso il depresso cronico e il politico rampante ma privo di talento), della famiglia e infine del nostro tempo, con il precariato, le banche che strangolano i piccoli imprenditori, la sensazione di assenza di futuro.
Misurato, divertente ma non troppo personale, Non pensarci gode del suo tocco leggero e delle interpretazioni di un cast di classe comprendente Valerio Mastandrea, perfettamente in parte, e i bravi Anita Caprioli, Teco Celio, Gisella Burinato e Caterina Murino, prostituta di alto bordo dal cuore d’oro.

Premio Cinemagiovani alla quarta edizione delle Giornate degli autori della 64. Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.


(Roberto Rippa)


Non pensarci (Italia, 2007)
Regia e soggetto: Gianni Zanasi
Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Michele Pellegrini
Musiche: Merci Miss Monroe, Les Fauves, Atomik Dog
Fotografia: Giulio Pietromarchi;
Montaggio: Rita Rognoni;
Interpreti principali: Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Caterina Murino, Paolo Briguglia, Dino Abbrescia, Teco Celio, Gisella Burinato
105'.

Sito ufficiale


Fimografia di Gianni Zanasi

2007

Non Pensarci
(lungometraggio)

Presentato alla 64 Mostra del cinema di Venezia - Venice-days

Premi:

Premio Pasinetti della critica cinematografica
Premio FEDIC Miglior Film
Premio ARCA Cinema giovani

2004

La vita breve ma la giornata è lunghissima (co-regia con Lucio Pellegrini)
(lungometraggio / Documentario Dv-beta digitale), Pupkin production, Sky, .

In concorso al festival del cinema di Venezia; sezione concorso digitale

Premi:

Menzione speciale della giuria Mostra del cinema di Venezia, Premio Pasinetti della critica cinematografica

1999

A domani
(lungometraggio)

Presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia

Premi:

Premio Europeo Miglior Opera Prima "Don Chisciotte"

Fuori di me
(lungometraggio)

In concorso al Festival del Cinema Giovani di Torino
Fuori concorso al festival di Locarno

1995

Nella Mischia
(lungometraggio)

Opera prima selezionata alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes
Presentato fuori concorso al Festival di Montreal

Premi:

Sacher d'oro di Nanni Moretti come migliore Opera Prima
Migliore film al Festival del Cinema Indipendente di Arezzo
Efesto d'oro come miglior Opera Prima
Premio Cinema e società come miglior opera prima
Premio Migliore film Festival di Rennes

Juno

Juno (USA, 2007)
di Jason Reitman

Juno01
Trama

La sedicenne Juno MacGuff rimane incinta in seguito a un rapporto con il suo compagno di scuola Paulie. Pragmatica e indipendente, non riesce a considerare l’aborto come opzione e quindi si mette alla ricerca di una coppia che possa adottare il bambino appena nato trovandola in Mark e Vanessa Loring.
Intanto, la sua vita prosegue tra scuola, nausee e amiche.

Commento

Commedia dolceamara diretta da Jason Reitman, Thank You for Smoking (2005), figlio di quell'Ivan Reitman che ha diretto capolavori della commedia come Meatballs (1979), Stripes (1981) e Ghostbusters (1984), ma anche sonore ciofeche come Kindergarten Cop, 1990 e My Super Ex-Grilfriend, 2006, e scritto da Diablo Cody, Juno ha come indubbio punto di forza l’interpretazione più che brillante della allora ventenne Ellen Page.Juno non è una ragazza qualunque, a una prima occhiata pare mancare totalmente delle insicurezze delle persone della sua età, in realtà è solo una ragazza sincera, esplicita e decisa ma la sensibilità e la vulnerabilità ci sono.
Quando scopre di essere incinta, ne parla subito con suo padre e la sua matrigna che, pur preferendo che lei fosse dedita alle droghe pesanti, la sostengono rispettando la sua scelta più che condividendola.
Alla ricerca di due possibili genitori adottivi, incontra Vanessa e Mark. Lei è una donna in carriera visibilmente desiderosa di diventare madre, lui è un aspirante rockstar mancata che ha fatto delle sue aspirazioni incompiute un mezzo di sostentamento grazie alla composizione di musiche per la pubblicità. Juno per lui rappresenta la giovinezza che sta sfuggendogli tra le mani, inevitabile che se ne senta attratto.
Ma Juno non è una sciocca e, malgrado la giovanissima età, riuscirà a fare le sue scelte nel migliore dei modi, pur pagando per il suo coraggio.
Il film si basa essenzialmente sul suo personaggio principale, che sullo schermo non appare mai unidimensionale ma lascia trasparire, talvolta nascoste dietro a una maschera di ragazza esplicita, decisa e coraggiosa, paure, dubbi e insicurezze.
Il film mescola sapientemente dramma e commedia lasciando che la seconda prevalga e regalando la sensazione di avere assistito a uno tra i film più riusciti tra quelli giunti dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Reitman non emette giudizi moralistici (né tantomeno fa un discorso anti-abortista come molte associazioni nel mondo, Italia compresa, hanno voluto credere e far credere in modo totalmente arbitrario) ma si limita a suggerire, osservando non senza causticità, la società contemporanea.
Ellen Page è bravissima, tanto da portarsi brillantemente sulle spalle qualche buco di sceneggiatura nella parte centrale del film, Michael Cera (Superbad, 2007), nel film il suo giovane amico, e Jason Bateman, entrambi reduci dalla sofisticata sitcom Arrested Development (2003-2006), dove erano padre e figlio, sono ottimi nella contrapposizione del ragazzo insicuro ma capace di superare gli ostacoli posti da Juno e dell’uomo adulto che vive le sue frustrazioni tentando di riagganciare l’età perduta.

Premio Oscar per la migliore sceneggiatura.

(Roberto Rippa)


Juno (USA, 2007)
Regia: Jason Reitman
Soggetto, sceneggiatura: Diablo Cody
Musiche: Matt Messina
Fotografia: Eric Steelberg
Montaggio: Dana E. Galuberman
Interpreti principali: Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Allison Janney, J.K. Simmons
96'

Tutta la vita davanti

Tutta la vita davanti (Italia, 2008)
di Paolo Virzì

Tutta la vita davanti01

Trama

Le vicissitudini di una neolaureata nell'universo del lavoro precario. Marta è una ragazza colta, curiosa e taciturna, che trova lavoro nel call-center di un'azienda che commercializza un elettrodomestico futuribile e si avventura così in nuovo mondo fantasmagorico di giovani telefoniste e venditori invasati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate.

Commento

Brutta la vita dei precari: stipendi da fame, contratti pronti a essere sciolti in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, condizioni di lavoro umilianti e, non bastasse, anche l’umiliazione della richiesta di identificazione con l’azienda. Virzì, nel raccontare la discesa agli inferi (e, forse, ritorno) del precariato della neo-laureata (cum laude) Marta, usa qualsiasi stereotipo per enfatizzare il tono da commedia ma il risultato è che i personaggi e le situazioni sono spaventosamente credibili. Lo sono le discussioni sul Grande fratello (ovviamente quello di Endemol, non quello immaginato da Orwell) sull’autobus, lo sono i jeans a vita bassa che lasciano scoperti i tanga e i tatuaggi sul fondoschiena, i filosofi che mantengono la puzza sotto il naso anche quando lavorano come autori di pessimi programmi televisivi, il cinismo che entra obbligatoriamente a far parte della vita delle persone, il sindacato che pare in ritardo massimo sulla situazione attuale, le canzoncine auto-motivanti tanto simili agli stacchetti televisivi in un film che mostra come la (bruttissima) televisione assomigli sempre più alle nostre (brutte, nel senso anche di inestetiche) vite. Come se la televisione si fosse assunta da anni e anni il compito di prepararci e (in)educarci proprio a questo. Ma ancora più vera è la sensazione costante di mancanza di futuro, in una vita che non può avere domani ma essere vissuta solo giorno per giorno, condizione sottolineata dal titolo ironico e dalla presenza costante della canzone cantata da Doris Day “Que Sera Sera (Whatever Will Be, Will Be)"
Come già in Ferie d’agosto del 1996, Paolo Virzì gioca con le caratterizzazioni: il capo delle ragazze che è una donna sola e infelice anche lei senza futuro rifacendosi comunque sulle ragazze che lavorano sotto di lei, il venditore talmente impegnato a essere il numero uno da rischiare la vita (una vita normale, si intende), la ragazza colta che sembra perdere di vista la sua vita nella routine quotidiana, il sindacalista idealista ma fondamentalmente inutile, la ragazza che capisce quanto sia più remunerativo vivere di marchette piuttosto che di telefonate a potenziali acquirenti di scadenti robot da cucina. Però la caratterizzazione spinta non toglie mai la sensazione di realtà, di aderenza a una realtà molto presente.
La commedia quindi funziona ma lasciando sempre una pesante sensazione di amaro in bocca.
Volendo muovere una critica al film, si può dire che vuole chiudere in qualche modo, spesso incongruo, ogni situazione del film togliendo credibilità e aggiungendo zucchero a una vicenda fino ad allora congruamente amara.
Per quanto riguarda gli interpreti, Sabrina Ferilli nel ruolo del cattivo ma in fondo solo e fragile capo delle ragazze del call-center trova il suo migliore ruolo dopo quello interpretato in “Ferie d’agosto”, Isabella Ragonese e la sorprendente Michela Ramazzotti si fanno notare per bravura, Elio Germano si ritaglia con grande efficacia un ruolo da commedia. Una commedia d’altri tempi sul nostro tempo.

(Roberto Rippa)

Tutta la vita davanti (Italia, 2008)

Regia: Paolo Virzì
Soggetto: liberamente tratto dal romanzo Il mondo deve sapere - Romanzo tragicomico di una telefonista precaria di Michela Murgia
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Paolo Virzì
Musiche: Franco Piersanti: Davide Bassan
Fotografia: Nicola Pecorini
Montaggio: Esmeralda Calabria
Interpreti principali: Isabella Ragonese, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Sabrina Ferilli
117'

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
(Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, USA-UK, 2007)
di Tim Burton

Sweeney Todd01
Trama

Il barbiere Benjamin Barker, imprigionato e deportato in Australia per allontanarlo da sua moglie, concupita dal laido giudice che l'ha condannato, e da sua figlia, fa ritorno a Londra sotto le mentite spoglie di Sweeney Todd per attuare la sua vendetta. Trasferitosi nella bottega sopra il negozio di tortine di carne della giovane vedova Lovett, inizia una discesa verso la follia.

Commento

Prima della versione di Tim Burton, la storia di Sweeney Todd era stata portata sullo schermo da George King nel 1936 prima di giungere come musical sui palchi di Broadway nel 1979 con il libretto di Hugh Weeler e le musiche di Stephen Sondheim - in una versione premiata con ben nove Tony Awards - che fanno da ossatura per il film.
Storia di amore negato, separazione e soprattutto di vendetta, vendetta lavata con il sangue, ettolitri di sangue, Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street è una tragedia gotica dalle musiche dissonanti e impegnative, capaci di mettere a dura prova le corde vocali più esperte.
Nella povera, sporca, buia, Londra di metà Ottocento, il barbiere Sweeney Todd giunge a cercare vendetta dopo quindici anni di carcere in Australia in cui è stato mandato dallo spregevole giudice Turpin, che gli ha rapito moglie e figlia (la prima morta suicida e la seconda ancora segregata dal giudice che spera di poter fare di lei la sua compagna di vita).
Il suo ritorno ha come scopo quella di lavare il torto subito con il sangue, sgozzando con il suo rasoio chiunque, apparentemente, abbia la sventura di sedersi sulla sua poltrona. Sua complice è la vedova Mrs. Lovett, innamorata di lui da tempo e responsabile delle peggiori – fino a quel momento – torte di carne dell'intera città. A completare la scena, il giovanissimo, ignaro, assistente Toby (il quindicenne Ed Sanders, che riesce a tratti a rubare la scena al protagonista). La vendetta rende cieco Sweeney Todd, che non riesce a vedere, o ad accogliere, l’amore della donna, che sogna per loro una vita diversa, sprofondando infine nella follia.
Tim Burton, nel portare sullo schermo il più sanguinolento musical della storia, sovverte più di una regola del genere: niente balletti, niente magnificenza (se non quella delle scene e delle musiche), niente inni, solo canzoni di difficile interpretazione che narrano la storia cui assistiamo, sogni e incubi dei protagonisti e psicologia dei personaggi.
La Londra del film è buia, sporca, invasa da topi e scarafaggi, il suo cielo è costantemente plumbeo e i palazzi ricoperti di uno spesso strato di fuliggine.
I personaggi che incontriamo non sono meno oscuri: dal laido giudice (un perfetto Alan Rickman) al suo fido compare Beadle Bamford (un viscido, quasi inguardabile, bravissimo Timothy Spall) fino al barbiere finto italiano Adolfo Pirelli (un bravissimo quanto irriconoscibile Sacha Baron Cohen).
I dialoghi sono ridotti all’osso (tanto che appare assurda la scelta di doppiarli anziché sottotitolarli come è stato fatto per le canzoni), la narrazione della storia avviene attraverso le parti cantate, la Londra di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (premiati per questo con l'Oscar) è perfetta così come la fotografia di Dariusz Wolski (già direttore della fotografia per la trilogia dedicata ai Pirati dei Caraibi), tutta in scala di grigi a contrastare le immagini a colori dei ricordi o dei sogni, e i protagonisti sono bravi come mai prima con Johnny Depp che canta con voce dolente parti musicali complesse e crea con la maschera di Sweeney Todd un nuovo personaggio da storia del cinema e una bravissima Helena Bohnam-Carter, che qui offre forse la migliore di una serie di ottime interpretazioni.
Un film che riempie le orecchie e gli occhi e ha il potere di sorprendere, sbigottire, soddisfare anche chi non amasse il musical.
Capolavoro.

(Roberto Rippa)

Curiosità

Questa rappresenta la sesta collaborazione tra Tim Burton e Johnny Depp. Le precedenti sono: Edward Scissorhands (1990), Ed Wood (1994), Sleepy Hollow (1999), Charlie and the Chocolate Factory (2005), Corpse Bride (2005).

Nella versione teatrale, i ruoli dei protagonisti, più anziani rispetto a quelli del film, erano affidati a Len Cariou e Angela Lansbury.

Alcune canzoni del musical sono state eliminate dal film e molte altre accorciate.

Il compositore Stephen Sondheim era molto restio a concedere i diritti del musical per una versione cinematografica. È stato Tim Burton a convincerlo dopo avergli illustrato il suo progetto. Il compositore ha comunque posto come condizione quella di poter avere l'ultima parola sulla scelta degli interpreti. Perplesso sulla scelta di Johnny Depp - temeva che non avesse una voce adatta - si è convinto dopo un provino cantato. Helen Bonham Carter gli ha inviato ben dodici provini che lo hanno lasciato molto positivamente impressionato.

Al momento della lavorazione Helena Bonham Carter era incinta del secondo figlio del regista.

Non è provato che il personaggio di Sweeney Todd, oggetto di molti racconti fin dal 1846, sia realmente esisitito.

Sweeney Todd02

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
(Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, USA-UK, 2007)
Regia:Tim Burton
Soggetto: Stephen Sondheim, Hugh Wheeler (dalla pièce di Christopher Bond)
Sceneggiatura: John Logan
Musiche: Stephen Sondheim
Fotografia:Dariusz Wolski
Montaggio: Chris Lebenzon
Direzione artistica e scenografie: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo
Interpreti principali: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall, Sacha Baron Cohen, Jamie Campbell Bower, Laura Michelle Kelly, Jayne Wisener, Ed Sanders
117'


Collegamenti

Sito ufficiale del film (Dreamworks)

Adattamenti della storia (Wikipedia)

Storia di Sweeney Todd (Wikipedia)

No Country for Old Men

No Country for Old Men
(Non è un paese per vecchi, USA, 2007)
di Joel e Ethan Coen

No Country for Old Men01Trama

In un’area desertica del Texas, Llewelyn Moss trova un furgone, al cui posto di guida siede un uomo agonizzante, circondato da diversi cadaveri. Nel furgone, un carico di eroina e due milioni di dollari. Prendendo i soldi, Llewelyn da il via a una reazione a catena che coinvolge un uomo spietato e sanguinario, un cacciatore di taglie, e un anziano, disincantato sceriffo.

Llewelyn Moss: If I don't come back, tell mother I love her.
Carla Jean Moss: Your mother's dead, Llewelyn.
Llewelyn Moss: Well then I'll tell her myself.

Commento

Tratto dall’omonimo romanzo (che trae l’ispirazione per il titolo da un poema di William Butler Yeats) di Cormac McCarthy, No Country for Old Men è un’opera morale ambientata in un’epoca che la morale l'ha persa, anche in ambito criminale.
Sorta di caccia fra gatto e topo tra Llewelyn Moss e Anton Chigurh, fuggitivo per il Texas (in realtà in gran parte il New Mexico) con il denaro il primo, spietato assassino il secondo, cui si aggiungono un cacciatore di taglie sguinzagliato da un potente uomo d’affari coinvolto nel traffico di eroina e il disilluso sceriffo Bell, No Country for Old Men rappresenta un felice ritorno per i fratelli Coen dopo due prove non esattamente memorabili come Intolerable Cruelty (Prima ti sposo, poi ti rovino, 2003) e The Ladykillers del 2004 (rifacimento dell’omonimo capolavoro del 1955 diretto da Alexander Mackendrick) e quasi un decennio di piccole ma indiscutibili delusioni.
La caccia all’uomo – agli uomini – viene svolta dai Coen attraverso una dilatazione dei tempi il cui scopo è quello di permettere la costruzione dei personaggi e realizzare un vero e proprio thriller, intricato e pieno di scene, totalmente assente la musica, da trattenere il fiato, usando però la vicenda anche per parlare di natura umana, debolezza, incertezza, paura.
I dialoghi – da sentire in versione originale per apprezzare la bravura di Tommy Lee Jones – sono asciutti ma densi di significato, come se i Coen avessero deciso di eliminare dalla storia qualsiasi elemento superfluo. Lo stile è quello di sempre, quello di Miller’s Crossing, The Big Lebowski e soprattutto di Fargo: umorismo caustico unito alla profonda tristezza che nasce dall'osservazione della spietatezza del nostro tempo.
Ottimi interpreti (Javier Bardem con perfetto accento texano, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald e, in testa, Tommy Lee Jones, la cui voce ha spesso il compito di illustrare la storia attingendo fedelmente dalle pagine del libro).
Con questo film (primo in cui i fratelli Coen si accreditano entrambi alla regia - fino al film precedente, malgrado abbiano sempre diretto insieme, alla regia veniva accreditato solo Joel), Ethan e Joel Coen ritrovano il loro posto nel novero dei migliori cineasti americani contemporanei.

(Roberto Rippa)

No Country for Old Men02
(da sinistra: Ethan e Joel Coen sul set)

No Country for Old Men
(Non è un paese per vecchi, USA, 2007)
Regia, sceneggiatura: Ethan Coen, Joel Coen
Soggetto: Cormac McCarthy (dal suo romanzo omonimo)
Musiche: Carter Burwell
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Ethan e Joel Coen (con lo pseudonimo Roderick Jaynes)
Interpreti principali: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper
122’

Collegamenti

Sito ufficiale

Il romanzo (Wikipedia)

Into the Wild

Into the Wild
(titolo italiano: Nelle terre selvagge, USA, 2007)
di Sean Penn

Into the Wild01
Trama

1992: dopo essersi diplomato alla Emory University, lo studente ventenne Christopher McCandless abbandona tutti i suoi averi e intraprende un lungo viaggio alla volta dell’Alaska per vivere nella natura selvaggia lasciandosi alle spalle ogni bene materiale. Lungo il viaggio, alcuni incontri daranno forma alla sua nuova vita.

Christopher McCandless: Some people feel like they don't deserve love. They walk away quietly into empty spaces, trying to close the gaps of the past.

Commento
(attenzione, il testo che segue può contenere elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Storia vera - tratta dall’omonimo libro scritto da Jon Krakauer - di Cristopher McCandless giovane studente che, poco prima di dedicarsi agli studi di legge, scompare senza lasciare traccia dalla sua casa in Virginia per intraprendere un lungo viaggio verso l’Alaska le cui motivazioni sembrano trovare spunto anche dalla lettura di Tolstoj, Thoreau e Jack London.
Non è solo la voglia di avventura a motivare Christopher, che arriverà anche a rinunciare al suo nome - ultimo orpello della vita che si sta lasciando alle spalle - adottando quello di Alexander Supertramp, ma anche, e forse soprattutto, il disgusto per la sua famiglia, luogo di menzogna e ipocrisia.
Nel raccontare la sua storia, Sean Penn adotta un registro da film di ribellione in voga negli anni ‘60 e ‘70 e mostra McCandless come un ragazzo apparentemente determinato a vivere una vita selvaggia priva di qualsiasi comodità moderna ma anche come un ragazzo spaurito, fortemente risentito e probabilmente spinto da motivazioni non tutte giuste, come gli faranno notare alcune tra le persone che incontrerà lungo il suo difficile cammino.
Il viaggio di Christopher-Alexander nelle terre selvagge inizia quando la sua automobile, ormai priva di benzina, si ferma. Da lì la sua storia viene raccontata attraverso salti temporali all’indietro. Trovato alloggio in un autobus abbandonato, assisteremo agli incontri fatti fino a lì e al suo progredire alla volta della sua meta.
Storia affascinante - più per come le convinzioni del personaggio vengono smontate e rimodellate dagli incontri che fa che per l’avventura stessa - che Sean Penn riesce a portare sullo schermo senza farle perdere in efficacia, il film non è esente da difetti, primo tra tutti l’eccessivo uso della didascalia quando vengono riproposte scene del passato del personaggio che appaiono molto più efficaci raccontate fuori campo dai vari personaggi del film. Ottime le interpretazioni, soprattutto quelle degli attori di contorno.


Nota dolente: nella versione italiana sono doppiati i dialoghi ma non tradotte le scritte che appaiono sullo schermo, scritte tratte dal diario tenuto dal protagonista, che sono in fondo l’elemento più importante della storia. Chi non sapesse l’inglese, dunque, perderebbe della storia i passaggi più importanti.

(Roberto Rippa)

Into the Wild02
(il vero Christopher McCandless)

Into the Wild
(titolo italiano: Nelle terre selvagge, USA, 2007)
Regia, sceneggiatura: Sean Penn
Soggetto: Jon Krakauer (dal suo libro omonimo)
Musiche originali: Michael Brook, Kaki King, Eddie Vedder
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Jay Cassidy
Interpreti principali: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook
140’

Collegamenti

Il libro di Jon Krakauer (Wikipedia)

Sito ufficiale del film

Trailer (YouTube)

Christopher McCandless (Wikipedia)

Charlie Wilson's War

Charlie Wilson's War
(La guerra di Charlie Wilson, USA, 2007)
di Mike Nichols

Charlie Wilsons War01

Trama

Il rappresentante del Texas al Congresso degli Stati Uniti Charles Wilson appare come una personalità politica di secondo piano, amante dell’alcol, occasionalmente della cocaina e sempre delle belle donne.
Quando la sua ricca sostenitrice Joanne Herring lo coinvolge nel suo progetto di liberazione dell’Afganistan dalle truppe sovietiche, Wilson, aiutato in questo da un agente speciale della C.I.A., si troverà ad affrontare la situazione più delicata della sua carriera e non solo.

Commento

Tratto dal libro di George Crile pubblicato nel 2003, Charlie Wilson's War: The Extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History (1), il film del tedesco di nascita ma americano di adozione Mike Nichols (vero nome Michael Igor Peschkowsky) narra di una delle operazioni governative più segrete degli Stati Uniti (che pure in quanto a operazioni segrete non si può dire si siano mai risparmiati), nonché una tra le più rilevanti della storia recente, tanto da avere conseguenze ancora oggi a più di venti anni di distanza.
Charles Wilson non trascura nessuno dei piaceri che la vita da scapolo gli offre: lo vediamo a inizio film in un idromassaggio con un losco compare, due spogliarelliste, una playmate di Playboy, un bicchiere di vino in mano (la sua familiarità con la cocaina lo renderà oggetto di un'indagine da parte di Rudolph Giuliani). La sua vita politica consiste essenzialmente nel fare alcuni interessi del secondo distretto dello stato che rappresenta a Washington, e che lo adora, fare parte di un paio di commissioni. Questo fino a quando una sua ricca e potente sostenitrice, Joanne Herring, lo spinge a coinvolgersi con ciò che sta succedendo in Afganistan, invaso dalle truppe sovietiche senza potere difendersi, causa inadeguatezza delle armi. Dopo una visita a un campo profughi, si decide ad impegnarsi nella non facile causa e a coinvolgere la C.I.A. in un progetto che, forzatamente, dovrà restare segreto. La soluzione al fatto che gli Stati Uniti non possano fornire armi di loro produzione viene da Israele, munito di armi di produzione sovietica che giungeranno in Afganistan grazie alla connivenza, che sa di fantapolitica, del regime militare del Pakistan.
Il ruolo di Charles Wilson sarà determinante nel riuscire dapprima a fare aumentare la somma stanziata per la causa dagli Stati Uniti da un ininfluente importo di 5 milioni di dollari l’anno a un miliardo e quindi a risolvere il conflitto.
Suona come fantapolitica, ma questa è una storia vera, documentata, che cambierà l’assetto del mondo con un’onda lunga che non accenna a diminuire di intensità.
Il finale è noto: gli afgani riusciranno a sconfiggere le truppe sovietiche ma i Mujaheddin (letteralmente "combattenti", spesso tradotto come "guerrieri santi") inizieranno a combattersi tra di loro, dando vita a una guerra civile. Si trasformeranno quindi nei Talebani di oggi, con le conseguenze note.
Nichols (2) riesce mirabilmente a illustrare la labirintica trama politica non trascurando mai di privilegiare un tono da commedia che riesce a strappare più di una risata. Inciampa forse solo nella scena della visita al campo profughi, zeppa di luoghi comuni cinematografici fino ad allora evitati, in un film che riesce altrimenti sempre a mantenere brillantemente un equilibrio dall’inizio alla fine, grazie alla rigorosa sceneggiatura di Aaron Sorkin (Studio 60 on the Sunset Strip e West Wings in televisione, The American President, 1995, di Rob Reiner al cinema).

Tom Hanks è credibile nel ruolo del congressista ingenuo, bolso e gaudente e anche Julia Roberts sotto la parrucca platinata di Joanne Herrings, si ritaglia un ruolo di contorno efficace. Per una volta di più, però, è Philip Seymour Hoffman a rubare la scena a tutti ogni qualvolta appare sullo schermo, e il ruolo (per cui è candidato a un Oscar come migliore attore non protagonista, che riceverà sicuramente) di stratega della C.I.A. glielo permette molto spesso.

(Roberto Rippa)


Note:

(1)

Pubblicato in Italia con il titolo Il nemico del mio nemico. Afghanistan 1979-1989. La guerra segreta del deputato Wilson da Il Saggiatore nel 2005 (traduzione di Aldo Magagnino)

(2)

Milke Nichols ha debuttato come regista nel 1966 con Who's Afraid of Virginia Woolf? (Chi ha paura di Virginia Woolf?). L'anno successivo dirige The Graduate (Il laureato) per cui ottiene un premio Oscar come migliore regista. Tra i molti film diretti: Carnal Knowledge (Conoscenza carnale, 1971), Working Girls (Una donna in carriera, 1988) e Closer (2004), in cui ha diretto per la prima volta Julia Roberts.

Charlie Wilsons War02
(Philip Seymour-Hoffman)

Charlie Wilson's War
(La guerra di Charlie Wilson, USA, 2007)
Regia: Mike Nichols
Soggetto: George Crile dal suo libro Charlie Wilson's War: The Extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Musiche: James Newton-Howard
Fotografia: Stephen Goldblatt
Montaggio: John Bloom, Antonia Van Drimmelen
Interpreti principali: Tom Hanks, Amy Adams, Julia Roberts, Philip Seymour-Hoffman, Terry Bozeman, Brian Markinson
97’


Collegamenti:

Biografia di Charles Wilson (Wikipedia)

Sito ufficiale di Joanne Herring

Invasione sovietica dell'Afganistan (Wikipedia)

Paranoid Park

Paranoid Park (USA-Francia, 2007)
di Gus Van Sant

Paranoid Park01
Trama

Vita quotidiana di un giovanissimo skater il cui mondo si incrina a causa della morte accidentale di un uomo in cui è coinvolto.

Commento

Alex è in quella fascia in cui non si è più bambini e non si è per nulla ancora adulti. Ciò che accade intorno a lui pare non toccarlo: non il divorzio dei genitori, non la prima esperienza sessuale con una compagna di scuola, non la situazione di suo fratello che, non riuscendo a scendere a patti con il divorzio, vomita ogni pasto. E nemmeno la guerra in Irak, tema di conversazione suggerito da un'amica.
Gus Van Sant si basa su un romanzo del suo concittadino (Portland, Oregon) trapiantato a New York Blake Nelson per raccontare, tra riprese in 35mm e in super 8, la quotidianità di Alex mentre la sua vita tenta di farsi ancora più isolata in seguito al tentativo di rimozione di un omicidio totalmente accidentale di cui si è reso responsabile e lo fa, come sua abitudine, sottraendo tutti elementi: dai dialoghi inutili, coperti dalla musica o da rumori come già faceva Godard, e suggerendo con pochi elementi, quelli più utili, più che spiegando. Lo aiutano, come spesso ultimamente, attori non professionisti (trovati per questa occasione grazie a MySpace) di grande efficacia e la musica, molta quella di Nino Rota da Giulietta degli spiriti e Amarcord, che Van Sant sa usare come le immagini.
Alla fine Van Sant lascia l’impressione di fare quello che fa sempre, ossia usare i suoi personaggi e le storie per raccontare solo l’America di oggi e quella che verrà.
E, come sempre, lo fa benissimo.

(Roberto Rippa)

Paranoid Park02
(Blake Nelson e Gus Van Sant)

Paranoid Park (USA-Francia, 2007)
Regia, sceneggiatura, montaggio: Gus Van Sant
Soggetto: Blake Nelson (dal suo romanzo omonimo)
Fotografia: Christopher Doyle (35mm), Kathy Li (Super 8)
Interpreti principali: Gabe Nevins, Daniel Liu, Taylor Momsen, Jake Miller, Lauren McKinney
90’

Sito ufficiale (Francia)

Sito ufficiale (UK)

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